saggio sul monte

C’è una parola, in psicologia: congruenza. Secondo Carl Rogers, essere congruenti significa essere in accordo con se stessi, far sì che le nostre parole e il nostro atteggiamento rispecchino davvero le nostre intenzioni. Usando un termine più comune, potremmo definirla anche trasparenza.

Una persona è trasparente quando ciò che dice rappresenta quello che pensa. Può non dire tutto quello che pensa – ognuno di noi ha il diritto a non condividere ogni aspetto della sua vita – ma pensa tutto quello che dice.

In questo periodo gli intellettuali di sinistra sono sotto attacco. No, anzi, è sotto attacco chiunque non si dimostri sufficientemente ignorante. Secondo una parte dell’opinione pubblica, è “radical chic”. Abbiamo già visto come questo termine ormai non significhi più nulla, o quasi. Un tempo per essere definito radical chic dovevi far parte di una élite economica. Semplificando, eri radical chic se, pur facendo parte dell’1%, assumevi posizioni rivoluzionarie che quell’1% volevano abbatterlo. Il radical chic, quindi, era chi andava contro i propri privilegi di casta, ma senza abbandonare la propria casta.

Oggigiorno per essere definiti radical chic basta molto meno. Non è più indispensabile far parte di una élite finanziaria e, specialmente, non c’è bisogno di esprimere idee rivoluzionarie. Basta dire: dovremmo aiutare chi è in fuga da guerre e povertà. Nessun incitamento alla lotta armata, nessun rovesciamento del sistema capitalista, anzi.

Il radical chic, poi, è anche “buonista” (un termine che riecheggia in modo lugubre i “pietisti” che in epoca fascista erano contro le persecuzioni agli ebrei). Tecnicamente il buonista è chi si dimostra troppo buono con chi non lo merita. Un buonista, per esempio, potrebbe sostenere che in fondo allontanare i pedofili dai bambini sia una crudeltà eccessiva verso i pedofili.

Ma oggi, nell’epoca della follia lessicale, per essere buonista basta dire: dovremmo aiutare chi è in fuga da guerre e povertà. Come se le persone in fuga da guerra e povertà fossero criminali a priori, perché chiunque fugga da guerre e povertà, invece di restare compostamente al suo paese a crepare di fame, epidemie o bombe, è chiaramente animato da pessime intenzioni.

Ora, io capisco che questo stato delle cose faccia arrabbiare.

Fa arrabbiare, in primis, perché è stato creato ad arte e viene pompato a getto continuo da una macchina della propaganda che si serve dell’innocenza dei propri lettori. Immetti in rete decine di informazioni tendenziose, portando le persone a credere che davvero dall’Africa partano criminali animati dalla ferma intenzione di delinquere, che le guerre e i dissesti economici dei loro paesi d’origine non siano così gravi, che in fondo chi si imbarca sia benestante, e – cosa più grave – che se cerca di venire qua in modo illegale dev’essere per forza intenzionato a entrare di nascosto e chi entra di nascosto non ha mai buone intenzioni.

Il resto è facile: ciò che la gente ignora è un grande vantaggio, per la tua narrazione. Se i tuoi elettori non sanno quanto sia difficile ottenere un visto in un paese africano, non potranno mai capire perché i migranti vengono su barconi scassati, pagando fior di dollari, rischiando la vita ecc. Penseranno che sia sospetto, e avranno ragione.

Ma come impedire che i cittadini vengano a sapere informazioni che sono alla portata di tutti?

In due semplici modi:

  • Svaluti le informazioni. Le definisci false o non rilevanti. Se possibile le deridi.
  • Svaluti la fonte di quelle informazioni: gli intellettuali radical chic.

Ora, messa così sembra che la sinistra sia senza colpe. Che gli intellettuali liberal siano dei poveri incompresi innocenti.

Sull’innocenza di chiunque ci andrei piano, ma che siano incompresi è vero. Un’incomprensione tragica.

Se ascolti parlare un “cattivista” per un po’, ti rendi conto che ha molte rimostranze da fare agli intellettuali: sono spocchiosi, lontani dai problemi reali, propongono soluzioni che non metterebbero mai in pratica per primi (la temibile incoerenza), sono ricchi e viziati.

E l’intellettuale giù a spiegare che non è così, che sa benissimo quali siano i problemi reali, che le soluzioni che propone è più che disponibile ad adottarlo per primo, che non intende essere spocchioso, che non è ricco… se lo ascolti da lontano sembra un pigolio autogiustificatorio ed è così che arriva all’opinione pubblica. Arriva come un triste tentativo di pararsi le chiappe.

E, badate, è quasi tutto vero. Gli intellettuali ricchi si contano sulle dita di una mano, in Italia. Gli altri per lo più cercano di sembrarlo per darsi un tono, proprio come il fighetto di periferia compra a rate un SUV che finirà di pagare nel 2034 e si indebita per l’ultimo modello di iPhone. I giornalisti, gli scrittori, gli autori in genere… per lo più non sono poveri, ma non sono neppure ricchi. Guadagnano meno dei politici barricaderi che si tagliano lo stipendio (immenso) e vengono applauditi dalle folle.

Ma non ha importanza.

Perché, sul serio, cerchiamo di mettercelo nella zucca:

Non è.

Questo.

Il punto.

Il punto è la congruenza. È di lì che dobbiamo ricominciare. A essere persone credibili perché non diciamo tutto quello che pensiamo (come dischi rotti), ma solo quello che pensiamo. Perché siamo trasparenti.

Essere trasparenti non è facile. Non è neppure necessario esserlo in modo compulsivo, però. Non occorre dare in pasto a chiunque passi ogni brandello di sé. Ma bisogna esserlo con quello che si decide di condividere.

Iniziamo a essere un po’ più candidi.

A non fare come il fighetto di periferia con il SUV a rate. A parlare dei propri successi, ma anche dei propri fallimenti. Delle proprie aspirazioni, non solo dei traguardi raggiunti. Dei propri dubbi. Questo è importantissimo: dei propri dubbi.

Abbandoniamo quell’odioso atteggiamento auto-promozionale.

Proviamo a essere congruenti: non facciamo sfoggio della nostra cultura, usiamola per qualcosa di utile. Trasmettiamola. Raccontiamola.

Piantiamola con i “come diceva Nietzsche” senza dire che cavolo diceva. E piantiamola di far finta di non dover controllare ogni volta la grafia del suo cognome. Lo fanno tutti, okay? Tranne forse chi ha scritto la tesi di laurea su di lui. Ci sono delle consonanti di troppo, in Nietzsche. Anche ora, l’ho copio-incollato, okay? Nietzsche. Tiè, ormai ce l’ho in memoria. Ctrl V: Nietzsche.

Non vi sto invitando a perdere ogni discrezione. Vi sto invitando a parlare del vostro lavoro – se ne parlate – come lo fareste con i vostri amici. (Se poi ve la tirate anche con i vostri amici, niente, per voi non c’è speranza e ha ragione chi vi accusa di fare schifo.)

Possibile che ci arrivi Ashton Kutcher e non ci arrivi il fior-fiore degli intellettuali italiani?

Sì, ho dovuto cercare pure “Kutcher”.

Vi sto invitando, ci sto invitando a scendere da quella cacchio di montagna. I saggi sul monte hanno fatto il loro tempo. Adesso la gente è abituata ad avere un rapporto diretto con gli autori, i giornalisti, gli attori. Non viviamo più all’epoca delle dive del muto. Forse è un peccato, non lo so, ma ormai nessuno può permettersi di lanciare editti dall’alto. O, insomma, solo pochissimi privilegiati, privilegiati veri. Noi no.

Questo non significa aprire la porta delle proprie vite e far accomodare chiunque, con frainteso senso di democrazia. Ma quando apri la porta fai sì che sia per far entrare davvero quelli con cui parli, non per tenerli fuori e fargli lumare un pezzetto di appartamento agghindato per l’occasione.

Congruenza. Potremmo anche definirla trasparenza. Potremmo anche definirla autenticità.

Se davvero vuoi parlare a qualcuno, è il requisito minimo.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: susannaraule.com

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