Voi non ci crederete, ma alcuni disegnatori si sono anche risentiti, per il mio post precedente.

La maggior parte no, è ovvio. La maggior parte ha sogghignato di auto-compiacimento. “Eh, sì, noi artisti siamo proprio delle merde, eh-eh…”

Ma alcuni hanno osato dire che anche noi sceneggiatori non siamo da meno. Per il momento non ci sono state repliche dirette. Suppongo perché scrivere, si sa, stanca, e se c’è una cosa a cui i disegnatori sono contrari è la fatica.

Comunque, per dimostrare quanto sono equa, farò un piccolo elenco dei difetti più comuni in noi sceneggiatori.

Quindi, noi:

Noi che che ci inventiamo acronimi a casaccio per fare prima: pppc (primissimo piano centrato), 1/4 sx (circa a 1/4 della vignetta sulla sinistra), vfc (vago-filo-camera), efg (extreme foreground) e così via; noi che non possiamo dare un nome ai personaggi secondari, perché ci stanca, quindi riempiamo le scene di A, B, C e poi facciamo casino da soli; noi che descriviamo dettagliatamente inquadrature che infrangono ogni legge della fisica; noi che facciamo sorridere personaggi di spalle e facciamo volare alti dettagli di aquiloni; noi che ti diciamo che il protagonista è un figo, tipo Brad Pitt, ma in realtà vogliamo Sean Connery; noi che ti diamo indicazioni vaghe e fuorvianti, tipo “il protagonista non è bello, ma è un tipo” e poi ti diciamo che no, proprio non ci siamo; noi che ci siamo dimenticati di te, ti incontriamo a una fiera e ti chiediamo “chi sei?”, “il tuo disegnatore”, rispondi tu; noi che ti descriviamo accuratamente un ambiente, ma ti informiamo del dettaglio fondamentale per lo snodo narrativo solo a tavola 5 della sequenza; noi che scriviamo cose tipo “vig 4, craig prende il suo sparticellatore cosmico e lo punta contro Josh”, quando tu non sai chi sia Craig, chi sia Josh, che cosa sia uno sparticellatore cosmico e specialmente che qualcuno ne avesse uno con sé; noi che ti mandiamo e-mail finto-interessate chiedendoti come sta tua figlia (di cui abbiamo dimenticato il nome), tua moglie (che ti ha lasciato 8 mesi fa), il tuo cane (tu hai un gatto) e poi, come per caso, a che punto sei con le tavole; noi che ci stiamo un attimo a scrivere “folla”; noi che ti chiediamo di disegnare un piano americano di un tizio che si sta alzando, ma che ci incazziamo se sembra che faccia la cacca; noi che mettiamo un numero x di balloon in ogni primo piano e nel primo balloon il personaggio è triste, nel secondo allegro; noi che vogliamo il punto di vista fuori dalla stanza, così si vede tutto; noi che non diciamo di cosa parla la storia ma ti descriviamo l’atmosfera: “è un po’ come Corto Maltese e come Hellboy”; noi che facciamo battute che tu non capisci; noi che parliamo di sottotesti, sottotrame e stottogeneri come se fossero cose vere; noi che vogliamo cose che tu non sai disegnare; noi che non abbiamo mai imparato a tenere una matita in mano, ma ci permettiamo di farti notare che la prospettiva è sbagliata (e, cosa più irritante, abbiamo ragione); noi che in fiera siamo sempre sbronzi mentre voi state legati al vostro stand per ore e ore; noi che scriviamo 300 tavole al mese; noi che ascoltiamo le tue critiche costruttive sulla storia e rispondiamo “è una cazzata”; noi che se inventassero un computer che sa fare il tuo lavoro saremmo disposti a pagarlo oro; noi che il tuo parere non conta, lavora e non rompere; noi che non ti abbiamo mandato le tavole di sceneggiatura; noi che ti abbiamo mandato la versione precedente della sceneggiatura; noi che abbiamo deciso che il protagonista non è più una donna, ma un uomo, e non te l’abbiamo detto; noi che abbiamo fatto tramontare il sole tre volte in una giornata; noi che facciamo promesse all’editore per tuo conto; noi che ti spediamo la documentazione tutta mescolata; noi che ti facciamo rifare le tavole tre volte e poi passiamo il lavoro a un altro disegnatore; noi che l’abbiamo già fatto, perché ci siamo dimenticati di te; noi che scompariamo per mesi e poi ti chiediamo il lavoro finito; noi che prendiamo più soldi di te, in proporzione; noi che se ci fai vedere il tuo lavoro in fiera ti diciamo “bravissimo” ma poi non ti scriveremo mai; noi che “i disegnatori non è gente”; noi che ti lusinghiamo quando vogliamo che lavori con noi e poi iniziamo a insultarti; noi che non teniamo conto dei tuoi problemi; noi che ti sfruttiamo solo quando ci servi; noi che con noi non attacca; noi che buttiamo nel cesso ore del tuo lavoro con due righe di mail; noi che lavoriamo a 10 progetti insieme; noi che “no, sposta la camera un po’ a destra” come se fossimo sul set di un film; noi che ci pagano per scrivere cagate del genere; noi che “no, il mood è giusto, ma il personaggio ha 80 anni, non te l’avevo detto?”; noi che…

Noi saremo tutte queste cose. Saremo arroganti, saccenti, supponenti e intellettualoidi.

Ma voi… ma tu… sì, proprio tu… SEI IN RITARDO!

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. Carolina scrive:

    ti adoro : )

  2. sraule scrive:

    e io te. limoniamo!

  3. URZ! scrive:

    Pochi sceneggiatori in risposta… questo è snobismo… oppure il tuo blog lo leggono un casino di disegnatori!!!

  4. sraule scrive:

    no, ma mi scrivono in privato lollando. lo so, siamo un branco di snob.

  5. Carlo Bocchio scrive:

    m’hai fatto spaccà,ma pure piange °_O

  6. sraule scrive:

    ma, ovviamente, si stava parlando degli ALTRI… 🙂

  7. Catacchio scrive:

    Raule è una questione oziosa. Già affrontata da Medda e prima, in modo molto più sintetico e incisivo da Sclavi. E’ un argomento ricorrente, quasi come il buco nell’ozono o il fatto che non esistono più le mezze stagioni.

  8. sraule scrive:

    ma non viviamo tutti per le questioni oziose?

  9. Catacchio scrive:

    Indubbiamente. Ma ci hai messo troppo testo. Non c’è posto per i disegni. 😉

  10. sraule scrive:

    hahahaha. touché.

  11. el (lucifer) scrive:

    Uh uh uh! ho capito, è il fumetto in generale che è maledetto 😀

  12. the Micellis scrive:

    che ppppallle……

    ……ti aspetto in piazza anfiteatro….cosa beviamo?

  13. sraule scrive:

    fai delle domande… negroni, no?

  14. flavius scrive:

    “voi che scrivete i dialoghi ma non li leggete (ad alta voce) lasciando a noi l’imbarazzo empatico”

    comunque è vero non leggiamo le sceneggiature, io non leggo neanche i fumetti che compro, li guardo e basta. una volta ne ho letto uno ed era peggiore dell’idea che mi ero fatto (a parte scott snyder ovviamente)

  15. sraule scrive:

    ah-ah, almeno questa non ce l’ho! io compro pochi fumetti (che poi leggo) perché so già che molti non mi piaceranno, ma questo vale anche per i libri.
    diciamo che compro ciò che so già che mi piace e quello che mi sembra “nuovo”. Lì si annidano delle tremende sole, ma amen 🙂

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