Di tutti i dettagli non sono sicura. Questa è la storia così come me l’ha raccontata mia zia, che all’epoca dei fatti era una bambina. È il racconto del racconto, come lei l’ha sentito dagli adulti durante gli anni.

Lo zio Nando era il fratello di mia nonna, lo zio di mia madre e di mia zia. La sua famiglia viveva in una grande casa contadina ad Arcola, un borgo sulle colline a est della mia città, La Spezia.

Suo padre, il nonno Emilio (il mio bisnonno), era stato uno dei primi entusiasti a credere in Mussolini, ma all’epoca dei fatti aveva già capito che il fascismo faceva schifo. Suo figlio, lo zio Nando, era un paracadutista dell’esercito.

Non so perché a un certo punto decise di disertare, non conosco il motivo preciso. Immagino che anche lui avesse capito di essere dalla parte sbagliata della storia e avesse cercato di porre rimedio.

Non ho mai conosciuto lo zio Nando, per un motivo molto semplice: è morto ben prima che io nascessi. È morto prima che nascesse mia madre e quando sua figlia Claudia era ancora minuscola.

Non so se fosse spiritoso, timido, antipatico, spendaccione, impacciato. L’ho visto solo in fotografia ed è proprio vero, è una fetente legge di natura, gli eroi son tutti giovani e belli. Una cosa che mi fa un po’ impressione, se ci penso, è che nessuno ricordi più il suono della sua voce.

Quindi, dicevo, non lo so perché decise di disertare e di unirsi ai partigiani.

Diversi militari, in quegli anni, l’avevano capito di servire uno stato indegno. Avevano capito che il loro lavoro non era quello che stavano facendo e che “il nemico” aveva ragione.

Lo zio Nando abbandonò il suo reggimento e si unì alla lotta partigiana.

Si nascose nella grande casa contadina dei suoi genitori, dietro una finta parete, in una stanzetta in cui c’era una scala che portava alla cantina del vino – la casa era circondata dalle vigne. La cantina aveva poi un portone da cui si poteva uscire.

Lo zio Nando si nascose lì.

Arrivano i tedeschi con i cani, e cercavano lui, il disertore. Sua madre, la mia bisnonna, li accolse con mille onori, offrì loro vino, caffè, tutto quello che aveva in casa. Nel frattempo lo zio Nando scendeva in cantina e dalla cantina usciva sui pianelli.

Qua, sotto un grande fico, avevano scavato una buca profonda. La buca l’avevano coperta con un assito e l’assito di zolle d’erba. Lo zio Nando si cacciò nella buca e suo padre si mise lì sopra, sopra l’assito, e fece finta di occuparsi del fico, così che quando i tedeschi uscirono con i cani, i cani annusarono un uomo, sì, ma tutti pensarono che avessero sentito solo l’odore di nonno Emilio.

Ve la racconto così, come l’hanno raccontata a me, ma riuscite a immaginare come dovevano battere quei tre cuori? Riuscite a immaginare la paura? Quasi se ne sente il rumore.

Una cosa che mi ha sempre lasciata di sasso dei partigiani è proprio questo. Erano persone come noi, che un giorno decisero che in fondo, sì, potevano anche andare a morire per combattere il fascismo.

A morire. A perdere la vita, il bene più grande. L’ho già scritto in passato, ma lo ripeto: voi lo sentite, quant’è immensa questa cosa?

Quindi, lo zio Nando andò a combattere il fascismo. Si unì ai partigiani sull’Appennino.

Ciao, soldati tedeschi, non avreste dovuto fidarvi di quella madre così felice di vedervi. Che se ci penso, ci godo ancora a quasi ottant’anni di distanza. Scemi.

Non so che cosa successe mentre lo zio Nando era con i partigiani, ma di certo quei tedeschi scemi gli diedero un po’ di tempo per fare quello che doveva. Poi, a un certo punto la guerra finì e lui tornò a casa. Aveva una moglie, Marisa, e una bambina nata da poco.

La guerra era finita, ma la pace in senso stretto non c’era. Non c’erano più bombardamenti, ma si sparava ancora.

Un giorno mia zia, all’epoca una bambina molto piccola, mentre andava verso la piazza del paese trovò un morto sul viottolo.

Insomma, le cose non erano a posto.

In quei giorni Marisa ricevette un telegramma da casa, da Porto Ercole, in cui le dicevano che suo padre stava per morire. Non c’erano mezzi di trasporto, così Nando e Marisa si misero in viaggio con un gruppetto di persone, un po’ a piedi e un po’ in camion.

Con loro c’era una guida che doveva portarli lungo strade sicure.

La storia di zio Nando finisce qua, ad armistizio già firmato, a guerra finita, con una guida fascista che li porta su un campo minato.

Pare che zio Nando se ne accorse. Che gridò all’uomo davanti a lui di fermarsi, ma quello aveva già pestato una mina.

Esplose tutto il campo, zio Nando finì decapitato dall’esplosione.

Morirono tutti, tutti tranne Marisa.

Che restò lì, in mezzo a un campo di morti.

Lo zio Nando non è sepolto in montagna, ma su un’aspra collina ligure, il suo nome è nel memoriale dei partigiani.

Di tutti i dettagli non sono sicura. Questa è la storia così come me l’ha raccontata mia zia, che all’epoca dei fatti era una bambina.

Non è una bella storia, ma è una delle storie che celebriamo il 25 aprile. Storie di persone come noi, persone di carne e sangue, persone timide o spiritose, spendaccione o impacciate, persone sposate, adulti o ragazzini, uomini e donne che un giorno decisero che in fondo, sì, potevano anche andare a morire per combattere il fascismo.

A morire. A perdere la vita, il bene più grande. L’ho già scritto, ma lo ripeto: voi lo sentite, quant’è immensa questa cosa?

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: susannaraule.com

Una risposta »

  1. Sandra Landini ha detto:

    Grazie per questa storia e grazie per il tuo impegno . È sempre una fatica ricordare la verità proprio in questo momento di revisionismo storico. Grazie a tutti i nostri Nando

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