Quando scrivi un’opera di fiction, corri sempre un rischio: mandare tutto in vacca sul finale. Interrompere un crescendo, scivolare su un’incongruenza marchiana, cadere nel cattivo gusto più estremo.

La narrativa di queste elezioni presidenziali, fino a ieri sera, era una buona narrativa. Avvincente, non banale, a tratti deliziosamente intrigante.

Ora, ho detto “non banale”, ma questo non significa che fosse inedita. Un po’ tutti, osservando la situazione prima delle elezioni, hanno pensato: “Ok, ora parte il sistemone, modello superenalotto”.

(Con “tutti” intendo, chiaramente, tutti quelli che non correvano qua e là come galline senza testa – ovvero, in realtà, una minoranza degli italiani.)

Comunque, la faccenda sembrava piuttosto ovvia. Il PD avrebbe proposto un candidato accettabile per il PDL per salvare le apparenze, i franchi tiratori l’avrebbero abbattuto all’istante, il PD avrebbe proposto un altro capo espiatorio un po’ meno sputtanato, che se fosse sopravvissuto sarebbe comunque andato bene ai democratici, e così via finché i grilleros non avessero detto: “Ci arrendiamo, se votate Rodotà vi diamo la fiducia per il governo”.

Un canovaccio solido, tradizionale, da western classico.

Ognuno aveva la sua parte, doveva solo limitarsi a recitarla al meglio delle sue possibilità (tranne Gasparri; con lui non ci hanno nemmeno provato e gli hanno detto solo “fa’ un po’ quello che vuoi”).

E, per un po’, tutti hanno recitato benino. Poche interpretazioni da Oscar, ma i buoni caratteristi non sono mancati. Vendola che esprime dissenso, Berlusconi che grida allo scandalo.

Fino alle dichiarazioni di ieri sera dell’Incantevole Crimi, che, con quella sua irresistibile faccia da Crimi, borbottava il suo assenso al SuperSistema.

Poteva funzionare davvero? Rispondo con le parole del più grande statista immaginario di sempre:

vetinari

Ecco.

In realtà, io per un po’ ci ho anche creduto. Avvinta dalla narrazione, avevo perso di vista il fatto che gli sceneggiatori non si erano messi d’accordo per bene tra di loro.

Gli sceneggiatori. Bersani, come sempre penalizzato dal suo sfortunato taglio di capelli, aveva una sua idea. D’Alema, come sempre avvantaggiato dalla sua mente malvagia, ne aveva un’altra. Prodi, il Capro Forse Espiatorio Numero 2, che avrebbe dovuto quantomeno far finta di credere all’idea di Bersani, era così convinto che non ha nemmeno mosso il culo dal Mali.

Cioè: dal Mali. Manco fosse stato alle Maldive, che lasciare quelle spiagge dorate posso capire che scocci.

Alfano era contento perché poteva metterlo in quel posto al suo signore e padrone, che tante gliene ha fatte, e poteva farlo in piena riservatezza. Monti… ma sai che cacchio gliene frega, a Monti. Per lui sono supposte formato famiglia da quando ha ceduto alla hybris. Me lo immagino guardare un po’ melanconico il posto di lavoro che avrebbe potuto essere facilmente suo, se solo non avesse deciso che Lui Ce La Faceva.

Convinto, diciamo, che gli italiani avessero capito che li aveva bastonati, sì, ma a fin di bene. Senza pensare che le masse prive di raziocinio avrebbero solo notato che quella colonscopia improvvisa faceva male, mentre la minoranza razionale avrebbe eccepito e obiettato sui suoi sistemi.

Insomma, lì eravamo.

Io guardavo tra lo stupito e il soddisfatto. Quella manica di incompetenti ce la stava facendo? Stava riuscendo a far andare in porto un’operazione così piena di incognite senza quasi una sbavatura?

Rispondo con le parole dell’Eminenza Grigia più sexy del Governo Ancora Formalmente in Carica:

grilli

Già.

Il PD stava per vincere tutto. Avrebbero avuto un Presidente della Repubblica fondamentalmente dalla loro parte (il fatto che Rodotà sia una persona rispettabile è del tutto irrilevante, lo capite da soli), il M5S avrebbe sostenuto il loro governo e gli elettori non gli avrebbero sputato in un occhio alle prossime elezioni. E tutto questo senza che il PDL potesse accusarli di non averci almeno provato.

Era troppo, vero?

Rispondo con le parole di un altro che di potere ne sa qualcosa:

devil

Con la riuscita praticamente in tasca, quelli del PD improvvisamente decidono che Oh-no-questo-è-immorale. Lo fanno con l’autenticità e la convinzione di un prete che manifesta per i diritti dei gay, lo fanno con l’onestà intellettuale di un Galileo Galilei che dice di essersi sbagliato su quella faccenda del sole, lo fanno con l’assoluta buona fede di un membro del Ku Klux Klan che sostiene di non essere razzista.

Rosy Bindi, disgustata, annuncia di non volere che il suo nome sia accostato a simili porcherie. In effetti, dopo una carriera come la sua, che il suo nome venga associato a un successo sarebbe un’onta difficile da lavare.

Bersani, atterrito, scuote la testa e singhiozza che, sì, qualcosa è cambiato.

Jack-Nicholson

Subito dopo si dimette. Così, perché questa volta l’ha fatta davvero troppo grossa, lo capisce da solo. Prodi, senza spostare le chiappe dal Mali di un millimetro, gli grida “Vergogna!”. D’Alema porta a spasso il cane, che non si sa mai; potrebbe cacargli in soggiorno.

Di fronte a questa palese, agghiacciante, terribile, vergognosa, imbarazzante vittoria, il Partito Democratico, l’unico partito italiano che sia mai riuscito a perdere anche quando ha ottenuto la maggioranza dappertutto, deflagra.

Si autodistrugge. Collassa. Muore per apoptosi. Fate voi.

Questa mattina, piagnucolando come un bimbo smarrito, Bersani torna da babbo Giorgio per confessare di averla fatta grossa, pentirsi forte e chiedergli, per favore, di punirlo. Berlusconi lo accompagna, perché questa non se la vuole perdere per niente al mondo.

Papà Giorgio fa pat-pat sul testolino all’ex-segretario e gli dice di non temere nulla. La punizione sarà dura, ma equa. Bersani, sollevato, scoppia in lacrime.

In quanto a noi italiani, neanche noi abbiamo nulla da temere.

gattopardo

Perché non è successo niente, proprio niente.

Buonanotte. Andiamo a dormire tranquilli.

Non è successo niente.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

Una risposta »

  1. spino1970 scrive:

    Clap clap…

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