MAD MEN A term coined in the late 1950’s to describe the advertising executives of Madison Avenue.
Urban Dictionary

NUTS is “Crazy, mad” or “Testicles”
InternetSlang.com

La distinzione, tuttavia, a volte sembra sottile.
Ora, non voglio che questo post dia l’impressione di essere scritto da una professionista della pubblicità. Non lo sono. Di pubblicità ne so esattamente quanto il primo scemo che passa per la strada. E sceglietelo scemo duro, okay?

Ma…

Possiamo parlare cinque minuti delle campagne per le primarie del PD? Un partito che potrebbe cambiare il suo nome in “Partito dei Lemming” e dare un’immagine più corretta di sé?

No, perché l’impressione generale è che questi ragazzi abbiano pagato dei pubblicitari per trovare il modo migliore di perdere le primarie per la segreteria. Il che è in linea con la storia recente del partito, ne convengo, ma era davvero necessario pagare dei professionisti per riuscirci? In realtà, logica vorrebbe che per andare sul sicuro avrebbero potuto non candidarsi.

Devono essere oscuri giochi di palazzo.

Iniziamo da Matteo Renzi, l’enfant prodige della sinistra italiana. Così prodigioso che chiaramente non ha bisogno né di uno slogan efficace, né di una grafica solo vagamente decente, per perder vincere.
Per non rischiare, tuttavia, si è affidato all’agenzia di comunicazione Proforma, che aveva già curato campagne per Nichi Vendola e Fausto Bertinotti (lo dice QUA).
E che, curiosamente, non aveva mai partorito un’idea come… ehm… questa:

Non c’è nemmeno un punto da cui iniziare. Farne una critica organica è complesso, ma potremo riassumere l’impressione che quest’immagine comunica con un “meh”. Tipo gemito, per intenderci.
Ma proviamo a narrare l’inenarrabile. “cambia verso” è l’unica cosa che si legga.  Due secondi di libere associazioni: cambia verso, cambia lato, cambia sponda… oh, okay, nel migliore dei casi abbiamo a che fare con un voltagabbana, nel peggiore con uno che ha preso tutto nel verso sbagliato. Sembra un’idea scivolosa anche se non vivessimo in un paese omofobo. Ma ci viviamo.

Peraltro, Renzi è al sicuro: il suo nome sembra “Benzi”. Se tagli la parte bassa di una R, quello che ottieni è una B. Non è marketing, è la corteccia visiva secondaria. Completa le immagini incomplete per noi, come in questo caso qua:

Per questo, un certo Benzi sta cambiando verso… forse non vogliamo approfondire oltre, ma… c’è un’altro misterioso insieme di simboli, nell’immagine. Che cosa sarà? Dopo alcuni secondi di osservazione ci rendiamo conto che sono le parole “L’Italia” al contrario. Di primo acchito avremmo detto che era “aiati” o qualcosa del genere. Ma poi, chiaramente non ha importanza: è al 70%, è solo un abbellimento, non qualcosa di importante.

Potrei accanirmi anche sui colori e sull’uso dello spazio, ma davvero non ne ho voglia. A voi piace ripensare a quella volta in cui avete vomitato la sangria?
Okay, non rispondete: forse sì.

Di fronte a questo attacco comunicativo portato in grande stile, subito contrattacca Gianni Cuperlo:


E di fronte a una tale affermazione, non posso che aggiungere un: giudicate voi. Eccolo:

E, fidatevi di me, ho scelto la migliore. Ora se volete facciamo un discorso sull’avvenenza di Cuperlo. Sapete che io ho un fenotipo di riferimento malat personale per cui trovo sexy cose che per i comuni mortali non lo sono.  Ma il punto non è esattamente questo. In quanti avete apprezzato il voluto doppiosenso per cui la frase si riferisce al PD, ma sembra riferirsi al candidato? Il quale, se pure fosse un adone, non ne uscirebbe di certo dignified, come direbbero i britannici.

A quanto pare Cuperlo, per questa campagna strappa-consensi si è rivolto all’agenzia Ragù di Roma. La prossima volta (giacché questa volta non andrà) gli consiglio di rintracciare i geni che hanno fatto questa:

Sembra in linea. Oppure, se ha i requisiti per farlo, di lanciarsi direttamente in una campagna Full Monty. Qualcuno potrebbe apprezzare.

In quanto a Gianni Pittella…

…no, probabilmente non farà niente del genere.
Per il momento non c’è ancora un logo o un’idea grafica con cui prendersela, c’è soltanto uno slogan: “L’Italia che vale”.
“Quanto?” è la domanda che sorge spontanea.
Ma, diciamocelo, se nessuno storpia il suo cognome e nessuno cerca di metterlo in lizza per il prossimo calendario di GQ, potrebbe persino cavarsela.

Uno che invece ancora non sa quale sarà il suo slogan è Pippo Civati. Che per iniziare, però, ha capito una cosa importante: “Pippo” deve andarsene in soffitta per un po’.

Quindi, ecco, Giuseppe Civati ci invita tutti al suo prossimo spettacolo di magia incontro:

Un fotografo avrebbe qualcosa da ridire anche sull’infelice effetto macchia della camicia, ma io mi limiterò ai font. Bellissimi. Molti li ho scaricati comprati anch’io. Comunque sono font bellissimi. Un bel lavoretto di grafica.

Per il Cirque du Soleil.

No, wait. Il Cirque du Soleil è un po’ più istituzionale.

Voi direte: “Sei troppo cattiva. Guarda, nessuno ha ancora tirato fuori sevizie ad animali protetti come i giaguari, nessuno ha ancora plagiato lo slogan a un candidato americano, nessuno ha ancora riciclato la grafica di una pubblicità delle merendine…”

E avete ragione, davvero.

Sono tutte ottime campagne, chiaramente gestite da professionisti del settore. Il PD, d’altronde, non potrebbe rivolgersi al famoso “cugino bravo con fotosciop”, magari in nero. Non starebbe bene, diciamocelo.

Ma, ecco, forse siamo stati tutti un po’ troppo duri anche con quel famoso cugino… o no?

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Walter scrive:

    Sembrerà strano ma la campagna d’irRenzi (detto propio alla toscana… propio non è un typo, è che alcuni vecchi toscani dicono proprio in cotal guisa), ha generato e sta generando un monte di prese per il culo, c’è una pagina facebook apposta su questa campagna.
    Per carità, per fare schifo fa schifo… Ma la gente ne parla, ed il nome d’irRenzi e l’entra nella zucca delle persone, volenti o nolenti, se ne parli bene se ne parli male, ma il tarlo entra.
    i’rRenzi vuole fare il tarlo della situazione, si vuole installare nel cervello. Gli altri almeno a me scivolano via come acqua…
    i’rRenzi già con il parlar toscano spicca, ha un identità, poi se si riesce a mette ni’ccervello delle persone… e chi lo schioda piu’.

    Quando dicono che sia il Berlusconi 2.0 non lo dicono in quanto sia come lui, ma che ne sfrutti alcune caratteristiche.

    Nel bene o nel male Berlusconi è stato il centro della politica italiana, e anche se non ha comandato direttamente lui tutti gli anni, ha fatto in maniera da mantenere centrata l’attenzione di tutti su di lui.

    Renzi sta cercando di assomigliargli, almeno mediaticamente.

    Io piu’ che campagne elettorali sarei per la royal rumble.
    Stanza chiusa, con tanta roba che puo’ arrecare danno dentro, i vari candidati rinchiusi, spente le luci, e chi sopravvive si aggiudica il posto.

  2. Walter scrive:

    https://www.facebook.com/pages/Renzi-cambiaverso/700489269976417

    Effetto parlate di me…

    Gli altri lo stanno facendo male.

    Civati con il suo manifesto del circo… forse è l’unico che ha colto la vera essenza del PD.
    Un grande circo pieno di pagliacci.

  3. Giorgio scrive:

    La cosa che più mi allibisce della campagna di Renzi in realtà è quella terrificante R. Non solo tagliata sotto, ma quel circolo aperto in alto, è di una bruttezza esemplare. Non sembra mai e poi mai una R, e se viene storpiata l’iniziale del cognome del candidato, direi che non sia poi così efficace come campagna.

    A parte questo, comunque, secondo me li batte tutti la campagna di “Fratelli d’Italia” con il fantastico slogan “La libertà ha un prezzo. 10 euro”. Al che vien da pensare che se costa solo 10 euro, la Libertà non è che valga poi molto.

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