Occhio agli spoiler!

Voglio che sia chiara una cosa. Questa non è una recensione, è un coccodrillo. Esprime il mio cordoglio per qualcosa che sta per finire e, nello stesso tempo, la mia profonda irritazione per il fatto che non stia finendo, diciamo, di qua a sette settimane, ma che bisognerà aspettare ancora un anno per vederne il (magnifico) cadavere.

Mad Men è una signora serie, questo lo sappiamo tutti. Una serie che ha sempre tenuto un livello qualitativo altissimo, senza mai cedere a nessuna delle possibili derive che poteva prendere. Non ha mai abbandonato la sua idea iniziale, che era molto semplice nella sostanza, ma estremamente difficile da rappresentare. Mad Men è una serie sul cambiamento.

Mettete da parte per un attimo l’impeccabile resa visiva delle ambientazioni, le ricostruzioni d’epoca e tutta l’estetica di Mad Men. Mad Men è una serie calibrata, dalla sceneggiatura solidissima, che non scivola mai, non perde mai un colpo. Come direbbero negli Stati Uniti, Mad Men è rock solid, solida come una roccia.

Gli sceneggiatori, si capisce, la controllano come un capitano di lungo corso controllerebbe una nave di notevole tonnellaggio: con mano ferma, ma morbida. Evitano tutti i possibili pericoli senza che lo spettatore se ne accorga. Mad Men poteva diventare una soap-opera prima ancora della seconda stagione: non succede mai. Mad Men poteva diventare la sterile storia di una compagnia di successo: non corre questo rischio. Mad Men poteva perdersi dietro ai molti personaggi: nop. Mad Man poteva diventare noioso e ripetitivo: nossignore.

E pensate al rischio più grande di tutti: avremmo potuto odiare Donald Draper. Don è bello, è geniale, ha successo, ha sempre una nuova ragazza che sbava per lui, è pieno di soldi, vive in una casa da paura… e si permette pure di essere infelice. Dovremmo odiarlo.

Invece lo amiamo.

Lo amiamo, lo comprendiamo, empatizziamo con lui, siamo sempre dalla sua parte. Non puoi pensare di voltare le spalle a Don senza sentirti una merda di persona.

Fin dalla prima puntata, siamo tutti con lui. Fin dalla prima puntata, quando ci mostrano che razza di figlio di puttana sia. Oserei dire, fin da quando l’ultima inquadratura della prima puntata si chiude su di lui, nella camera buia dei suoi figli (che abbiamo scoperto in quel momento). Ve lo ricordate? Io sì.

E, ve lo giuro, non sono il tipo che si commuove per i bambini.

Ma, vedete, è il modo in cui lo fai, a rendere qualcosa una cagata o un pezzo di bravura. In Mad Men non c’è mai una sbavatura. Gli sceneggiatori non vanno mai sopra le righe senza un motivo – e comunque lo fanno raramente. E quando lo fanno (raramente, si è detto), è sempre memorabile.

Come nell’ultima scena dell’ultima puntata della prima metà dell’ultima stagione.

E noi tutti sappiamo che Bert era uno stronzo, e pure un idiota, a volte, eppure, in quell’ultima scena, ci viene restituita quella sua purezza sognante, mentre balla e canta, in calzini, improvvisamente musical… ed è tutto perfetto.

Quindi, ecco, è inutile fare un’analisi sistematica della serie. È sufficiente dire che è impeccabile. È Il laureato delle serie tv. Mai troppo secca, mai troppo costruita. Senza puntate “speciali”. Senza stronzate. Solo roba di altissima qualità, per raccontare la cosa più difficile di tutte: il cambiamento.

Ci sembra di conoscere ognuno dei personaggi. Ogni scena ha un suo perché, anche quelle che apparentemente non lo hanno. Ricordate l’uomo anziano e le pere? Ecco, non serviva a niente – eppure serviva a tutto.

Sì, questo è un coccodrillo. Scritto un anno prima, come è normale che sia, per un coccodrillo.

Pubblicato in anticipo perché io so che gli ultimi sette episodi saranno all’altezza. Io so che la mia opinione non cambierà.

Mi fido di Mad Men. E mi dispiace già.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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