Continua la serie dei post nerd, almeno apparentemente. Tra l’altro, è agosto. Che cos’altro volete, ad agosto, i temi esistenziali?

No, ecco. Un bel post su Doctor Who ci sta benissimo.

L’altro giorno parlavo con una mia amica che abita in Inghilterra da dieci anni e con il suo ragazzo, che in Inghilterra ci è proprio nato. Nessuno dei due grande estimatore di Doctor Who (e quindi, a casa mia, in serio pericolo).

Secondo la mia amica è una serie demenziale, infantile, boh. Ho i brividi solo a riportare quest’opinione. Il suo ragazzo, più moderato, l’ha definita “molto britannica” e ha borbottato qualcosa sul fatto che la vedeva da bambino.

A quel punto, ovviamente, mi sono lanciata in un’ardente perorazione dei meriti del Dottore, ma senza grandi risultati. Doctor Who è una di quelle cose che o ti piace o non ti piace, senza vie di mezzo. Per guardarlo devi entrare in uno stato d’animo preciso, più o meno lo stato d’animo di un ragazzino di dodici anni. Se entri in quello stato d’animo, la dipendenza è assoluta e immediata, se non lo fai, ti ritrovi a sparare oscenità come quelle della mia amica.

Io sono in quello stato d’animo almeno dieci ore al giorno.

Detto questo, sono anche una sceneggiatrice. Non è secondario, perché, se non bastasse la sensazione “Oh, fiiico” da ragazzina dodicenne, un altro motivo per cui adoro Doctor Who è proprio la sensazione “Oh, fiiico” da sceneggiatrice.

Per uno scrittore, Doctor Who è un giocattolo meraviglioso, uno dei più belli mai concepiti.

Per prima cosa, è fantascienza. Tutti sanno che “fantascienza” è una categoria quasi priva di senso. Tutto può essere fantascienza e dentro la fantascienza puoi mettere tutto.

Meglio ancora, Doctor Who è una serie sui viaggi nello spazio-tempo. Praticamente non ci sono limiti. In una puntata puoi parlare di un olocausto nucleare e in quella successiva della fatina dei denti. Puoi parlare del Medio Evo e del Futuristico Impero dei Robodonti. Della Germania nazista e dei Maia. Semplicemente, non ti è precluso niente.

Le implicazioni sono notevoli: per cominciare, puoi avere uno Twilight Zone con una vera continuity, se vuoi.

Puoi modulare ogni stagione in modo da affrontare una tematica da diversi punti di vista.

Puoi continuare all’infinito e lavorare con la ret-con quando vuoi.

Non è un caso che molti dei fan più sfegatati della serie siano addetti ai lavori.

C’è poi il personaggio. Ovviamente, anche qua funziona il punto di vista “ragazzino dodicenne”. Dal punto di vista del ragazzino dodicenne, il Dottore è… whoa!

Dal punto di vista dello sceneggiatore, d’altronde, il Dottore è “super-whoa”. Un sogno bagnato – e indipendentemente dalle caratteristiche fisiche dell’attore di turno.

L’idea geniale alla base di tutto è ovviamente quella della rigenerazione. In tutte le altre serie, se cambi attore devi ricorrere a una forzatura di qualche tipo: una plastica, un cambio dimensionale, uno stratagemma più o meno credibile.

Il Dottore, invece, si rigenera. Cambia completamente nell’aspetto e puoi modificare un pochino anche il suo carattere. Lo spettatore ha una Novità, ma ha anche il suo vecchio Dottore.

Inoltre, fatto non trascurabile in una serie così lunga, puoi avere un protagonista sempre giovane. Pensate a Beautiful (o anche no, vi capirò): Ridge ormai è di plastica, solo le fan più integraliste lo trovano ancora sexy, a tutti gli altri sembra solo inquietante. E in Beautiful il tempo passa, anche se lentamente. Una serie in cui il tempo non passa, molto semplicemente, non si potrebbe fare. A meno che… naturalmente, volendo, Doctor Who potrebbe.

Come dicevo: super-whoa.

Il personaggio del Dottore risolve anche un sacco di altri problemi. È vecchissimo, per cui può sapere tutto quello che vuoi, o quasi.

D’altronde, l’Universo è infinito, quindi ci sarà sempre qualcosa che anche il Dottore non sa.

Vedete come tutto gira perfettamente?

Vuoi cambiare i comprimari? Puoi. Vuoi far tornare un comprimario? Puoi, senza problemi. Il tempo per lui/lei è passato e puoi utilizzare l’attore che hai utilizzato vent’anni prima senza farlo passare attraverso otto ore di trucco.

Poi, naturalmente, c’è il folklore della serie. I nemici ricorrenti, il Tardis.

Con i nemici ricorrenti puoi fare – ancora una volta – quello che vuoi. Si adattano in modo fluido a tutte le epoche, a tutti gli universi narrativi. Sono antagonisti plastici.

Anche il Tardis si trasforma, all’interno. Puoi cambiare il set ogni volta in cui ti va.

All’esterno no. È un elemento statico, riconoscibile.

Volendo, gli sceneggiatori potrebbero cambiarne anche l’esterno senza il minimo problema. Lasciarlo costantemente a forma di cabina blu è una scelta del Dottore, che ha deciso di non riparare un certo pezzo camaleontizzante.

Se hai bisogno di un Tardis silenzioso, puoi fare anche quello. Il tipico rumore del Tardis in arrivo è dovuto al freno tirato. Volendo, può essere perfettamente silenzioso (ma chi vuole?).

Potrei continuare così per qualche ora, dimostrando come ogni piccolo dettaglio funzioni perfettamente, come ogni pezzo del meccanismo sia intelligentemente concepito.

Ma poi, alla fine, non conta. Anche questo è stupefacente. Quello che conta è quel sentimento da ragazzino di dodici anni che dice “Oh, fiiico”. Tutto il resto sono tecnicismi da sceneggiatori.

Se sei uno sceneggiatore, guardando Doctor Who hai un brivido di goduria, è vero.

Ma se riesci a fare “Oh, fiiico” come un dodicenne, finché dura sei praticamente il padrone del mondo.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Michele ha detto:

    Non sei l’Whonica in questo curioso Whoniverso. Un altro “Whoista” sfegatato è Antonio Serra. E’ uno che del dottor Who può scrivere il Whos’Who. E’ praticamente un Wholtras 🙂

  2. Michele ha detto:

    Già. Ma ho il sospetto che fosse un seguace di Who anche prima di diventare sceneggiatore… comunque, due settimane fa era lì che piangeva calde lacrime sulla crisi della BBC, che ha prodotto tagli (di budget) a catena su tutte le serie, Dr Who compresa…

  3. CREPASCOLO ha detto:

    The Doctor is in. What’s up Doc ?
    Con tutta la simpatìa che posso provare per il Regno Unito – cibo e clima come sarebbero anche qui e ora e per sempre, sotto la Madonnina , se dipendesse da me – capisco che gli inglesi provino un sentimento di odio/amore per il cronoturista che una volta sembra Harpo Marx e quella dopo un personaggio del primo Igort o di Seba Vilella.
    Brit è un modo di vedere il mondo. O sei brit o sei altro. Io sono nato per errore fuori dai confini suoi – parafrasando i New Trolls che parlavano però degli States – ma sono perfettamente sincronizzato con il John Self di Martin Amis ed il John Costantine di Alan Moore. Una manica di ex colonialisti sulla Manica , ripieni di rancore verso un mondo che li vuole fuori dall’India e dentro l’Euro, così fieri della loro logica che il loro eroe letterario + famoso ti guarda un attimo e deduce che sei tornato, da poco, dal territorio afgano. Un’isola di iconoclasti che oscillano tra 007 e Mr Bean, rendono un fenomeno planetario lo stramaledetto maghetto e contrappongono a Indy Jones la loro Bridget.
    Doctor Who muore, evviva Doctor Who ! La BBC sta pensando di tagliarlo (ancora ! ), ma tornerà in una formula che piacerà alla generazione cresciuta con Grant Morrison e Pete Milligan.
    Il nuovo dottore sarà la Fata dei Denti, un metrosexual afflitto da personalità multiple e da una mogliettina immortale che ricorda la Mildred che angariava George in un vecchio serial. Lascerà il suo trentesimo secolo convertendosi in dati e scivolando tra le stringhe della teoria che va tanto x la maggiore. Arriverà nel ventiduesimo secolo dove si innamorerà di Michela della Serra, una forma di ibrido umano e vegetale che vive per realizzare i suoi sogni bagnati di amazzone insaziabile.

    Il dottore, per soddisfarla, si prescriverà il Tardis, un farmaco che è molto comune nel suo tempo, ma sconosciuto nella Nuova Era dell’Acquario.
    Una eternità trascorsa sperimentando la fotosintesi clorofilliana in due. Trasmesso non proprio in prime time…

  4. Massimo Luciani ha detto:

    Ho visto “Doctor Who” per la prima volta quando il Quarto Dottore arrivò brevemente anche in Italia e non me ne sono mai più staccato, un po’ come Elton nell’episodio “Love & Monsters”. 🙂

  5. sraule ha detto:

    è bello trovare altri drogati 🙂

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