Potevo cominciare citando Cleckley, ma anche Frank Miller va bene. La domanda è una di quelle semplici: che cos’è la follia? E, naturalmente, la sua speculare: che cos’è la sanità mentale?

Una di quelle domande che di solito ricevono risposte vaghe e inconcludenti dagli esperti del settore, mentre l’uomo della strada è convinto di saper distinguere benissimo tra normalità e follia (-ma che avranno studiato a fare, poi?).

Il problema, l’unico problema, è che questa domanda non ha senso. Chiedere se una persona è folle o sana di mente ha più o meno lo stesso significato, all’inverso, che chiedere quanto sia incinta una donna. La risposta alla domanda “Sei incinta?” ha solo due possibili risposte: sì, no. Con in mezzo un “non so” che dovrà per forza collassare velocemente verso il sì o verso il no.
Chiedere a una persona “Sei matto?”, invece, non ha alcuno senso. Bisognerebbe, piuttosto, chiedergli “Quanto sei matto?” (o “Quanto sei sano?”). La follia non ha solo due possibili valori, ma si pone su un continuum che va da uno – statisticamente improbabilissimo – “completamente sano” a uno – statisticamente altrettanto improbabile – “completamente pazzo”.

Iniziate a capire perché le risposte a questa domanda sono sempre qualcosa sulla falsa riga del dipende?

Ora, noi naturalmente quel continuum sanità-follia possiamo farlo a fette per semplificarci la vita. Possiamo dividerlo, poni, in quattro spicchi: quasi completamente sano, relativamente sano, relativamente pazzo, pazzo duro.

Oppure possiamo dividerlo in otto spicchi: persona notevolmente equilibrata,  persona mediamente equilibrata, persona sufficientemente equilibrata, persona non del tutto equilibrata, persona un po’ mattacchiona… ecc, fino a “scopa cadaveri di galline di fronte ai nipoti”.

Intendiamoci, possiamo anche dividerlo in undici, in quaranta, in centoventotto; non importa. È un continuum, qualsiasi tentativo di semplificarlo sarà un’approssimazione.

Questo per quanto riguarda il sei/non sei pazzo. La quantità, diciamo. Però c’è anche la qualità.

Ci sono persone che stanno male nell’area dell’umore, persone che stanno male in quella del contatto con la realtà, persone che hanno dei problemi d’ansia, di personalità, di dipendenza.

E, indovinate? Neanche queste sono categorie stagne. Anche qua molte di queste aree sono su un continuum. Per esempio, secondo molti la depressione e la psicopatia sono ai due estremi opposti di un continuum: se sei depresso, non sei psicopatico (ti manca la verve), se sei psicopatico non sei depresso (ti mancano i sentimenti), ma in mezzo c’è qualcosa (di solito, un tossicodipendente).

Nessuno sta male contemporaneamente in tutte le aree, insomma.

E poi, non vogliamo tenere conto di quando ci sono i problemi? In famiglia? Al lavoro? Quando siamo in vacanza? L’inverno? Quando piove? Con la luna piena? Con quelli dai capelli rossi?

Come dire: ognuno ha la sua specialità. Prendete uno psicopatico e mettetelo a fare il direttore di banca. Potrebbe essere grandioso. Mettetelo a fare l’ala sinistra in una squadra di football americano. Sarà un disastro.
E, in ogni caso, la sua vita personale sarà un casino bestiale, è quasi matematico.

Per un’ossessivo compulsivo il lavoro noioso e ripetitivo che farebbe sbroccare uno con il disturbo istrionico di personalità sarà una mano dal cielo.

Insomma, avete capito. Non si può chiedere se una persona è pazza oppure no, si può solo chiedere quanto la è, come la è, dove la è e quando la è.

Sono un po’ di variabili. Nessuno di noi può sperare di ottenere un punteggio pieno sulla scala della sanità mentale in tutte queste aree. È quello che ci dà carattere, tra l’altro.

Quindi, quando oggi tutti si chiedono se Preiti sia sano di mente oppure no, stanno sbagliando la domanda.

E non sto parlando dei giudici e della corte che lo dovranno giudicare. Loro sono i soli che hanno diritto di porre questa domanda sbagliata, perché, solo e solamente in ambito penale, esiste una risposta codificata, che valuta solo un fattore tra quelli di cui sopra e definisce un valor soglia convenzionale che serve a decidere se una persona sia imputabile o meno. E questo fattore è: l’analisi della realtà di questa persona, quanto è buona?

Che una persona sia imputabile, non significa che sia una persona che sta bene mentalmente, significa solo che è in grado di distinguere tra realtà e allucinazione; che è uno che non delira, che non parla con gli omini verdi e che non è convinto di essere telecomandato dai venusiani.

Per lo stesso motivo, mediamente, chi commette un crimine quando è pesantemente intossicato riceve un trattamento diverso da chi lo commette nel pieno possesso della sua lucidità.

Per questi motivi la nostra giustizia riterrà, molto probabilmente, Preiti in grado di intendere e di volere e lo tratterà di conseguenza.

Noi che non siamo giudici, possiamo dirci che, quando ha sparato su due poveruomini che facevano il loro lavoro davanti a Palazzo Chigi, non stava poi tanto bene, mentalmente. Non possiamo dire che fosse “pazzo”, perché è una classificazione senza senso, non possiamo dire che fosse “sano”, perché è una classificazione altrettanto priva di senso, ma possiamo dire che in quel momento (quando), in quel posto (dove) e in quella situazione (come) non stava affatto bene.

Questo lo giustifica?

Ecco un’altra domanda senza senso, da fare a uno specialista della salute mentale. Trovatevi un filosofo, un esperto di etica o un prete, a seconda delle vostre inclinazioni personali.

Infine: la Crisi, c’entra qualcosa? Gli incitamenti all’odio, c’entrano?

Vi rispondo con un’altra domanda: “I videogiochi violenti spingono i giovani a compiere stragi a scuola?”.

Risposta: non i giovani relativamente equilibrati.
E anche: la rete sociale, in grado di contenere tutti i disagi, si sta sfacendo? Sì, da un po’. Da prima della Crisi. E la Crisi non aiuta.

Insomma, volete una risposta facile ai problemi difficili?

Andatela a chiedere a uno specialista delle risposte facili.

Potete provare con un politico, tanto per cominciare.

 

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. andrea403 scrive:

    worpress mi invita a dire per primo che questo post mi piace… però preferisco farlo così che non pigiando un bottone: questo post mi piace.

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