Ecco il tipico post che interessa forse a due persone, parenti inclusi, e che lascia più o meno il tempo che trova. Ma mi rendo conto di aggiornare il blog un po’ troppo raramente – e per di più quasi sempre per invettive politiche o consigli per gli acquisti.

Quindi ho tralasciato una cosa importante: convincervi a comprare quello che scrivo io.

Nell’ultimo periodo ho scritto parecchio. Ho tradotto parecchio. Ho letto parecchio. Abbiamo già parlato della mia nefasta inclinazione a parlare di ciò che ho tradotto e di ciò che ho letto piuttosto che di ciò che ho scritto.
Il problema è che ciò che ho scritto, per lo più, non verrà pubblicato molto presto. Parliamo quasi sempre di mesi. E va bene la pubblicità preventiva, però…

Mi limiterò a segnalarvi un paio di cose. Entrambe sono antologie sul tema della violenza contro le donne, quindi non sono cose poi così divertenti.

È stato uno strano periodo, l’ultimo. A pochi giorni di distanza mi hanno scritto due amiche chiedendomi di partecipare a due distinte antologie su questo argomento. Altrettanto curiosamente, anche il prossimo libro con protagonista Sensi ruoterà attorno allo stesso tema (così vi beccate anche un’anticipazione a lunga gittata).

Per primo ho scritto il libro, anche se uscirà per ultimo. Non so nemmeno perché, ma a un certo punto è stato piuttosto chiaro che stavo parlando di tutte le cose schifose che vengono inflitte alle donne solo perché sono donne.

Avevo iniziato con una storia divertente, lo giuro, ma man mano che proseguivo mi sono resa conto di essere sempre più incarognita. Sarà un libro arrabbiato, alla fine.

Poi, come dicevo, mi ha scritto Marilù Oliva, chiedendomi di partecipare a Nessuna più. Mi ha spiegato come funzionava la cosa. Ogni autore avrebbe preso un fatto di cronaca e avrebbe scritto un racconto ispirato a quel fatto. Inizialmente pensavamo di inserire in testa a ogni racconto un breve riassunto dei fatti, ma a un certo punto ci siamo resi conto di una cosa piuttosto agghiacciante: non potevamo.

Molti dei casi di cui abbiamo parlato non sono ancora passati in giudicato, quindi, in teoria, correvamo il rischio di venire denunciati per diffamazione dagli assassini di cui stavamo parlando. Tra tutte le cose schifose che ci sono al mondo, dover risarcire un assassino è, credo, abbastanza in alto nella lista.

Ora, non voglio sembrare sprezzante. Sono convinta che chiunque sia innocente fino a prova contraria, compreso chi ha dato fuoco a sua moglie incinta. Ci mancherebbe, potrebbe essere stato anche un serial killer – invisibile – di passaggio. Lungi da me.

Ecco, l’idea di poter essere costretti a risarcire economicamente queste perle dell’umanità ci ha fatto accettare il fatto che ogni riferimento alle vicende reali venisse escluso dall’antologia. Anche perché i soldi derivanti dalle vendite di questo libro sono già “promessi” al Telefono Rosa, quindi preferiamo essere sicuri che vadano a loro, invece che in qualche disgustosa causa legale.

E non vi dirò nemmeno che leggere Nessuna più (che esce oggi) riappacifichi con il mondo. Be’, no. Per lo più di fa venire voglia di darti a tua volta al rogo di esseri umani, possibilmente assassini impuniti.

Come immaginerete, a questo punto ero ancora più arrabbiata. È stato più o meno in quel momento che mi ha scritto Emanuela Taylor, chiedendomi se volessi scrivere un racconto per l’antologia contro la violenza sulle donne di Speechless.

Ed ero furiosa. Erano mesi che leggevo cronache di uccisioni, violenze, stupri, riduzioni in schiavitù, soprusi… Ci circondano ogni giorno, ma quando li “collezioni” è un’altra cosa.

Quindi ho iniziato a scrivere usando una prosa secca, furibonda, piuttosto simile a quella che avevo usato per “Minnie e Mickey”, il racconto di Nessuna più. Di solito, non scrivo mai da un punto di vista troppo vicino al mio – ho bisogno di una certa distanza. Ma questa volta ho iniziato a scrivere dal punto di vista di una psicologa, di una psicoterapeuta. Dal mio punto di vista, in pratica.

Ho continuato per una ventina di pagine. Prima ero arrabbiata, poi sono diventata triste. Succedeva anche alla mia voce narrante, che poi ero proprio io. Anche a me succede così: prima mi arrabbio. La rabbia mi protegge come una coperta pungente, ma poi la tristezza arriva.

Ho continuato con tristezza, per un po’, ma non era più la storia affilata che avevo in mente. Così ho lasciato perdere. Quando il mood cambia a metà di una storia, vuol dire che quella vena è secca. Almeno, per me è così.

Non avevo più voglia di scrivere come un angelo vendicatore. Non mi riusciva più. Continuavo a ripetere le stesse cose, che poi, più o meno, erano: Cristo, che schifo.

Così ho iniziato a scrivere un’altra storia, una storia divertente. Ho scritto un racconto che fa ridere. Voglio dire, ne ho le prove. L’ho fatto leggere  un po’ in giro e chi lo leggeva rideva.

Molto bene. Il secondo racconto, quindi, che si chiama “Solidarietà femminile”, fa ridere. Il punto di vista è quello di un uomo che delle donne se ne frega, è ambientato nel 1500, c’è un’anziana strega che finisce quasi sul rogo, una duchessina insopportabile e qualche contadino manesco. Ci sono dei figli bastardi e gente con dei nomi lunghissimi.

Fa ridere.

Ecco, ora posso dire di aver fatto il giro. Mi sono arrabbiata, ho pianto, ho riso. Come sempre, credo che l’ironia sia un’arma micidiale e spero di essere riuscita a usarla nel modo più letale possibile.

Se, alla fine, questo post vi ha incuriosito, il 4 aprile, alle nove di sera, potete venire a sentirmi parlare di questo al Cinema Nuovo, alla Spezia. Con me ci sarà Nessuna più e insisterò perché lo compriate, meglio che lo sappiate subito.

Ecco, ancora una volta non vi ho convinti a comprare qualcosa che porti denaro nelle mie prosciugate casse, ma va bene lo stesso.

Poi lo faccio, ok? Ricordatemelo.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. CREPASCOLO scrive:

    ” Che cosa bolle in pentola ” è il titolo di un racconto a cui sto lavorando, ambientato nel 1500 , e che racconta di una duchessa insopportabile che rischia di finire sul rogo per aver bollito un contadino manesco nel calderone di una anziana strega.
    Mi piace la liason tra il lesso iniziale e la grigliata finale. Il mio editor pensa che sarebbe il caso di trasformarlo in una farsa con intermezzi in cui un cuoco spiega quale è la salsa migliore per accompagnare il brasato di contadino manesco o le spezie ideali per lo spiedino di duchessa insopportabile, ma è un visionario con un umorismo nero alimentato dalla overdose di trasmissioni televisive in cui qualcuno frigge, manteca o impana.

  2. eliaspallanzani scrive:

    Ehilà, ma tra gli autori c’è anche laramanni

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