Un ragazzino quasi-diciottenne che è convinto di essere uno psicopatico. Una ragazzina più o meno coetanea arrabbiata con tutti. Una rocambolesca fuga da casa. La profonda provincia inglese, fatta di villette che galleggiano in una campagna smorta, ognuna un bozzolo isolato.

Questi gli ingredienti base di The End of th F***ing World, serie TV in otto episodi tratta dal fumetto omonimo (ma senza asterischi) di Charles Forsman. Uno sguardo sull’adolescenza ironico, impietoso, dissacrante… e un filo preoccupante.

Seguono spoiler.

James, l’adolescente maschio, asserisce con semplicità di uccidere animaletti fin da piccolo e di essere pronto a passare al suo primo essere umano. Alyssa, la sua compagna di fuga (e forse prima vittima), è una ragazza sboccata, aggressiva, costantemente provocatoria.

La sonnacchiosa provincia working-class inglese non ha sentimenti positivi per nessuno dei due.

Ma è realistico, il ritratto psicologico di questi teenagers?

Sotto molti punti di vista, sì. Come scopriamo nel corso della serie, James ha subito un grave lutto nell’infanzia e da allora ha cercato di distaccarsi dai propri sentimenti, in quanto troppo dolorosi per essere sopportati. All’inizio della serie, infatti, James presenta dei tratti di personalità schizoidi.

La parola “schizoide” ci porta alla mente la schizofrenia, ma le due condizioni hanno ben poco in comune. Le persone con personalità schizoide di norma non hanno sintomi psicotici quali allucinazioni o deliri, mentre manifestano una marcata chiusura in se stesse, apatia, tendenza all’isolamento, elusività e disinteresse per le relazioni sociali, intime o meno che siano. Quello che più caratterizza la personalità schizoide è la ridotta capacità di provare piacere, quella stessa anedonia che è anche uno dei sintomi più evidenti della depressione.

In quanto ad Alyssa, il suo quadro è più sfumato. Alcuni dei suoi comportamenti ci fanno pensare a un disturbo antisociale di personalità (incapacità di conformarsi alle norme sociali, impulsività e incapacità di pianificare, irritabilità, aggressività e tendenza a mentire), altri richiamano un disturbo borderline di personalità (confusione nei rapporti, esplosioni emotive intense e incontrollabili, instabilità nelle relazioni interpersonali e nell’autostima).

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Ma avrebbe senso incasellare i comportamenti di due adolescenti un po’ perduti in queste caselle diagnostiche?

La risposta è un chiaro no.

La personalità degli adolescenti è in formazione e alcune delle risposte allo stress che in un adulto sarebbero chiaramente patologiche in un adolescente sono modalità transitorie di adattamento.

Immaginate due scene.

Una coppia di adulti in un centro commerciale. Dato che devono comprare oggetti diversi e il tempo è poco, si dividono, per poi rivedersi davanti alla zona ristoranti. Lui arriva puntuale al rendez-vous, lei ha una decina di minuti di ritardo. Lui ha comprato tutti gli oggetti in elenco, lei non ne ha trovato uno. Per di più si è fermata in un negozio di ceramiche, dove ha acquistato un bel vaso verde. Lui asserisce di odiare il colore verde, le prende il vaso di mano e lo frantuma per terra.

Davanti alla zona ristoranti del centro commerciale, con le persone che passano dirette verso questo o quel negozio, i bambini che vagano annoiati o si inseguono tra loro, liberi per qualche minuto dal controllo genitoriale. Un centro commerciale, se ci pensate un attimo, è un ambiente protetto, o così lo percepisce la maggior parte di noi.

Ecco, Mr. Lui ha appena sbroccato e ha fracassato il vaso verde comprato da Mrs. Lei. Cocci che volano dappertutto. Gente che urla. La security che arriva con aria arrabbiata. Se siete fortunati ci scappa la rissa.

Ma, no, Mr. Lui, vedendosi accerchiato, se la dà a gambe e corre verso il parcheggio sotterraneo. Mrs. Lei resta lì, circondata dai cocci e dalla gente che la guarda strano.

Ora immaginate la stessa scena con protagonista una coppia di adolescenti.

Lui, Lei – entrambi sedici anni – e il vaso verde. Lui spacca il vaso verde buttandolo per terra. I passanti borbottano “giovinastri”. Accorre la security e Lui se la dà a gambe, beffando le guardie e facendo lo slalom tra i gli avventori divertiti. Lei rimane lì, spostando i cocci con un piede e pensando che resterà chiusa in casa per una settimana almeno. Grazie, Lui, per aver fatto casino come al solito.

(Piccola divagazione: immaginate la scena con gli adulti a parti invertite. Quella che fracassa il vaso è Mrs. Lei. Per qualche motivo, un certo tipo di persona pensa che se le donne hanno comportamenti più infantili degli uomini sia Tutto Okay. Che se la Piccola di Papà fa i capricci non ci sia nulla di male, anche se la piccola di papà ha quarant’anni e suo padre è in una casa di riposo. Se solo chiarissimo una volta per tutte l’equivoco che no, non è Tutto Okay, faremmo un passo avanti sulla via per la parità di genere.)

Nel telefilm James e Alyssa “rompono vasi verdi” in continuazione. Quando Alyssa insulta la cameriera di un bar e se ne va senza ordinare, quando i due scappano di casa impadronendosi della macchina del padre di James, quando entrano in una villa momentaneamente vuota e si accampano con naturalezza al suo interno e in mille modi piccoli e grandi: buttando piatti sporchi in piscina, rubando macchine, scappando senza pagare…

In psicologia questi atti impulsivi, azioni aggressive improvvise, prendono il nome di Acting Out, letteralmente “passaggio all’atto, all’azione”, e rappresentano un modo per enunciare vissuti conflittuali che non si riescono a esprimere a parole.

Nell’Acting Out l’azione segue immediatamente l’impulso, senza che vengano prese in considerazione le conseguenze del gesto.

È considerato tipico dell’adolescenza, mentre nell’adulto è spesso (ma non sempre) un sintomo patologico. Gli adolescenti, infatti, vivono un periodo di continui mutamenti e può capitare loro di non riuscire a contenere l’angoscia relativa all’individuazione-separazione. In altre parole, diventare adulti è stressante, molto più stressante di qualche minuto di ritardo e di un vaso del colore sbagliato.

Ritornando a The End of th F***ing World, quindi: la serie fa un ritratto realistico dell’adolescenza? Sì. Gli adolescenti ritratti sono dei pazzi? No. Sono ragazzini perfettamente a posto? No.

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Sia James che Alyssa vivono e hanno vissuto situazioni dolorose e problematiche. La madre di James si è suicidata davanti ai suoi occhi e il padre, per quanto affezionato e comprensivo, non riesce a far fronte al dolore di suo figlio. Il padre di Alyssa, invece, si è allontanato spontaneamente. È un narcisista immaturo e inaffidabile, ossia, per un’adolescente, il Padre Ideale. Non a caso la fuga ha come obbiettivo quello di ricongiungersi a questo padre-adolescente, idealizzato e irrealistico. Nel contempo Alyssa vive in una condizione di rifiuto da parte della propria famiglia d’appartenenza, con la madre completamente focalizzata sul suo nuovo figlio e sul nuovo compagno, e il nuovo compagno che ha atteggiamenti ambigui, al limite della molestia.

Se qualche azione impulsiva è da considerarsi fisiologica durante l’adolescenza, è negli adolescenti più a rischio che questi comportamenti possono diventare esplosivi.

The End of th F***ing World ci fa riflettere sulla risposta degli adulti ai sintomi di un disagio adolescenziale perfettamente comprensibile e motivato. Il carosello di adulti inadeguati che circonda questi due ragazzi con problemi veri è esemplificativo, a partire dai genitori che non ascoltano e non sostengono. James e Alyssa sono intrappolati tra due estremi: un mondo privo di confini e rassicurazioni e una gabbia troppo stretta per consentire loro di esplorare il mondo.

Quel mondo fottuto del titolo, che sembra sempre sul punto di finire.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: susannaraule.com

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  1. Spiderbaby ha detto:

    La recensione è molto interessante e mi ha incuriosito 🙂
    La parte che più mi ha colpito, però, è stata l’inciso sulla (auto?)infantilizzazione delle donne adulte. È stata un po’ come un lampo che mi ha trapassato la mente 😀
    Se hai tempo e voglia, ti andrebbe di scrivere un post sull’argomento?

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