Questo progetto mi turba fin dall’inizio, voi lo sapete. Voglio dire: prendetevela con i supereroi. Avete già finito i supereroi?
Ma invece no, niente, hanno deciso di accanirsi contro il povero Alex Murphy, che tanto stava già bene.

Ora, non voglio essere inutilmente negativa. Dal trailer sembra che Josè Padilha abbia toccato alcuni temi interessanti che nel primo film erano stati evitati con attenzione.  Se non fossi, appunto, negativa, direi che è una buona cosa…

…Invece sono convinta che sarà una tragedia.

Mi rendo conto che sono pregiudizi e che dal trailer non si evince niente di tutto ciò, ma sono fermamente convinta che le cose andranno nel peggiore dei modi, e cioè:

– Temi del film vero (non prendiamoci in giro) che in questo film finto non ci saranno:

1. Il mostro. Eh, sì, Robby, nel film di Verhoeven era un freak. Un Big Jim di metallo (okay, di plasticone metallizzato) con sotto l’orrore. Un brulicare di cavi, un viso liftato male e appoggiato sopra un complesso di roba elettrica senza scopo, niente sopracciglia… evocava il peggio della malattia, della morte e dell’umana hybris. Questo nuovo Robocop è uno pulitino che ha avuto un intervento di chirurgia ricostruttiva un po’ pesante. Attenzione, non è una stronzata… il primo Robocop era Frankenstein, questo è un handicappato virtuoso tipo Oscar Pistorius.

2. L’atmosfera da metropoli decadente in mano al crimine. Ma non in mano al crimine tipo “Washington DC”… in mano al crimine tipo “Gotham City”. Con i punk che imperversano per le strade facendo esplodere macchine a casaccio e devastando per il solo gusto di devastare.

3. Ann Lewis. Non c’è, mi sbaglio? Ecco, dove cazzo è la collega di Murphy? Oh, vi PREGO, ditemi che state scherzando. Non potete fare Robocop senza inserire la collega quasi-lesbica cazzutissima, ma anche a modo suo umana e sensibile. Ann rappresenta la pietas, nel film vero. In questo film finto non c’è pietas, dunque?

4. La satira politica. Spessa. Pesante. Pure cinica ed esagerata, per certi versi. La satira sociale. Bah… forse dal trailer non si vede.

-Temi del film finto che nel film vero non c’erano:

1. Una parvenza di verosimiglianza scientifica. Da quel che si vede nel trailer, fatto con la solita sciatteria americana, buttando lì un pio di termini con un suono convincente e non preoccupandosi di altro. Poi qualcuno mi spiegherà il razionale della mano superstite di Murphy. A che cosa è attaccata, come funziona, a che cosa serve (no, okay, quello lo sappiamo).

2. L’handicap, appunto. Dato che questo Robocop è un handicappato, si pongono dei problemi di realismo. Murphy è un amputato totale, vorrà dire qualcosa. Ma, no, lo sappiamo già. Lui si incazza un po’ e poi si piange addosso per quei tre quattro secondi nell’arco dell’intero film e il tema è stato esaurito. Okay, è un action movie… per questo io preferivo la versione con Frankenstein, grazie.

3. La moglie, il figliolo e la sua vecchia vita. Nel film vero gli sceneggiatori scelgono la sobrietà: lasciamo stare la vecchia vita. Murphy non si ricorda niente per un tutta la prima metà del film, poi quando si ricorda chi è pensa “I’m a creep, I’m a weirdo” e lascia stare. Tutto il conflitto viene tenuto là dove deve stare: dentro, nascosto. Ovviamente c’è, ma non viene detto. È una roba troppo grossa perché Murphy (che è un coglioncello, non dimentichiamolo) la possa affrontare. In questo nuovo film la affronta… si salvi chi può.

4. La sessualità, appunto. Nel film vero è tutto non detto e tutto pesantemente disturbante. Immagino che qua faranno la scelta opposta, che è più trendy: sproloquiare e banalizzare. D’altronde, hanno fatto un cyborg che ha giusto una mano di carne (e presumibilmente nessun pene)… per la serie affrontiamo il tema elegantemente. In realtà sarà tutto un minestrone sentimental-straziante, in cui non viene detta l’unica cosa sensata: “Non era la mano che dovevate preservare, idioti”. Ma questo sarebbe parlare di una tematica difficile come la sessualità nell’handicap e sono sicura che nessuno lo farà. In un film del genere, tra l’altro, non avrebbe senso. Perché alludervi, quindi?

Ecco, questa è la summa dei miei pregiudizi sull’immonda porcat sul nuovo Robocop.

Magari mi sbaglio, però. Speriamo.

Intanto, almeno l’armatura sembra essere tornata alla quasi normalità – e ho apprezzato il dettaglio della pistola che esce dalla coscia come nell’originale, anche se è stato chiaramente inserito per pura ruffianeria nei confronti dei vecchi fan, e quindi…

No, okay: non potete vincere.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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