susanna raule

io ieri l’altro mattina. c’era una bella luce. ero in pigiama.

Una snob. Una buonista. Sono élite. O così sono stata definita durante diverse discussioni, in realtà piuttosto improduttive, con persone che non conoscevo e che non mi conoscevano.

E, dopo molte frustrazioni, mi sono rotta di questo muro di non-conoscenza e presunzioni di colpevolezza.

Quindi ecco chi sono secondo me.

Vengo da una famiglia normale. Madre insegnante alle superiori, padre impiegato in un cantiere navale. Da bambina ero sempre in giro per il quartiere con i miei amici. Il quartiere popolare dove vivo anche ora, a cui sono tornata. La “casba” della mia città, come lo definiscono alcuni.

Fin da piccola ho inventato storie. A volte vere e proprie balle, specie da bambina, ma per lo più erano storie ambientate nei libri che stavo leggendo. Immaginavo trame in cui c’ero anch’io, insieme ai pirati, o nella Londra vittoriana, o ventimila leghe sotto i mari.

Da ragazza ho fatto gli scout. CNGEI. Lì dicevano che bisogna lasciare i posti dove si va un po’ migliori di come li si trova. Se sulla spiaggia trovi una bottiglia vuota, la porti via insieme alla tua spazzatura; se sporchi qualcosa, lo pulisci meglio di prima. Mi è sembrato ragionevole.

La mia famiglia mi ha pagato gli studi. Psicologia. Hanno fatto sacrifici? Probabile, ma non me l’hanno mai fatto pesare. Dopo la laurea, gli studi me li sono pagati io, con i soldi messi da parte durante il periodo per preparare l’esame di stato e poi continuando a lavorare durante la specializzazione. Lo facevano tutti. Tutte le mie colleghe lavoravano e studiavano. Alcune avevano già avuto un bambino, altre lo hanno avuto nel frattempo. È tutto così poco elitario, lo so.

E poi questo è quello che ho fatto, non chi sono. Un sacco di persone hanno fatto il mio stesso percorso e sono totalmente diverse da me. Anche voi che state leggendo, suppongo che non vi definireste solo in base alle cose che avete o non avete fatto nella vita. Siamo più complicati, dentro di noi ci sono più ingredienti. I posti che abbiamo visto, le persone che abbiamo conosciuto, le esperienze, le letture, le chiacchiere, la roba che abbiamo visto alla TV e specialmente il nostro carattere.

Io ho sempre cercato di fare le cose a modo mio. Mi sveglio tardi e poi lavoro fino a tarda notte. Ci sono periodi in cui ci do sotto per dodici, quattordici ore al giorno. Poi collasso. Non è salutare, lo so. Sto cercando di organizzarmi meglio.

Vivo con il mio compagno e il mio gatto in un appartamento troppo piccolo e troppo in alto (quarto piano senza ascensore – dicono tutti che rassoda i glutei, ma con me non funziona). Sto risparmiando per comprarmi una casa.

Vedo due TG al giorno, pranzo e cena, su RaiNews24. Una volta leggevo sempre il Sole 24 Ore, perché credo che l’economia spieghi tante cose sul mondo, ma ormai non ho più tempo. A volte leggo articoli condivisi sui social, a volte quelli di Google News.

Da quindici anni ho la sclerosi multipla, ma per fortuna i farmaci la tengono sotto controllo. Poi ho diverse allergie, problemi alla vista e vorrei dimagrire. Ma mangiare mi piace un casino.

Mi arrabbio facilmente, però mi passa in fretta. Cerco di non giudicare gli altri, ma a volte ci casco. Cerco di essere una persona buona, cerco di aiutare quando posso. Non odio nessuno, non auguro il male a nessuno, ma quando sento di persone che hanno maltrattato anziani o bambini mi viene da vomitare. Credo che la gente si qualifichi per come si comporta con chi è più debole. Credo nel detto “dove c’è da mangiare per due, ce n’è anche per tre”. Per lo più mi piacciono le persone.

Sono il tipo che in autobus non attacca bottone, ma che si lascia risucchiare facilmente nella conversazione se lo fa qualcun altro.

Ho avuto momenti bui e difficili. Li abbiamo avuti tutti. Il dolore fa parte della condizione umana, inutile fingere che non sia così. So che ognuno di voi ha sofferto, chi più chi meno, cerco di non dimenticarlo mai.

Sono di sinistra. Sono sempre stata di sinistra, ma questo non significa che sia sempre d’accordo con la sinistra. Se siete di un altro orientamento politico, scommetto che a volte anche voi non siete d’accordo con i “vostri” politici. E a volte posso essere d’accordo con le idee di altri schieramenti, è ovvio. Specialmente, non penso che non essere d’accordo significhi in automatico essere nemici.

Non mi piace parlare di me. Preferisco inventare una storia e metterci dentro le mie cose. Ma, come vedete, posso farlo se penso che serva.

Possiamo farlo tutti.

Posso farlo quando mi sento ingabbiata in una definizione che non mi rappresenta: radical chic, snob, buonista, élite. Le definizioni dovrebbero servire per semplificare la vita, non per creare false categorie.

Possiamo provare a conoscerci, invece di basarci su preconcetti e ipotesi puramente teoriche. Siamo tutti un po’ più complicati di così.

In questo momento mi sembra che tutti non vedano l’ora di polarizzarsi su un argomento. Scagliarsi contro altri che neppure conoscono, di cui sanno così poco. A nessuno piace essere attaccato sulla base di giudizi a priori. A me è toccato “radical chic”, a qualcun altro “analfabeta funzionale”, a qualcun altro “clandestino”. Sono tutte etichette e ognuno di noi sa quanto sia falsa quella che gli è stata appiccicata. Perché quelle degli altri dovrebbero essere più vere?

Questo è un po’ il riassunto del riassunto (del riassunto) di chi sono io. La prossima volta in cui parliamo mi piacerebbe sapere chi siete voi. Non dobbiamo per forza trovarci simpatici, ma almeno ci insulteremo con maggiore cognizione di causa.

Se sono una radical chic – a me non sembra – valutate voi se sia una cosa così terribile. Io penso di essere Susanna.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: susannaraule.com

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  1. pnicolasimeone ha detto:

    ciao Susanna, che piacere leggere questo tuo post

  2. Sandra Landini ha detto:

    Ciao Susanna, proprio un bell’articolo! Anche a me danno della buonista………….ma sono solo Sandra:Con simpatia e affetto

  3. […] ignorante. Secondo una parte dell’opinione pubblica, è “radical chic”. Abbiamo già visto come questo termine ormai non significhi più nulla, o quasi. Un tempo per essere definito radical […]

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