Conosco molte persone che abitano, o hanno abitato, all’estero. In paesi dalla burocrazia più snella della nostra, ma comunque dotati di una burocrazia. La maggior parte di queste persone sono più o meno mie coetanee, sulla trentina, con un alto grado di istruzione e un’ottima padronanza della lingua del paese in cui si sono trasferite.

Ciò nonostante, una delle loro difficoltà è, appunto, confrontarsi con la burocrazia del luogo.

Ora immaginate di essere nati in Italia, da una famiglia straniera. I vostri genitori, con una conoscenza forse molto buona dell’italiano, se la sono sbrogliata alla meno peggio nella nostra elefantiaca burocrazia. Voi siete nati in Italia, siete cresciuti in Italia, avete studiato in Italia e, fondamentalmente, vi considerereste italiani, se non fosse per un piccolo dettaglio. Da quando compite 18 anni, avete un anno di tempo per dimostrare che siete nati qua, siete cresciuti qua, avete studiato qua e così via.

Parlate perfettamente l’italiano, è ovvio. Probabilmente parlate assai peggio la lingua del paese di provenienza dei vostri genitori.

Ciò nonostante, siete diciottenni, e di burocrazia non ci capite niente. Per i vostri genitori, aiutarvi è più difficile che per dei genitori italiani, proprio perché la burocrazia del nostro paese è già difficile per chi, nato in Italia da genitori italiani e con un alto grado d’istruzione, ha avuto un decennio di vita adulta per imparare.

La procedura per “diventare” italiani, oltretutto, è particolarmente complicata. Ma se non riuscite a dimostrare l’ovvio, vi ritroverete presto a essere immigrati esattamente come quelli che sono appena arrivati in Italia. Quindi vi dovrete trovare un lavoro, fare permessi di soggiorno e così via. Per farlo, dovrete spendere dei soldi (questo è ovvio) e tornare nel paese di provenienza dei vostri genitori, del quale, forse, non conoscete nemmeno la lingua.

Ora, normalmente, nei paesi civili, si cercano di agevolare le fasce più svantaggiate. Avere diciotto anni, dal punto di vista delle abilità burocratiche, è uno svantaggio. Avere dei genitori con, magari, un basso grado d’istruzione, dal punto di vista delle abilità burocratiche, è uno svantaggio.

Anche dover perdere un anno della propria vita dietro a una questione capziosa come questa è uno svantaggio, a mio avviso.

Nelle nazioni civili, si cercherebbe di ridurre al minimo la burocrazia per far ottenere la cittadinanza italiana a dei cittadini nati e cresciuti in Italia.

In questo momento, la nostra legge prevede lo ius sanguinis (già il fatto che sia un termine latino vi fa capire qual è l’intento comunicativo): è italiano chi è nato da italiani.

Una serie di sigle (Arci, Caritas, Cgil, Rete G2 ecc) hanno depositato in Cassazione una proposta di legge perché allo ius sanguinis venga affiancato anche lo ius soli, cioè: è cittadino italiano chi è nato in Italia.

Per presentare questa proposta in Parlamento, ora, servono 50.000 firme.

Non sono poi molte e possono davvero cambiare le cose. Per i nostri concittadini figli di stranieri e anche per noi.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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