In questo periodo, impegni vari non mi permettono di scrivere molto. Per scrivere ho bisogno di un momento di pace, almeno io. Non del silenzio assoluto o di una mente completamente sgombra, ma di un attimo di sospensione.

In questi giorni mi risulta difficile ritagliarmelo, ma ve bene così. Se non vivessi, che senso avrebbe tutto il resto?

Oggi, mentre tornavo a casa in macchina, ho messo su uno dei miei cd – uno dei miei preferiti: Songs of Love and Hate di Leonard Cohen.

Cohen, chi mi segue da un po' lo sa, fa parte dei miei orizzonti poetici da una vita, ormai.

Oggi mi ha portato a riflessioni nuove. In fondo, è questo che dovrebbe fare l'arte, no?

Ascoltavo Love Calls Yu By Your Name e restavo affascinata una volta di più dalla sua lancinante chiarezza.

E' una canzone di elenchi, come molte delle canzoni migliori di Cohen. E ci porta esattamente in quel momento sospeso. Lo definisce attraverso una serie di metafore, così taglienti da lasciarmi ogni volta senza fiato.

Il suo "qui, proprio qui" è "tra voglia sulla pelle e la macchia", "tra l'oceano e le tue vene aperte" e "tra il pupazzo di neve e la pioggia". Giusto: che cosa ci sta in mezzo? E continua: con i parallelismi: "qui, proprio qui, tra le noccioline americane e la gabbia, tra il buio e la ribalta, tra l'ora e l'era". E ancora: "tra il chiar di luna e il vicolo, tra la galleria e il treno, tra la vittima e la sua macchia" (di sangue? chi lo sa), "tra il ballerino e il suo bastone, tra la barca e il drenaggio, tra il cinegiornale e il tuo minuscolo dolore." Mi rendo conto che in italiano perde metà del suo fascino. Concludo ugualmente: "Tra il mulino e il grano, tra la meridiana e la catena, tra la traditrice e il suo dolore, ancora una volta l'amore ti chiama per nome."

Ecco, quando sarò arrivata lì, a saper spiegare con tanta semplicità e tanta efficacia quello che sento, allora sarò arrivata dove voglio arrivare.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Se Dio è nei dettagli, allora gli elenchi sono Vangeli.
    La lista della spesa è elemento della personalità.
    La mia mamma, quando ero bimbo nei seventies,  riermpiva un foglio quadrettato – se non ci seguiva al supermercato riuscivamo a cavarcela con due carrelli pieni fino all'orlo, se era con noi saltava sempre qualcosa che era necessaria come l'aria e di cui non si era ricordata prima.
    Mia moglie trafigge un post it di paroline vergate con la sua calligrafia infantile e sostiene che non uscirà dai confini di quanto indicato, ma una volta tra gli scaffali si concede almeno una scappatella x la Nutella.
    Io giro x la cucina appuntandomi mentalmente che devo acquistare questo e quello poi arrivo al minimarket e ricordo solo che è il caso di comperare il pane in cassetta con i semini di sesamo. Che non c'è mai.
    Leo Cohen è di un'altra pasta. Anni fa, l'attuale ministro Frattini lavorava per una di quelle sezioni del servizio segreto di cui i governi non ammettono l'esistenza – si sentiva molto il Devane del Maratoneta ( '' We Provide '' ) e passava ora a sorridere allo specchio come William quando diceva a Larry-il-nazi che credeva nell'America, ma le sue sopracciglia pettinate remavano contro di lui
    Uno dei suoi agenti gli aveva detto che Cohen cantava qualcosa come ''First we take Manhattan trhen we take Berlin '' e Fratta era partito in quarta x impedire ad un pericoloso terrorista di mettere tutti flag sulla sua lista. Anche allora il nostro aveva una voce echo included di quelle che avrebbero i soldati nei monumenti equestri se parlassero e fu uno scherzo per la top spy diventare un corista del menestrello dal volto perennemente plissettato. Dopo due anni il Fratta realizzò che Leo era pericoloso, ma in un altro modo + sottile e prese la scusa di un tour con gli Oingo Boingo per lasciare il sorvegliato speciale.
    Se ti capita di guardare nel tube il video di Weird Science – uncut version – dietro Danny Elfman è possibile intravedere il tizio che oggi è tornato dalla Tunisia con un cestino pieno di promesse disattese immediatamente  mentre scrive un rapporto con cui certifica che la Donna Esplosiva non sarà mai un cult.

  2. CREPASCOLO ha detto:

    Ora che ci penso, Leo Cohen sarebbe il Marlowe che non abbiamo mai avuto, ma che ci meriteremmo  per aver digerito il fatto che Gene  Hackman non indosserà mai quel trench ( notizia che circolava nei primi anni Novanta ).   

  3. CREPASCOLO ha detto:

    Leo Cohen è il Marlowe di Soriano. Lo infiliamo in una trama alla Angel Heart e ne ricaviamo un graphic novel.
    Città degli Angeli, fine anni cinquanta.  Marlowe è assunto da Peter Lawford – lo zampino nella stanza dei bottoni del Rat Pack – perchè scopra chi sta cercando di stecchirlo. Peter è stato molto attento a non urtare la sensibilità degli amici di Sinatra, ma si rende conto che Bobby Kennedy potrebbe presto rivelarsi un problema, considerato il suo atteggiamento di crociato. Marlowe trova che i Kennedy siano troppo belli per esser veri, come quelle mele lustre '' che non sanno ne di mi ne di ti '' e accetta il lavoro. Scopre che un tale Jerry Drake – ex militare nauseato dal conflitto e refrattario a qualsiasi forma di autorità – vorrebbe farsi strada a Hollywood, considerato che non ha il talento di un Kerouac ( citaz del percorso di Jack Nicholson   che ''ripiegò '' sul cinema dopo aver realizzato di non esser uno scrittore ndr ) , ma i produttori lo considerano un sosia di Lawford ( '' abbiamo avuto lo stesso problema con Brando e Newman – ci spiace Drake ma sei solo una copia carbone '' ).
    Unica soluzione: eliminare il rivale, ma non è così facile decollare un tizio protetto dai ragazzi di Giamcana, dallo FBI e da corpo di polizia di Los Angeles.
    Leo/Marlowe propone a Drake di scappare in Amazzonia e da lì organizzare un festival della controcultura che, di fatto, azzeri lo strapotere della città dell'Oscar. Jerry ci casca e si trasferisce a Manaus seguendo le parole di Leo ( First we take Manhattan – Tribeca studios – than we take Berlin -famoso festival del cinema ).
    Alla fine dei sixities , SBE passa da quelle parti e si imbatte in Drake – qualche anno dopo ne ricaverà Mister No.

    Adoro il lieto fine.    

  4. sraule ha detto:

    ah-ah, bellissimo film. me lo sono visto tutto, mentre leggevo.
    ma, specialmente, non potrò più guardare un monumento equestre senza chiedermi che voce abbia.

  5. CREPASCOLO ha detto:

    ''tra la vittima e la sua macchia" (di sangue? chi lo sa), " Leo ribalta il concetto caro a Simenon secondo cui siamo tutti vittime e anticipa ''Il Vizio dell'Agnello '' di Andrea G. Pinketts e il blog di Rrobbe Recchioni e la sua simpatia per i bulli per cui non tifa nessuno.
    Se pensiamo che una simile eversiva pensata arriva dalla faccia spiegazzata che volevamo appiccare al nostro Marlowe, ci rendiamo conto di quanto la prima impressione sia sempre solo e soltanto una prima impressione. First we take eccetera. Era in tour da noi in quei gg – il suo show ''contro'' quello di George '' I Want Your Sex '' Michael.
    Qualche critico musicale scrisse che era bello vedere tanti fare la fila per vedere il tizio delle vittime macchiate che avevano preferito al tizio pettinato come Lady Diana.
    Non sapevano che la prima impressione eccetera. George era pop, lacca e videos dai colori saturi, ma non avrebbe spolpato il cosciotto di un agnello alla ricerca della macchia che di solito è coperta di biacca nei sepolcri imbiancati. Leo aveva voce roca e poca ( okay,  è di Pinketts ) , ma voleva arrivare laddove nemmeno gli Wham avevamo mai osato avventurarsi. Brr.

  6. CREPASCOLO ha detto:

    Ora che ci penso, George Michael sarebbe grande in un film sulla vita di Leo Cohen – qualcosa come Citizen Kane incontra Darth Vader, ma girato con il ritmo de Il Divo.
    George Cohen vuole conquistare il mondo – da ragazzo ha visto un concerto dei Queen e ha deciso che 1) vuole diventare King of the World 2) Freddy Mercury è l'avatar del dio della velocità e dei ladri ( canta Bycicle e ha rubato il naso a Pinocchio ).
    Un rituale framassonico lo fa aderire come una cozza allo scoglio al lato oscuro della Forza – la pianta con cosine leggere tipo Wake me up before you go go e inizia a spiegare al prossimo che prima si prenderà Manhattan eppoi Berlino.  Il suo faccione largo di ragazzo copertina si accartoccia fino alla pagina stropicciata di un  Bogart ricciuto.
    Arriva a Holywood e trova lavoro come controfigura di Eric Bogosian, ma c'è poca trippa per gatti perchè in Talk Radio ci sono principalmente primi piani della bocca carnosa di Eric che sputacchia il suo furore contro il microfono. Non tutti sanno che Oliver Stone, all'inizio, aveva scritto una sequenza in cui Bogosian era ucciso non dalla pallottola di un ignoto, ma dal SUV di Andrew Ridgely ( l'altrà metà degli Wham ) in un tentativo di metafora del pop disimpegnato che ammazza la critica ai massimi sistemi. Quando Andy ha riconosciuto sotto la parapersonalità di Cohen l'ex socio che lo ha piantato, ha disinserito il cruise control e ha cercato di piallare Leo. Stone ha visto la mala parata e gli ha fatto sparare alle gomme da Willem Defoe ( che stava facendo un provino x Platoon ). Il fuoristrada senza controllo si è schiantato contro la roulotte mensa e quel giorno non ci sono stati panini x le maestranze. Stone l'ha presa bene e ha licenziato Leo che ha immediatamente fatto rotta x Manhattan. Brr.       

  7. CREPASCOLO ha detto:

    Ora che ci penso, Oliver Stone e Leo Cohen si assomigliano, non sono gemelli diversi separati nella culla, intendiamoci, ma qualcosa come marlon Brando e Paul Newman. La stessa nota suonata in modo diverso con strumenti differenti.
    Nella  ns storia  gli Stone Bros  sono agenti di una di quelle sezioni del servizio segreto di cui i governi non ammettono l'esistenza : Ollie è convinto che tutti i complotti siano veri, che tutta la realtà sia  un rebus avvolto in un mistero dentro un enigma e che Shakespeare lo sapesse bene ( anche perchè era in realtà l'alias di Chris Marlowe secondo Ollie ), Leo pensa che la vita sia solo andare da punto A al punto B procendendo per punti e facendo prima la lista delle tappe da raggiungere – qualcosa come First We take etc – e che chi si mette in mezzo è una vittima il cui sangue macchierà il parabrezza del SUV degli Stone. 
    1969. La NASA chiama gli Stones per mettere in scena il finto allunaggio. Leo dice che è una perdita di tempo ( '' i Russi sapranno che non siamo nemmeno decollati e ci sputtaneranno '' ), ma Ollie ribatte che conosce lo Spetnaz che ha freddato Gagarin e sa che anche i cosacchi hanno i loro scheletri nell'armadio, per tacere di quelli in orbita.

    Nel ruolo di Armstrong scritturano Brando e in quello di Aldrin Newman. Collins è interpretato dall'omonimo batterista dei Genesis.
    Brando è incontenibile – non tollera il canovaccio sul piccolo passo per l'umanità e vuole sostituirlo con il suo celebre STELLA !!!
    Newman avrebbe preferito Geraldine Page nel ruolo di Collins e proprio Phil non gli piace  ( ''passa tutto il tempo prendendo in giro Peter Gabriel e parodiando la sua Lamb down on Broadway '' ).
    Leo sarebbe per terminarli, seppellirli nella polvere ''lunare ''  e sostituirli con una tribute band del Trio Lescano che si esibisce a El Paso. 
    Ollie non è tanto per la quale perchè sospetta le tre singers di essere catalizzatori dello MK ULTRA mandate per testare la resistenza umana al birignao.
    Alla fine la fiction è stata realizzata con il Fratta nel ruolo di Armostrong, Bogosian in quello di Aldrin e Peter Gabriel in quello di Collins.
    Leo ha dovuto pagare una penale x il ritardo nella consegna del filmato e a costretto Marlon, Paul e Phil a guardare per giorni documentari sull'addestramento della Laika. Cattivo.

  8. CREPASCOLO ha detto:

    Ora che ci penso un poster con Leo e la Laika che guardano verso un punto lontano  in una posa da monumento equestre, mentre si avvicina il crepuscolo sarebbe uno splendido veicolo commerciale di un remix di First eccetera.
    Post moderno che nemmeno Tondelli, Origa o Brolli.
     

  9. CREPASCOLO ha detto:

    Un graphic novel di Massimo Rotundo per la SBE. Un ponte ideale con i suoi lavori anni ottanta per Comic Art.
    Bogo San è un sensei DJ del ventiduesimo secolo – trasmette dalla luna o così dice e predica la rivoluzione intellettuale come grimaldello  per liberarsi dalle catene di un conformismo che vuole tutti nel ruolo di consumatori di musica pop senza sugo. 
    Kohen è un artista pop che mette in musica criptici koan ed è stufo delle invettive di Bogo. Chiede alla sua amante, una negromante chiamata Dina Page, meno seducente della sorella Betty, ma in grado di leggere le pagine del libro del destino. Dina gli spiega che Bogo vive a El Paso e non sul nostro satellite e che detesta le canzonette perchè è stonato come una campana e tutti ridevano delle sue performance nel karaoke di El Paso.

    Kohen la prende bene e, dopo il crepuscolo, ruba il Necronomicon for beginners di Dina e intesse  un complicato incantensimo per trasformare Bogo nel clone di Sandro Ciotti. Dina però come molti artisti vive e prospera nel caos e ha mischiato alle pagine del bigino del testo dell'Arabo Pazzo anche alcune ricette per cucinare gli zombies prese da Kotti & Mangiati. Il magheggio esce di carreggiata e Bogo diventa Laica, una cagnolina graziosa ed intonata come la Callas.

    Laica ed il suo manager – Marlon Brando nella caratterizzazione di un colonnello Parker che mangia le parole – partono in tournee. Prima Manhattan e poi ?                

  10. sraule ha detto:

    Ora che ci penso un poster con Leo e la Laika che guardano verso un punto lontano  in una posa da monumento equestre, mentre si avvicina il crepuscolo sarebbe uno splendido veicolo commerciale di un remix di First eccetera.

    geniale.

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