Riprendo con le mini-recensioni degli acquisti lucchesi. Ed ecco un progetto che mi è piaciuto molto dall'inizio – e di cui vi ho già parlato in passato: Retrievers, di Matteo Scalera.

Mi è piaciuto così tanto che, arrivati al numero 3, l'introduzione l'ho scritta io.

Ne riporto un pezzetto:

"Che cosa dire di Retrievers che non abbiano già detto i miei colleghi nelle introduzioni degli scorsi due numeri?

Be’, sì, ok. Qualcosina ci sarebbe. Solo, permettetemi di saltare quella parte in cui vi dico quanto sono belli i disegni, quanto sono ben strutturate le tavole e quanto è figo il look di Retrievers. Voglio dire: gli occhietti ce li avete, no?

No, parliamo di Matteo come sceneggiatore, che poi – aehm – sarebbe il mio campo. […]

Il fatto è che sembra sempre che gli venga tutto maledettamente facile. È anche un po’ irritante, siamo onesti. Così, come non c’erano problemi a farsi 130 km in macchina per non mangiare i miei moscardini bruciati, non c’erano nemmeno problemi a sceneggiare un fumetto in quattro numeri come Retrievers, con una storyline intricata e una gestione non-banale dei tempi narrativi. E ok che disegnare lo sapeva già fare, ma, insomma, a sceneggiare non si impara così, giusto? O meglio, le persone normali non imparano così.

Non so se Matteo l’abbia imparato così o se si sia esercitato privatamente, fatto sta che, alla sua prima prova pubblica come sceneggiatore, fa un lavoro impeccabile.

Sarebbe già abbastanza irritante.

No, Matteo, alla sua prima prova pubblica come sceneggiatore, fa anche lo sborone. 

Nello specifico, fa una delle cose più rischiose che uno sceneggiatore possa fare: giocare a carte scoperte. Nel numero uno, vi dice che un personaggio morirà con due tavole di anticipo. Nel numero due, confessa candidamente che ha scritto un finale fatto apposta per farvi comprare il numero tre. Nel numero tre, vi dice che ci sarà un colpo di scena e che vi avvertirà anche quando arriva. E poi lo fa.

E funziona. Non toglie pathos. Non intacca la scorrevolezza delle vicende. Non appesantisce la lettura. È lieve, naturale, spontaneo. È la cifra stilistica di uno che, siamo onesti, una cifra stilistica, come sceneggiatore, non dovrebbe nemmeno avercela.

Mi fa una rabbia pazzesca, è ovvio.

Questo moccioso, alla sua prima sceneggiatura, si permette di… e lo fa anche bene… voglio dire: e che cazzo!

E poi c’è il piccolo problema. Quello che disinnesca ogni possibile livore professionale.

C’è il problema che Retrievers è bello da guardare. È bello da leggere. Fa male agli occhi. Ecco, questo è il problema. Che non puoi nemmeno avercela con lui.

Ditemi voi se è giusto."

Ecco, oltre a questo, nel caso voi gli occhietti non li abbiate, aggiungo che, sì, Retrievers è anche figo da guardare e che aspetto con ansia il numero 4.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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