I commenti al post qua sotto mi hanno portato a un altro pensiero. Tangenziale, è ovvio. Io mi sposto solo così, a quanto pare.

Dunque, c'era chi asseriva di leggere il 100% di una storia a fumetti. Sappia che è una bestia rara. Il lettore medio non legge mai "tutto". Legge quel che gli serve a capire la storia, a volte anche un po' di meno.

Da parte mia non c'è alcun giudizio in merito. Io stessa tendo a leggere molto velocemente e spesso mi capita di dover tornare indietro perché mi sono persa qualche passaggio.

La cosa interessante è che questa abitudine (come la maggior parte delle abitudini) si può sfruttare.

Facciamo un esempio: le didascalie con ora, data e luogo.

Ne parlavo un po' di tempo fa con Boselli (quindi: fonte autorevole), durante una delle nostre famose interminabili telefonate.

(Sì, non tutte le interminabili telefonate tra me e Boselli si sono svolte sul canovaccio di Boselli che mi cazzia e io che rispondo "sì, padrone" – questa, comunque, è stata esattamente di quel tipo.)

Susanna: e poi ci mettiamo una bella dida con l'ora, la data e il luogo!

Boselli: no, quelle dida non le legge nessuno.

(Susanna: sì, padrone.)

Ora, questa è una grande verità. Le dida con l'ora, la data e il luogo non le legge nessuno per davvero. Se l'autorevole fonte non vi basta, sappiate che c'ho anche le prove.

In Ravenstock, forse alcuni di voi l'avranno notato, c'è pieno di dida di questo tipo. Ma proprio pieno-pieno, eh?

Come potete immaginare, casinista come sono, qualcuna è palesemente sbagliata. C'è scritto 10 am quando nei disegni è già buio e così via. Ci sono scritti luoghi sbagliati.

Dopo ogni Ravenstock ho ricevuto un tot di e-mail, sms etc in cui il volenteroso di turno mi faceva le pulci alla sceneggiatura. Roba del tipo: "Bello, ma…" Seguivano i vari "questo non si capisce", "quell'altro, secondo me è sbagliato", "ma perché Ford e Marlene non scopano?" e così via.

Nessuno, ma dico nessuno, mi ha mai fatto notare che c'erano delle dida sbagliate. E pensare che c'è chi mi ha elencato uno per uno i refusi di battitura.

Quindi, come vedete, c'ho le prove (ma tanto non mi servivano, perché io, alle fonti autorevoli, ci credo, non come voi sciacquette).

Ora, va bene che sono abananata, ma quando ho scritto Ravenstock questa cosa non mi era ignota. 

Perché scrivere delle parole che nessuno leggerà, quindi? Autolesionismo a parte?

Be', la verità è che, con gli anni, sto diventando una persona subdola. 

Non mi interessa che qualcuno legga effettivamente quello che c'è in dida. Mi interessa avere una dida. Un rettangolino nero, lì in alto, a inizio scena. Mi semplifica la vita con gli stacchi. Mi devo sbattere molto meno, insomma, perché ogni stacco ha il suo marker: il famoso rettangolino nero.

E' infido e riprovevole?

In un certo senso, sì.

Come dire: Eisner non l'avrebbe mai fatto (ma anche sì).

Bene, tanto io non sono Einsner, giusto?

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    ahahah stavo per dirti "ma no io le leggo!" e poi quando hai elencato le prove mi sono sentite molto triste.

    in realta` le leggo (davvero, ricordo proprio che ci faccio caso) ma non le connetto molto alla storia. rimangono li`, come marker astratti, appunto.

    in ogni caso ti prego mettile GIUSTE, perche` appunto se io non capisco qualcosa e torno indietro, poi magari ci faccio caso davvero e allora diventa importante.

  2. sraule ha detto:

    be', io ci provo, eh?
    di solito in sceneggiatura sono giuste, ma in fase di lettering, con i vari copia-incolla si sballano!

  3. utente anonimo ha detto:

    Io penso che la temporalita' , e la localizzazione delle cose, siano fondamentali per certe strutture di storie , soprattutto quelle piu' elaborate.

    Scoiattolazzo

  4. CREPASCOLO ha detto:

    Temo sia colpa mia se Boss Boselli non crede nelle dida crono localizzatrici.
    Qualche anno fa gli proposi uno one shot sulla vita di Jacques de La Palice in cui i famigerati markers dovevano scandire quanto indicato nella famigerata canzone di cui copia incollo i versi topici: Ahimé, La Palice è morto,/ è morto davanti a Pavia; / ahimé, se non fosse morto / farebbe ancora invidia.  
    Il tutto  inserito in un contesto a la Il Giorno della Marmotta in cui i personaggi erano prigionieri in una spirale autoreplicante in cui erano condannati a rivivere una quantità invereconda di ovvietà. Ero particolarmente fiero dello sciamano Bio Sell, un trust di computers collegati da wetware in grado di processare concetti di portata ultima come la considerazione che non esistono più le mezze stagioni  o come il fatto che i camionisti sanno sempre dove si mangia bene e si risparmia in autostrada. Una delle svolte narrative che trovavo più interessanti era la scoperta da parte di Paul Licet, il singer di una tribute band dei Police che ricordava Sting quanto Draka assomiglia a Joseph Fiennes, dei naniti disseminati nei Camogli degli autogrill che stavano, lentamente, imponendo ai consumatori l'ascolto della canzone Repetition del Duca Bianco. Boss Boselli, terminata la lettura del mio soggetto, mi guardò come un pastorello del diciannovesimo secolo guarderebbe l'ologramma di un cyborg alieno che canta una apologia dei frattali e mi disse che era il caso che cercassi un posto, magari una lamasseria tibetana lontana dalle distrazioni delle volgari intraprese, in cui meditare sui miei processi mentali.
    Nessuno aveva mai sospettato fossi un mistico e lo ringraziai. Ho passato i primi anni del ventunesimo secolo in un eremo a picco sull'infinito, insegnando musica atonale ai cuccioli di yak. Ricordo un rave in cui un acuto di una bestiola ha provocato una valanga visibile anche dalla Luna, ma a parte questo, ho avuto tanto tempo per riflettere ! 

     

  5. utente anonimo ha detto:

    Leggendo il tuo articolo mi sono reso conto che inconsapevolmente ero giunto alla stessa conclusione anch'io: le didascalie con data e ora servono più o meno allo stesso scopo delle didascalie "più tardi…" o  "il giorno dopo…", solo che fanno un effetto diverso perchè il lettore vede un'informazione precisa invece di una generica. Non per nulla sono usate ad esempio nelle storie ad ambientazione militare (per accentuare la sensazione di rigore e disciplina), in quelle con salti avanti e indietro nel tempo (per aiutare il lettore a capire se ci troviamo nel passato o nel presente) e in quelle dov'è in atto una corsa contro il tempo (per rappresentare il trascorrere di minuti preziosi).
    Grazie per aver reso chiaro un concetto che avevo intuito, ma che non ero riuscito a focalizzare!

    Luca.

  6. utente anonimo ha detto:

    Interessante questa sbirciatina dietro le quinte. La nuova autrice che attraverso lunghe telefonate dialoga con gli autori più esperti affinando la propria tecnica. E poi si domandano come mai la Bonelli è la numero 1 nel suo campo…
    Tra parentesi brava! La tua storia di esordio mi è piaciuta.

    Mr. Y

  7. utente anonimo ha detto:

    Post interessante, ma deludente.
    Mi riferisco alla smentita su Eisner.

    Che tu non fossi lui, ne avevo il sospetto, ma che il suo spirito si fosse insinuato tra i tuoi neuroni… bé, ne avevo quasi certezza!

    Lo so.
    Prima che lo scriva tu, lo faccio io: "Che sant'uomo!".

  8. sraule ha detto:

    Alessendro: che tu sempre sia lodato 🙂

    Mr. Y: grazie. Purtroppo ho affinato così tanto la mia tecnica che a Boselli è venuto un esaurimento nervoso, ma transeat. 

    Luca: il che mi porta a pensare che nella mia storia di viaggi temporali (se riuscirà a vedere la luce) ho evitato con molta cura di mettere dida crono-localizzatrici. Ma questa volta il mio scopo è il caos!

    crepascolo: ora ho capito da dove vengono le tue geniali idee (e ho così risposto alla domanda n. 1 sull'universo e tutto quanto): è stato il lungo ritiro con solo gli yak come compagnia! il che mi porta a un'altra domanda, alla quale saprai senz'altro rispondermi: di che cosa sa la carne di yak?

  9. CREPASCOLO ha detto:

    La carne di yak è sacra – nessuno oserebbe assaggiarla, per tema di risvegliare Kay Kay, lo Spirito del Contrario detto anche Cane Bastonato.
    Per tutto uil tempo in cui mi sono ritirato nella contemplazione della Biscroma, mi sono nutrito solo di cremadi yogurt. E quando dico ritirato, intendo dire che mi sono ristretto – prova a fare l'amore con il sapore per mesi e mesi , circondato da proteine su 4 zampe che non puoi abbrustolire – fino a sembrare la linea di Cavandoli. E avevo anche la stessa voce !

  10. sraule ha detto:

    Argh, Crepascolo, non volevo risvegliare brutti ricordi!

  11. CREPASCOLO ha detto:

    Ho quasi rimosso – so che hai la formazione di chi sa cosa passa per la testa dei picchiatelli e ricorderai uno scritto di Kaspar Yakult, lo scopritore dell'enzima responsabile dell'acidità susseguente alla visione dei Teletubbies in cui si ipotizza che il trauma sia la risposta organica alla percezione parziale ed imperfetta dell'universo. In altri termini, la deffaillance provocata dalla nostra incapacità di comprendere il tutto, anche quando consapevoli che un tutto da comprendere esiste.
    La famigerata edge of vision. Kaspar è stato per anni aiuto vice accordatore del violino di Freud e sostiene di aver ricavato la sua teoria, osservando il vecchio Sigmund che smadonnava sul trillo del diavolo – pezzo che proprio non gli entrava in testa ( '' è lì da qualche parte,  intrappolato tra i neuroni: sarei in grado di strapparlo allo strumento se non fossi continuamente distratto dalla sindrome della signora Cavendish che sostiene di essersi innamorata del corrimano del corridoio del Titanic ! '' ).
    Non so. Io ho una teoria sulla cosa – ne ho parlato ad un simposio a Lipsia anni fa, ma avevo sbagliato sala e ho tenuto la mia conferenza alla Loggia dei Masticatori di Betel e ricordo solo tanti sorrisoni perplessi di denti neri – secondo cui la signora Cavendish riusciva a raggiungere in trance il paroliere di Celine Dion. Il tempo è una illusione. Se non lo so io che ho vissuto per mesi circondato da quadrupedi a cui insegnavo i rudimenti della composizione zen !       
       

  12. utente anonimo ha detto:

    Quanti ricordi mi hai fatto affiorare!! Eravamo io, Patrik Lubumba , Alberto Stasi, Cristina d avena e i coniugi Romano. Festeggiavamo il mio compleanno ad Erba, con mozzarella di Yack, la serata era piacevole ma dovemmo lasciare presto  il ristorante perche' i nostri vicini di tavolo facevano troppa confusione ed Olindo si stava un po' agitando. Il piu' giovane dei figli di (Gioe) Kubert, Andy, prendeva a matitate Adam , un po' come successe a Jhon Romita Jr e suo padre, ed il tutto era nato proprio perche Adam si era permesso di dire che le didascalie non e' che servissero a molto, alla quarta birra il buon (Gioe), scorreggiando, disse quello che poi passo ' alla storia come " la stronzata del vecchio ubriacone ", disse letteralmente " Provate a leggere- 24 ore- scritto da neil gaiman in un numero di sandman"…rimase ovviamente inascoltato.

    Nessuna didascalia avrebbe potuto fissare quel momento perfetto.

    Scoiattolazzo

  13. CREPASCOLO ha detto:

    Non era Joe. Non poteva essere Joe Kay. Non beve nulla di più forte della tisana al timo. Ecco perchè ancora oggi può disegnare i faxes from Sarajevo o chinare ogni tanto le tavole dei figli come ha fatto in CRISI FINALE.
    Alcol e comics non vanno d'accordo. Ricordo Ray Moore – storica prima matita di Phantom – che secondo la leggenda sarebbe scomparso in guerra o perchè alzava il gomito. In realtà – è cosa nota nel ristretto circolo degli esegeti dell'arte sequenziale – Ray era montato ubriaco nel suo turno di guardia e ha preso a sparare contro un maresciallo del casermaggio che stava caricando alcune salmerie pregiate su di un furgoncino ( con le provviste nutriva un ristorantino di cui era proprietario occulto ). Il graduato ha risposto al fuoco, ma praticamente gli mancavano solo gli occhiali neri ed il cane guida e riuscì a centrare solo la porta dell'armeria che il private Moore stava presidiando. Si incendiò anche la cucina e la stalla che erano nell'edificio accanto. Un fuggi fuggi di animali da cortile che aveva un qualcosa di biblico, ma senza arca.   Le fiamme illuminarono il crepuscolo come nemmeno a Fuorigrotta. Molti anni dopo, il figlio Roger – diventato nel frattempo un attore famoso per la trasposizione al cinema delle storie del signor  Fleming – propose ad un produttore di  raccontare in chiave epica la dipartita di papà e il soggetto, rimodulato, è diventato ''I Quattro dell'Oca Selvaggia ''. Alan, nipote di Ray e figlio di Roger, ha scelto di tornare al fumetto, ma alle gioie di bacco preferisce la necromanzia e la divinazione attraverso la tecnica degli aruspici. Il suo amico Steve Bissette sta lavorando ad un graphic novel su di uno sciamano che opera, come un chirurgo filippino, una papera affetta da calcoli irriducibili, senza arruffare nemmeno una penna ! Adoro il medium.     

  14. sraule ha detto:

    no, ma fate pure come a casa vostra, eh? 😀

  15. CREPASCOLO ha detto:

    Io leggo sempre tutto. Sarò un caso limite? 🙂
    Alias.

  16. sraule ha detto:

    Sto lavorando ad un romanzo grafico che si intitolerà '' come a casa
    vostra ''   che dovrebbe tuffare il lettore in quella atmofera che solo vecchie pantofole, una ciottola di semi di zucca  e il crepuscolo che filtra dal finestrone del salotto mentre cala la saracinesca sul negozio di trippa take away di fonte possono evocare nel neurone sconfitto di un travet che nonè riuscito a sedersi sulla novantadue nel tratto fino alla Stazione Centrale.
    Diciamola tutta: sta crescendo il numero di utenti che non ne possono più di flashback e flashforward, di narrazione decompressa e di dialoghi a la Mamet i pipe che si alzano da mascelloni in spandex.
    Io vi darò qualcosa ripieno di vignette che cubano un terzo di pagina a quaderno come massima finestra sul mondo. Avrete splash pages solo se il vostro bambino metterà in ammollo nella candeggina l'albo che vi cucinerò. Avrete una micropanoramica  – un sesto di tavola – di una città sotto la pioggia e nella didascalia avrò scritto: piove.
    Vi darò il piano americano di Marker, il vigilante armato di evidenziatore fucsia indelebile, che manda al tappetto lo Scoiatolazzo Mutante, un cattivone sospeso tra il Gabibbo e Walt Kelly e nella dida troverete: Marker colpisce Scoiattolazzo. 
    Sarà quello che avrete sempre sognato, ma non avete mai osato chiedere.     

           

  17. CREPASCOLO ha detto:

    già: è che non l'abbiamo mai osato chiedere, ecco.

  18. sraule ha detto:

    Sta sparendo anche la figura dello sceneggiatore onniscente che riempiva la vignette di baloons di pensiero.
    Peccato: Marker guarda negli occhi Scoittolazzo di cui è innamorato segretamente – quel rituale di pittarlo di fucsia per sempre ha un senso dopotutto – ma pronuncia una frase ad effetto con cui dichiara il suo desiderio di fermarlo dal tentare di conquistare il mondo. Noi però possiamo leggergli nella zucca grazie alla ''pecorella'' sospesa sopra la sua capoccia e sappiamo quanto vorrebbe accarezzare la coda arricciata del suo antagonista, quattro occhietti castani a contemplare il crepuscolo.

    Mi pare di vedere qualche  ulteriore sviluppo possibile:
     1)Mark Her è la storia di una tribù di roditori evoluti che giocano giochi di guerra in un mondo post apocalittico che ha cancellato la razza umana ed i suoi affanni. Maschi contro femmine, come è la moda oggi, con pistole a spruzzo. Quando uno scoiattolo tinge di rosa  un suo simile, questi cambia sesso se è il caso ed i due vivono in pace fino a quando il maschio, per esempio, non è beccato dalla vernice e cambia orientamento. Vista dall'alto, la cosa assomiglia al giorno dei saldi in un centro commerciale.
    2) Market è la storia di una civiltà di alieni intelligentissimi ed annoiati come nelle trasmissioni di Gad Lerner, ma senza i commercials.
    Telepati,  passano il tempo studiando nuovi modi di proteggere i propri pensieri dal terzo occhio del prossimo e vendono quanto spiato a chi è non è riuscito a guardare dentro la zucca di qualcuno a cui volevano carpire i segreti. 
    Vista dall'esterno, la cosa ricorda la compravendita delle info  pre Guerra Fredda.
    3)  Ecce Raul è la storia di una etologa che riesce ad insegnare al suo scoiattolo il repertorio folk romagnolo. Il piccolo Raul diventa la celebrità della sitcom Come Casadei, ma si innamora della cavietta Sonia, star del talk show Ford and the Raven, in cui un anchor man parla con i corvi ed altri animaletti .  La coppia  lascia tutto per tornare nei parchi di Boston, vivendo delle offerte dei turisti.
    Vista dal punto di vista letterario, qualcosa tra la vita di San Francesco, come nemmeno Altan aveva osato, e la parte centrale di Quinto Potere ( Network – Lumet – 1975 ndr ) . 

       

  19. utente anonimo ha detto:

    Sono sopraffatta! 🙂

  20. utente anonimo ha detto:

    Mi torna in mente una storia di Spawn (Spowne al tufello) dove il buon Al Simmons ferito e braccato  cercava  rifugio nell angolo di mondo piu' lurido e bieco, ma una volta arrivatosi,  lo trovava occupato,non ricordo bene se   da Signorini con una rosa in mano o dal clown (clawne a trastevere)  ma sono sicuro di ricordare che di scoiattolazzi innamorati di energumeni fucsia non ve ne fosse traccia.
    Intervenne uno scoiattolo, forse, in quel capolavoro quasi onirico che era sogni d oro di nanni Moretti (nanni moretti a Roma) ma in realta si trattava di sogni di princisbecco, cosa ormai nota alla posse di Maria de Filippi e di giovanni con la chitarra, noto cantautare magribino che si finge napoletano. Per il resto se hai bisogno , fantozzianamente, di cancellare contenuti di contenuto da baloon e nuvolette varie, non hai che da chiedere a Lorenzo del grande Fratello ..quello universalmente noto come il Cuoco de e dal grande fratello di cui si sono perse le tracce fino alla sua apparizione , divinica, in messico .. in intervalli di 15 minuti, che come saprete e' il tempo per una buona cottura di qualsiasi cosa.

  21. Anonimo ha detto:

    Dimenticavo di dirti che un ulteriore prospettive sarebbe quella di Markionne – novello doom 2011 nella latveria del 20esimo secolo (detroit)
    alla perenne ricerca del segreto della sua nemesi reed richards, che della flessibilita' aveva fatto la sua ricchezza in tempi non sospetti..ma temo sia una storia un po' troppo fuori dalla realta'-

    avrei dovuto scriverlo ieri ma ero troppo affaticato dalle mie notti brave e quello che proprio non sopporto e' lo spirito della scala,  di cui conservo, geloso e nascosto al mondo, una storia nel mio cassetto d argento.

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