Un po’ di tempo fa mi sono persa nelle strade di campagna sopra Lerici. Probabilmente non siete familiari con le mie zone. Il Golfo della Spezia è circondato da tre lati da colline basse ma erte, che spesso danno a strapiombo sul mare.

Ho semplicemente sbagliato ad un incrocio. Mi sono trovata su una strada larga più o meno quanto la mia macchina (un metro e sessanta centimetri), decisamente tortuosa e decisamente in forte salita o in forte discesa.

Un tempo il dedalo di stradine che mi sono trovata a percorrere, tra i boschi, con un acquazzone imminente e sempre più preoccupata, era asfaltato. Diciamo che adesso, in quel dedalo, l’asfalto raggiunge circa il 20% della superficie complessiva. Il resto è terreno sterrato che, a occhio, doveva essere asfaltato negli anni ’60. Lo sgretolamento è chiarissimo.

Questo fatto ha piantato un piccolo seme nel mio cervello.

(Invece un signore servizievole su una 4×4 mi ha guidata fuori dal dedalo: mancava solo il ponte sospeso, poi ero come Indiana Jones.)

Nelle ultime settimane ho letto dei libri di storia sull’Alto Medioevo.

Che nell’anno mille non fossero preoccupati dell’anno mille perché non sapevano che fosse l’anno mille lo sapevo già. Sapevo anche che nel VII, VIII secolo dopo Cristo la gente, in Europa, pensava di vivere in qualche provincia dell’Impero Romano.

(Quei libri, nel complesso, erano un pacco.)

A nessuno di loro – i tizi del VII, VIII secolo, dico – era stato comunicato che l’Impero Romano era caduto. Probabilmente non se n’era accorto nessuno, neanche i politici. 

Certo, c’erano stati dei cambiamenti, ma, insomma, era tutto più o meno normale.

Mumble, come direbbe Paperino o Alessio Danesi. Il piccolo seme nel mio cervello ha iniziato a germogliare.

Bene, sapete già come va a finire questa storia.

Insomma, la trilogia sull’Impero Galattico di Asimov l’abbiamo letta tutti.

A me non era ancora venuto in mente di avere la fortuna di vivere più o meno all’inizio del primo volume, forse persino in Fondazione Anno Zero.

Il crollo dell’impero avverrà a nostra insaputa.

Ci risolleveremo da questa crisi economica e penseremo: è andata.

Ma sarà solo l’inizio. 

Certo, la nostra rete stradale reggerà per molti anni anche se non è di pietra come quella romana.

Certo, la nostra burocrazia si incasinerà solo di un impercettibile quid per volta.

Certo, il degrado avanzerà lento, a macchia di leopardo.

Ma lento quanto, poi?

Immaginiamo una scenetta del VI secolo.

Clodia e Diocleziano sono nella loro bella domus.

Diocleziano ritorna a casa e annuncia: “Clodia, dobbiamo prepararci, i barbari sono alle porte.”

“Ah,” dice Clodia, continuando a fare il bagno caldo. “Tra quanto arriveranno?”

“Mah, sette-otto mesi, se non nevica tanto.”

Immaginiamo la stessa scena ora.

Jenny e Bob sono nella loro bella villetta monofamiliare.

Bob solleva lo sguardo dallo schermo del computer. “Jenny, dobbiamo prepararci i barbari stan-”

I barbari sono arrivati.

Poi, chiaramente, i barbari non pensavano di certo a se stessi come barbari, e in realtà probabilmente neanche i cittadini romani lo facevano.

Forse tutto questo è già successo anni fa e noi, semplicemente, non ce ne siamo accorti.

Ora non vorrei che iniziaste a chiamarmi Corvo Raule. Anche perché, mi dispiace, non sto sviluppando nessuna Psicostoria. Non ci saranno delle Fondazioni come nel romanzo di Asimov. O meglio, ci saranno ma andranno a casaccio proprio come i conventi medioevali. Un sacco di vecchi libri verranno tradotti male, un sacco andranno perduti.

Non equivocatemi, non sto dicendo che tutto questo è Male.

Anzi, dal mio punto di vista privilegiato di alto-medioevale tutto questo mi sembra piuttosto interessante. Forse i medio-medioevali la vedranno diversamente, non so, ma in fondo a me che importa? Anche immaginando i fatti snodarsi a velocità warp, io sarò almeno già vecchia, se non già morta.

Voglio dire: lo spero.

Un po’ di tempo fa qualcuno parlava di suonare la cetra mentre Roma brucia. Malgrado la suggestione neroniana mi intrighi, credo che stesse leggermente sottovalutando l’ampiezza dei fatti.

Tutto questo, cerchiamo di capirci, non mi turba in modo particolare. Mi affascina, piuttosto.

Tutta quella faccenda della continua crescita, ecco, quella mi turbava un po’.

Ora che mi sono convinta di essere all’inizio della Grande Decadenza mi sento molto più a mio agio. Insomma, lo sappiamo tutti che gli anni della decadenza sono uno spasso.

Certo, se avessi ingenti capitali, un harem di schiavi e un’immensa villa fuori Roma in cui si tengono banchetti, spettacoli e orge tutte le sere sarebbe meglio.

Ma comunque non mi preoccupo.

In effetti, sarebbe del tutto inutile.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Haru seldon vedeva i segni della caduta dell'impero galattico nel fatto che alcune lampadine su Trantor erano fulminate senza che nessuno facesse nulla per sostituirle. Ecco, pochi giorni fa un amico mi ha fatto proprio quest'esempio per raccontarmi del lento degrado delle cose.
    Sono tanti e piccoli i segnali che annunciano i cambiamenti. Credo che neppure i dinosauri si siano estinti in un giorno ma credo che anche loro, come noi, sottovalutassero la fine di un'epoca.

    Sai cosa dice una vecchia maledizione orientale
    "spero che tu possa vivere in tempi interessanti"
    Più passa il tempo, più capisco il senso della maledizione

    Ciao

  2. utente anonimo ha detto:

    Da qualche tempo Crepascolino -mentre gli cambio il pannolino o lo imbocco con le micropenne al micropomodoro – mi domanda: – Papino, dove sei a Napoli ?  – Al che io rispondo che sono a Venezia o a Palermo.
    Non so se rendo: sono dalle parti della sue labbruzze di angiolo o dei suoi gioielli di famiglia, ma il mio cucciolo mi chiede, seriamente, le coordinate.  Quando non so, mi rivolgo sempre ad uno specialista. Ho detto alla mia sposa che me ne andavo a zonzo per strip bar con una posse di tossicomani , per non allarmarla, e mi sono precipitato in Brera dove ha lo studio uno dei pochi studiosi della natura umana di cui realmente mi fidi. Madame Klodia è una sensitiva e cartomante avvitata al suo seggiolino dietro ad un banchetto minimale in via dei Fiori Chiari. Non è mai a corto di risorse. Ho aspettato il mio turno – la fila davanti a me era lunga come il serpente della mitologia norrena che avvolge Midgard – e, un paio d'ore dopo il crepuscolo, ho potuto rovesciare il mio turbamento paterno nelle orecchie da testone dell'isola di Pasqua della sciura Klo che mi fugato, come al solito, le mie paure. Non si tratta di reincarnaz in un commesso viaggiatore morto in una opera di Miller ( non sapevo che il cartoonist di 300 e Sin City avesse scritto di venditori porta a porta ) e nemmeno di sdoppiamento della personalità: Lino ha intriso di consapevolezza cosmica ( come i personaggi di Jim Starlin e quasi tutti i front men delle band anni settanta ) e ''sa'' che il tempo è una illusione, che siamo oggi e siamo domani nello stesso momento e sareno ieri qui e altrove. Siamo un contadino della dark age che ricarica la sua clessidra con la sabbia del tempo dei mattoni della biblioteca di Babele, come quando fuori piove , e perde le galosce nello sbarco di un team di terraformanti sul satellite Europa di Giove. Qui e ora. Qualsiasi cosa significhi. Io non sono quello che si dice un fulmine di guerra e non ho ancora capito perchè una pop band debba chiamarsi Frankie goes to Hollywood e fare un omaggio ad un crooner che ha avuto il ruolo in Da qui all'eternità perchè un produttore che non era tanto per la quale si è risvegliato di fianco alla testa del suo purasangue preferito ( storico: Puzo cita l'episodio nel Padrino ndr ) quindi non ho afferrato tutto quanto e, per mascherare la mia confusione, ho chiesto se non era il caso di iscrivessi l'erede in un asilo nido meno impegnativo. Klo mi ha sorriso – somigliando a Moira Orfei che tenta di replicare il ghigno di Nicholson in Shining – e mi ha detto che la strada per la verità è tortuosa come uno sterrato largo come il muso di una utilitaria, ma che alla fine il premio è la rivelazione che tutto ha un senso ed una direzione di marcia. Cinquanta euri. Ben spesi, claro que si.                    

  3. dors_venabili ha detto:

    menghia certo che ci hai dei lettori strani, tu.. lol. il fatto che ti legga sempre con interesse anch'io, è segno che forse dobbiamo chiederlo a Frankie cos'è la normalità. no cmq se siamo fortunati saranno gli orientali, coi loro manga e la loro saggezza maledetta, a riportarci nella civiltà rifiorita. i nostri ragazzi si sono già lasciati conquistare dai loro fumetti e cartoni animati, se (se) riescono a conquistare anche le nostre donne, è fatta.

  4. utente anonimo ha detto:

    Il problema è che quello che vediamo in tv e leggiamo sui quotidiani non ha niente a che fare con quello che succede là fuori, non solo in altri continenti ma anche qui in Europa a due passi da noi…viviamo in un microcosmo e pensiamo di avere le risposte per tutto, quando in realtà le informazioni che abbiamo sono limitate!
    Io mi sento un'analfabeta di ritorno…

  5. sraule ha detto:

    dors: solo che anche loro non sembrano messi tanto bene, vedi recinzioni per evitare i suicidi nella metro…

    cabi: in realtà ora siamo molto più informati di quanto lo fossero le persone di 200 anni fa. non è neanche quello, la manipolazione c'è sempre stata e ora è un po' più difficile che nel passato. specialmente, secondo me, è non VOGLIAMO saperle, certe cose…

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