Noi donne, dobbiamo adattarci al ruolo di cani da guardia. Non possiamo rilassarci un minuto. Dobbiamo stare sempre sul chi vive, attente a non lasciare che quanto abbiamo ottenuto venga spedito velocemente in vacca.

Dico “noi donne”, ma forse dovrei dire “noi persone pensanti”, o “noi società civile” o anche solo “noi persone” – sarebbe una bella provocazione.

La generazione precedente alla mia ha lottato duramente per ottenere delle leggi in difesa delle donne (e, lo ribadisco, della società civile tutta). Alla mia generazione viene negata anche la soddisfazione della tenzone diretta, perché i tentativi di disfare quanto è stato fatto seguono le rotte serpignose tanto care alla contemporaneità.

Parlo della legge 194, ovviamente, e non ne parlo, purtroppo, per la prima volta.

Viviamo nel 2012. Nel 2012 la maggior parte della gente ha capito che in una società moderna non si può vietare l’aborto, come se fossimo nel Medioevo e che su un argomento come questo fare una bella inversione a U è impossibile.

Nessuno vuole che rifiorisca il mercato degli aborti clandestini, con i conseguenti rischi sociali. Nessuno lo vuole… a parole.
Nei fatti, la legge 194 è costantemente a rischio.

In modo molto italiano, si cerca di aggirare l’aggirabile, per vedere se si può rendere lettera morta senza dichiararlo esplicitamente.

Una premessa: non ritengo la legge 194 del 1978 una legge perfetta. Non la è. Sono, tuttavia, fermamente contraria a un suo riesame perché, nel clima politico attuale, finirebbe per smantellarla. E visto che i tentativi di smantellare questa legge non sono mai mancati (si veda il referendum abrogativo dell’81, che sarebbe stato solo il calcio d’inizio di una guerra molto più sotterranea e subdola) non mi sembra il caso di correre il rischio.

Di rischi ne corriamo già molti. Il primo è questo.

Il fenomeno dei medici obiettori di coscienza non è certo nuovo, ma sta assumendo dimensioni ciclopiche, da vera e propria emergenza.

Non dimostriamoci ingenui: quell’80%, talvolta 90% di ginecologi obiettori non è composto da animi sensibili. È in larga parte composto da medici che si dichiarano obiettori per motivi politici. Per capire come funziona, basta osservare senza paraocchi la normalità degli ospedali italiani.

Negli ospedali italiani, normalmente, i primari hanno una sponsorizzazione politica di qualche tipo. È triste? Sì, lo è. Moltissimo. Però è anche vero.
Se il primario ha una sponsorizzazione politica, i medici del suo reparto tendono a seguirlo in modo quasi naturale. Chiamatela, se volete, autoconservazione.

Gli stessi medici, poi, non avendo nessun forte motivo etico per essere obiettori, non avranno problemi a praticare un’interruzione di gravidanza altrove. Magari nel privato. Magari a pagamento.

Anche meglio, no?

All’interno di questa maggioranza di obiettori ipocriti, avidi e opportunisti, però, c’è probabilmente una minoranza di medici autenticamente convinti che interrompere una gravidanza sia “male”.

Questa minoranza, sebbene più giustificabile da un punto di vista umano, è anche infinitamente più preoccupante. In sostanza, stiamo parlando di persone che hanno studiato 10 anni (come minimo) sotto la bandiera della scienza e poi hanno deciso di seguire quella della superstizione – o, se volete, della religione; dimostratemi qual è la differenza.

Già a dicembre 2011, Stefano Rodotà chiariva esaurientemente la questione.

Tra l’altro, affermava:

«Quando la legge è stata approvata la clausola dell’obiezione di coscienza era ragionevole e giustificata: i medici avevano iniziato la loro carriera quando l’aborto era addirittura un reato ed era comprensibile che alcuni di loro opponessero ragioni di coscienza. La legge 194 ha saggiamente raggiunto un difficile equilibrio tra il diritto dei medici a non agire contro la propria coscienza e quello della donna a interrompere la gravidanza. Oggi però chi decide di fare il ginecologo sa che l’interruzione di gravidanza è un diritto sancito dalla legge, che rientra nei suoi obblighi professionali e non è più ragionevole prevedere una clausola per sottrarvisi».

Gli obiettori “sinceri”, dunque, sono come minimo professionalmente mal indirizzati, come massimo, delle persone che hanno capito ben poco dei propri studi o che hanno deciso di non capire.

Noterete come tutto questo abbia ben poco a che fare con i temi pro-choice o pro-life e come abbia molto a che fare, invece, con l’applicazione o la non-applicazione di una legge dello Stato Italiano.

Alla questione “è giusto avere la possibilità di abortire?” è già stata data risposta con la Legge 194 e quella risposta è: secondo lo Stato Italiano, sì.

Un privato cittadino può essere d’accordo o meno, ma la legge dice chiaramente che, sì, si può abortire. Se pensa che sia sbagliato può indignarsi forte o trasferirsi in Iran.
Tranne che, ops, anche in Iran in determinati casi si può abortire. E, comunque, si abortisce un sacco.

Dunque, la legge è chiara. I cittadini hanno scelto, chi non è d’accordo ha tutto il diritto di protestare, ma non di violare la legge.
Aggiunge Rodotà, a scanso di equivoci:

«Già oggi gli ospedali non possono trincerarsi dietro la scusa di non avere medici disponibili a effettuare le interruzioni di gravidanza perché questo è un servizio che deve obbligatoriamente essere fornito, come previsto dall’articolo 9 della legge 194, e le strutture che non lo garantiscono possono essere considerate responsabili sotto il profilo civile e penale».

Arriviamo così al nocciolo della questione, che è stata recentemente risollevata con la campagna Il buon medico non obietta.

Un medico obiettore di coscienza, invece che un servizio, fornisce un disservizio. Se gli obiettori sono tanti, tipo l’80 o 90%, il disservizio diventa un autentico rischio per la salute delle persone, come abbiamo già visto.

Immaginate di richiedere una mammografia perché sospettate di avere un tumore al seno. Chiaramente, il tempo è di vitale importanza. Immaginate che tutti i radiologi del vostro ospedale siano tettofobici e che pertanto abbiano obiettato verso le mammografie. Dovreste andare in un altro ospedale (e perdere tempo vitale) o andare nel privato (e perdere soldi).

E, probabilmente, querelereste il vostro ospedale. Sosterreste che in una struttura pubblica deve esserci almeno un medico non tettofobico. Anzi, sosterreste che tutti i medici radiologi devono essere in grado di interpretare una mammografia, perché è Il Loro Cazzo Di Lavoro.

Con le interruzioni di gravidanza, questo semplice ragionamento non è più così ovvio. Perché se una donna desidera abortire viene maltrattata, stigmatizzata, ignorata e fatta sentire in colpa. Così che non possa più aprire bocca per difendere i propri diritti.
Sanciti, vorrei ripeterlo ancora una volta, dalla legge.

Il messaggio, implicito solo fino a un certo punto, è: “Vuoi abortire? Vergognati”. Da cui consegue: “Non puoi pretendere che i tuoi diritti vengano rispettati, perché sei una persona empia”.

Come se, anche fosse, una persona empia non avesse diritti.

È inoltre da notare come i ginecologi siano gli unici medici a poter obiettare. Non gli unici professionisti, perché ci sono anche i farmacisti, che possono rifiutarsi di venderti una pillola del giorno dopo regolarmente prescritta.

Tolte queste due categorie, nessun altro professionista della salute può obiettare.

Se un pedofilo chiede di fare dei colloqui psicologici in un servizio pubblico, gli psicologi non possono “obiettare”.

Se un chirurgo deve trapiantare il cuore a un assassino recidivo, non può “obiettare”.

Se un eroinomane in overdose chiede (be’, magari fa chiedere a qualcun altro) in farmacia del naloxone, il farmacista non può “obiettare”.

Perché È Il Loro Cazzo Di Lavoro.

Ti fa impressione il sangue? Non fare il chirurgo. Ti fanno impressione gli agorafobici? Non fare lo psicologo. Ti fanno impressione gli organi sessuali maschili? Non fare l’andrologo. Ti fanno impressione i vecchi? Non fare il geriatra. Ti fanno impressione i cani? Non fare il veterinario. Ti fanno impressione gli ortaggi? Non fare il verduraio.

È così semplice.

Io non posso scegliere di avere solo pazienti colti, simpatici e con problemi psicologici di poca importanza; perché un ginecologo può scegliere di assistere solo neo-mamme felici?

Forse c’è qualcosa che non va.

Noi donne, no, noi persone pensanti, no, noi cittadini civili, no, noi persone continuiamo a fare la guardia.

Se necessario, con i denti scoperti.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Baker Street Boy ha detto:

    Ora leggo tutto l’articolo, volevo solo dire.. perché non ne riparliamo?
    RIPARLIAMONE!!!

    E comunque, dì pure TUTTA LA SOCIETA’ CIVILE.. purtroppo, c’è ancora qualcuno che pensa che dobbiamo per forza rassegnarci a delle leggi tribali scritte 3000 anni fa..

  2. Stefano ha detto:

    Ti quoto su tutto, ma su una cosa la penso diversamente da te. Se un medico (o un farmacista) obbiettano sulla base di una sciocca superstizione come la religione (qualunque religione), allora il tuo discorso fila perfettamente. Tali figuri andrebbero radiati dagli albi professionali.
    Tuttavia, un medico – per quello che ne so io – può anche obbiettare in base all’etica medica, che dice: primo, non nuocere. Quando l’aborto non è terapeutico, se il kmedico interpreta il feto come un essere vivente (umano), ha l’obbligo etico di non nuocergli.
    Certo, si può discutere, e credo senza fine, su cosa sia un feto, a che giorno o mese dioventi un “umano”, ecc. Certamente però, specialmente quando l’aborto viene praticato con un feto già in parte formato, posso acneh capuire chi obbietta per motivi etici (non per superstizione, chiaramente).
    Ovviamente, in questi casi, gli ospedali devono fornire comunque il servizion, è ovvio.

    • sraule ha detto:

      Mah, l’embrione diventa feto all’ottava settimana, quindi dopo 2 mesi circa. Non mi risulta che ci siano medici che si rifiutano di praticare l’interruzione di gravidanza solo dopo questo periodo. Mi risulta (dimmi se sbaglio) che si rifiutino tout court. Questo mi dice che o non hanno studiato bene la loro stessa materia o si basano su qualcos’altro, che non è scienza o medicina, ma è… inserisci qua la tua definizione preferita.

      • Stefano Martellos ha detto:

        Ti dirò, dopo aver lasciato il commento precedente, ne ho discusso a lungo con mia moglie, che è medico (non ginecologo, si occupa di trapianti di midollo). Anche lei ritiene che, a parti pochi casi di “superstizione”, la maggior parte dei medici, analizzando la cosa da punto di viste prettamente etico (nel senso, beninteso, di etica medica), non può non evidenziare un conflitto. Questo conflitto non c’è, o è molto attenuato, nel caso dell’aborto terapeutico (caso in cui viene anteposta la salute della madre a quella del feto/embrione).

  3. sraule ha detto:

    Non so se ho capito bene che cosa intendi tu per etica. Qualcosa tipo “questo embrione potrebbe, se lo lascio lì dov’è, crescere e diventare un bambino, quindi mi rifiuto di rimuoverlo”?
    Al di là del fatto che è una logica un po’ capziosa, l’idea di tutta questa eticità si scontra con il fatto che ogni remora etica sembra magicamente scomparire nel privato, almeno per una maggioranza dei casi.
    Sarà forse un po’ troppo indulgente verso i suoi colleghi, tua moglie?

    • Stefano Martellos ha detto:

      LOL! Se la conoscessi, diresti tutto di mia moglie, tranne che è indulgente….
      Per etica intendo esclusivamente l’etica medica, ovvero l’obbligo di non nuocere. In questo senso, se ci pensi, praticare un aborto significa nuocere al feto/embrione, ergo è contro l’etica medica.
      Detto questo, gli ipocriti che tirano fuori l’etica nel pubblico, e la cancellano per denaro nel privato fanno di molto schifo, e per tale comportamento, IMHO, andrebbero anche radiati (pia illusione…. :-D)

      • sraule ha detto:

        Ah, ok. Ma così torniamo al punto di partenza: la legge italiana dice che eseguire un’interruzione di gravidanza non è “nuocere”. Se loro sono di un’idea diversa possono scegliersi un altro mestiere, perché se obbiettano privano i cittadini di un servizio che la legge garantisce loro.

  4. Stefano Martellos ha detto:

    Il tuo ragionamento è adamantino, non fosse che legge ed etica non sono la stesso cosa, ed a volte possono confliggere. Un esempio: la legge disciplina il diritto di sciopero, garantendolo a tutte le categorie. Tuttavia, un medico non può mai scioperare veramente, visto che ha l’obbligo etico di garantire assistenza ai pazienti che sono sotto la sua responsabilità. Per inciso, se mia moglie (porto un esempio che conosco) scioperasse veramente, potrebbe anche essere radiata dall’albo, oltre che andare incontro a conseguenze penali pesanti.
    Inoltre, se per ipotesi una madre chiedesse di abortire, e il suo desiderio, contrario a quello del padre, venisse esaudito, TEORICAMENTE, il padre potrebbe citare il medico all’ordine per violazione del codice etico, e chiederne la radiazione.
    Certo, poi vedere un ordine che “nuoce” ad un suo affiliato che ha violato il codice etico, ma ha obbedito alla legge, sarebbe tipo un segno dell’apocalisse….. 😀

    • sraule ha detto:

      Scusa, puoi citare la fonte per quel che riguardo questa affermazione: “se per ipotesi una madre chiedesse di abortire, e il suo desiderio, contrario a quello del padre, venisse esaudito, TEORICAMENTE, il padre potrebbe citare il medico all’ordine per violazione del codice etico, e chiederne la radiazione.”?
      Non credo sia così, ma direi che l’onere della prova spetta a te, a questo punto.
      Il resto del tuo commento è un replay delle argomentazioni esaminate nel post, quindi conosci già perfettamente la mia opinione.
      Il non-diritto di sciopero dei medici è una prova a favore delle mie argomentazioni: il servizio non dovrebbe, in teoria, mai essere interrotto.

  5. sraule ha detto:

    Ah, e, nella stessa frase, quella non è una “madre”, è una donna incinta. Scusa per la pignoleria.

    • Stefano Martellos ha detto:

      LOL! My bad, hai ragione. Donna incinta è più corretto.
      Per la fonte, era solo un ragionamento che ho fatto con mia moglie discutendo. Era una caso estremo e puramente ipotetico, ma che faceva leva sul fatto che etica (medica, come detto) e legge dicono a volte cose diverse, anche opposte.
      Sul “non-diritto” di sciopero ed il servizio che non dovrebbe mai essere interrotto…. Da un punto di vista hai ragione, in una società moderna, pagando le tasse io “acquisto” il diritto a delle prestazioni, che quindi mi dovrebbero essere fornite senza soluzione di continuità. Di fatto, questo avviene per quelle sanitarie. Ma a qu8esto punto dovrebbe essere lo stesso per tutti i servizi…. Altrimenti crei lavoratori si serie A, che possono scioperare interrompendo i servizi, e lavoratori di serie B, che possono scioperare nominalmente, ma senza interrompere i servizi (ergo, non scioperando affatto). Ma questo, ovviamente, è un altro discorso

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