Credo di aver già detto in passato che sono una ferma sostenitrice della Legge di Kill Bill. Per chi non lo sapesse, la Legge di Kill Bill è un particolare approccio al realismo narrativo che si potrebbe riassumere con: “Se qualcuno si preoccupa di un dettaglio irrealistico nella tua storia, inizia a cercare il problema vero”.

Inutile dire che non si tratta di una vera legge, e anche la denominazione ha una genesi parecchio incerta. La versione che circola è questa:

Quando Kill Bill uscì nelle sale, alcuni recensori fecero notare che la scena in cui la Sposa (Uma Thurman) porta la propria spada con sé in aereo non era realistica. A questa critica Quentin Tarantino rispose, un po’ seccato, che se uno spettatore iniziava a farsi il problema della spada lui aveva sbagliato tutto come regista.

Ora, non so se Tarantino abbia mai dato questa risposta (probabilmente sì), ma di certo sono d’accordo.  Quando racconti una storia, fai un patto con chi la riceve; con il lettore, con lo spettatore, ecc. È un patto implicito, ma non per questo meno serio, e prende il nome di sospensione dell’incredulità.

La sospensione dell’incredulità è quel che fa funzionare praticamente tutto. Mentre legge un fantasy, il lettore è disposto a credere che possa esistere la magia. Mentre guarda Die Hard, è disposto a credere che Bruce Willis non si sarebbe dovuto rompere l’osso del collo fin dalla prima scena. Mentre legge Dracula, è disposto a credere che i vampiri esistano. E così via.

La sospensione dell’incredulità non entra in gioco solo per i fatti macroscopicamente falsi. A un certo livello, è indispensabile perché qualsiasi opera di narrativa funzioni, comprese le più realistiche. Ogni narrazione, anche la più documentata, contiene una certa percentuale di finzione.

Non spezzare la sospensione dell’incredulità è uno dei compiti più importanti di chi racconta storie. Per farlo, è necessario costruire un universo narrativo coerente. Coerente, non realistico. Un universo narrativo coerente è un universo che segue sempre le stesse regole, anche se quelle regole sono diverse da quelle dell’universo reale. Per esempio, in Harry Potter i maghi fanno delle magie. Per farle hanno bisogno di una bacchetta, senza bacchetta non fanno magie. Questa cosa viene spiegata molto bene all’inizio del primo libro e se interviene un’eccezione tutti i personaggi si dimostrano molto impressionati.

Questo per quel che riguarda le cose impossibili o palesemente sbagliate. Per le cose improbabili la faccenda si fa più scivolosa.

L’improbabile è una piccozza spacca-sospensione dell’incredulità.

I tuoi lettori possono credere che gli asini volino, ma non che due personaggi che non si vedono da anni si rincontrino per caso proprio quando uno ha bisogno dell’altro.

È assurdo, ma mentre nella vita vera il caso esiste, nella fiction tutto deve avere una spiegazione. Per far digerire ai tuoi lettori una coincidenza devi crearle attorno un vero e proprio tema di riferimento, devi renderla una caratteristica dell’opera.

Poi ci sono le cose improbabili all’interno delle cose impossibili. È un ambito piuttosto trascurato. In teoria, se sei già in una situazione impossibile, dovresti cercare di non renderla anche improbabile. Ma se sei in una situazione impossibile, far digerire l’improbabilità ai tuoi lettori è più facile. Scorretto, forse, ma facile.

Vi faccio un esempio di cui discutevo tempo fa con la mia editor. Parlavamo di viaggi nel tempo. Così, non per lavoro.
Entrambe eravamo molto seccate per i viaggiatori temporali fai-da-te che sopravvivono sempre. Pensateci un attimo. Un tizio del XXI secolo viene sbalzato all’improvviso nel Medio Evo e in tempo zero diventa un famoso condottiero, un importante intellettuale, un eroe.

Certo, le sue conoscenze del XXI secolo lo aiutano, ma…

Siamo onesti, noi tutti sappiamo come funziona una batteria, ma quanti di noi sarebbero in grado di costruirla, dal nulla? E ancora: in teoria sappiamo benissimo che l’acciaio e meglio del ferro e perché, ma saremmo in grado di spiegare il procedimento per ottenere l’acciaio a un medioevale?

Inoltre, quante probabilità avremmo di sopravvivere più di un mese nel 1200, tanto per fare un’ipotesi? Oh, certo, sappiamo come si trasmette la peste, sappiamo che dobbiamo fare attenzione ai topi, sappiamo un sacco di cose… ma se finissimo nel mezzo di una bella epidemia di peste polmonare, per esempio, potremmo fare qualcosa di diverso dal morire orrendamente nella piena consapevolezza che quella è una malattia curabile, anche se non da noi e non in quel momento?

Se il nostro villaggio fosse razziato da un branco di mercenari, sapere chi vincerà la Guerra dei Cent’anni in che modo potrebbe aiutarci a non finire infilzati come maialetti?

Eppure sembrano tutti convinti che un uomo moderno nel Medio Evo sarebbe come un efficientissimo Robinson Crusoe, piuttosto che come uno sfigatissimo ragazzino del Signore delle Mosche.

Perché se nascondi l’improbabile dentro l’impossibile… be’, te la puoi cavare.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. piccan scrive:


    Perchè qui si è aperta una disquisizione sulla distinzione tra ferro e acciaio. Occhio che la metallurgia è un argomento con terminologie precise.😀

  2. CREPASCOLO scrive:

    A volte a noi creativi passa per la testa l’irresistibile impulso – e passa a cento all’ora in contromano sulla corsia di emergenza – di violare regole che conosciamo come la mano della cartomante che ci ha sempre detto che prima o poi avremmo fatto un viaggio per mare nel tempo fino ad un momento in cui avremmo vinto la guerra dei cento anni in un’ora.
    Pensa al mio caro amico ed ex allievo Quent che nel suo famoso Pulp Fiction fa incontrare, per caso, Bruce Willis ed il gigante nero da cui sta scappando dopo averlo ingannato. Il think tank dei suoi ghost writers era dell’idea che nessuno se la sarebbe bevuta – nemmeno Mister Ics , un uomo di idee, come direbbe Tony Curtis in Operazione Sottoveste, che da noi ha suggerito l’idea della nipote di un premier straniero da salvare dale grinfie dei pulotti per evitare un incidente diplomatico – ma io mio sono alzato in piedi e ho ricordato quei due vecchietti di Harry ti presento Sally che avevano vissuto porta a porta x decenni senza incontarsi mai e si erano innamorati da qualche parte in cima al Flatirion bld o whatever a miglia di distanza dal loro quartiere.
    Il Taranta ha sorriso scaleno e inquietante as usual e ha approvato. Quando il film ha sbancato il botteghino, mi ha inviato una statuetta di terracotta di Erripotter con al collo una etichetta con il nome dell’uomo di idee e la baccheta magica infilata in un orifizio dove normalmente non batte il sole. Cattivo ?

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