I miei amici fumettisti mi derideranno selvaggiamente, quindi facciamo che questo post è per i non-fumettisti, ok? Facciamo che è per quelli che normalmente i fumetti non li leggono.

Quindi, cari non-lettori di fumetti, lasciate che inizi con lo spiegarvi perché i miei amici fumettisti e fumettofili mi derideranno selvaggiamente. Transmetropolitan è un fumetto di culto, è stato scritto da un autore di culto e disegnato da un disegnatore di culto.

Se avete vagamente presente il fanatismo isterico che è in grado di generare un autore come Alan Moore, è il momento che vi rendiate conto che, da anni, nel mondo dei lettori di fumetti è in corso una querelle i cui fondamentali potremmo così riassumere:

– Alan Moore è Dio.

– No, Warren Ellis è Dio.

Il fatto imbarazzante è che sia Alan Moore che Warren Ellis sono atei. Ma, insomma, era per darvi un’idea del livello della discussione. Cioè, in realtà Alan Moore crede in un dio-serpente e in un complesso di idee religioso-quantistiche, ma, in sostanza, considerarlo ateo è più semplice.

Ora, io credo di aver letto il 90% delle opere di Alan Moore e considerato quanto ha scritto e scrive, credetemi, non è poco. Ho letto pochissimo Warren Ellis, non so neanch’io perché.

Comunque, insomma, chissà perché anche di Transmetropolitan avevo letto il numero uno e basta. Pigrizia mentale, probabilmente.

Quando mi hanno dato da tradurre i volumi 4 e 5, quindi, non ero poi molto galvanizzata. Dato che stavo subentrando in corsa a un altro sfortunato traduttore infortunato, insieme ai volumi originali su cui avrei dovuto lavorare mi hanno fornito anche i numeri precedenti, già tradotti dal mio collega.

Quindi, se ve lo state chiedendo, sì, ho letto Transmetropolitan a ufo.

E ho scoperto che è una figata pazzesca (e che sono un’idiota, se vogliamo considerare quest’ultima cosa una novità).

Qua devo fare un’ulteriore precisazione: non tutto Transmetropolitan è già stato tradotto in italiano. Immagino che l’aveste già capito, ma è sempre utile esplicitare, per i lettori disattenti. Fino al volume 3, è già stato pubblicato. Il volume 4 e il volume 5 lo saranno tra poco (da RW Lion), i volumi seguenti, che dovrebbero essere due o tre, non sono ancora in lavorazione (ma immagino che lo saranno presto). In inglese, però, la serie è completa e, ahime, finita.

Ma veniamo al sodo: perché Transmetropolitan è una figata pazzesca.

Immaginate un futuro cyberpunk. Un’immensa città che poi è la New York del futuro. Un’umanità stravagante, geneticamente modificata, assuefatta a ogni droga, perpetuamente connessa. Un’umanità che è sempre la cara-vecchia umanità, però. Alla ricerca di qualcosa: una nuova religione efferata, un nuovo prodotto da consumare, un nuovo tratto genetico usa-e-getta, una nuova filosofia di vita. Un’umanità superficiale e distratta, abulica e affamata, orribile e meravigliosa.

Insomma “noi”, come direbbe Spider Jerusalem.

Spider Jerusalem sarebbe, poi, il protagonista.

Questo tizio qua:

Jerusalem è un giornalista. Un esponente, forse l’ultimo, del gonzo journalism. Un matto su tutta la linea. Un tossico. Un disadattato. Uno che ama la violenza senza motivo. Uno che urla, sputa dal balcone e cammina sui tetti delle macchine. Uno che parla sporco e trova sempre un motivo valido per tirare in mezzo il proprio sperma. Uno che va in giro con uno sciogli-intestino, che è come una pistola, solo che se ti colpiscono ti caghi nelle mutande.

In una parola, Spider Jerusalem è il vicino di casa che non vorresti mai avere.

Scrive una rubrica dal pittoresco titolo “Odio questo posto” per il maggior quotidiano della città ed è una buona rubrica. Una grande rubrica. Una rubrica spacca-culi.

E, specialmente, una rubrica che dice La Verità.

La Verità è un po’ la fissazione di Spider, in un mondo di giornalisti addomesticati e scodinzolanti (vi ricorda niente?) e di notizie la cui vita dura minuti. Per La Verità è disposto a mentire, picchiare, ammazzare, mettere persone nella merda più profonda, spintonare, gettare granate dal proprio balcone, rischiare la vita, vivere alla macchia e, in casi gravissimi ed eccezionali, persino ad ammettere di essersi sbagliato.

Sempre con un ghigno derisorio sulle labbra, senza mai smettere di credere che il sole splenda dal suo buco del culo.

Lui e le sue Immonde Assistenti (Channon e Yelena) sono capaci di tutto.

Questa è la sua auto-presentazione (dal volume 5, in via di pubblicazione):

Ciao, sono Spider Jerusalem.

Fumo. Mi drogo. Bevo. Mi lavo ogni sei settimane.

Mi masturbo costantemente e butto giù dalla finestra il mio seme velenoso e fumante, sui vostri capelli e sul vostro cibo.

Sono il ricco e rispettato autore di una rubrica per un importante giornale cittadino. Vivo con due belle donne nel quartiere più caro e selettivo della città.

Essere un bastardo funziona.

Ok, forse iniziate a capire perché Transmetropolitan è una figata pazzesca. E, sì, questo ha molto, moltissimo a che fare con Spider Jerusalem, il personaggio che avrei voluto creare io. E che, in un certo senso, vorrei essere io. Che noi tutti vorremmo essere.

Ma, se pure Spider regge in gran parte le sorti di questo fumetto, non dimentichiamo il resto. Una storia avvincente e fin troppo realistica sulla società, sulla politica e, specialmente, sulle persone, sugli esseri umani.

C’è una grandissima umanità, in Transmetropolitan. Un’umanità, come ho già detto, orribile e bellissima. Il tipo di umanità, che poi è quella che ci circonda, che ami e odi allo stesso tempo.

Warren Ellis parla di tutto, dei primi e degli ultimi, dei furbi e degli onesti, di quelli che sono carne da cannone e di quelli che del cannone accendono la miccia.

Lo fa con il suo stile unico e incredibilmente fico, con dialoghi scoppiettanti e forsennati e pezzi quasi lirici, di straziante intensità.

Ora, i miei amici fumettisti si staranno tenendo la pancia dal ridere (e sapete benissimo che cosa spero che vi succeda, con tutto quel ridere), ma se qualcuno di voi non ha mai letto un fumetto, un fumetto vero, allora vi invito, vi esorto, vi imploro e, per concludere, vi intimo prepotentemente, di iniziare con Transmetropolitan.

Potreste iniziare anche con qualcos’altro, non dico di no. Potreste iniziare con Moore o con Gaiman. Potreste iniziare con Sfar. Potreste iniziare con Ennis. Potreste iniziare con Abuli. Potreste iniziare con Pratt, che non fa mai male.

Ma se cominciate con Transmetropolitan, poi, in ogni caso, non smetterete più.

Perché certe storie sono virus contro i quali non esistono antibiotici. E ammalarsi è bello.

(PS. imbarazzantemente, è finora che confondo Warren Ellis con Grant Morrison. Ora ho capito molte cose, per esempio perché drogarsi, dopo tutto, fa male.)

(PPS. Mi dicono che l’intero ciclo di Transmetropolitan è uscito in italiano per la PlayPress. Non so se si trovi ancora. Vale la pena cercarlo.)

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. CREPASCOLO ha detto:

    Nel 1996/97 Morrison ed Ellis si fronteggiavano rispettiviamente dalle pagine della famosa JLA con matite di Howard Porter e da quelle di Stormwatch ( superteam ONU della Wildstom di Jim Lee pre acquisizione da parte della DC )con matite di Tom Raney. I due giocavano ad alzarsi la asticella. Runs bellissime, tutte e due. Ti invidio perchè ora puoi recuperate il suo Fell ( poliziesco raccolto in due volumetti ), le sue cose per la Avatar, il suo DOOM 2009, i suoi quattro Thor anni novanta, la sua Excalibur, i suoi Silencers, la sua Auoorithy e le sue celebrate Planetary e Global Frequency ( da cui se non erro è stata tratta una miniserie tv )o il suo RED ( da cui il film con Willis, Mirren, Malkovich e Freeman ). Tanto x cominciare.
    Se conosci Warren, non ti capiterà+ di confonderlo con Grant. Tu sei il libeccio ed io il maestrale /son sempre venti, ma non è uguale ( Ivan Graziani ).
    Morrison ha ammesso che solo ora tende a scrivere e riscrivere le sue cose come si usa nel mondo del cinema in cui ha recentemente lavorato. Ai tempi di Animal Man e Doom Patrol, sperimentava la scrittura automatica e di questa nutriva i suoi fumetti. Nelle sue cose + personali, il viaggio è più interessante del traguardo. Tende a non apprezzare quanto il pastello è stato dentro il bordo della figura da colorare ( Sebastian O ) e si riconosce in robe in cui deborda come Flex Mentallo. La struttura dei suoi plot è ricca di simbologie, ma queste ultime vi precipitano come capita con la pioggia in determinate condizioni meteorologiche: non poteva essere altrimenti. Il suo alter ego nelle storie ( King Mob, Cassandra Nova )vede i fili che partono dalle giunture dei burattini e ” sa ” che tutto è connesso a tutto: il suo Batman è un filo testo tra quello di Adam West nello show camp dei sixties e quello di Frank Miller e non esiste contraddizione.
    Warren ha un controllo di palla maradonico. E’ una spugna ed una antenna come Grant, ma non permette mai alla sua ispirazione di portarlo Là Dove Nessuno Prima Si Era Mai Avventurato, per dirla con James T. Kirk. Mai. Nemmeno nelle sue descrizioni di strana chirurgia Cronemberg-style della serie Strange Kiss con lo stregone in forza alla SAS William Gravel. E’ come se sapesse che quello che scrive può agevolmente essere contenuto ( ridotto ? ) in altri media. Il suo alter ego nelle storie ( Pete Wisdom , Jenny Sparks ) è sempre una barfly che non si prende troppo sul serio, disincantata e pessimista.
    Per me è una buona notizia sapere che i due cartoonists sono là fuori a sognare e condividere.

  2. Michele ha detto:

    Io vorrei aggiungere solo che Transmetropolitan è una figata pazzesca.

  3. Andy Roid ha detto:

    La versione Play Press di Transmetropolitan esiste, ma e’ un’edizione molto criticata per i tanti errori di traduzione, ergo forse e’ meglio pazientare e recuperare tutta la serie di Ellis tramite gli albetti lion

  4. Andy Roid ha detto:

    Si spera. 😉

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