Dunque, questo post non è sugli aspetti più evidenti di Lucca Comics. Altri ne hanno parlato prima e meglio di me. Non parlerò delle tensostrutture, degli stand, delle mostre, delle audizioni… Inoltre non parlerò di fumetti, tranquilli.

(Ho comprato alcuni grandi fumetti, ma ne discuteremo un’altra volta.)

Non parlerò delle sbornie obbligatorie a piazza Anfiteatro – anche perché, quest’anno, mi sono sottratta a questa consuetudine.

No, signori, questa è una recensione snob della fiera. Ho una certa età, concedetemelo.

Dicevo, quest’anno mi sono sottratta alla pazza folla (snob, capito? SNOB). Sono arrivata a Lucca in treno perché non avevo voglia di sbattermi per trovare parcheggio. Sono arrivata il primo giorno di fiera, tardi, nel primo pomeriggio.

(Sì, quel giorno ho dormito fino alle dieci del mattino, e dunque? Ho bisogno del mio sonno di bellezza.)

Mi ero sottoposta all’inelegante procedura per avere un accredito, quindi sono andata al punto accrediti e ho ritirato il mio pass.
Non inizierò ora a nascondere quanto sono snob: non l’ho fatto per non pagare il biglietto o per dimostrare che sono Una Grande Autrice. Non volevo fare la coda. Punto.

La pigrizia vince su ogni ineleganza. Alla fiera del libro di Torino mi faccio sempre accreditare come autrice per lo stesso motivo: non voglio fare la coda.

Ho girellato, ho visto persone, ho scambiato pettegolezzi e ho ricevuto tutta l’ammirazione dovuta di default alla mia chioma bionda.

Poi ha iniziato a piovere. Sempre più forte.

Ora, le mie ginocchia sono snob quanto me. Non sopportano l’umidità. Ho iniziato a soffrire parecchio e scordatevi che l’abbia fatto in silenzio.

Io e il mio accompagnatore, molto meno snob di me, avevamo il treno del ritorno alle otto e mezza di sera. Pioveva sempre più forte.

La stazione di Lucca non è molto distante dal padiglione principale della fiera. Diciamo un quarto d’ora a piedi. Noi eravamo un po’ più in là. Diciamo venti minuti.

Venti minuti a piedi sotto il diluvio universale con un ginocchio dolorante. Secondo voi, in qualsiasi altra città, che cosa avrebbe fatto una persona viziata come me?

Chiaramente, avrei chiamato un taxi.

Ma a Lucca i taxi non esistono.

(Cioè, tecnicamente sì, ma non ne ho mai visto uno.)

(Aggiungo appositamente per Giovanni Russo, che se no poi si offende, che a Lucca ci sono anche un milione di bellissime cose: le mura, le chiese, il pittoresco centro storico e Giovanni Russo stesso. Però il clima no. Il clima fa davvero cagare e lo sto dicendo io che sono spezzina.)

Come vedete, sono sopravvissuta alla lunga marcia e sono qua a scrivere. Confesso che ho iniziato a star meglio non appena sono stata all’asciutto.

Però.

Cari amici dell’organizzazione lucchese, voi avete creato un magnifico evento: editori, autori, cosplayer, giornalisti, pleb pubblico pagante, pisciatori olimpionici, persino qualche collezionista serio e realmente interessato ai fumetti.

Per questo io vi stimo, davvero.

Ora dovete solo aggiungere una piccola cosa. Siete toscani, lo so, ma potete provarci lo stesso. Un piccolo tocco di classe, che ne dite?

L’anno prossimo, organizzate un servizio di limo. Non sto parlando delle limo lunghe e con il minibar da prima hollywoodiana.

(Cioè, per me sì, grazie.)

No, sto parlando di quei bei servizi limousine che si trovano agli eventi pieni di gente organizzati in posizioni geografiche sfortunate. Taxi, in sostanza. Tanti. Privati. Solo nei giorni della fiera.

(Sono consapevole del fatto che il lucchese medio, durante l’anno, non ha nessun bisogno di un taxi. Ha la sua bici. Sempre e comunque. Ripensandoci, potremmo provare anche con dei risciò.)

Limo che ti portino in stazione senza bisogno che tu anneghi. Che ti portino alla macchina, che hai lasciato più vicino a Pisa che a Lucca perché non c’era parcheggio. Che ti portino al ristorante fuori mura dove ha dovuto prenotare perché quelli dentro le mura sono tutti al completo.

Un esercito di macchine che aspettano i malcapitati autori con le ginocchia delicate.

A pagamento, dico. Mica gratis.

Pensateci, ok? Per l’anno prossimo.

Va bene anche una carrozza, se l’idea delle limo vi sembra troppo moderna. Davvero.

Non chiedo che costruiate una metropolitana (anche se sarebbe un’idea grandiosa). Chiedo solo un minimo di comfort.

Non vi costerebbe niente. Avete già fatto tanto per far uscire la città dal XV secolo per quattro giorni all’anno. I vostri risultati sono molto apprezzati.

Un taxi, semplicemente. Chiedo solo un taxi, ora.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. andrea403 ha detto:

    Queste auto già ci sono, e mi si dice che non costano neanche care, io non le ho mai ussate ma conosco autori che le adoperano regolarmente… si tratta però di un segreto ben custodito.

  2. Nomad ha detto:

    I taxi a Lucca stanno tutti alla stazione. Durante i comics sarebbe impossibile farli circolare all’interno delle mura. E’ già dura per le bici… Sono i mali insiti in strade cinquecentesche 😦

    • sraule ha detto:

      a parte il fatto che, no, in stazione non ci stanno. o, se ci sono, ci sono quando nessuno li vede…
      poi, non dico di farli entrare dentro le mura. non molto. potrebbero stare nelle piazze vicino alle porte.

  3. Kairos ha detto:

    Susanna, grazie per la parentesi che mi hai dedicato. Ti rassicuro sul fatto che non mi sarei offeso, ma di questi tempi non si sa mai 😉

    Quest’anno non ho visto né te né Armando, e se l’ho fatto ero fuso e non mi ricordo. Mi scuso in entrambi i casi, e approfitto per salutarvi ora come si deve. E comunque, nel merito, beware of the Taxi Drivers lobby!

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