Anatomia di uno statista - susanna rauleHo iniziato a scrivere Anatomia di uno statista nel 2007, non so nemmeno io per quale motivo. Forse perché era un sacco di tempo che non mi capitava più tra le mani un bel libro di fantapolitica. L’ultimo era stato Metropolitan di Walter Jon Williams (di cui non sono mai riuscita a leggere il seguito). E pensavo che fosse un peccato che questo genere fosse così poco frequentato, perché alcuni capolavori della fantascienza (o anche della letteratura cosiddetta alta) erano proprio libri di fantapolitica. Pensate a Dune, a tutto il ciclo delle Fondazioni di Asimov, La svastica sul sole, Fatherland, ma anche 1984, Brave New World… l’elenco dei capolavori sarebbe quasi infinito, ma… negli ultimi anni, per chissà quale motivo, la fantapolitica sembrava essere uscita dagli scaffali delle librerie. O forse ero stata poco attenta io, non lo so.

Non contenta di cimentarmi in un genere poco praticato, iniziai a scrivere uno pseudobiblion. Che solo la parola è già complicata. Di norma, infatti, i termini in una lingua straniera in italiano non si declinano. Quindi uno pseudobiblion (o pseudobiblium) e tre pseudobiblion. Con il solo problema che il plurale è molto più usato e conosciuto: pseudobiblia.

Qualche cruschiano accorrerà in mio aiuto.

Quindi, nel 2007 ho iniziato a scrivere la finta biografia di un politico del futuro. Ho finito di scriverla nel 2008 e poi ci ho rimesso le mani più e più volte, continuando a limare, a tagliare, a perfezionare il mondo fittizio che mi ero inventata. Anche a semplificarlo, perché la finzione era che fosse una biografia per il grande pubblico, non un serio trattato politico. L’equivalente, diciamo, di un libro di Bruno Vespa, ma scritto da una mano notevolmente meno indulgente verso le storture del proprio tempo.

Una biografia piena di interviste, di resoconti, di aneddoti spassosi. E che, vista dalla prospettiva dei suoi veri lettori (noi italiani contemporanei), raccontasse una storia, fosse un romanzo. Magari pure divertente.

Ora, nel 2009, quando iniziavo a vedere la fine delle mie ossessive revisioni (sbagliando giusto di quei tre anni), non ne sapevo molto di editoria. Ma persino nel 2009 una cosa mi era chiarissima: nessun editore sano di mente avrebbe comprato Anatomia di uno statista. È anti-commerciale fin dal titolo. Non sai nemmeno bene su quale scaffale piazzarlo. Dice un sacco di cattiverie sui politici, ma, nello stesso tempo, cerca di farti innamorare del peggiore di loro. In alcuni momenti non è affatto realistico, nemmeno per gli standard della fantascienza. In alcuni punti è grottesco. In altri è troppo “leggero” per essere uno di quei libri che “fanno pensare”. (Mah, questa definizione mi ha sempre lasciata perplessa.)

Insomma, pensavo che il mio romanzo non avesse alcun futuro – e non mi importava poi molto, perché io gli volevo tanto bene e questo era sufficiente. Lo so, quando parlo di quello che scrivo divento una bambina di dodici anni, che cosa ci vogliamo fare?

Era il libro a cui tornavo quando tutto il resto mi annoiava. Era il libro che rileggevo per il gusto di rileggerlo (immagino che dovrei essere imbarazzata ad ammettere queste mie pratiche onanistiche). Era il libro di cui cambiavo una parola per volta, con infinita dedizione, come se fosse un poveretto bisognoso di cure.

Poi, quest’anno, mi sono decisa e l’ho fatto leggere a quattro persone. La prima vive con me, quindi nulla poteva impedirmi di saltellarle accanto come se mi scappasse la pipì chiedendole (alla persona) più o meno ogni dieci minuti: “Ma è noioso? Ma ti piace? Ma dove sei arrivato?”. Vivere con me può essere un po’ impegnativo, a volte.

(D’altronde, io non lascio mai alzata la tavoletta del water.)

Quando questa prima persona mi ha espresso un parere positivo (insolitamente positivo, in effetti, tant’è vero che per giorni ho sospettato che mi avesse sfondato la macchina e non sapesse come dirmelo) ho passato il libro ad altre tre persone meno tormentabili, diciamo.

Tre persone particolari per un libro particolare e… no, okay, lo ammetto, l’intero campione di proof-reader di Anatomia di uno statista è composto da eccentrici bibliofili. Ora l’ho detto.

Quindi, forte della consapevolezza che ad alcuni (quattro) eccentrici bibliofili il mio romanzo era piaciuto, ho iniziato a chiedermi che cosa fare dopo.

E, molto ragionevolmente, ho deciso di pubblicarmelo da sola.

Ta-daa.

Poi, visto che è quasi Natale, ho anche pensato che sarebbe stato un regalo gradito per gli aficionados dei miei libri.

Insomma, ho pensato parecchio e molto velocemente, quindi può anche darsi che vada tutto malissimo, a questo punto. In ogni caso nei prossimi (pochi) giorni vi scodello un booktrailer e un’anteprima fatta a modino, così mi sapete dire.
Poi, il 20 dicembre, uscirà sui siti delle principali librerie online e vedremo.

Uscirà a 2.99 Euro, quindi non vi potete nemmeno lamentare, per un libro che mi ha preso quasi 7 anni.

QUA vi spiego come averne una copia gratis se siete recensori. Dato che siamo io&io credo di aver bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Non scherzo per niente.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Lisa scrive:

    Grazie Sraule perché a me l’astinenza iniziava un po’ a pesare

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