Forse perché la nostra classe polita è anziana, ha raggiunto una sua forma di saggezza. Non la saggezza di chi, ormai giunto in prossimità della fine del suo cammino esistenziale, decide di dedicarsi agli altri, ma la saggezza più pedestre del "signora mia, tanto il mondo va così, che cosa ci si può fare?"

E di fronte a un atteggiamento del genere, siamo tutti impotenti.

Bisogna ammettere che hanno operato con una certa finezza. Negli ultimi vent'anni, si sono dati da fare. Tutti quanti, dalla destra alla sinistra, uniti forse senza neanche saperlo per un comune scopo: rendere i partiti irrilevanti.

E' un risultato che merita il nostro plauso, almeno a livello intellettuale.

Hanno reso la politica talmente autoreferenziale da rendere del tutto inutili le distinzioni di partito. Negli ultimi mesi (altro grande risultato) sono riusciti addirittura a dimostrare che si può stare senza un governo senza avvertire nessuna differenza tra il prima e il dopo.

Basta varare qualche norma a casaccio e aspettare che l'organo competente di turno la bocci, in modo da lasciare tutto come prima. Senza dolore.

Gli eponenti della sinistra si sono finalmente resi conto che stare all'opposizione, nel nostro sistema, non è un passaggio preliminare, ma lo scopo.

Se stai all'opposizione hai un sacco di vantaggi: nessuno se la prende con te se le cose, nel paese, vanno male; hai uno stipendio di tutto rispetto; hai le tue zone di influenza in cui fare il bello e il cattivo tempo; puoi quindi mietere gabelle e distribuire favori esattamente come se fossi al governo, ma senza bisogno di darti troppo sbattimento; maturi una lauta pensione in pochissmo tempo…

Davvero: il posto d'oro non è quello del ministro o del presidente del consiglio: è quello da parlamentare dell'opposizione. Se ti va bene, non devi nemmeno presentarti in aula. Mai. 

Praticamente, ti pagano per non esserci, che cosa può esserci di meglio?

Se poi ti annoi, puoi andare in parlamento e dire: "No, non sono d'accordo." Non ti ascolterà nessuno e potrai tornartene tranquillamente a casa tua, per poi ricomparire dopo un mesetto circa per dire di nuovo: "No, non sono d'accordo" e non essere in alcun modo rilevante.

Meglio così, intendiamoci: se qualcuno ti appoggiasse, poi rischieresti di finire al governo. E tu non lo vuoi, non sei mica scemo.

La maggioranza, di fronte a questa astuzia, si mangia letteralmente le mani. Pensano: "Guarda loro, come stanno bene… e guarda noi, come stiamo male. Impegni di governo, riunioni, testi di legge da scrivere, testi di legge da approvare… be', per fortuna che c'è l'opposizione, che ci aiuta, non mettendoci mai i bastoni tra le ruote, ma, insomma, governare è davvero stressante. Come possiamo fare?"

Ci hanno pensato e ripensato e, finalmente, hanno trovato una soluzione: non governeranno neanche loro. Perché mai dovrebbero darsi tanto sbattimento, quando si può tranquillamente evitare?

L'opposizione, preoccupata, a questo punto si impegna allo stremo per diventare ancora più impopolare. Hai visto mai che qualcuno li votasse! E se poi gli toccasse andare al governo? Il solo pensiero li getta nello sconforto.

E' il momento di dimostrare di che pasta sono fatti: se prima non facevano niente per essere votati, ora fanno di tutto per non esserlo.

Nel frattempo la maggioranza corre ai ripari. Ormai rosa dall'invidia, inizia la sua personale campagna per non correre il rischio di essere votata. Per prima cosa, su questo sono tutti d'accordo, non bisogna andare al voto. Così, almeno, nessuno potra voarli e loro potranno continuare a far finta di governare senza in realtà farlo.

In pratica, è essenziale che gli elettori non si esprimano anche perché, siamo seri, preparare un programma elettorale è una seccatura. Certo, per fortuna c'è il computer. Il tasto F4 può aiutare, ma è comunque uno sbattimento. Quindi, per carità, lasciamo perdere quella cosa delle elezioni.

In più, c'è anche un bonus, per quelli abbastanza scaltri. Possono far finta di voler andare alle elezioni, così arriverà subito qualcuno che cerca di corremperli perché cambino idea. Come dire… la tredicesima e la quattordicesima messe insieme, senza bisogno di far niente.

A questo punto, tutti giocano appassionatamente allo stesso gioco. Ognuno si sceglie un ruolo, poi cambia idea, poi cambia idea di nuovo, e così via fino a tornare al punto di partenza. Come in tutti i giochi, c'è sempre qualcuno che perde. Quel qualcuno si rassegna a dover lavorare un pochino, solo un pochino, fino al prossimo tiro, che tanto è domani. E' come il gioco della bottiglia. Se aspetti abbastanza, sai che prima o poi toccherà a te.

Sì, è come il gioco della bottiglia, con una sola variante: nessuno vuole essere sorteggiato.

Il vero gioco è non farsi beccare.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Mi sforzo di credere, sempre, che non sia cosi' semplice come appare. Probabilmente il grande inganno e' proprio farci pensare(o non pensare ) quello che non e'.
    Personalmente non farei a cambio con nessuno di loro, mi piace troppo guardarmi allo specchio e poi addormentarmi serenamente, Facciano e sfacciano quello che vogliono , il cambiamento non deve essre politico ma sociale.

    Scoiattolazzo

  2. sraule scrive:

    mh. come in egitto? 🙂

  3. utente anonimo scrive:

    Mi sembra una soluzione buona, no? ; )

    Cmq dobbiamo rivedere tutti , in meglio, i nostri stili di vita. E' ovvio che nella situazione socialeconomica creata , siamo tutti piu' schiavi di questa politica arruffona e ignorante. Non e' mai venuto niente di buono dai soldi.

     

  4. piccoliviaggi scrive:

    Analisi precisa, e molto vicina alla realtà… purtroppo….

    Non che io sia strenuo amante della politica o dei politici, occupare posti di potere risveglia nelle persone, anche nelle più virtuose, la voglia di abusarne a proprio vantaggio. Certo che non tutti sono uguali, ci sono anche persone che vorrebbero fare qualcosa di buono, ma purtroppo sono poche e la loro voce si perde nella cacofonia politica generale….

    Comunque siamo in uno stato democratico e gli strumenti per cercare di cambiare ci sarebbero. Ci sono i referendum con cui annullare leggi porcata, come l'ultima legge elettorale; ci sono le elezioni, dove esprimere il proprio parere; ma ho l'impressione che quello che manchi sia la voglia di farlo….

    Questa situazione fa schifo alla maggior parte della gente? Bene, si indice un referendum per abrogare l'attuale legge elettorale che blinda le persone da eleggere togliendo la scelta a chi vota e poi si va a votare per quelli che ci ispirano fiducia…. Ma così non è, i referendum li fanno di domenica, sai che sbattimento, c'è da andare al mare o in montagna…. Quindi il quorum non si raggiunge mai….

    E le elezioni ? Ma si, chi se ne frega, tanto son tutti uguali…..

    Insomma, non servono rivoluzioni, basterebbe utilizzare quello di cui già abbiamo diritto..

    E nel gioco della bottiglia non c'è "qualcuno" che perde, perdiamo tutti, tutti quelli che la bottiglia non la girano…..

  5. sraule scrive:

    verissimo. resta solo da capire come e quando la gente si sveglia.
    ma forse il bello è quello: non si può sapere. succede e basta, come in tunisia e in egitto.

  6. utente anonimo scrive:

    Purtroppo penso che il parallelismo tra noi e l'Ggitto e la Tunisia non regga.
    Lì la maggioranza delle persone muore letteralmente di fame, sono a milioni che vivono in condizioni disperate (mai vista la "Cità dei morti" de Il Cairo?).

    Qui la gente compra SUV, ipad, ipod, vacanze alle Maldive o a Sharm e chi più ne ha più ne metta!

    Qui, finché regge il sistema delle finanziarie, lo sconforto è ancora quasi esclusivamente intellettuale.

    A meno di tracolli economici improvvisi e devastanti, situazioni come quelle nordafricane e mediorientali, le vedo ancora moooolto lontane.

    AleDiVirgilio

  7. sraule scrive:

    Ale, quelle sì, ma una situazione tipo Grecia non è poi così lontana. Ma hai ragione comfort e rivoluzione non vanno d'accordo…

  8. utente anonimo scrive:

    Leggere questo tipo di analisi mi lascia sempre interdetto. Ci si sforza di credere che non tutto sia così marcio, eppure giorno dopo giorno si ha la dimostrazione del contrario. "Nulla è più anarchico del potere" diceva Pasolini, e questo gioco della bottiglia che hai descritto, in cui lo scopo è non farsi beccare, può esser letto come un'esemplificazione di quell'affermazione…
    Un saluto.
    Carmine

  9. sraule scrive:

    Che poi, diciamocelo, ormai sono così senza pudore che l'ammettono da soli…

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