IL CLUB DEI CANTANTI MORTI RAULECredo di aver già detto quanto importante è stato Paolo De Crescenzo nel farmi prendere la decisione di provare a scrivere. Il Club dei Cantanti Morti è un libro che avremmo voluto fare insieme, quando lui era ancora il CEO di Gargoyle Books e, specialmente, era ancora tra noi. Ne abbiamo parlato diverse volte, scontrandoci con il piccolo dettaglio che Il Club dei Cantanti Morti non è un libro horror.

Poi Paolo è mancato e a me è mancata la voglia di continuare a lavorare su questa storia, semplicemente. L’ho lasciata lì, semi-abbozzata, inconclusa, imperfetta, informe.

Non volevo più vederlo, questo libro. Non per chissà quale tristezza o brutta associazione d’idee, ma proprio perché per me non aveva più senso.

Fino a Carlo Deffenu.

Carlo lo conosco da un po’. È un bravo scrittore e, credo, una buona persona. È uno che ha voglia di fare e non si scoraggia facilmente. A un certo punto mi ha detto: “Facciamo una nuova casa editrice. Lo so, siamo matti.”

Ho riso e ho risposto: “Sì, siete matti. Sono contenta”.

Poi, quando la casa editrice è partita, o meglio, quando è partita Otto Micron, chiacchierando del più e del meno Carlo mi ha chiesto: “Non è che tu, per caso, hai qualcosa che vorresti farci leggere?”.

In quel momento mi è venuto in mente il Club.

Solo che io non volevo più lavorare sul Club, perché non aveva più senso. Solo che probabilmente non potevo nemmeno darglielo, qualcosa di mio, che a loro poi piacesse o meno. Solo che…

Niente. Ho preso il vecchio Club e l’ho buttato via. Le cose senza più senso si buttano, non si tengono lì per una qualche stupida forma di nostalgia. Ho buttato il vecchio Club e ho scritto un nuovo Club. Uno che per me avesse un senso.

Uno con più musica di quella che piace a me, e più cose sopra le righe, e più morti ammazzati, e più detection, e più sovrannaturale e persino con qualche parte vagamente lirica.

Okay, due parti. Una pagina ciascuna. Il resto è la mia solita robaccia fracassona.

E ci ho messo il miagolio delle chitarre elettriche, il muggito dei bassi e tutto quanto. E ci ho messo una ragazzina sboccata e un posto di campagna che è da dove viene tutto il Male perché, insomma, non so se lo sapete, ma il Male viene di lì: dalla campagna. Anche se poi, no, non viene di lì, lì è solo dove emerge, per poi spargersi in giro. E quando trova un bel posto, quando trova l’inferno in terra o giù di lì, si ferma e fiorisce.

Non so come vediate voi Los Angeles, ma per me a Los Angeles poteva esserci una fioritura di Male che nemmeno tutti i giardinieri del diavolo.

Avendo scritto questo nuovo Club, ho chiesto a Salani di lasciarmelo dare a Otto Micron. Semplice. Credo che la mia editor abbia scosso la testa rassegnata, ma poi, sapete, è una grande editor. E Salani è una grande casa editrice. Ho avuto il permesso e ho dato il libro a Carlo.

Non mentirò: lo sapevo già che gli sarebbe piaciuto.

L’abbiamo editatato (be’, Carlo l’ha fatto) e gli abbiamo trovato una copertina. La copertina l’ha disegnata Armando Rossi, il mio compagno, ed è una specie di regalo. È un regalo perché Armando disegna per mestiere, non per fare i favori a me, ma comunque l’ha disegnata ed è bellissima. Spiega proprio quell’idea lì, quell’idea che ci ho messo qualche centinaia di pagine a spiegare, solo che la spiega con una sola immagine. Una mano sul manico di una chitarra elettrica. La chitarra è reale, la mano no. Fine. Quando l’ho vista mi sono venuti i brividi.

Ora il libro è uscito. È in vendita. Non posso più lavorare su di lui, ma solo per lui. Per diffonderlo e pubblicizzarlo.

Non è più il Club dei Cantanti Morti di cui parlavamo con Paolo e sono felice che non sia più lo stesso libro. Ma credo anche che Paolo sarebbe contento di vederlo uscire come primo titolo di una collana coraggiosa e un po’ folle come Otto Micron perché, insomma, Paolo era matto, quindi credo che quest’intera operazione da servizi di salute mentale gli sarebbe piaciuta molto. Magari sbaglio.

E suppongo che a voi non importi.

Quello che vi dovrebbe importare è: è un buon libro?

Sì, cazzo. È un gran bel libro.

Lo so già che vi piacerà.

 

Ma giusto nel caso che aveste qualche stupido tentennamento, potete leggere in anticipo cinque piccole tracce, come in un mini-EP, qua: prologue, track 1, track 2, track 3, track 4.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. CREPASCOLO scrive:

    Il Male non arriva dalla campagna, ma dalla periferia, da qualsiasi periferia: diceva non mi ricordo dove un personaggio di JD Carr che aveva visto davvero il diavolo solo nello sguardo di una vecchia nella periferia di Londra. Ineccepibile, sempre che si sia della scuola che vede il diavolo come l’amminisratore di condominio dell’inferno e spacciatore di Male in ogni angolo della realtà prima. Io sono agnostico, ma parafrasando il Kev Spacey solito sospetto, non credo nel diavolo, ma temo le vecchie periferiche che odorano di corda da pacchi fritta nella cannella ed in cuor loro augurano di lasciare la realtà prima a tutti coloro che dopo il crepuscolo turbano la pace delle loro anime suonando nei loro mangiadischi i 45 giri di cantanti morti da tanto di quel tempo che i loro vinili costicchiano come un mobiletto mondoconveniente di quelli che fanno la loro marcia figura nei depliants, meno nel bagno di servizio dove persino una macchia di candeggina dona loro carattere.
    Mi piace il titolo del libro ed immagino che ne andrà matto il Davide Toffolo, cartoonist e cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti e spero che in una seconda puntata che si chiami Il Club dei tre Allegri Cantanti Morti. Offro uno straccio di trama: Otto Micron è un alieno piccolissimo e cattivo come una vecchia periferica che non tollera la musica che esce da una sala di incisione costruita sopra la cantina in cui ha nascosto il suo disco volante lillipuziano. Decide di uccidere uno dietro l’altro tutti i singers che ammorbano la sua esistenza, nascondendosi nelle pietanze che i malcapitati assumono e rovinando le lro frattaglie come un Girmi sottocutaneo. Finisce in gattabuia un rosticcere con la bottega dirimpetto fino a che Bas
    ” Batuffolo ” Toffolo, un coroner pignolo come il diavolo, non scopre il magheggio e cattura Micron facendone una micidiale arma nella lotta a Cosa Nostra dopo averlo infiltrato nelle pizzerie della ex-capitale morale in cui si tengono i summit x spartirsi le spoglie della Expo. Adoro il lieto fine.

  2. Andrea scrive:

    Posso inviarti una e-mail? Non trovo il tuo indirizzo.

  3. maxx test scrive:

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