L’ho cercato in internet, ma non c’è. È uscito su Vanity Fair num. 53, con il titolo “50 sfumature di Vanity”.

Sto parlando del racconto di Caterina Cavina che dovrebbe far capire ai lettori che non vogliono cimentarsi con tre mattoni da 500 pagine che tipo di libri siano le Cinquanta sfumature di…

Premettendo che faccio parte di quelli che non vogliono cimentarsi, nemmeno per amore della scienza, questo racconto mi ha sottilmente inquietata.

È molto breve: una ragazzetta delle superiori, vergine, oppressa da una madre ossessiva, scarsamente integrata nel suo gruppo sociale, incontra Lui, bello&dannato, che la soggioga psicologicamente all’istante e ne fa la sua schiava d’amore.

No, fermi. Anzi, ferme. Lo so che alcune di voi sono già pronte a gridare “Ancora? Ancora siamo alla donna sottomessa, all’immaginario erotico della mortificazione e dell’incapacità decisionale femminile?”

Ma non sarebbe giusto, sapete. Ognuno ha l’immaginario che ha. Qualcuna si riconosce nell’adolescente titubante che ha bisogno dell’ uomo “forte”, ecc. Qualcuna non si riconosce e a vedere la ragazzina strapazzata quasi è contenta. In una-due sfumature di contentezza, non di più.

Il dominio del Bello&Dannato su questa frana di adolescente si estrinseca in una serie di ordini molto alla Secretary. Che cosa mangiare, che cosa indossare, come truccarsi.

“Ah, vabbe’, allora…” borbotta qualcuna che ha apprezzato Secretary.

Ancora sbagliato. Le tecniche sado sono quelle di Secretary, la risposta maso è quella di Twilight. (Di quello, sì, ho letto quasi 200 pagine e ho anche visto il primo film.)

Cioè, più o meno: “Bella!” – “Oh, Edward…”

O anche: “Suki!” – “BLL?”

Comunque. L’ultimo ordine del Bello&Dannato è di andare a scuola con il rossetto. L’immaginario erotico del Bello&Dannato è quello del Tempo delle mele, ché di modernità si muore.

A dire il vero, il Bello&Dannato è l’apoteosi del maschio con i pantaloni – e anche con la canottiera macchiata di sugo, della partita con gli amici e della birra davanti alla tv. Insomma, i trasgressivi ordini del Bello&Dannato non sembrano molto diversi da quelli della mamma ossessiva, tranne che, al contrario di quelle della mamma ossessiva, le sue motivazioni sono solidamente misogine.

Mia madre mi chiama. «Anna! Sveglia». So già che cosa mi aspetterà. La colazione. Ma devo mangiare, lui non mi vuole così magra.

Ed ecco l’eterno, doloroso dilemma delle donne: Oh-mio-Dio, sarò troppo magra?

Eh, sì, nella nostra società sono problemi che una si pone di continuo. Voglio dire: osservando le forme giunoniche, boteriane, di top model e attrici, è chiaro che una troppo magra si sente inadeguata.

Qua è dove ho iniziato ad avere il sospetto che Caterina Cavina ci stesse prendendo per il culo alla stragrande. Una che ha scritto un libro dal titolo Le ciccione lo fanno meglio ne saprà qualcosa, no?

Ma forse lo sfottò era un po’ troppo subliminale, perché l’immagine che ho avuto era quella del marito che dice “Mangia, ché mi piacciono le donne con le curve!” per poi darsi all’amplesso animalesco con la collega anoressica.

Insomma, il Bello&Dannato ha tutti gli stigmi del Maschio Medio, nell’accezione più degradante del termine.

Torniamo al rossetto. Naturalmente, Anna ha solo dei rossetti da bambina. Per il suo Lui vuole sfoggiarne uno da Donna Vera. La madre – essere malvagio – non si trucca, ma ha un paio di rossetti ben infrascati in camera da letto. Voilà, Anna lo sgraffigna e se lo mette mentre va a scuola.

Cocente delusione.

A Lui il rossetto non piace. Le manda un sms categorico:

«Non mi piaci, sei volgare, hai due labbra stupende, non le devi trattare così. Ti farò vedere come si trattano delle belle labbra».

Al che, già immagino le vostre grida: “Ancora? Ancora permettiamo a un uomo di dirci che cosa è volgare? Ancora gli permettiamo di farci vedere lui?”

E il Bello& Dann nostro Maschio Medio ci fa vedere.

E lo fa. Ma non come spero io. Durante la ricreazione lo vedo baciare Clara. Rimango ipnotizzata dalle sue labbra, da come si muovono. Ma anche una furia cieca mi prende, mi sento ferita, umiliata, offesa.

“Evvai!” vi sento gridare. “Finalmente quella sottospecie di Maschio Medio avrà quel che si merita!”. Ma no.

Insulto mentalmente Clara, mia madre e i suoi rossetti dozzinali.

Ah, ecco. Ci sembrava strano. Lui non può venir messo in discussione. È troppo Bello&Dannato, il caro Maschio Medio. No. Meglio prendersela con la femmina di turno. L’amica, la mamma.

L’amica è chiaramente una zoccola (offesa delle offese), perché, si sa, se lui mette le corna a lei è sempre colpa dell’Altra. Mai di lui. Mai, al limite, di lei. No, no, c’è sempre l’Altra, quella puttana (offesa delle offese). Se non fosse per l’Altra, lui e lei vivrebbero in uno spot del Mulino Bianco.

Poi, naturalmente, c’è il rossetto dozzinale (colpa della madre, che non ha gusto – offesa delle offese). Sulla dozzinalità del prodotto siamo sicure, abbiamo il parere dell’esperto: il Maschio Medio. Perché scomodare Diego della Palma, quando c’è un arbiter elegantiarum proprio lì, dietro l’angolo?

Uno la cui idea di eleganza è… indovinate? Esatto: “Mettiti la gonna più corta che hai”.

Ma non preoccupatevi. Quest’uomo sembra un perdente, ma in realtà è…

«Ti prego, guariscimi il cuore», dice.

«Guariscimi il cuore».

«No, quello lo chiedo io a te».

…un paraculo! Sì, signore, siamo ancora lì, avete ragione voi. Alla sindrome della crocerossina. Lui è un idiota e uno sfigato, ma io lo guarirò, perché l’unica cura per l’idiozia è l’amore!

Ok, a questo punto (la fine) ero assolutamente sicura che Caterina Cavina ci stesse prendendo tutte per il culo. Che questo racconto fosse scritto apposta per dimostrarci l’idiozia di certa letteratura. Insomma, per farci aprire gli occhi.

Certo, continua a essere un po’ troppo subliminale. Qualche ragazzina potrebbe persino prenderlo sul serio. Ma, no,, vero?

È impossibile.

Non viviamo più in quel mondo lì, no? Il mondo in cui la colpa è dell’Altra e il ganzo ci dice come vestirci, il mondo in cui dobbiamo salvare lo stronzetto di turno dalla sua stessa misoginia, il mondo in cui l’unica fantasia accettabile per una donna è quella di essere una pasciuta e sottomessa madre di famiglia, con maritino fedifrago a carico…

Non esiste, vero? Non c’è più.

Ora viviamo in un mondo in cui a una può piacere farsi sculacciare o sculacciare, fare sesso o non farlo, avere rapporti anali o non averli, travestirsi da infermiera o da sergente delle SS, farsi legare o legare, stare in una coppia chiusa o in una coppia aperta, fare l’amore con lo stesso uomo per tutta la vita o con uno diverso ogni sera (e nessuno le darà della puttana – che poi non è un’offesa).

Giusto?

Sì, è così.

Ne sono sicura.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Marta Pony scrive:

    Grandissima, mi è piaciuto tantissimo questo tuo post…e trovo un senso fortemente sarcastico alle tue parole. Dimmi che è così, che non ce l’ho visto soltanto io 😉

  2. Luca Bonisoli scrive:

    Sai, Susanna, in qualità di portatore del cromosoma “Y” trovo che quel racconto non sia offensivo solo nei confronti delle donne.
    Il Bello&Dannato la sua parte di brutta figura la fa pure lui, nel senso che rappresenta uno stereotipo tutt’altro che lusinghiero per il genere maschile…
    anche se d’altra parte, essendo ambientato in un liceo, forse (sono troppo vecchio per esserne sicuro) le ragazzine perdono DAVVERO la testa per i ragazzi Belli&Dannati. Chi lo sa…

    • sraule scrive:

      Mah, il B&D è un evergreen, certo che di ragazzine così spero non ce ne siano molte, via. Le mie nipoti di certo non lo sono. Anzi, credo che il B&D di questa storia non sopravviverebbe a un incontro con la mia nipote grande.

  3. Paolo Raffaelli scrive:

    Madonna che tristezza. E comunque fare la “vittima” paga, sempre o quasi (è impressionante, quasi da non crederci), però la prima vittima sei te (maschio), ché da una relazione che parte in quel modo vorrai uscire il giorno dopo e te la trascinerai per anni (perché magari pensi di non essere proprio uno stronzo).

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