Perché spesso le donne* non denunciano gli abusi sessuali o gli stupri? I motivi sono tanti, ma provo comunque a farvi un elenco.

1. Non sono sicure che sia un reato. Vi chiederete, com’è possibile? In realtà è molto possibile, perché la maggior parte delle violenze non è come siamo abituati a pensarle, ossia non avviene a opera di uno sconosciuto in un parco deserto in piena notte. Molte violenze avvengono tra le mura domestiche (se mi ha stuprata mio marito è uno stupro?), oppure a opera del tizio con cui eravamo uscite (se all’inizio pensavo di andarci a letto è uno stupro?), oppure le modalità non sono violente come immaginiamo che debbano essere (se non mi ha obbligata coltello alla gola è uno stupro?)

2. È passato troppo tempo. Per elaborare una violenza alle persone serve spesso molto tempo. A volte, se è avvenuta nell’infanzia, possono persino rimuovere l’accaduto. Oppure il violentatore ha così tanto potere su di loro (è il marito, è il datore di lavoro, è il patrigno) che la vittima ci mette letteralmente anni a uscire dalla sua sfera di influenza e a mettersi al sicuro. A quel punto è troppo tardi, perché uno stupro si può denunciare solo entro un anno dall’accaduto, una molestia entro sei mesi.

Illustrazione di Eli 2B

3. Hanno paura. Una violenza è un evento traumatico, a volte ti porta ad avere paura di tutto, anche in modo irrazionale. A volte gli stupratori dicono alle vittime “non parlare, se no torno e ti faccio di peggio”. O alla loro amica, loro figlia, loro madre. A volte la minaccia è credibile, a volte no, ma molte vittime la prendono comunque sul serio e non denunciano per paura di ritorsioni.

4. Non pensano che saranno credute. Se nessuno ha visto nulla ed è passato qualche giorno, una vittima non ha letteralmente più niente per provare l’avvenuta violenza, o così crede. Pensa che sarà la sua parola contro quella del violentatore e che tutti crederanno a lui, specie se lei si sente in difetto per qualche motivo: aveva bevuto, l’aveva incoraggiato, durante lo stupro ha finto di provare piacere per limitare i danni, era vestita in modo provocante o, peggio di tutto, era una sex worker. Per la nostra società le sex worker sono praticamente inviolentabili; secondo molte persone, essere stuprate è il loro lavoro.

5. La sola idea di rivivere quello che è successo le fa stare così male che preferiscono non denunciare. Spesso tra grandi sensi di colpa, perché sono consapevoli di lasciare in libertà uno stupratore. Purtroppo denunciare porta quasi inevitabilmente a quella che nel linguaggio tecnico si definisce “rivittimizzazione”. Ossia la vittima è costretta a ripercorre i fatti, ad argomentare, a giustificarsi e molto spesso viene trattata come una persona sospetta o poco credibile. Ci sono dei protocolli per le vittime di violenza di genere, ma molto, troppo spesso non vengono rispettati. Quando il carabiniere a cui hai riportato la violenza ti chiede un appuntamento, la tua denuncia non andrà avanti.

6. Non vogliono diventare “vittime” da quel momento in poi. Non vogliono che tuttɜ quellɜ con cui interagiranno di lì in avanti pensino “oh, questa è la ragazza che è stata violentata”. La nostra società è fatta in modo tale che l’etichetta di vittima può essere molto pesante da portare, può non farti trovare lavoro, può emarginarti. Non tutte hanno la forza di reggere a un simile urto.

7. Vengono convinte a non denunciare. A volte da parte dei parenti che non vogliono sollevare un vespaio, e che per primi non credono nell’utilità di una denuncia, a volte dalle stesse forze dell’ordine, che spiegano quante poche siano le probabilità di veder condannato lo stupratore.

Questi sono alcuni dei motivi per cui chi subisce una violenza o un abuso spesso non denuncia. Così spesso che almeno 8-9 violenze su 10 vengono taciute. Qua potete leggere qualche dato e qualche storia.

Una delle domande che sento fare più spesso quando si parla di abusi è “Perché non ha denunciato?”, e spesso viene posta in tono accusatorio nei confronti della vittima. Perché, sì, in caso di violenza la vittima è comunque quasi sempre colpevole di qualcosa, che denunci o che non denunci. Sembra un ossimoro, ma è la società in cui viviamo.

Invece è la società che dovrebbe dare risposte e fornire soluzioni. Finché ognuno degli ostacoli sopra elencati non sarà affrontato e smantellato, chi subisce un abuso continuerà a non denunciare in nove casi su dieci. Sono percentuali che non ci possiamo più permettere.

*Ho deciso di usare il femminile per chi subisce una violenza o una molestia, e di usare il maschile per gli abusatori. Ho fatto questa scelta per due motivi. Primo, la stragrande maggioranza delle violenze viene perpetrata da un uomo o da un gruppo di uomini su una o più donne. Ci sono delle eccezioni, ma le statistiche sono chiare.
Secondo, le violenze contro gli uomini non sono sistemiche. Sono singoli casi di cronaca, singoli crimini. La violenza contro le donne, dall’abuso, allo stupro, al femminicidio, fa invece parte del sistema, è connaturata alla nostra società e dev’essere affrontata a livello sistemico, politico, legislativo e culturale.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: susannaraule.com

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