CONTIENE SPOILER SULLA SERIE TV IL TRONO DI SPADE. SE NON AVETE VISTO FINO ALLA NONA PUNTATA DELLA TERZA STAGIONE ASTENETEVI.

Non sono un’amante del fantasy, ma Games of Thrones mi aveva conquistato. Fino alla penultima puntata della seconda stagione, l’ho trovato impeccabile. L’ultima puntata della seconda stagione l’ho considerata uno scivolone perdonabile.

Poi è iniziata la terza stagione.

Partiamo dai fatti.

La saga di George R.R. Martin è composta da non so neanch’io quanti libri. Tanti. Cinque usciti e due da uscire? Qualcosa del genere?
Dato che è ambientata in un universo dalle precise caratteristiche geopolitiche, aveva bisogno di spazio.
Dato che ha mezzo milione di storyline, aveva bisogno di una regia estremamente attenta.

(Per i non-addetti: Con storyline si intende il complesso delle vicende relativo a un certo personaggio o gruppo di personaggi. Non una sotto-trama, ma una trama alla pari con le altre trame. Nei Promessi sposi, per esempio, c’è la storyline di Renzo, la storyline di Lucia, la storyline della Monaca di Monza, dell’Innominato, ecc. Tutte queste trame a un certo punto si incrociano nella grande trama.)

GRRM l’ha risolta parlando di alcune storyline in un libro e parlando di altre, che si svolgono in contemporanea, nel libro seguente.

Classico.

I registi della serie tv l’hanno risolta riassumendo per quanto possibile e parlando di tutte le storyline nello stesso momento.
Man mano che la trama procede le storyline si moltiplicano e lo spazio dedicato ad ognuna si riduce.
È matematica.

Ora, GoT è già una serie tv particolare. Probabilmente è la prima in cui la trama verticale, molto semplicemente, non c’è. GoT è tutta trama orizzontale. È come se fosse un unico film di 8-9 ore, diviso in 10 parti per motivi di comodità.

(Altra nota per non-addetti: La trama verticale è quella che inizia e finisce in ogni puntata, la trama orizzontale è quella che inizia nella prima puntata e finisce nell’ultima puntata.)

Ma è davvero così?

Fine dei fatti e inizio delle considerazioni.

Aver totalmente spazzato via dalla serie la trama verticale, non ha spazzato magicamente via anche la necessità di gestire il ritmo narrativo puntata-per-puntata. Visto che ben pochi guarderanno GoT3 in un’unica maratona (e, comunque, non puoi comportarti come se il tuo pubblico fosse quello) devi fare in modo che ogni puntata abbia un suo picco di pathos in un certo punto e una sua chiusura emotiva.

Se non lo fai, il tuo prodotto diventa avvincente come un sommario.

E dato che le tue storyline si sono moltiplicate come gramigna, a ognuna dedichi spezzoni di pochi minuti, che sono molto difficili da gestire in modo emotivo.

Ti ritrovi con un lungo, lunghissimo elenco, che non ha nemmeno l’utilità di un sommario, perché è troppo lungo e confuso.

Se sei uno spettatore normale e non un nerd che prende appunti, le minuzie politiche di ogni storyline ti sono sfuggite da un pezzo. Hai in mente un’idea di insieme, ma non ti ricordi chi sono la metà delle persone che ti stanno facendo vedere.
Quindi, tu autore devi pure inserire dei piccoli rimandi, in modo che lo spettatore capisca dov’è. E questo ti fa perdere dell’altro tempo.

Quando ho iniziato a vedere GoT3 ero molto ben disposta nei confronti della serie. Le due stagioni precedenti mi erano piaciute, la trama orizzontale mi interessava, i personaggi mi piacevano.

Dopo 2-3 puntate del bestiale zapping tra storyline cui ci hanno tutti costretti gli autori, ho iniziato ad avere delle trame preferite, oltre che dei personaggi preferiti.

Per esempio, il personaggio di Jon Snow non mi ha mai detto niente, ma mi interessava la trama oltre la Barriera. Dopo poche puntate di GoT3 non solo non me ne fregava nulla di Jon Snow, ma non mi interessavano più nemmeno i Bruti e gli zombie freddi (si chiamano Ombre?).

Lentamente, i personaggi e le trame di cui non mi importava più sono cresciuti numericamente.

Il giovane Greyjoy? E chi se l’è mai filato? Lo torturano sadicamente? Speriamo che si sbrighino.
Il ragazzino Stark paralizzato? Vabbe’, abbiamo capito che c’ha i poteri, adesso basta.
La Banda del Bosco? Che palle, a che cosa serve?
Rob Stark e la sua inutile e noiosa sposa? Non sei un cazzo di soldato? E allora combatti, che diamine!
La figlia deforme di quell’altro rincoglionito che vuole il trono anche lui e si scopa la sacerdotessa rossa? Chi se ne frega? Serve a qualcosa?

In poche parole, diventavo sempre più intollerante nei confronti di sempre più trame e personaggi, anche quelli che all’inizio mi piacevano e mi interessavano.

Nei confronti di alcune micro-sequenze ero ormai del tutto sprezzante. Jon e la bruta rossa che si dicevano le cose romantiche mi infastidivano come se stessero sprecando il mio tempo. Il guardiano della notte ciccione e la mentecatta con neonato a seguito mi facevano quasi premere il fast-forward.

Il mio livello di coinvolgimento emotivo era pari allo zero per la maggior parte delle storyline e dei personaggi, ormai.

Quando hanno inserito il nuovo, eccitante, Daario l’ho odiato a prima vista. A chi serviva? Perché un personaggio assennato come Daenerys Targaryen dimostra interesse per questa specie di Renegade in salsa fantasy?

Perché non fanno una serie su Tywin Lannister che fa il culo a tutti e non la piantano?

Vi renderete conto che una simile, costante, sensazione di fastidio non è un buon segno, quando stai guardando una serie tv.

Il fastidio porta allo sgretolamento della sospensione dell’incredulità e lo sgretolamento della sospensione dell’incredulità ti porta a vedere tutte le incongruenze, tutte le magagne, tutte le piccolezze normalmente irrilevanti.

Lo sgretolamento della sospensione dell’incredulità, più il fastidio, più il moltiplicarsi delle sotryline, più l’assenza di trame verticali “di compensazione”, mi hanno presto portato a disamorarmi completamente della serie.

Nell’ultima puntata che ho visto, la nona della terza stagione, Rob Stark, sua madre e la sua inutile sposa vengono massacrati a tradimento dal bidello di Harry Potter.

L’unica cosa che ho pensato, vedendo il massacro, è stata: “Finalmente. Almeno questi si sono tolti dalle palle”.

La moglie di Rob viene ripetutamente pugnalata sul pancione e poi muore? Mio unico pensiero: “Ah, già. Era incinta”.
La mamma di Rob viene sgozzata? Mio unico pensiero: “Vabbe’”.
Rob fa la faccia da cane bastonato vedendo la moglie morta e poi muore a sua volta? Mio unico pensiero: “Dove ho lasciato il mio bicchiere di aranciata?”.

Quindi, siamo onesti, forse io rappresento un pubblico difficile, ma anche gli autori di GoT3 qualche errore l’hanno fatto, trasformando la serie in una sorta di Dinasty fantasy perlopiù privo di appeal emotivo.

Ora, naturalmente mi manca una puntata a finire la stagione. La guarderò, quella puntata.

Ma secondo me non è un buon segno se l’unico motivo per cui la guardo è la remota speranza che facciano vedere Charles Dance nudo.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. G scrive:

    LOL, ti aspettano delle belle sorprese…

  2. Akira scrive:

    Si vede che non hai letto i libri. E comunque la terza stagione finora è stata la migliore, e poi vabbé, il “Trono di Spade” è la cosa più bella che passa in TV da 3 anni a questa parte.🙂

    • Susanna Raule scrive:

      Non li ho letti per scelta, eh. Non ne apprezzo la prosa.
      Detto questo, il mio non è ovviamente un discorso sul merito della trama, ma dell’adattamento, che dovrebbe appunto essere concepito per chi non ha letto i libri.

      Secondo me le cose più belle passate in tv negli ultimi 3 anni, tra l’altro, sono a) Shameless, b) Black mirror, c) Downton Abbey, d) Broadchurch… oltre, ovviamente, a Doctor Who, serie di cui sono a rota da una vita. Ma sono gusti, eh.

  3. Rebaf scrive:

    Come dice Akira si vede che non hai letto i libri. L’unica parte che condivido del tuo commento è che al moltiplicarsi delle trame mentre i libri mantengono un alto livello nel caratterizzare i personaggi, la serie ha un po’ perso proprio per mancanza di tempo. Ma non puoi dirmi che, chessò, la trama di Stannis c’entra poco perchè vuol dire che non ci hai capito proprio un cazzo della trama dato che è uno degli snodi fondamentali sia perchè Stannis sta portando una nuova divinità a Westeros, sia perchè comunque rimane uno dei pretendenti al trono. E, guarda un po’, la serie si chiama “Game of Thrones” che, forse, parla proprio di una lotta di potere per un trono?

    Idem per la sottotrama di Jon Snow e di Bran Stark, gli Estranei sono un altro snodo fondamentale, come fai a dire che non serve a nulla? E’ l’elemento fantastico che ritorna, uno dei concetti su cui si basa l’intera caratterizzazione dell’ambientazione: un mondo “low-magic” che si ritrova a confrontarsi con un prepotente ritorno di forze primordiali sopite e che erano considerate, perlomeno dai cosiddetti civilizzati, “storielle”.

    Potrei andare avanti citandoti ogni altra cosa ma non ho tempo, mi riservo un altro commento per farti capire meglio perchè, secondo me la tua critica pecca un po’ di superficialità.

    • Susanna Raule scrive:

      “Ma non puoi dirmi che, chessò, la trama di Stannis c’entra poco perchè vuol dire che non ci hai capito proprio un cazzo della trama dato che è uno degli snodi fondamentali sia perchè Stannis sta portando una nuova divinità a Westeros, sia perchè comunque rimane uno dei pretendenti al trono. E, guarda un po’, la serie si chiama “Game of Thrones” che, forse, parla proprio di una lotta di potere per un trono?”

      Avrei dovuto scriverlo in previsione di commenti come il tuo, suppongo.
      Questo post NON PARLA di ciò che è importante per la trama oppure no. Immagino che quelle parti siano importanti, altrimenti non le avrebbero messe.
      Questo post parla del fatto che, guardando la serie, dopo un po’ non ti importa più NULLA di quelle parti. Emotivamente, non ti prendono più.

      A meno che tu non sia uno spettatore che si è letto tutti i libri, ovvio.
      Come ho già scritto nel commento precedente, io i libri non voglio leggerli. Non mi piace lo stile in cui sono scritti, semplicemente.
      Ho letto diversi libri di George R.R. Martin. Un paio li ho anche recensiti, per lavoro. Del ciclo del ghiaccio e del fuoco ho letto solo un capitolo ed è bastato a farmi capire che non mi piace come è scritto, per quanto ne apprezzi la trama.
      Che cosa vogliamo farci? Sono choosy.

      • Ann scrive:

        Scusa Choosy, ma il libro l’hai letto in italiano o in inglese?
        In inglese è un’altra cosa.
        Roba che mi son decisa a imparare meglio l’inglese solo per potermi leggere i libri in originale, e grazie tante alla mondadori per il lavorodimmerda con l’adattamento…

  4. Rinaldo scrive:

    “GRRM l’ha risolta parlando di alcune storyline in un libro e parlando di altre, che si svolgono in contemporanea, nel libro seguente.”

    Falso.

  5. Rebaf scrive:

    Allora, capisci che come diceva un saggio prete “stamo a parlà de tutto e de gnente” se la buttiamo sul “de gustibus”. Se dici che determinati snodi narrativi non ti appassionano è comunque un giudizio sulla trama perchè è proprio l’intreccio narrativo a non piacerti (ossia il montaggio, parlando in termini cinematografici) e secondo me, forse, hai capito un po’ male tutto il dipanarsi degli eventi. In più, imho, c’è un problema di mancanza di visione più ampia che ha chiunque si appresta alla serie senza aver letto i libri, perchè molte cose che vengono introdotte o citate magari avranno effetto tra due serie. La Fratellanza ne è un esempio fulgido, tu hai giudicato inutile e poco appassionante ma invece se vai a sviscerare la cosa noterai che essa è stata introdotta sin dalla prima serie “verbalmente” e vederla materializzata, con un suo forte aggancio alla trama per altro, è un discreto “boost” all’ambientazione.

    Poi, per dirla tutta, sono pure d’accordo con te che questa terza stagione ha sofferto di un grave problema di frazionamento delle story-line che, se nel libro possono essere esplicitate diffusamente, in una serie spesso sono state ridotte a pochi minuti banalizzandole. E infatti reputo questa terza serie molto più fiacca rispetto alle prime due (e temo cosa potranno fare più avanti quando il libro diventerà molto molto più psicologico).

    • Susanna Raule scrive:

      “Se dici che determinati snodi narrativi non ti appassionano è comunque un giudizio sulla trama perchè è proprio l’intreccio narrativo a non piacerti (ossia il montaggio, parlando in termini cinematografici) e secondo me, forse, hai capito un po’ male tutto il dipanarsi degli eventi. In più, imho, c’è un problema di mancanza di visione più ampia che ha chiunque si appresta alla serie senza aver letto i libri, perchè molte cose che vengono introdotte o citate magari avranno effetto tra due serie. La Fratellanza ne è un esempio fulgido, tu hai giudicato inutile e poco appassionante ma invece se vai a sviscerare la cosa noterai che essa è stata introdotta sin dalla prima serie “verbalmente” e vederla materializzata, con un suo forte aggancio alla trama per altro, è un discreto “boost” all’ambientazione.”

      Scusa, forse non ho capito. Sulla base di quel che dici sembra che io debba giudicare “interessante” una cosa che è, per me, noiosa solo perché intuisco che è lì per un motivo? E ti giuro che lo intuisco, eh.
      E, sempre su queste basi, devo considerare narrativamente ben fatto un pasticcio in termini di gestione della tensione e dei tempi cinematografici?

      Cioè, come spettatrice, devo pensare: “oh, poveri cari, non potevano fare in nessun altro modo, vabbe’?”

      Guarda, i miei lettori con me non lo fanno, non vedo per quale motivo dovrei farlo io con gli autori di GoT. Che, tra l’altro, sono più bravi e meglio pagati di me.

      • Rebaf scrive:

        Ho detto semplicemente che alla fine hai usato tante parole ma la conclusione è che semplicemente non ti piace la trama in sè e quindi ti annoi e, quindi, mi pare ingeneroso dover fare mille giri di parole per giustificare i tuoi gusti con sofisticate (?) analisi narrative con trame orizzontali, verticali, oblique o quello che vuoi.

        Poi, ripeto, credo anch’io che tutto sommato questa terza stagione abbia sofferto un po’ della frammentareità della trama ma nel tuo post c’è tutt’altro rispetto ad una critica oggettiva dei problemi “tecnici” dello script di GoT. C’è un po’ di supponenza, mista ad una volontà di emulare un po’ lo stile caustico che va di moda ora tra i bloggers.

  6. ciNico scrive:

    eh eh … ottima analisi “emotiva” ! anche io, non un culture del fantasy, sono preso da questa serie, ma soffro un po’ il continuo frantumarsi dell attenzione dietro a quelli che sembrano dettagli e lungaggini inutili…

    cmq, quando hanno massacrato quel fesso di Rob anche io ho pensato una roba del genere, ma quando quel soldato anonimo ha sgozzato la madre era addirittura felice… quel soldato ero io!!!

  7. davideschiano scrive:

    Concordo in pieno con l’analisi. Anche io ho apprezzato le serie precedenti e ho mal sopportato questa. Si, li ho letti i libri e a maggior ragione la serie mi è parsa mal gestita.
    Comunque mi piacerebbe molto leggere una tua recensione su Doctor Who.

  8. Daniele Maugeri scrive:

    Con molta umiltà mi pare di capire che il problema sia che non riesci a seguire tutte le trame contemporaneamente, e quando ci riesci, ti annoi. E’ una trama completamente orizzontale, se poi il tutto si riduce al tuo personaggio preferito e a sapere come finisc eper lui, chiunque egli sia, è meglio che torni a guardare i film della disney, dove il personaggio principale prende sempre tutta la scena.

    Se ti propinano un mondo, una ambientazione, è naturale aspettarsi tante situazioni. Ma proprio la base. Altrimenti in quest’ottica pulp fiction diventa “alcune scene carine altre noiose” in pochissimi secondi.

    Comunque, la supponenza di non parlare di gusti ma di “qualità” che scende e annoia è inenarrabile.

    • Susanna Raule scrive:

      Ma tu sei l’ufficio stampa di GoT?
      No, perché sembra che io stia dicendo che vostra sorella è una maiala, da quanto ve la prendete.

      Tu e Rebaf, più sopra.

      Ho fatto delle critiche, come spettatrice e come sceneggiatrice. Se non siete d’accordo, liberi di non esserlo.
      Non venitemi a dire che imito qualcuno, però. Questo blog è qua dal 2005 ed è sempre stato così: supponente, se volete, ma sempre stato così.
      Infine, prima di dare del qualcosa al qualcuno, una piccola ricerca su google può anche starci, penso io. O almeno una letta agli altri post.
      Fate voi. Però i commenti che vanno sul personale mi piacciono pochino.

      • roipnol100mg scrive:

        Qui nessuno rappresenta un ufficio stampa, e per quanto mi riguarda non sono nemmeno un fanboy. Hai scritto un commento che chiami critica senza argomentare, e tutto l’articolo si può riassumere con “a me annoia oh! Troppe trame uffa”. Rispetto i gusti ma la supponenza è fuori da ogni dubbio.
        Ma il bello è questo, no? Sei su internet e puoi scrivere quello che vuoi , ma la cosa vale anche al contrario: se pubblicizzi la cosa in giro è normale aspettarsi che qualcuno legga, commenti e, magari, giudichi, senza chiamare in causa uffici stampa o attacchi personali di qualsiasi sorta.

  9. Susanna Raule scrive:

    peraltro, io non ho pubblicizzato proprio niente. l’ho messo sul mio profilo fb, come sempre, e poi ho commesso l’IMPERDONABILE errore di metterlo in un commento nel blog del mio amico e collega niccolò.
    la prossima volta mi ricorderò di mandargli un mp, dato che non era affatto mia intenzione attirare qua i suoi commentatori.
    questo blog fa mediamente tra le 400 e le 1000 visite a post. questo post ne ha fatte 450. wow, senz’altro merito della mia subdola “pubblicità”.
    guarda, i post che mi interessa pubblicizzare sono altri, onestamente.

    per concludere, io in quello che scrivo ci metto il nome, il cognome e la faccia. tu ci metti un nick nemmeno di ottimo gusto.

    • Siamo arrivati al “tu ci metti la faccia e voi il nick”, get a life, blabla.. daje oh. Comunque guarda non ci stanno problemi per qunato mi riguarda il mio nome e cognome li faccio, uso il nick perchè su internet è il mio nome e penso sia lo stesso per roipnol ma se dobbiamo attaccarci a questo il post sarà ben firmato.

      Qui, nessuno, poi fa commenti sul personale. Semplicemente c’è chi ha trovato il tuo post un po’ superficiale e pretenzioso, perdonaci se abbiamo osato criticare. Senza argomentazioni poi mi fa ridere, dato che la tua unica è: mi annoio, che ci posso fare sepolto da un “maestrina-alert” in cui ci spieghi cosa sia una trama orizzontale o una story-line.

      Cioè capisci che finchè mi dici: ma guarda il problema è che proprio non mi piace, alla fine era solo uno sfogo ci può pure stare. E infatti qui, mea culpa, probabilmetne non avrei nemmeno dovuto commentare dato che questa non è una recensione oggettiva ma un semplice parere sferzante. Ma se vogliamo passare il discorso su un piano un attimino più serio, che vada al di là del de gustibus, le cose si fanno un po’ più complesse e mi pare che qua tutti argomentiamo tranne te.

      • Susanna Raule scrive:

        “Siamo arrivati al “tu ci metti la faccia e voi il nick”, get a life, blabla.. daje oh.”

        no, rebaf. con il commentatore qua sopra siamo arrivati al punto “io ci metto la faccia, tu ci metti un nick che è il nome commerciale della cosiddetta droga dello stupro. scusa se non mi fa tutta questa simpatia.

        poi, oh, le mie argomentazioni sono nel post, scritte in buon italiano, ma vabbe’. scusa se ti faccio notare che siamo ormai in loop.
        io dico: l’eccessivo frazionamento in micro-sequenze e il moltiplicarsi delle storyline, nello spettatore “non-nerd” porta a un abbassamento del coinvolgimento emotivo.
        questa l’unica cosa tecnica che dico, nel post.
        tu rispondi: eh, ma quel frazionamento era inevitabile perché tutte quelle storyline servono.
        io replico: non è che siccome tutte quelle trame servono quello che hanno fatto diventi meno abbassa-tensione-emotiva, eh?

        è così nella teoria della sceneggiatura ed è così anche nella pratica, come avrai notato dai commenti qua sopra e in giro.
        ovvio che se sei un super-appassionato di martin ci passi sopra. ma gli autori della serie non si rivolgevano solo ai super-appassionati, credo. o, quanto meno, non avrebbero dovuto.

        hanno deciso di giocarsela così perché non avevano tantissima scelta, benissimo. in effetti, dato il loro format, o facevano così o facevano una puntata al nord, una al centro, una sud, una oltremare e così via.
        avessero avuto più soldi, avrebbero potuto fare più puntate.

        ora che ho ripetuto quello che avevo già scritto nel post ti senti più soddisfatto?
        perché se no non ho capito che argomentazioni vai cercando, sai?

    • Daniele Maugeri scrive:

      Il roipnol è semplicemente uno psicofarmaco (e prima che continui con questa linea personale: no, non prendo psicofarmaci, non stupro le donne e, sicuramente, la scelta del nickname non ha alcuna di queste origini), e il nome e cognome l’avevo messo nel commento precedente, solo che poi ha loggato con wordpress eccetera. Tecnicismi. In ogni caso io concordo con rebaf. Se avessi scritto “a me non piace” limitandoti a quello nessuno si sarebbe azzardato a rispondere, ma non si attira l’attenzione con pensiero personale e circoscritto. No, hai fatto un bell’articolo con tante parole in cui fingi di argomentare i motivi per cui la cosa non ti è piaciuta o andata a genio. E ne hai il sacrosanto diritto. Poi qua e la sei una tipa tosta e ci metti la supponenza spinta e ti aspetti che nessuno stia li ad AZZARDARSI a dirti “scusa, ma che cazzo dici?”

      E’ un pò ipocrita. Detto questo, ribadisco soltanto un bel “se scrivi su internet, pubblicamente, devi aspettarti che qualcuno risponda e, magari, non sia d’accordo con ciò che scrivi, non sia d’accordo con le motivazioni oppure, come in questo caso, non riesca a trovare quelle fulgide argomentazioni che senza ombra di dubbio nella tua testa suonavano meglio, al momento di scriverle. O almeno voglio sperare, dato che ti occupi di questo (mi pare di capire).

      Per il resto concludo dicendoti che qui nessuno la prende sul personale tranne te. O quantomeno, in origine non era affatto così. Qui si criticava solo la supponenza, la pretenziosità e tutto il carrozzone a seguire.

      • Susanna Raule scrive:

        “Il roipnol è semplicemente uno psicofarmaco (e prima che continui con questa linea personale: no, non prendo psicofarmaci, non stupro le donne e, sicuramente, la scelta del nickname non ha alcuna di queste origini)”.

        aspettavo giusto che lo venissi a spiegare a una neuropsicologa.🙂

        c’è poi anche il discorso che se vieni a fare i commenti piccati poi magari non stupirti se ti rispondo piccata, eh.
        se proviamo entrambi a fare meno i piccati, può darsi che riusciamo anche a dialogare.

        inizierò a fare meno la piccata da questo punto in poi.

        “Poi qua e la sei una tipa tosta e ci metti la supponenza spinta e ti aspetti che nessuno stia li ad AZZARDARSI a dirti “scusa, ma che cazzo dici?””

        no, no. ma mi aspetto che mi si risponda in topic, non off topic. ossia NON dicendo “eh, ma quelle cose lì sono importanti per la trama” quando stiamo parlando dell’effetto sul pubblico. ma l’ho già scritto sopra, quindi non ti annoio oltre.

        “E’ un pò ipocrita. Detto questo, ribadisco soltanto un bel “se scrivi su internet, pubblicamente, devi aspettarti che qualcuno risponda e, magari, non sia d’accordo con ciò che scrivi, non sia d’accordo con le motivazioni oppure, come in questo caso, non riesca a trovare quelle fulgide argomentazioni che senza ombra di dubbio nella tua testa suonavano meglio, al momento di scriverle. O almeno voglio sperare, dato che ti occupi di questo (mi pare di capire).”

        come sopra.

        “Per il resto concludo dicendoti che qui nessuno la prende sul personale tranne te.”
        “se poi il tutto si riduce al tuo personaggio preferito e a sapere come finisc eper lui, chiunque egli sia, è meglio che torni a guardare i film della disney, dove il personaggio principale prende sempre tutta la scena.”
        parole tue, eh.

        “Comunque, la supponenza di non parlare di gusti ma di “qualità” che scende e annoia è inenarrabile.”
        di nuovo parole tue.

        perché, ovviamente, se uno avanza una critica con cui non siamo d’accordo dev’essere per forza “supponente”, mentre se parla male di qualcosa che non piace neanche a noi è Tutto Ok.

  10. Susanna Raule scrive:

    “Scusa Choosy, ma il libro l’hai letto in italiano o in inglese?
    In inglese è un’altra cosa.
    Roba che mi son decisa a imparare meglio l’inglese solo per potermi leggere i libri in originale, e grazie tante alla mondadori per il lavorodimmerda con l’adattamento…”

    i libri inglesi li leggo SOLO in inglese.

    • Ann scrive:

      Oh, allora mi spiace che non ti sia piaciuto, ma almeno ti sei risparmiata l’UNICORNO.
      Sig.

      • Susanna Raule scrive:

        che roba è “l’unicorno”?
        ho già i brividi🙂

      • Ann scrive:

        Simbolo degli stark=metalupo. Simbolo dei baratheon=cervo.
        Nei primissimi capitoli gli stark trovano una metalupa e un cervo morti, dopo essersi uccisi a vicenda. Scene di panico tra gli astanti (non è esattamente di buon auspicio, vedere che i due animali simbolo di famiglie che stanno per unirsi in matrimonio si siano aperti la gola e incornati l’un l’altro , giusto?), scena del ritrovamento dei cuccioli (uno per ogni starkino), vari discorsi tra mammastark e babbostark sull’accaduto (porterà sfiga? Porterà bene? Tò, guarda: un gatto nero che si tocca i maroni, checcarino!).
        Sappiamo poi come andò in effetti a finire bene tra stark e baratheon…
        Questo in inglese.
        In italiano, sempre nei primissimi capitoli, gli stark trovano una metalupa e un UNICORNO morti, dopo essersi uccisi a vicenda. Scene di panico tra gli astanti, ecc.
        Il lettore da lì in poi continuerà a cercare unicorni nei boschi e a non capire comemminchia mai tutti abbiano pensato che c’entrassero qualcosa le nozze sansa/joffrey con il ritrovamento di un UNICORNO morto.
        Semplicemente al caro traduttore italiano a cui tutti auguriamo emorroidi a grappolo pareva BANALE il cervo e ha pensato di ABBELLIRE il romanzo ficcandoci un maledetto UNICORNO, che yeah, fa più fantasy.
        Fantasy in italiano? MAI PIU’.

  11. Susanna Raule scrive:

    Ahahaha, geniale!
    Tra l’altro, i traduttori Mondadori mi hanno lasciata basita in più di un’occasione. Quando ancora leggevo libri tradotti, ricorderò sempre una fantomatica “targa della macchina ASAP” in un romanzo della Cornwell e un negozio “di hardware” che vendeva viti e bulloni non mi ricordo dove. Tristissimo.
    Resta da capire da quale pertugio mentale sia sbucato l’unicorno…

  12. Daniele Maugeri scrive:

    E’ noto che gli psicologi ne sappiano tantissimo di farmacologia.

    Tornando IT è facile mascherarsi dietro a “è che non sei d’accordo con me”, ma prima di essere d’accordo con qualcosa (o in disaccordo, ovviamente) la si deve pur dire, qualcosa. Qui non ti si dice altro: la critica ha senso se argomentata, la supponenza è perdonabile se accompagnata da argomenti, ma una critica supponente vuota è normale che possa avere una risposta.

    La riscrivo in forma impersonale, così si capisce meglio: ci si può limitare a parlare di gusti, ma non la si chiama critica. Se si pretende di far critica non si parla di gusti.
    Se si fa critica ad una trama orizzontale (meglio: narrazione) e il risultato è “ci sono troppe trame, è finita che aspetto solo le trame che piacciono a me”, la capacità di critica in questione può, magari, essere perfetta per affrontare complesse argomentazioni su film, serie, libri o fumetti e altre rappresentazioni artistiche del calibro, con narrazione verticale, ammesso e non concesso che esista almeno un libro di qualità che abbia una narrazione completamente verticale. Il film della disney era un ottimo esempio: magari ti sei risentita nel sentirtelo dire, ma i film della disney sono dei classici anche molto complessi, e non c’era alcun insulto sotteso. Sono semplicemente l’esempio assoluto di “film a trama verticale”.
    Era un modo per dire che chiamare “critica” una apparente e personale incapacità di apprezzare un genere a se stante è un traguardo molto, molto presuntuoso.

    • Susanna Raule scrive:

      io più chiaro di così non so dirtelo:

      “io dico: l’eccessivo frazionamento in micro-sequenze e il moltiplicarsi delle storyline, nello spettatore “non-nerd” porta a un abbassamento del coinvolgimento emotivo.
      questa l’unica cosa tecnica che dico, nel post.
      tu rispondi: eh, ma quel frazionamento era inevitabile perché tutte quelle storyline servono.
      io replico: non è che siccome tutte quelle trame servono quello che hanno fatto diventi meno abbassa-tensione-emotiva, eh?”

      mi sembra che continuiamo a ripetere le stesse cose da due anni. si può sapere SU CHE COSA, con precisione, non sei d’accordo? sul fatto che l’eccessivo frazionamento in micro-sequenze abbassi la tensione emotiva? sostieni che non è eccessivo? perché il discorso è solo quello, ma ancora non l’hai spiegato.

      “magari ti sei risentita nel sentirtelo dire, ma i film della disney sono dei classici anche molto complessi, e non c’era alcun insulto sotteso.”

      no, no, via. l’implicazione era evidente.
      anzi, siamo tecnici: l’implicatura conversazionale.

      “E’ noto che gli psicologi ne sappiano tantissimo di farmacologia.”
      dato di fatto: i neuropsicologi, mediamente, sì. gli psicologi clinici, sempre mediamente, sì. questo solo come precisazione di cultura generale e senza alcun astio.

  13. Eh, ma del resto una a cui piace il Dr. Who…😀

    Ops… volevo dire in realtà che il Dr. Who è una serie girata (male) con un’ambientazione brutta e delle trovate insulse, a cominciare dalla cabina.
    Ah, sia chiaro che parlo di effetto sul pubblico (me medesimo), non di fabula e intreccio, psicologia dei personaggi o (f)utilità di questi nella trama…

    • Daniele Maugeri scrive:

      Si ma se vengono qui mille fanboy a difendere GoT a spada tratta chi fa un discorso sensato viene accomunato a tutto questo. Io e rebaf non abbiamo giudicato i gusti o difeso a spada tratta la serie, abbiamo parlato di incongruenza dell’articolo in maniera anche abbastanza logica.

      Dai

    • Susanna Raule scrive:

      Eh, Doctor Who o lo ami (pure irragionevolmente) o lo odi.
      Dato che appartengo a quelli che lo amano irragionevolmente, penso che chi lo odia sia una brutta persona.🙂

  14. Giulia scrive:

    Prima di commentare, mi auto-inquadro. Ho letto tutti i libri, quando ho letto la parte delle nozze rosse non ho dormito per tre giorni dallo shock, ho convinto sia mia madre che mia nonna che molte mie amiche a leggere i libri o almeno guardare la serie.
    Quindi puoi immaginare che in questo commento vorrei strenuamente difendere la serie tv. Ma mi trovo costretta a darti ragione, almeno in parte. Riesco a capire il perché della tua noia per certe vicende.
    Il problema che si sono trovati davanti gli autori è molto, molto complicato. Da una parte rispettare fedelmente il libro per chi, come me, avrebbe avuto da ridire su qualsiasi cambiamento. Dall’altra parte rispettare budget e contratti. E, quello che avrebbe dovuto trascinare il tutto é l’intenzione di riproporre l’atmosfera e l’intensità dei libri di Martin. E, nella prima serie ci sono decisamente riusciti.
    Purtroppo tu, non avendo letto i libri, non sei in grado di cogliere pienamente il motivo del perché non ti sei affezionata a certi personaggi. Il problema della trama, come hai detto, non è importante. La saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco é geniale e rivoluzionaria e su questo non ci piove (sfido chiunque a dimostrare il contrario XD). I personaggi non sono mai senza senso, c’è sempre qualcuno che ti annoia o che non sopporti, ma nella complessità della saga, secondo me è giusto che sia così.
    Il problema è la narrazione. Martin è un vero puppet master ed è stato in grado di gestire una mole impressionante di storylines senza perdersi. Quello che è successo nella serie è che nella prima stagione hanno seguito fedelmente quello che lui aveva creato. Nella seconda hanno cominciato a cambiare qualche piccola cosa per esigenze televisive. Nella terza le esigenze televisive sono diventate predominanti. Il fatto di dover rispettare i contratti fatti agli attori ha obbligato gli autori ad allontanarsi dal ritmo e dai punti focali che Martin aveva immaginato.
    Per esempio, non te ne frega niente del fatto che Theon venga torturato. Neanche a Martin. Infatti nel libro non ce lo mette. Descrivere la scena è assolutamente superfluo ai fini della narrazione.
    Non ci interessa neanche dell’amore tra Robb e…la tizia…non mi ricordo neanche come si chiama, quindi puoi capire quanto mi interessi. Infatti Martin non ce lo descrive.
    Catelyin, la odiavo nel libro, le parti i cui veniva descritta mi annoiavano mortalmente, eppure quando è morta sono andata in crisi come non mi capitava da anni. Nonostante la bravura degli attori, non credo che le nozze rosse della serie abbiano la stessa intensità emotiva del libro (a mio parere per un’eccessiva staticità della regia, ma non mi ritengo esperta abbastanza per avanzare suggerimenti).
    Il problema della serie è che per rispettare i contratti degli attori hanno inserito scene su scene assolutamente inutili, in cui si parla del niente (o al limite si fanno spoiler su cose future che chi ha letto i libri coglie, chiedendosi il perché, e chi non li ha letti non si ricorderà assolutamente), perdendo di vista le condizioni psicologiche dei personaggi principali e il quadro generale che va visto come una scacchiera, in cui ogni pedina si muove verso il risultato generale finale.
    E’ per questo che non ti sei appassionata a quello che succede oltre la barriera, che è forse la cosa più importante di tutta la saga. Poi non sei la sola a non sopportare John Snow, ma questa è una questione di gusti.

  15. maestrozappa scrive:

    la terza serie me la devo ancora vedere, ma da questo post prendo appunti (nella improbabile evenienza che dovessi scrivere una qualsiasi cosa in puntate)

  16. gfab14 scrive:

    assolutamente d’accordo

  17. Maddy_mdm scrive:

    Ok, chiedo umilmente scusa, ma proprio tanto, per la lunghezza del post (che giunge pure in ritardo).😦 Purtroppo è un difetto che nella scrittura mi porto fin da bambina e che non riesco a correggere in alcun modo. Chiedo umilmente vegna. Se la netiquette avesse delle sanzioni applicabili ad oggi mi sarebbe vietato pubblicare commenti sul Web… Comunque, visto che è stato citato il romanzo de “I promessi sposi”, ne approfitto per precisare che è uno dei miei preferiti e che mi considero un’anima affine ad Alessandro Manzoni.❤ Viva l'involutezza!
    Comunque dividerò in due parti.

    Lunga premessa. Io sinceramente non amo mettere a confronto libri e serie Tv (o rappresentazioni teatrali e cinematograficihe), anche quando si tratti di trasposizioni e ispirazioni. Un libro offre la possibilità di evocare immagini, personaggi ed eventi con la propria immaginazione (e sinceramente con tutti i limiti che questa può avere; parlo per la sottoscritta xD); una rappresentazione visiva, in qualsiasi modo prodotta, pone chi la fruisce di fronte alla specifica interpretazione di uno o più soggetti su una determinata narrazione (ancorché scritta da altri). Di qui penso che l'atteggiamento criticamente più corretto di fronte ad un film traspositivo sia comunque quello di considerarlo prodotto a sè stante e di circoscrivere solo a quest'ultimo il giudizio sulla trama, sulla sceneggiatura, sulla fotografia e su qualsiasi elemento possa esserne tratto. Per me non è costruttivo pensare: "Il romanzo è scritto meglio". Lo ritengo un confronto vano, o meglio, non necessario da un punto di vista tecnico, perché si tratta di prodotti comunque differenti, che si è liberi di decidere se fruire entrambi o meno. Più senso può avere, quando si tratta di prodotti trasposti o ispirati, parlare di un confronto tra l'intensità emotiva dell'uno o dell'altro, che può naturalmente essere differente (e variare comunque su base del tutto soggettiva); ma spesso mi rendo conto che la maggiorparte delle persone (N. B. non mi riferisco a nessuno in particolare nella discussione) tende ad estendere questo aspetto emozionale anche alle modalità di realizzazione, che per me non dovrebbero essere messe a confronto. In soldoni penso che una cosa sia una frase scritta (discorso diretto o indiretto che sia), una cosa un'immagine con una battuta recitata; una cosa l'inizio di una sequenza scritta, un'altra un cambiamento di scena (e qui preciso che non è affatto scontata l'identità tra buona sceneggiatura e buon film). Cadere nella facile tentazione di un confronto "sinestetico" svilisce l'opera e induce praticamente a pensare, in modo sotteso e superficiale, che un film basato su un romanzo abbia un solo modo per essere davvero apprezzabile: esserne l'imitazione fedele, frase per frase, capoverso per capoverso. Per me questo non solo non è vero, ma neanche sarebbe accettabile. Ancorerebbe il concetto delle arti a un'idea di copyright metaforico, di esclusività della proprietà intellettuale contro la possibilità per altri (che è soprattutto un'opportunità utile a tutti) di fornire un proprio contributo differente, che dia comunque "di più" – in un modo o nell'altro – rispetto a ciò che già è stato creato di buono. Un po' come avviene con la scienza e l'importanza della condivisione delle scoperte ed invenzioni, in modo da giungere, potenzialmente e come la realtà dimostra nel concreto, a risultati sempre più importanti.

  18. Maddy_mdm scrive:

    [parte 2]
    Venendo all’oggetto del post, in cui mi sono imbattuta cercando se è meglio seguire la serie in lingua originale o doppiata (e questo è un confronto annoso), io non conosco i libri di Game of Thrones, ma posso dire che la serie Tv mi ha appassionata tantissimo: la trovo di altissima qualità, complessa, per nulla banale ed encomiabile proprio per la struttura ad intreccio con cui vengono mostrati, in modo per me sempre ottimamente integrato ed interessante, tanti personaggi e linee narrative differenti. Naturalmente anch’io mi sono appassionata maggiormente ad alcune storie piuttosto che ad altre. Nel complesso, però, trovo la serie eccezionale sia da un punto di vista narrativo sia strutturale sia recitativo: attori professionali e competenti, tutti molto caratteristici nei propri personaggi, ma anche come attori stessi; una trama complessa che finora ho trovato sempre avvincente, chiaramente figurativa di un universo non tanto e non solo vasto, quanto sopra ogni altra valutazione eterogeneo, in un modo sempre “pieno”. Con Game of Thrones, per la prima volta come spettatrice di una serie Tv, ho provato la sensazione tangibile di una variabilità reale, naturale, davvero fluida e autentica, di prospettive, punti di vista e sentimenti che possono caratterizzare le tante parti che interagiscono in una dimensione globalmente così articolata. È un tipo di narrazione molto solida, elaborata, certamente ardua da seguire in ogni dettaglio, ma comunque mai artefatta e artificiosa, che va oltre quella limitata (e tipica della maggiorparte delle serie Tv più commerciali) della voce narrante interna di un personaggio privilegiato rispetto ad altre linee narrative parallele ma sottostanti (ossia protagonista/i-personaggi minori-trama unica dove si intrecciano in varia misura le storie di tutti).
    In Game of Thrones mi sembra di assistere ad un reale “gioco” di prospettive tutte alla pari, ma nella condizione favorita di poter fruire al contempo, proprio grazie al mirabile lavoro svolto nella trama, di punti di vista interni e particolari e di uno esterno crescente, che si fa in modo progressivo sempre più onnisciente. È una sensazione difficile da descrivere, ma per la quale avverto un coinvolgimento sempre totale, intenso e molto attento. Quindi mi associo a chi, in risposta al post, ha sostenuto che alla fine si tratta di opinioni meramente personali. Naturalmente ci può essere lo spettatore che apprezza questo tipo di narrazione così “reale”, bruta, distensiva e spesso disorientante e quello che gradirebbe o una maggiore linearità o degli stratagemmi espositivi per rimarcare di volta in volta, visti i tanti input narrativi e visivi, gli elementi principali della trama. Io faccio decisamente parte della prima categoria, perché penso che questo tipo di narrazione sia il marchio di fabbrica che rende Game of Thrones così avvincente e diverso da tutte le altre serie finora prodotte: un’opera di “forza bruta” con la peculiarità di scagliare, senza fronzoli e giri di parole, lo spettatore nell’immediatezza degli eventi. Anzi, ritengo proprio che se gli autori indulgessero in qualche tipo di “aiutino” narrativo per accompagnare con mano lo spettatore, la serie finirebbe con il perdere grandissima parte della sua efficacia evocativa, soprattutto nelle scene di forte impatto emotivo, che giocano proprio sull'”inatteso” e “non parlato” delle scene precedenti, apparentemente distensive e quasi riempitive, ma tutte sempre funzionali ed integrate in un piano narrativo più grande, che ci è dato di conoscere a piccole dosi. A mio avviso è proprio in questo che sta la grandezza della serie e della sua architettura narrativa (io parlo di serie, perchè è questa che conosco).

    Poi, per esempio, c’è il mio ragazzo (che sottolineo essere amante del fantasy, sia cinematografico sia videoludico) che fin dai primi episodi ha affermato di non sentirsi minimamente attratto dagli intrighi di corte alla Beautiful di un universo dove gli elementi “falsamente fantasy” sono la scusa per attrarre più tipi di pubblico; infastidito dallo sforzo che gli era richiesto di ricordarsi nomi, volti e storie differenti spesso senza parvenze di collegamento; emotivamente per nulla colpito dall’elementare espediente di far uscire di scena con brutali uccisioni personaggi a destra e a sinistra (vedendoli praticamente tutti “moralmente inutili” rimaneva indifferente); annoiato dalla sensazione di assistere ad una lunga illustrazione di situazioni di cui era impossibile e per nulla allettante mostrare attenzione per i dettagli (difatti nel corso della visione molti snodi e collegamenti dovevo spiegarglieli io); ad un certo punto (arrivato molto presto) stanco di determinati stimoli visivi troppo ricorrenti.

    Come si può facilmente intuire, è questione di gusti.

    • Susanna Raule scrive:

      Ciao Maddy,
      non scusarti per la lunghezza… sei tu a impiegare un sacco del tuo tempo!🙂

      Però, dato che ho già sviscerato la mia opinione nei commenti precedenti, mi sembra inutile e anche un maleducato ripetere in questo che ne facevo una questione tecnica, di storytelling.
      Diciamo che ognuno resterà della sua opinione e che tutte le opinioni hanno la loro dignità.

  19. Condivido. Io ho abbandonato la serie al terzo episodio della seconda stagione per motivi analoghi. I personaggi non mi prendevano, a parte la Khaleesi Targaryen coi suoi draghetti e la curiosità di sapere cosa c’era al di là dalla Barriera. Finivo con l’addormentarmi o distrarmi ad ogni puntata, per cui, a un certo punto, ti chiedi chi te lo fa fare a continuare.
    Sarà che adoroTolkien e per me non c’è fantasy che tenga al di fuori della Terra di Mezzo🙂

  20. Jerico Jerry scrive:

    Completamente d’accordo con Susanna.
    Gli altri possono andare a cagare il cazzo da un’altra parte.

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