Da poco è uscito per Double Shot il secondo (e ultimo) volume di Ford Ravenstock: Verso Hamelin. Vi lascio con l’introduzione, che credo dica già più o meno tutto quello che c’è da dire sul fumetto.

Abbiamo scherzato

(contiene leggerissimi spoiler)

Mentre scrivo queste parole in Italia per la prima volta sono state raccolte firme a sufficienza per un referendum popolare sul fine vita. L’eutanasia, letteralmente “buona morte”, è un tema che da anni divide le coscienze e su cui negli ultimi anni sono nate leggi in tutta Europa.

Ma che cosa c’entra con il suicidio?

Secondo lo Stedman’s Medical Dictionary, il suicidio è un atto volontario con cui qualcuno si priva della propria vita. L’eutanasia, al contrario, è l’atto di procurare, intenzionalmente e nel suo interesse, la morte di un individuo la cui qualità della vita sia compromessa in modo permanente da una malattia, menomazione o condizione psichica.

In entrambi i casi non possiamo escludere dal discorso il libero arbitrio delle persone e la loro libertà di scelta.

Quando ho iniziato a scrivere Ravenstock, più di un decennio fa, ero da poco laureata in psicologia clinica e stavo svolgendo il tirocinio in un reparto psichiatrico. Lì ho imparato, senza mezzi termini, che se una persona fisicamente autonoma decide di porre fine alla propria esistenza, e se è davvero convinta di quello che fa, solo la sfortuna potrà impedirglielo.

Ho detto sfortuna, ma non dovrei invece parlare di fortuna?

Il suicida motivato, deciso, sicuro di voler andare fino in fondo, si salva solo se sbaglia qualcosa nell’esecuzione del proprio intento, se qualcuno interviene per puro caso o se il dispositivo che ha messo in atto per qualche motivo non funziona.

Quando ti trovi a dover valutare un tentativo di suicidio, se hai un caso in cui l’intenzionalità è alta e la letalità del mezzo prescelto è alta, sai per certo che è intervenuta la fortuna. Che la pistola era carica, la sicura tolta, in casa non c’era e non doveva esserci nessuno e poi la pistola si è inceppata e un coinquilino è rientrato prima del previsto, ha trovato l’aspirante suicida con l’arma in mano e ha chiamato il 118. Pura fortuna.

O sfortuna, a seconda dei punti di vista.

In tutti gli altri casi, uno dei due fattori (intenzionalità e letalità) è basso, o nullo. Il che non significa che quella persona stia bene, al contrario. Anche quando il tentato suicidio è svogliato, mal progettato, puramente dimostrativo, le possibilità che qualcosa vada storto e la giornata finisca con un cadavere sono piuttosto alte. Quando qualcuno prova a suicidarsi per “attirare l’attenzione” – ehi, è precisamente il momento di dargli tutta l’attenzione del mondo.

Avendo scritto un fumetto sul suicidio – un fumetto, per di più, che si permette di scherzarci sopra – questa mi sembra l’occasione perfetta per ricordare a tutti che in Italia abbiamo un Telefono Amico da contattare se la cose vanno davvero male o se ci stiamo facendo un pensierino.

Il numero è questo

02 2327 23 27

ed è attivo dalle 10 del mattino a mezzanotte. Andando sul sito

telefonoamico.it

si può contattare un operatore via Whatsapp 24 ore su 24.

Ora, se state per leggere questo fumetto è probabile che il suicidio vi interessi. Non c’è nulla di male, interessa anche a me. È uno dei comportamenti umani più estremi e misteriosi, una certa curiosità è naturale.

O forse vi interessa per un altro motivo. Qualunque sia la ragione, date un’occhiata a questa checklist dei segnali di rischio:

  • Abitudini del sonno alterato
  • Isolamento
  • Perdita di interesse nel lavoro e nelle abitudini piacevoli
  • Pensieri di odio verso se stessi
  • Sentimento di non appartenenza
  • Perdita dei punti di riferimento
  • Mancanza d’identità nel quotidiano
  • Sensazione di essere un peso per gli altri
  • Miglioramento del tono dell’umore non giustificato
  • Parlare della morte o del voler morire
  • Ansia, agitazione
  • Ritirarsi dalla famiglia e dagli amici
  • Tentativi di suicidio precedenti
  • Sentirsi senza speranza
  • Rabbia
  • Aumento del consumo di alcool
  • Affermazioni come “Non mi importa più di nulla”, “Magari fossi morto” e “Ho intenzione di farla finita” oppure segnali meno diretti come “A che serve vivere?”, “Ben presto non dovrai più occuparti di me” e “A chi importa se muoio?”
  • Disfarsi di cose care, sistemare gli affari in sospeso, fare testamento
  • Eventi scatenanti che portino a un sentimento di umiliazione, vergogna o a un elevato senso di disperazione: per esempio, una perdita reale o anticipatoria, perdite nelle relazioni affettive, perdite finanziarie o problemi di salute
  • Accesso a metodi letali: avere a disposizione armi, farmaci o qualsiasi altro mezzo che possa essere usato per togliersi la vita.

Inserire questa checklist nell’introduzione di un fumetto potrebbe sembrarvi brutale. Personalmente, credo che sia utile. In fondo state per di leggere o avete appena finito di leggere un fumetto sul suicidio, quindi cerchiamo di essere diretti: hai mai pensato di porre fine alla tua vita? Ci stai pensando ora?

Se è così, prendi in considerazione l’idea di chiamare il numero qua sopra. In ogni caso, se hai deciso e sei in grado di farlo, nessuno potrà impedirtelo: tanto vale esplorare tutte le alternative, no?

Quindi perché ho deciso di scrivere una storia sul suicidio? Ci sono tanti motivi, ma uno dei principali è che nella nostra società rimuoviamo la morte e il suicidio è ancora un tabù. Ammettere di aver provato a uccidersi genera ancora vergogna e comunque le persone non vogliono sentirne parlare. Per inciso, parlarne è invece il modo migliore per prevenirlo.

La salute mentale è un argomento poco considerato, o trattato con una superficialità sconvolgente.

Infine, perché ho deciso di incentrare l’ultima storia della raccolta sull’eutanasia? Suicidio ed eutanasia non sono sinonimi e hanno relativamente poco a che fare l’uno con l’altra, ma c’è un momento in cui si sfiorano e quel momento, secondo me, valeva la pena di essere raccontato.

Torniamo al libero arbitrio e alla libertà di scelta.

Se una persona fisicamente autonoma decide di porre fine alla propria vita, e se è davvero convinta di quello che fa, solo la sfortuna potrà impedirglielo. Se non è fisicamente autonoma… oh no. Allora tutto cospirerà per impedirle di scegliere il proprio destino.

Ognuno di voi avrà le sue convinzioni al riguardo e non sono qua per cambiarle. Quella sulla propria morte, per quanto possibile, dovrebbe essere un’opinione personale. “Per quanto possibile” perché comunque ognuno di noi vive in una rete di relazioni e gli altri hanno sempre un peso sulla nostra vita. Ma, per quanto possibile, ognuno dovrebbe avere il diritto a un’opinione personale. Sulla propria morte, dico. È ragionevole, no?

Ford Ravenstock in fondo parla di questo.

Parla di opinioni personali anche molto sgradevoli, anche molto disturbanti, molto dolorose, molto disperate. Parla di quelle cose di cui preferiremmo non parlare, a cui preferiremmo non pensare, ma che se le ignoriamo tornano a morderci le chiappe. Parla di speranza e di assenza di speranza.

Parla di buio, di vergogna, di orrore e di libero arbitrio. Sono proprio lì, vicini come la fiamma al fumo.

Parla del peggior momento della vostra vita e, sì, si permette di scherzarci sopra.

Informazioni su Susanna Raule

Susanna Raule, psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia nel 1981. Ha lavorato come traduttrice e sceneggiatrice per vari editori. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto "Ford Ravenstock – specialista in suicidi", con i disegni di Armando Rossi, in seguito finalista al Premio Micheluzzi (Napoli Comicon). Nel 2010 è tra i finalisti del premio IoScrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con "L’ombra del commissario Sensi", che esce per Salani, con cui pubblica anche "Satanisti perbene" e "L’architettura segreta del mondo". In seguito esce una prima edizione de "Il Club dei Cantanti Morti", il graphic novel "Inferno", "I ricordi degli specchi" e l’antologia di racconti a tiratura limitata "Perduti Sensi". "Il club dei cantanti morti" nel 2019 diventa il primo volume di una trilogia crime-sovrannaturale per Fanucci. Nel 2020 viene ripubblicato un primo volume di "Ford Ravenstock" per Doulble Shot. Su Wattpad è disponibile gratuitamente il suo romanzo "La signora Holmes". "L’ombra del commissario Sensi" è stato selezionato dal Sole 24 Ore nella collezione dei migliori gialli italiani. Scrive per le testate Esquire, Harper’s Bazaar e Wired. È tra le fondatrici del collettivo per la parità di genere nel fumetto Moleste (www.moleste.org). Il suo sito è www.susannaraule.com

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