Ormai mancano 15 giorni alle elezioni europee e mi sembra giusto fare la mia parte per sostenerle. In primo luogo le elezioni, eh. E poi la mia parte politica.

PERCHÉ VOTARE.

Cominciamo dalle elezioni. Diamo per scontato il pistolotto in cui vi faccio notare che sempre più decisioni, specie di natura economica, vengono prese a livello europeo e che quindi queste elezioni sono importanti e che le elezioni europee saranno sempre più importanti in futuro. Dico, diamolo per scontato. La RAI ci ha fatto persino gli spot, se ancora non siete arrivati a questa consapevolezza credo di non poter dire proprio niente che vi interessi.

Vi farò un pistolotto sul futuro, invece. Per vederlo arrivare è sufficiente restare vivi, direte voi. Io dico che dipende anche dal punto in cui ti metti per osservarlo, un po’ come con le comete. Se resti chiuso in casa, poi non le vedi.
Il futuro che mi piacerebbe vedere è un futuro di reale integrazione politica europea. Un futuro in cui i cittadini scelgono il partito europeo che li rappresenterà in Europa. Vi sembrerà tautologico, ma di fatto, oggi, molti italiani pensano che andranno a votare un partito italiano che li rappresenterà in Europa.

Ecco, l’ho già detto, ma lasciate che lo ripeta: il Parlamento europeo ha 751 seggi, di cui solo 73 sono italiani. E sono pure tanti, eh, sono quasi un decimo. Però capite da soli che con un decimo dei parlamentari non possiamo dettare nessuna agenda, così come non la possono dettare gli altri paesi, singolarmente. Inoltre quei 73 non sono tutti d’accordo tra loro, ma appartengono a diversi schieramenti. Quindi non agiranno come un sol uomo per combattere la Merkel-Cattiva – e anche se lo facessero sarebbero comunque irrilevanti, visto che sono meno di un decimo del totale.
Ma torniamo agli schieramenti. Perché ci sono degli schieramenti più grandi, composti da parlamentari di tutti i paesi UE. I due più grandi sono il Partito Popolare Europeo (PPE) e il Partito Socialista Europeo (PSE).
Secondo le ultime proiezioni, il PPE nella prossima legislatura avrà 209 seggi, il PSE 203. E, se ve lo state chiedendo, sì, io penso che quelli europei siano gli unici sondaggi che vale la pena guardare, visto che sono elezioni europee.

parlamento europeo

Comunque. Il Parlamento europeo è proporzionale, quindi è difficile che un partito, pure con molti seggi, governi da solo, perché non avrebbe la maggioranza. Per queste elezioni sono aperte diverse ipotesi. Il PPE potrebbe allearsi con l’ALDE (liberisti democratici – immaginate Scelta Civica in Italia), oppure potrebbe fare una grande coalizione con il PSE (vi ricorda qualcosa?).

Lo ammetto, questa ipotesi mi fa venire i brividi.

Oppure, il PSE potrebbe allearsi con il GUE e con i Verdi e potrebbe esserci una coalizione di sinistra.

Potrebbero esserci anche altre ipotesi, è ovvio. Ci arrivate da soli, se guardate il grafico.

PERCHÉ VOTARE A SINISTRA.

E qua arrivo alla seconda affermazione del titolo: se volete una coalizione di sinistra, votate a sinistra. Non è davvero importante che cosa votate (o meglio, sì, ma avete capito), ma che stia dentro un determinato range. Perché se i triangolini bordeaux, rossi e verdi sono abbastanza grandi, quella è la coalizione che andrà al governo. Dato che il voto è proporzionale, al Parlamento europeo non c’è nessun premio di maggioranza: l’unico voto utile è quello dato a uno schieramento europeo.

Quindi, il concetto è molto semplice: specialmente a queste elezioni: se siete di sinistra votate a sinistra. 

Adesso vi parlerò dell’ultima parte del titolo di questo post, la parte più personale, ovvero perché voterò L’altra Europa con Tsipras, ovvero GUE, la sinistra più a sinistra.

PERCHÉ VOTARE TSIPRAS.

La mia appartenenza politica a SEL è cosa nota. Credo che sia altrettanto noto che non sono d’accordo con tutto quello che sostiene SEL, a priori. Anzi, non sono d’accordo a priori proprio con niente e nessuno. Mi piacerebbe che ci fosse un partito a cui dare il mio appoggio incondizionato, ma non c’è.

Aspettate, ho detto che mi piacerebbe, ma era solo un modo di dire. Non mi piacerebbe, mi farebbe un po’ paura.

Quindi, diciamo che SEL è il partito che più si avvicina a quello che penso io della gestione della cosa pubblica, anche se non sono d’accordo con tutto.

Ma in questo caso non stiamo parlando di SEL. SEL è solo una parte della Lista Tsipras. E confesso che non tutte le altre parti mi piacciono, motivo per cui sono stata a lungo perplessa se dare la mia preferenza a Tsipras o a Schultz (molto, molto schematicamente).

Ma, ritornando al ragionamento di prima, queste sono elezioni europee, non italiane, per cui quello che conta è il programma europeo. Se poi alcuni dei partiti o dei gruppi che sostengono la lista hanno idee sull’Italia che non capisco o che non condivido, non è un problema: alle prossime politiche non li voterò.

Quindi, guardiamo un attimo questo programma  della Lista Tsipras.

Nel programma ci sono tre priorità politiche:

“1. Porre fine all’austerità e alla crisi, con gli strumenti indicati nei 10 punti del piano.”

E, okay, penso che tutti vogliano porre fine alla crisi e all’austerità. Non essere d’accordo è un po’ difficile. Ma dopo ci guardiamo i 10 punti, okay?

“2. Avviare la trasformazione ecologica della produzione, per rispondere alla crisi ambientale e dare priorità alla qualità della vita, alla solidarietà, all’istruzione, alle fonti energetiche rinnovabili, allo sviluppo ecosostenibile.”

Questa è solo apparentemente una banalità. Confesso di essere piuttosto tiepida rispetto ad alcune tematiche ambientaliste, mentre altre, come la lotta agli OGM, mi vedono addirittura contraria. Ma se parliamo di politiche per lo sviluppo industriale, non possiamo evitare di farlo con il minimo impatto ambientale possibile, a mio avviso. Per un motivo molto semplice: è inutile mettersi in una buona posizione per vedere arrivare il futuro, se poi tutto quello che si vede arrivare è un’ondata di liquami.

“3. Riformare le politiche europee dell’immigrazione, rifiutando il concetto di “Fortezza Europa” che alimenta forme di discriminazione, e garantendo invece i diritti umani, l’integrazione, il diritto d’asilo e le misure per la salvaguardia dei migranti, costretti ad affrontare viaggi in cui è a rischio la loro stessa vita.”

E su questo ho pochissimo da dire. Sono d’accordo sia da un punto di vista ideologico che da un punto di vista pratico, perché non credo che qualcuno possa davvero riuscire a fermare una persona che sta fuggendo per la sua vita e per la vita dei suoi figli. Puoi ostacolare quella persona (lo stiamo facendo), ma non puoi fermarla, alla fine. Perché per te la posta in gioco è una vaga idea di conservazione del tuo modus vivendi, per lei è la sopravvivenza.

Adesso diamo un’occhiata ai 10 punti. Lo farò schematicamente, perché di pistolotti ne ho già fatti abbastanza.

La Lista Tsipras si propone la fine immediata delle politiche di austerità. Mio commento: meglio tardi che mai. Si propone di farlo tramite “un programma di ricostruzione economica, finanziato direttamente dall’Europa tramite i prestiti a basso tasso d’interesse, e centrato sulla creazione di posti di lavoro, sullo sviluppo di tecnologia e infrastrutture”.

Cioè, per essere chiari, non intende farlo con il pecorino e con le fave, come certi altri. Vuole farlo con un piano economico serio, calcolato e sapendo dove prendere le palanche.

Mette in dubbio il cosiddetto Fiscal Compact così com’è ora. Il patto di bilancio europeo, infatti, “attualmente impone il pareggio di bilancio anche ai paesi in gravi difficoltà economiche”, mentre invece dovrebbe “consentire gli investimenti pubblici per risanare l’economia e uscire dalla crisi”.

Ovviamente, se siete contrari agli investimenti pubblici e credete che il libero mercato aggiusterà tutto magicamente da sé, sentitevi liberi di votare ALDE (se non odiate i gay) o PPE (se odiate anche i gay).

Per fare questo la lista propone “una Conferenza europea sul debito, simile a quella che nel 1953 alleviò il peso del debito che gravava sulla Germania, e le consentì di ricostruire la nazione dopo la guerra”.

Infine auspica la creazione di “una vera banca europea, che in caso di necessità possa prestare denaro anche agli stati e non solo alle banche, e che fornisca prestiti a basso tasso di interesse agli istituti di credito, a patto che accettino di fornire credito a costi contenuti a piccole e medie imprese” e di “una legislazione europea che renda possibile tassare i guadagni che derivano dalle operazioni finanziarie, oggi fiscalmente colpite molto meno del lavoro”.

Questo per quanto riguarda il programma.

Poi c’è tutto il resto. Il circo a tre piste della politica, le dichiarazioni e le contro-dichiarazioni, le foto di posteriori più o meno appropriate, i commenti su Alexis Tsipras stesso.

Farò anch’io un commento su Alexis Tsipras stesso: Alexis Tsipras sembra un giovanottone simpatico.

Ecco, adesso che l’ho detto è cambiato qualcosa? Io credo di no. E credo che il punto della questione non sia Alexis Tsipras, per quanto simpatico sia, ma la sua visione politica. E possiamo farci un’idea della sua visione politica osservando il suo lavoro con Syriza, il partito di sinistra che ha percentuali di consenso sempre più alte in Grecia.

“Tsipras fa di Syriza il primo partito che mette sul medesimo piano i diritti sociali e quelli civili: quindi nel suo programma ci sono allo stesso modo l’istruzione pubblica e il matrimonio gay, il controllo statale della banche e la depenalizzazione delle droghe, il salario sociale e la laicità dello Stato, la patrimoniale e il taglio delle spese militari, la tassazione delle rendite finanziarie e l’antirazzismo.” (QUI l’articolo completo.)

Un programma di sinistra, in una parola.

E questi sono i motivi per cui alle europee voterò, voterò a sinistra, voterò Tsipras.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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