È un po’ che voglio scrivere questo post. Fai quei tre-quattro anni, probabilmente di più.
Nella Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, Marx definiva la religione “l’oppio dei popoli”, il “singhiozzo di una creatura oppressa”, il “sentimento di un mondo senza cuore” e, in definitiva, concludeva che con la sua stessa presenza denunciasse l’insopportabilità del reale per l’uomo.

Ora… restiamo sull’insopportabilità del reale e vi presenterò la morfina dei popoli: ossia una droga più efficace, apparentemente più controllabile, meno old-fashion… sì, utilizziamo la morfina, come metafora.

La paranoia è “una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta sovente nel contesto di capacità cognitive e razionali altrimenti integre.”

Come tutte le psicosi, si tratta di una condizione in cui l’analisi della realtà non è integra. La realtà, come diceva Bertrand Russel, è una cosa complessa e neppure molto stabile, però c’è, è lì, possiamo esperirla, possiamo prenderne coscienza. Questo per dire che se uno non crede nella realtà, allora è inutile che continui a leggere questo articolo.

Ma diciamo che la realtà c’è. La psicosi viola il reale, ossia non lo riconosce o non ne riconosce una parte, distorcendola.  La paranoia la viola in chiave persecutoria. Il paranoico è convinto di essere perseguitato, o che comunque qualcuno o qualcosa abbiano intenzione di nuocergli. Lo è in modo delirante, ossia irrealistico, ma di solito non in modo irrazionale.

Rispetto ad altri tipi di delirio, quello paranoico è organizzato e risponde a una logica interna, anche se distorta. In psichiatria talvolta distinguere il paranoico dallo sfigato è difficile, perché se la paranoia non è molto marcata il medico non può sapere se il paziente stia riportando dei fatti reali o meno.

Un esempio. Se un paziente ti dice che viene spiato dai vicini di casa, o pedinato da qualcuno, al professionista della salute mentale vengono subito due sospetti: a) che il paziente sia paranoico, b) che abbia uno stalker. E non sempre escluderne una è così facile.

Spesso il paranoico si distingue da indici periferici di natura squisitamente personologica. Per esempio, il paranoico è egocentrico, immodesto, serissimo, privo di autoironia, moralista e giudicante.

Sono così anche un sacco di non-paranoici, però.

Inoltre, il paranoico utilizza un meccanismo difensivo preferenziale: la proiezione. Ossia, proietta la propria ostilità sul mondo esterno, che quindi “lo attacca”. La propria aggressività viene attribuita al mondo esterno. Di conseguenza, il paranoico diventa antisociale e perde buona parte della comprensione umana per gli altri. Il nemico non va compreso, va combattuto.

Tipicamente, poi, il mondo reale contrattacca. Davvero. Poiché il paranoico tende a essere aggressivo, scostante, giudicante e ingrato, le persone che paranoiche non sono tendono a emarginare e maltrattare il paranoico, rafforzando in lui le sue convinzioni.

Quali sono i vantaggi della paranoia, quindi? Perché utilizzare questo sistema difensivo così ingombrante? La risposta è nella domanda. Perché è un sistema difensivo invalicabile, a difesa di un Io fragile. Mette “fuori” tutte le proprie emozioni intollerabili, attribuendole agli altri o al mondo in genere. Rimanda un’immagine della realtà molto coerente e stabile, e per questo molto rassicurante. Mette al riparo da ogni contraddizione.

La differenza tra un vero paranoico e una persona sospettosa è in realtà abbastanza facile da vedere. Se metti la persona sospettosa davanti alle contraddizioni del suo ragionamento o se la confronti con nuovi dati, la persona sospettosa magari punta i piedi, ma alla fine modifica il suo punto di vista. Il paranoico, al contrario, alza il livello della sua paranoia. Se non sono i vicini di casa a sorvegliarlo, saranno gli alieni. Se non è il capufficio ad avercela con lui, sarà il direttore generale. Se non lo sta derubando l’azienda dell’acqua, lo sta derubando la banca (vero, tra l’altro, ma se ti spiegano come nelle scritte in piccolo tecnicamente non è rubare).

Ovviamente, il paranoico è un appassionato complottista.

Come ho già detto più volte, nell’ultimo secolo il quadro dei disturbi psicologici nella popolazione generale è cambiato. Mentre ai tempi di Freud si osservavano in maggioranza disturbi internalizzanti, nel nostro secolo si osservano in maggioranza disturbi esternalizzanti – e la paranoia è senz’altro uno di questi.

La paranoia, insieme ad altri disturbi più o meno dichiaratamente antisociali e comunque molto “proiettivi”, ha assunto un discreto rilievo sociale. Dato che, come dicevamo, tra sospettosità e paranoia c’è un continuum, spesso è difficile distinguerne i confini.

Se analizziamo le diverse istanze presenti nella situazione politicosociale attuale, possiamo riconoscere degli elementi paranoici in molte di esse. Gli indici che dobbiamo osservare sono il timore di venire aggrediti, il timore di venire derubati,  il timore di venire spiati, il timore di venire avvelenati, il timore di venire manipolati, il timore di venire controllati.

Timori che spesso si basano su dati reali, ma interpretati in modo unilaterale e che portano a conclusioni immodificabili.

Il timore di venire aggrediti: per esempio la paventata violazione dei confini nazionali. Spesso si mescola al timore di venire infettati e a quello di venire derubati. I flussi migratori come elemento persecutorio, da cui difendersi in modo anche violento, da arginare e distanziare. Ovviamente, la paura della moltitudine e di venire “sommersi”. Inoltre, il timore di aggressioni da parte di elementi stranieri percepiti come “più forti”, per esempio gli statunitensi e i tedeschi.

Il timore di venire derubati: per esempio il timore quasi superstizioso nei confronti delle banche. Partendo da un dato di realtà, il paranoico arriva a conclusioni che poco o nulla hanno a che vedere con la realtà, come nella nota teoria del signoraggio bancario.

Il timore di venire spiati: gli esempi abbondano, sempre basandosi su dati di realtà interpretati in chiave delirante. L’NSAgate ha riempito di terrore parossistico migliaia di persone ai cui segreti nessuno era interessato. Nei casi meno evidentemente deliranti, il timore a fornire dati personali, per esempio durante i censimenti.

Il timore di venire avvelenati: filone ricchissimo, che spazia dalla paura delle vaccinazioni, ai complotti medico-farmaceutici, al timore di assumere antibiotici, alla Sindrome di Morgellons, al timore degli OGM, per arrivare alla sospettosità nei confronti dei sistemi convenzionali di cura in generale, a favore di metodi antiscientifici quando non palesemente ciarlataneschi. Il dato reale è qua piuttosto sottile e si basa spesso su false informazioni o su elaborazioni dettate dall’ignoranza scientifica del paranoico.

Il timore di venire manipolati: altro filone assai ricco, che spazia da una generica paura dei mezzi di informazione alla convinzione che vengano rilasciate nell’atmosfera delle droghe atte a controllare i pensieri della popolazione. Il costante timore che ci stiano mentendo, spesso per motivi bizzarri o illogici.

Il timore di venire controllati: la convinzione che esistano organismi “ombra” atti al controllo della popolazione, siano essi di origine aliena (i rettiliani), umana (il NWO), finanziaria (la Bilderberg). Mentre rettiliani e NWO sono palesi deliri, altre organizzazioni vengono interpretate in chiave delirante. Per cui associazioni senza dubbio composte da persone potenti e influenti, come Bilderberg, Aspen, vari think-tank, e, ovviamente, La Casta, vengono viste in chiave francamente persecutoria.

Questo ci porta ad alcune riflessioni. Da un lato ci sono elementi paranoici che si pongono con chiarezza fuori dalla realtà così come è comunemente intesa. Quelli, per intenderci, che leggendo “elementi paranoici” hanno pensato “sta parlando di me”, interpretando la parola “elementi” nella sua accezione di “persone”, si possono considerare ampiamente contaminati da questi elementi paranoici. Dall’altro lato ci sono elementi quasi-paranoici o sfumatamente paranoici. Quegli elementi, ossia, in cui il livello di realtà è alto, ma l’interpretazione che gli viene data è persecutoria.

Questo continuum viene attraversato da un altro continuum, ovvero il livello di modificabilità delle idee, più alto nelle persone semplicemente sospettose, più basso o inesistente nei veri paranoici.

Potremmo definire queste due scale la Scala della Realtà e la Scala della Plasticità. Ben pochi di noi otterrebbero un punteggio pieno su entrambe le scale. Noi tutti abbiamo delle difficoltà a modificare il nostro punto di vista, anche a fronte di dati convincenti, e noi tutti abbiamo una concezione in qualche misura distorta della realtà.

Ma, per capirci, una persona con un basso livello di Realtà e un alto livello di Plasticità, potrebbe essere uno che ha paura che i vaccini siano nocivi, ma che cambia idea quando gli viene spiegato in modo chiaro e convincente che i vaccini non sono pericolosi (e che nel frattempo non ha fatto vaccinare i suoi figli). Una persona con un alto livello di Realtà e un basso livello di Plasticità, d’altronde, avrebbe poche convinzioni irrealistiche, ma queste sarebbero del tutto immodificabili. Per esempio, nessun politico potrà mai ottenere la fiducia di un oppositore della Casta privo di plasticità. Mai.
Infine, le persone con un basso livello di Realtà e un basso livello di Plasticità sono quelle chiaramente disturbate, che hanno convinzioni deliranti immodificabili. Prendete uno che vive in un bunker in un bosco armato fino ai denti e avrete l’esempio più eclatante di questo quadrante del nostro immaginario grafico.

Ora, il punto della questione è evidente: queste due scale hanno un’importante influenza sociale. Se il “vero” paranoico è quello che vive nel bunker ecc., le istanze paranoiche sono pervasive.

E le istanze paranoiche sono anche rassicuranti, perché ci escludono da una realtà sgradevole. Se è colpa dell’Europa non è colpa nostra. Se il lavoro me lo ruba un immigrato, non sono io a non funzionare.
Rassicuranti e giustificatorie, ovviamente. Se tutti rubano, anch’io posso rubare. Se il sistema è ingiusto, posso violare le sue norme. Infine: se vengo colto in un illecito, posso gridare che non ho sbagliato io, mi perseguitano loro.

Tutto questo vi ricorda qualcosa?

Prendete in considerazione l’idea di essere paranoici.

Prendetela.

In considerazione.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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