Credo che uno dei compiti evolutivi più ardui, per gli esseri umani, sia quello di capire che cosa si vuole fare veramente nella vita.

Da adulti, la risposta alla classica domanda che ci facevano alle elementari – “Che cosa vuoi fare da grande?” – ha spesso una risposta parecchio complicata. Molti esseri umani una risposta non la trovano mai. Si lasciano vivere, inseguendo il desiderio di un momento, per cercarne subito uno nuovo. E anche chi abbraccia uno scopo più a lungo termine, spesso, a un certo punto, si rende conto di aver cambiato idea.

Questo per dire che le aspirazioni di una persona non sono cose banali. Il solo individuarle richiede un certo impegno. Perseguirle ne richiede ancora di più.

Qualche giorno fa un amico mi chiedeva, in tono scherzoso, se sentissi che la mia vita era cambiata con la pubblicazione del mio – spero – primo romanzo. La mia risposta non è stata scherzosa, proprio perché le aspirazioni non sono cose banali. E rispondevo, ovviamente, di no.

Sono anni che lavoro verso un obbiettivo. Con impegno. A mio modo. Come posso.

Sto ancora andando verso quell’obbiettivo e non so se lo raggiungerò mai. Conoscendomi, credo che non riterrò mai di averlo raggiunto e, nel momento in cui dovessi ritenerlo, probabilmente cambierei obbiettivo.

Perché mi piace lavorare per qualcosa. Per me, per avere un senso di realizzazione, per un appagamento che sarà sempre – e dovrà sempre essere – momentaneo. Perché la mia bussola è tutt’altro che fissa, ma punta sempre, più o meno, nella stessa direzione. Fare qualcosa che mi piace. Fare qualcosa che voglio fare, che sto imparando a fare, che intendo fare. Qualcosa sulla quale lavorare con soddisfazione, volentieri, con interesse, con impegno. Qualcosa su cui rompermi la schiena, se necessario.

È bello, così. È giusto, così.

E oggi è successo qualcosa che mi ha molto amareggiata, e non è davvero importante che cosa sia. E pensavo, non per la prima volta, che il mondo è uno strano posto.

Sappiamo tutti che se prendi una persona che sa fare qualcosa, che vuole fare quella cosa, e la metti a fare esattamente quello, avrai dei grandi risultati. Sarà grande per tutti. Funzionerà. Ed è anche più semplice.

Ma succede spesso il contrario. Prendi una persona che sa fare una determinata cosa, che vuole farla, e la metti a fare tutt’altro.

Come se costringessi Steve Jobs a inscatolare verdure tutto il santo giorno.

E funziona orribilmente, non funziona proprio. Quella persona si spegne e non produce più niente di buono. Solo perché non sei riuscito a capire che le aspirazioni non sono cose banali. Sono il motore del mondo.

Ora, lo vedo succedere in continuazione. Grandi disegnatori che sono costretti a fare cose piccole, sceneggiatori immaginifici che vengono messi al lavoro su storie banali, e così via. Credo che sia lo stesso per qualunque professione.

(Oggi, le professioni “artistiche” non c’entrano niente, tra l’altro.)

Perché chiunque vuole fare qualcosa che gli piace. Che lo appassiona, che lo intriga, che lo soddisfa esattamente in quel punto dove ha bisogno di sentirsi soddisfatto. Dai a un muratore un bel muro da costruire e lo farai felice. Dagli un lavoro in banca e lo ucciderai.

Perché è profondamente umiliante essere costretti a fare qualcosa per cui non siamo nati. È avvilente. Ci pone innanzi alla sconfitta, senza nessuna possibilità di evitarla.

L’hanno già detto altri prima di me, ma vivremmo in un mondo migliore se a ognuno fosse concesso di fare quello che vuole fare.

Funzionerebbe tutto meglio. E saremo, forse, chissà, più felici e aperti agli altri.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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