Non ci aspettavamo molto, da questo libro,  ed è chiaro che facevamo bene. "Il processo di Sherlock Holmes" è un fumetto mediocre, reso più irritante dalle potenzialità del plot non sfruttate e dall'evidente sciatteria con cui è stato realizzato.

Iniziamo dagli autori. Leah Moore non ha bisogno di presentazioni… oppure sì? Al di là del fatto che si tratta della figlia di Alan Moore (fatto, di per sé, puramente casuale) e che, in quanto tale, ha collaborato ad alcune delle testate paterne originariamente ABC, Leah ha sceneggiato un po' di roba poco significativa: un ciclo su Wichblade, qualcosa per IDW e qualche altra cosa, tra cui un fumetto su Dracula e una storia per il libro di Tori Amos. 

L'altro sceneggiatore di questo albo è John Reppion, ossia il marito di Leah, che, nella sua carriera, ha lavorato quasi sempre in coppia con lei – su altri progetti oserei dire poco memorabili.

Ai disegni abbiamo Aaron Campbell (no, non è il figlio di Eddie, sarebbe stato troppo, per un albo solo), disegnatore senza particolari qualità, dal tratto inespressivo e dall'esplicita avversione per gli sfondi. Considerato il formato, la sciatteria grafica è abbastanza alta. 

Poi, a me non piace neanche lo stile di Aaron Campbell, ma mi rendo conto che questo è opinabile. Il fatto è che odio i personaggi con le gambotte e le teste sgraziate, detesto il tratto all'olio di ricino e non sopporto che mi facciano uno Sherlock Holmes con la faccia da pirla. Problema mio, eh?

Non sopporto nemmeno quando alcuni personaggi sono indistinguibili l'uno dall'altro, ma questo non è più un problema mio. Infatti è un problema loro: degli sceneggiatori, dico.

Ma basta infierire su Campbell, infieriamo piuttosto sulla storia!

L'idea di base non è particolarmente originale (Sherlock Holm si trova in una stanza chiusa, con un cadavere davanti e una pistola fumante in mano; viene arrestato per omicidio e i suoi amici si imegnano per provare la sua innocenza), ma potrebbe andar peggio. I dialoghi sono abbastanza spontanei, rendono abbastanza l'idea del periodo, anche se la sovrabbondanza di "sir" nelle frasi è stressante. 

Inoltre i due sceneggiatori fanno di tutto per collezionare gli errori dilettanteschi del medium: inquadrature con i personaggi che "si stanno sedendo" (e Campbell non è in grado di evitare l'effetto "faccio la cacca"), personaggi che fanno già l'azione che dovrebbero eseguire nella vignetta successiva, una gestione delle vicende parallele dida-vignetta inappropriata (mentre Holmes parla davanti alla corte, per esempio, scorrono le immagini di ciò che sta succedendo sul tetto del tribunale: peccato che la sequenza sia praticamente incomprensibile e che, comunque, spezzi il pathos della sequenza processuale).

Per finire, la conclusione della storia ha dei buchi… buchi che vengono riempiti goffamente inserendo il solito Plotting Mycroft che lavora nell'ombra per il bene della nazione fregandosene del fratello.

Ora, non è mia intenzione seppellire questo fumetto senza appello, ma bisogna ammettere che tutte le circostanze sopra elencate non depongono a suo favore.

Si potrebbe soprassedere – noi fan holmesiani siamo estremamente allenati in quest'arte – se non fosse per il peccato capitale di questa storia, IL peccato capitale, quando si mette in scena una storia con Sherlock Holmes.

"Il processo di Sherlock Holmes" è un mero esercizio stilistico (e dei problemi stilistici ho già parlato). Il personaggio manca di charme, di carisma, non ha smalto. E questo rende il fumetto inutile. L'ennesimo apocrifo scritto tanto per.

E' un peccato, perché il soggetto poteva riservare qualcosa di buono, con un minimo di cura in più.

In questo modo, viene superato non solo dai capisaldi della variazione sul tema, come Baker Street/Honour among punks di Guy Davis, ma anche da altri esercizi stilistici meglio riusciti, come La cosa che attende nella nebbia di Recagno-Colombi (Storie di Altrove, SBE) e dai semplici divertissment come Victorian Undead: Sherlock Holmes vs Zombie di Edgington-Fabbri (tra l'altro, da me tradotto in italiano per Magic Press).

A questo punto, non ci resta che attendere che il paparino, Mr. Moore, decida di mettere (finalmente) mano personalmente al personaggio, che per il momento si è limitato a omaggiare a più riprese (v. The League of Extraordinary Gentlemen) senza mai affrontare di petto.

Una speranza piuttosto esile, a dire il vero, anche se non del tutto infondata.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    in pratica un albo che ti senti di consigliare! 😀

    NEB

  2. sraule ha detto:

    eh, sì! si capiva che l'ho adorato, eh?

  3. utente anonimo ha detto:

    E della serie televisiva della BBC, che ne pensi, invece?
    Io l'ho trovata strepitosa.

    Luca Erbetta

  4. sraule ha detto:

    questa: http://sraule.splinder.com/post/23096499/s-h-e-r-l-o-c-k ?

    ah, ragazzi, ma voi vi perdete proprio tutto!

  5. utente anonimo ha detto:

    Sono off-topic, lo so…MA MI E' SPARITO IL SITO DELL'ARCADIA!!! Non è che devo interpretarlo come un R.I.P, verooooo?
    Lei&Vandelli

  6. sraule ha detto:

    eh, non lo so. i miei rapporti con arcadia sono quasi assenti, al momento.

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