Mi capita spesso di prendere l'autobus da Spezia a San Terenzo. Mi capita la domenica quando, d'estate, è praticamente impossibile trovare un parcheggio – a pagamento, gratis o in divieto che sia.

Gli autobus, su quella tratta, sono affollati come i treni per Auschwitz Birkenau, solo che la gente ci sale di sua volontà.

Immaginate la scena: un autobus senza un centimetro cubo libero, gente così stipata che se ci fossero state un paio di fecondazioni casuali non mi stupirei, aria condizionata soffocata dal sudore, vocio e, a ogni curva, un effetto Tagadà che si era perso con i pomeriggi al luna park della vostra infanzia.

In questa situazione, la conducente si ferma per far salire altre persone. Nello specifico, tre persone: un padre, una madre e un figliolo sui sette anni. Per la legge dell'impenetrabilità dei corpi non dovrebbero starci, ma per la legge dello spintone riescono a salire. Quasi. Del padre resta fuori una retina piena dei giocattoli da spiaggia del bimbo.

In quanto al bimbo stesso, non appena salito inizia a saltare a due piedi e a urlare. A pieni polmoni. Altro paradosso: sull'autobus non c'è spazio nemmeno per respirare, ma il bimbo riesce a saltare. E si lamenta, come dicevo, urlando, perché non può sedersi.

Nel mio cervello scorre un film in cui il bambino incontra Hannibal Lecter, ma non dico niente se non "cominciamo bene". Non ne ho la forza.

I due genitori, due non acora quarantenni che, in un mondo migliore, sarebbero stati sterilizzati alla nascita, cercano di placare la prole.

"Vincenzino… non puoi sederti, vedi?" pigola, debolmente, la madre. Vincenzino non se la fila di striscio. Continua a urlare e a saltare.

"Vincenzino, fai il bravo," supplica il padre, "se no torniamo a casa," conclude, pochissimo convinto. Vincenzino non si fila di striscio nemmeno lui, un'abitudine che dev'essere ben consolidata, e continua a saltare e a strillare.

Nel mio film mentale Vincenzino è appena entrato in Hostel, ma i genitori sembrano sereni. Ovviamente non torneranno a casa, perché dovrebbero? Il loro pargolo esprime solo se stesso, va tutto bene. 

E poi, se riportassero Vincenzino a casa, dovrebbero tornare a casa anche loro. E loro, è evidente, vogliono andare al mare, dove Vincenzino potrà torturare altri innocenti sul bagnasciuga.

E infatti, quando scendo (due fermate prima), Vincenzino è ancora lì, che salta e strilla.

Sui demeriti della generazione appena precedente alla mia nell'allevare i figli si è già detto molto. I bambini italiani, tranne eccezioni sempre più rare, sembrano essere diventati una tribù di mini-narcisisti, di tiranni maleducati e prepotenti, afflitti da un vuoto interiore che riescono a colmare solo a gran prezzo (e, solitamente, a prezzo altrui).

Eppure, viviamo in un mondo in cui la puericultura è tutt'altro che negletta. 

Ogni anno, escono centinaia di libri su come educare i propri figli. Ci sono trasmissioni televisive. C'è il caro, vecchio buon senso.  Quindi, che cosa è andato perduto?

Ho dei ricordi della mia infanzia piuttosto precisi. Non ero una bambina repressa o vessata. Sono cresciuta in un ambiente familiare che incoraggiava la mia auto-espressione. 

E, ovviamente, se solo avessi provato a fare come Vincenzino in una qualunque occasione, mia madre mi avrebbe dato uno sculaccione. E mi avrebbe riportata a casa. All'istante. 

Ma io non facevo come Vincenzino. Non mi sarebbe mai venuto in mente.

Se ripenso alla mia infanzia, la ricordo piena di noia. Badate bene, all'epoca non mi sembrava strano. E non mi rendeva infelice. Era una cosa normale.

Quando pioveva e non potevo uscire, quando i miei amici del cortile non c'erano, quando i miei non mi potevano accompagnare ai giardini, stavo in casa e, sì, per una parte del tempo mi annoiavo.

Quando avevo finito i libri, quando i giocattoli non mi dicevano più niente di nuovo, quando alla tv (che ho avuto solo a sei anni) non passavano niente di interessante, stavo lì e mi annoiavo. Non saltavo, non berciavo e non disturbavo nessuno. Mi inventavo qualcosa, e quel qualcosa era, sì, noioso.

La noia è un sentimento che la nostra società ha rimosso quasi completamente. E' andata persa come i telefoni a disco e i telegrammi.

Eppure la noia è un'ottima cosa, per un bambino. Stimola l'immaginazione e insegna a sopportare le frustrazioni.

Questi genitori privi di tenuta e privi di interesse per i loro figli vivono nell'illusione di risparmiare qualcosa ai loro bambini se si affrettano a riempire la loro noia con un qualunque passatempo, meglio se da svolgere indipendentemente da loro e mentre loro fanno altro (riempiono la loro noia, presumibilmente). Non si rendono conto che, invece, quello che fanno è sottrarre qualcosa ai loro figli. La possibilità, appunto, di immaginare, pianificare e desiderare qualcosa. E la capacità di sopportare una frustrazione proporzionata alla loro età. Quella stessa capacità di sopportazione alla frustrazione che rende possibile la coesistenza più o meno pacifica di un centinaio di adulti su un autobus affollato. Quella capacità che permette a un adolescente di non andare in mille pezzi quando la fidanzata lo molla, ma di essere semplicemente infelice. Quella capacità di saper attendere che divide le persone mediamente nevrotiche da quelle notevolmente danneggiate.

Questa generazione, sarà una generazione di pseudo-border. Di pseudo-iperattivi. Di pseudo-psicotici, in alcuni casi.

Di persone senza confini, senza limiti, senza tenuta. Di antisociali. Di persone, in poche parole, che creeranno grandi problemi a se stessi e agli altri. E tutto questo senza che abbiano avuto condizioni-limite alle spalle.

Mi capita spesso di sentir chiedere, da parte di coppie genitoriali i cui figli sono diventati autenticamente problematici, come sia successo che il loro slendido neonato, ben nutrito, ben istruito e ben finanziato, sia diventato quell'adolescente con seri problemi comportamentali o psicologici. 

La risposta vera sarebbe inutile e inclemente, perché questi genitori non si rendono minimamente conto del problema. Non si rendono conto di averlo generato e nutrito così come hanno generato e nutrito i propri figli.

E noi psicologi siamo spesso tentati di rimproverare a questi genitori l'incapacità di porre dei limiti (contenitivi e protettivi) ai propri figli, incolpandoli di aver mancato in questo per disinteresse e comodità.

La frase che si sente pronunciare in certi salotti psicologici è: "Be', certo, dire di sì a tuo figlio è molto più facile che dire di no".

E' una mezza verità, in quanto, se pure è più facile accondiscendere che negare, questa affermazione non tiene conto della potente angoscia che spesso spinge questi genitori ad assecondare i propri figli in tutto. La percezione (erronea) che i no faranno soffrire i loro bambini. E quale genitore vorrebbe far soffrire suo figlio?

Da dove provenga questa angoscia è un'altra buona domanda.

Questa generazione di genitori non proviene, di norma, da un modello educativo repressivo. Dunque è la magia del tri-generazionale all'opera? Oppure in ballo ci sono degli altri fattori, culturali e sociali?

In poche parole, la domanda è sempre quella famosa sull'uovo e sulla gallina.

Resta questa tribù di pseudo-malati mentali. Questa tribù non di depressi, o di fobici, o di isterici, ma di esternalizzanti. Di antisociali, di border e di tossicodipendenti. Di disregolati e narcisisti di ferro, proprio come Vincenzino. Di bulli e di ladri. Ognuno con il suo carico d'angoscia da trasmettere a piacimento. Ognuno con l'idea che saranno gli altri a pagare.

Gli individui che plasmeranno il nostro futuro di specie. Che lo stanno già plasmando.

Perché se i bambini imparano dagli adulti, gli adulti imparano dai bambini.

E molto velocemente.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Non so gli altri, che posso parlare solo di me. E' amore se non cerco di dargli i mezzi per sopravvivere? Se lo assecondo e basta cosa farà quando sarà fuori? Nel mondo? Se non gli dico di no, e con forza a volte, e soffrendo, come potrà resistere ai NO che lo schiaffeggeranno quando sarà piu grande? E infine, se non capisci queste cose, che cazzo l'hai fatto a fare un figlio?
    Ti stimo, sorella. 😄

    paolo

  2. CREPASCOLO ha detto:

    Crepascolino – due anni ed un tocco ed una disinvoltura nell'uso del congiuntivo che lascia di sasso i suoi interlocutori – è nel buen retiro bergamasco dei miei suoceri. Villette a schiera ripiene da milanesi in fuga per le vacanze. Tutti nonni e genitori. Come l'isola del Prigioniero, ma senza tutto quel bianco e quelle bolle che ti riacchiappano se cerchi di scappare prima dei titoli di coda.  Nell'unica edicola del borgo ho trovato una vecchia raccolta del Nick Carter di Bonvi ed un Mister No dei tempi in cui Toro Farcito era una novità assoluta. Il mio cucciolo è un intellettuale – ha preso dalla madre che legge e rilegge la Austen come il sottoscritto le ristampe di Nonna Abelarda – e ha chiesto di ricevere nuovi stimoli. Io continuo a pensare che intendesse un catalogo di Postal Market da ridurre in coriandoli con cui nutrire le pecore del vicino, ma Crepascola ha deciso che 'Lino voleva un altro libro con cui confrontarsi.
    L'unico modo di raggiungere Clusone è in dirigibile. Mia moglie lo chiama Zeppel-Lino perchè il ns erede ne va pazzo. Decollano in orario. La navicella è stipata all'inverosimile. Un allevatore ha caricato anche una mucca pezzata da competizione. Ed è salita anche la squadra locale di morra ( la sagra di scissors, stone and paper richiama turisti da tutto il mondo ndr ). Lino ottiene, come al solito, di far visita ai piloti. Entra mentre il capitano Gallina si sta lamentando perchè il muggire che si alza dal fondo gli impedisce di ascoltare il suo cd di musica folk  ''bergaMASCHIA '' – praticamente i Village People della val seriana. Il suo secondo, che ha la stessa testa ad uovo di Poirot, commenta che è tutta colpa di queste coppie genitoriali che non sanno educare la prole al rispetto del prossimo.
    Alla parola ''genitoriale '' , sedici chili di bimbo si avventano prima sull'uovo e poi sulla Gallina quando questi cerca di difendere il suo pard.
    Io non ero lì – thanks to god – ma la mia sposa mi ha detto che la furia bionda era inarrestabile : lo aveva visto
    nella modalità berserker solo quando il suo occhietto era caduto sulle e-mails che ricevo per lavoro e traboccano di perle come randomico, startuppare e traguardare.
    Dico solo che Gallina ha preteso che la mia famiglia lasciasse il velivolo saltando con il paracadute. Subito dopo la mucca. Mala tempora currunt.

  3. sraule ha detto:

    paolo: e infatti tuo figlio è una personcina ammirevole, sarà mica un caso.
    crepascolo: ecco, su quell'autobus mancava giusto la mucca. chissà come l'avrebbe presa vincenzino. probabilmente l'avrebbe macellata e mangiata sul posto.

  4. CREPASCOLO ha detto:

    Vincenzino ha delle possibilità. Qualcosa tra La Fuga di Logan e il Galaxy Express di Matsumoto, ma senza la chioma anni settantissima di Michael York.
    Un futuro post apocalittico. La ipotesi pasoliniana secondo cui i padri fanno le guerre per stecchire i figli è stata superata da una realtà in cui i genitori crescono apposta i loro figli perchè siano teppe borderline senza freni e senza rispetto genitoriale. Brr.
    Vince è solo un piccolo teppista da barza sulla Settimana Enigmistica, di quelle che non strappano nemmeno un sorriso ma servono da decompressione tra un acrostico e l'altro, fino a che non mangia una mucca mutante cruda, corna e tutto, per scommessa. Cosa non si fa per impressionare la Ragazzina dai CapelliRossi, lentiggini e tutto, che poi tanto esce con Calamari Guido Alberto,  che porta i capelli come l'onda in mezzo al mar e ha una tonnellata di Trasfereili, ma questa è un'altra storia.
    Vince diventa il solito Brian Child,  genio irritante che nemmeno negli shows con il mago Zurlì o il signor Scotti, e decide che è il caso di costruire un treno che porti tutti i Bimbi Borderline nel blu dipinto di blu, oltre il crepuscolo. Due mesi di lavoro ininterrotto.  Il convoglio è pronto. Manca il carbone, però. I piccoli salgono tutti a bordo e fanno ciuf ciuf con le loro vocine di angioli deviati. Come nel finale di un film di Ferreri.     

  5. sraule ha detto:

    Il finale però non mi convince. Non si potrebbe inserire il Buon-Vecchio Asteroide che cade (una possibilità su un miliardo) sul treno?

  6. CREPASCOLO ha detto:

    Forse, ma sono della vecchia scuola – oltre che un papà – e un treno di bimbi sfrittellati non mi piace.  Tante teste …    

  7. sraule ha detto:

    Loro potrebbero salvarsi in extremis. In fondo sono border, mica scemi. 🙂

  8. utente anonimo ha detto:

    Non me ne intendo di pedagogia, ma… portarli in un collegio retto da implacabili suore svizzere a calci in culo col passo dell'oca sarebbe tanto deprecabile? (sia bambini che genitori, intendo)

    Leila

  9. utente anonimo ha detto:

    "Come m'annoio… superiormente…"

    Carmelo Bene in "Homelette for Hamlet"

    === === ===

    È un post molto bello. Da leggere un paio di volte, sia che si abbiano figli, sia che no.

    Un tempo, chi poteva, aveva balie e governanti.

    Oggi, chi può, ha baby-sitter e badanti.

    Nell'etimo c'è tutto quel che c'è da capire.

    Stormy [Davide Riboli]

  10. sraule ha detto:

    Leila: la tentazione sarebbe forte, vero? Fino a qualche anno fa si curavano i danni prodotti da un superio troppo sviluppato, adesso tutto il contrario!

    Davide: sì, proprio vero 🙂

  11. utente anonimo ha detto:

    Posso fare il genitore incazzato?
    Sì?
    Bene.

    Hai perfettamente ragione.
    Anche io e Donatella, se il nostro ipotetico Vincenzino (come sai abbiamo solo Vincenzine) si fosse azzardato a fare quelle scene, prima di tutto saremmo scesci immediatamente dall'autobus e, poi, l'avrei preso a schiaffi.
    Senza esitazione.

    E poi, lasciamo fare lo sborone (quando ce vò, ce vò!), le mie figlie non si sarebbero mai azzardate.
    E non perché abbiano preso sberle preventive.

    Per finire, completo il concetto sulle nuovissime generazioni: stiamo crescendo figli nercisisti e decerebrati.

    AleDiVirgilio

  12. sraule ha detto:

    Ale, quando fai il genitore incazzato ti adoro!

    (non so perché, ma tutti quelli che conosco che hanno proliferato, sono riusciti a imprimere una certa direzione allo sviluppo dei loro pargoli. sarà solo un caso…)

  13. utente anonimo ha detto:

    Grazie.
    Lo sai che ti adoro a prescindere.

    Tornando in argomento, penso che i nostri figli siano specchio di noi genitori.
    Io, da sempre, ho sempre cercato di essere autonomo, di staccare il famoso cordone ombelicale e alle mie figlie (ops!… volevo dire Vincenzine) ho sempre cercato di insegnare due cose: l'essere autonome e il rispetto per gli altri.

    Ricordo la mia prima discussione seria e dura con la Vincenzina più grande, in cui entrambi cercavamo di affermare le nostre posizioni: ala fine mi sentivo contemporaneamente e schizofrenicamente, incazzato e orgoglioso.

    E così dovrebbe essere.
    Sempre.

    AleDiVirgilio

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