Mi piace pensare di essere una persona abbastanza adattabile, ma forse mi sbaglio. Ieri pomeriggio, nello specifico, ho avuto un’esperienza che mi ha portata a rivedere questa opinione.

Tornavo da Modena, dopo il Premio Zocca Giovani del giorno precedente. Ora, la linea ferroviaria Bologna-La Spezia è una delle più disgraziate in circolazione. Ci viaggiano praticamente solo regionali. Per arrivare da Modena alla Spezia (e vice-versa) ci vogliono come minimo 3 ore, laddove in macchina ne basta una e mezza.

Comunque, conoscevo quella linea, quando ho deciso di percorrerla.
Salgo a Modena su un regionale in orario, privo di aria condizionata, ma amen.
Arrivo a Parma, dove, in teoria, dovrei salire su un altro regionale per La Spezia. Guardando sul monitor delle partenze noto che il mio treno è sul binario “PE”. Mi gratto il cucuzzolo, pensierosa.
Vorrà forse dire “binario Primo Est”? Mi pare una dicitura un po’ bizzarra, ma non più bizzarra di altre cui Trenitalia mi ha ormai abituata.
Pochi minuti dopo, in ogni caso, il rebus viene svelato. “PE” significa “Piazzale Esterno”.

In che modo un treno può partire dal piazzale esterno di una stazione, vi chiederete voi? Molto semplice: non è un treno. È un pullman, di quelli per le gite organizzate.

Il regionale su cui viaggiavo era affollatissimo. Una buona parte dei passeggeri doveva proseguire verso sud. Ergo, la fila di persone fuori dal pullman era interminabile.

Inoltre, il pullman avrebbe dovuto fermarsi in tutte le fermate previste dal regionale di cui faceva le veci, diciamo così. Quindi, dato che le fermate erano moltissime, avrebbe dovuto uscire praticamente a ogni casello autostradale tra Parma e La Spezia.

Bisogna inoltre notare che io avevo scelto di usare il treno proprio per non passare dalla Cisa durante il periodo estivo, periodo in cui si riempie di vacanzieri incolonnati.
Il pullman sostitutivo, quindi, stracolmo e privo di toilette, ci avrebbe portati fino alla Spezia in non meno di tre ore (stima mia, e per difetto).

La gente saliva con aria bovina, chiedendosi “mah, chissà che cos’è successo”, ma non troppo forte.

Ora, sarò forse una persona difficile, ma io, su quel pullman, non avevo nessuna intenzione di salire. La sostituzione non era stata preannunciata ai viaggiatori in alcun modo, i tempi di percorrenza triplicavano e il comfort, già scarso, di un regionale diminuiva ulteriormente.

Vado in biglietteria e chiedo spiegazioni al personale. La signora allo sportello non sa dirmi perché il treno sia stato sostituito, ma ci tiene a precisare che non posso chiedere il rimborso del biglietto, dato che il torpedone, là fuori, è a tutti gli effetti UN TRENO.

Le rispondo che anche le mie scarpe sono a tutti gli effetti yacht, se le butti in mare, ma la signora non coglie.

Inizio a cercare una soluzione alternativa. Per una volta lo smart-coso mi è utile. C’è un comunicato in pdf assolutamente incomprensibile che vaga nella rete, in cui dicono “eh, forse dei treni saranno in realtà autobus”. Non è sul sito di Trenitalia. È lì, sul web. Per trovarlo basta che tu sappia che il tuo treno è stato sostituito con un autobus, ecco.

Vedo che c’è un treno per Pontremoli, un paese a circa mezz’ora di macchina dalla Spezia. Ovviamente non posso sapere se partirà, ma sul monitor c’è scritto “binario 1”, il che mi fa ben sperare. Arriverei solo con un’ora e mezza di ritardo, ovviamente facendomi venire a prendere in macchina a Pontremoli da un baldo volontario.

Il treno effettivamente esiste e parte anche. C’è persino l’aria condizionata. Certo, nella carrozza accanto alla mia PIOVE da un buco nel soffitto (fuori c’è il sole e fa caldissimo) e sui sei bagni del regionale solo uno è aperto e funzionante, ma vabbe’, io sono una persona…

…adattabile?

Forse no, abbiamo detto. Non quanto quelli che sono saliti sul torpedone senza colpo ferire, comunque.

Ora la domanda che mi pongo è questa: sono io?

Sono così sbagliata?

Perché continuo ad avere l’impressione che il problema non fosse un viaggiatore con troppe storie (io), ma un treno che si era magicamente trasformato in un pullman, senza spiegazioni e senza neanche una scusa preconfezionata dagli altoparlanti della stazione.

Mah.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Giovanni Ferretti ha detto:

    Ho sofferto leggendolo.
    Stamani, sarzana-milano, nel nostro piccolo, abbiamo provato un freddo, un freddo ti assicuro quasi doloroso.
    Questa gente andrebbe tirata fuori per la giacca e giustiziata a bordo strada e poi buttata a faccia in giu con un calcio alla schiena.
    W LA CINA.

  2. Urz! ha detto:

    Non sei tu sbagliata. Ti aspetti un servizio. Quando la speranza viene disattesa senza legittimare in alcun modo la situazione e offrendo per lo più allo stesso prezzo un servizio peggiore è normare non adattarsi.

    Poi se vuoi considerare che in tempo di guerra era già un lusso girare in un carro bestiame, allora è un altro discorso…

    Simone

  3. The Passenger ha detto:

    dovrebbero morire tutti i dirigenti FFSS di pene inenarrabili e se esistesse un ALTRO inferno oltre a quello in cui viviamo , per la legge del contrappasso, meriterebbero di viaggiare all’infinito nell’Ade su vagoni e torpedoni simili. ps una volta mi piaceva viaggiare in treno, anche soffrire, ora non sono più così sognatore e adattabile

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