Vorrei sottoporvi un mistero. Sì, un mistero alla Sherlock Holmes, con dettagli grotteschi e insoliti. Riguarda l'appartamento che Armando e io stiamo ristrutturando per andarci a vivere.

Un po' di background: l'appartamento si trova in un palazzo ottocentesco del Quartiere Umbertino di Spezia. Sì, se avete letto i racconti di Sensi sapete di che quartiere sto parlando.

E' stato abitato per una decina d'anni da una rispettabilissima famiglia cinese: madre, padre e figlia ora circa decenne. 

Vi avevo già parlato del mistero della Crepa. La crepa larga un dito dall'origine sconosciuta. Ora la crepa è stata tappata da Codrin, il valente muratore, che ha infilato due putrelle nel muro ecc. No, non chiedetemi che cos'è con esattezza una putrella, resta il fatto che ora, al posto della Crepa, c'è una superficie liscia e stabile.

Il nuovo mistero riguarda la porta d'ingresso.

L'appartamento ha una porta piuttosto fica. Vista dall'esterno è rossa, di legno, con dei riquadri in rilievo che fanno molto porta d'ingresso inglese e due pomelli. Sull'interno è rivestita di sughero laccato.

La porta ha anche una serratura piuttosto grossa, con (scusate l'imprecisione dei termini) due paletti che, quando è chiusa, bloccano tutto incastrandosi al di sopra e al di sotto della porta. Insomma, per farvi capire: è una serratura davvero sicura, perché quando la chiudi escono fuori tre cilindri di ferro che tengono chiusi i due battenti, un paletto sale verso l'alto e un paletto scende verso il basso. In più la porta è di legno massiccio, spessa e dura. Non è il tipo di porta che butti giù con una spallata.

Bene, gli inquilini precedenti, per motivi ignoti, hanno pensato bene di apportare delle modifiche.

Per prima cosa, hanno fissato al lato interno della porta (togliendo dei pezzi di sughero) due "cosi". I "cosi" sono tipo quelli che servono normalmente per chiudere la porta dei bagni pubblici. E' che proprio non so come si chiamino. Comunque, il concetto è quello di una sbarretta di metallo che, scorrendo, blocca i due battenti della porta. Una sorta di saliscendi, ecco. Assomigliano un po' all'immagina qua accanto, ma senza lucchetto e molto più piccoli, innocui.

Di quegli affari, ne hanno messi due. E quella sì che è roba che butti giù con una spallata. Non servono nemmeno a lasciare il famoso spiraglio aperto per parlare con qualcuno senza farlo entrare visto in tanti film polizieschi, perché non sono a catenella. Per chiuderli, la porta dev'essere completamente chiusa.

Ma non è il più grande dei misteri.

Il più grande dei misteri riguarda il terzo oggetto che hanno installato sulla porta.

Ve lo racconto, perché, di questo sono sicura, non ha un nome suo. E' un'invenzione degli ex-inquilini.

Innanzitutto, è sull'esterno della porta – ricordatevi questo dettaglio.

E' composto di due anelli, ognuno fissato su un battente. Ognuno dei due anelli fa parte di un oggetto di metallo pieno, più grande, che attraversa il legno della porta (e, sì, anche il sughero del rivestimento interno) ed è fissato con dei grossi bulloni. Nel loro insieme, i due pezzi di metallo compongono un tutto veramente solido e massiccio, che sembra essere concepito perché una catena possa attraversare i due anelli ed essere chiusa con un grosso lucchetto.

All'esterno della porta.

(Concettualmente, il sistema è simile a quello dell'immagine qua accanto, ma non ci sono maniglie, bensì i due anelli di ferro di cui vi parlavo.)

Quindi, ricapitoliamo:

– una serratura di sicurezza correttamente posta all'interno molto difficile da scassinare

– una porta molto spessa e solida, difficile da scardinare

– un paio di "cosi" tipo saliscendi posti all'interno della porta che si possono buttare giù soffiandoci sopra

– un monumentale congegno di ferro con due anelli all'esterno della porta, che può essere chiuso con una grossa catena.

Per qualcuno di voi tutto questo ha un senso?

Aggiungiamoci che l'appartamento è al quarto piano, il quartiere non è esattamente il Bronx, anche se agli spezzini piace pensarlo, il condominio è tranquillo.

La domanda principale che mi pongo è questa: a che cosa ti serve bloccare la porta dall'esterno? Se il catenaccio è all'esterno – è ovvio – chiunque munito di un seghetto o anche solo di un tondino di ferro può distruggere il tuo sistema di sicurezza. La catena, casomai, dovrebbe essere all'interno.

(Ci sarebbero poi altre domande, tipo: perché martoriare una bellissima porta in questo modo? Adesso noi dovremmo togliere gli anelli, i "cosi" e via dicendo, tappare i buchi con il legno liquido, rifare il rivestimento interno di sughero e ridipingere il tutto, ma vabbe'.)

E a che cosa servono i "cosi"?

L'unico caso simile di cui abbia mai letto si trova in Pratchett, ed è, comunque, diverso.

(L'immagine qua sotto, invece, non c'entra niente, ma era troppo carina.)

Ve lo racconto, magari vi serve per aiutarmi a risolvere il rebus.

In "Uomini d'arme", a un certo punto il capitano Vimes viene rinchiuso in una cella sotterranea del palazzo del Patrizio, insieme al Patrizio stesso. La porta della cella è impressionante: spessa, grossa… e completamente rivestita di lucchetti. Vimes la osserva per un po', chiedendosi come uscirne. Poi si rende conto che tutti i lucchetti sono all'interno della porta, che, di per sé, ha solo una comune serratura. In poche parole, il Patrizio ha fatto attrezzare la cella prevedendo che avrebbe potuto finirci lui stesso, e l'ha fatta attrezzare perché lui ci si potesse chiudere dentro.

Suggestivo, lo so.

Ora, nel caso della mia porta la faccenda è più confusa.

Gli ex-inquilini potevano chiudersi dentro come succede in qualsiasi appartamento, ma potevano anche venir chiusi dentro.

Perché?

E' una cosa stranissima e, secondo me, anche un po' losca.

Qualcuno di voi Watson, là fuori, ha un'idea in merito?

(E, sì, amici sceneggiatori, questa è una perla che vi regalo.)

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    La prima cosa che mi viene in mente è che la porta servisse a non far uscire qualcuno dall'appartamento, non a proteggere perché come hai scritto da fuori basta manomettere il lucchetto dell'eventuale catena. Da dentro di contro è impossibile.
    La domanda che ne consegue è: chi imprigionava dentro qualcuno, e perché?

    p.

  2. utente anonimo scrive:

    non per sembrare xenofobo… però parliamo di cinesi e purtroppo loro  sono bravi nell'ingabbiare persone contro la loro volontà… debiti, rapimento della famiglia con seguente riscatto o robe simili, può essere di tutto. Quello che ci fanno vedere nei film sono solo una piccola parte del sottobosco della cultura cinesi e delle loro gabole.

    Un cosa su cui farti riflettere è la seguente.. puoi mettere tutti i chiavistelli e le serrature che vuoi… ma ricordati che gli infissi che tengono la porta fanno la differenza.. ed i relativi muri ovviamente… sai se la porta è solida ma è messa in un muro di cartongesso.. beh… fai te.

    Ma un'altra domanda ti pongo… li avranno messi veramente loro i marchingegni esterni?

    ed anche i chiavistellini da cesso???

    robbolo 😉

  3. sraule scrive:

    già, anch'io avevo pensato alla famiglia in ostaggio mentre la zia viene portata fuori dalla cina…

    riguardo ai muri: sono di pietra, spessi 40 cm…

  4. utente anonimo scrive:

    Li avra' messi un editore per farvi lavorare  fino alla morte. Non per essere Editoxofobo, ovviamente.

    Scoiattolazzo

  5. sraule scrive:

    non capisco che cosa se ne potesse fare un editore dei cinesi, però. Traduttori?

  6. 403 scrive:

    La parte di serratura che entra nel muro si chiama "scrocco", i fermi da cesso sono invece piccoli chiavistelli, come già detto da miciomiao.

    Quanto alla spiegazione del mistero, mi perdonerai l'anticlimax, ma io penso che semplicemente gli inquilini precedenti a voi abbiano aggiunto quegli oggetti per placare un bisogno psicologico di sicurezza (indipendentemente dalla efficacia pratica degli artifici messi in atto).
    A riguardo mi pare che i due inutili chiavistelli la dicano lunga.

    E per delle persone che si sentono meglio chiudendosi in casa con due inutili chiavistelli, credo che mettere una bella catenazza con lucchetto, quando devono assentarsi e lasciare la casa incustodita per un po', provochi un effetto di sicurezza percepita impagabile 🙂

    ciao
    a.

  7. 403 scrive:

    Ah, Scoiattolazzo credo proprio che ce l'avesse con voi, non con i cinesi, presupponendo che "un editore" sia riuscito a intervenire sulla porta tra la partenza dei cinesi e il vostro arrivo…

  8. 403 scrive:

    Si potrebbe fare anche l'ipotesi che gli inquilini precedenti non fossero maniaci della sicurezza, tutt'altro e che avessero solo perso le chiavi di casa.
    Per quando erano in casa (non essendo maniaci della sicurezza, anzi tutt'altro) gli bastavano i due chiavistellini… per quando andavano via allora vi voleva qualcosa di più solido, ossia la catenazza.

    Però, se i cinesi si fossero persi tutte le chiavi di quella porta, sarebbe stato un elemento della storia che sicuramente tu non ci avresti taciuto. Quindi resto sulla mia prima ipotesi.

  9. sraule scrive:

    sì, 403, restaci: le chiavi ce l'hanno consegnate e funzionano. grazie per i dettagli tecnici.

    riguardo alla faccenda degli editori: it was a joke. avevo capito a chi si riferiva scoiattolazzo 🙂

  10. peppegraceffa scrive:

      Liu Xian diede un ultimo sguardo all’interno della casa. Sua figlia May accanto a lui distolse lo sguardo dall’abitazione come se non fosse qualcosa che la riguardasse. Non era più una bambina anche se avrebbe voluto continuare ad esserlo. Per molto tempo le era sembrato un gioco che faceva tutti i giorni con suo padre. Lo osservava chiudere la porta della loro casa con lo sguardo crucciato e inserire poi una pesante catena negli anelli fissati sulla porta, in modo che questa fosse infine completamente bloccata da un grande lucchetto.
    Ma la cosa che le piaceva di più era quando suo padre, dopo essersi accertato che la porta era ben chiusa, si girava verso di lei con un grande sorriso, la prendeva in braccio e cominciava a raccontarle una storia mentre uscivano fuori dal palazzo dove vivevano.
    Erano storie stupide, si rendeva conto adesso che era più cresciuta, spesso senza né capo nè coda, ma a lei piacevano e si lasciava cullare dalle soffici parole di suo padre mentre si abbandona sulle sue spalle, indifferente a tutto ciò che la circondava.
    Ma non era più una bambina e suo padre aveva smesso da tempo di prenderla in braccio e raccontarle storie ogni volta che dovevano uscire da casa  chiudendo bene la porta dietro di loro.   
     
    Continua…(forse)

  11. 403 scrive:

    riguardo alla faccenda degli editori: it was a joke

    a volte qui si arriva al venerdì un po' provati, e non poi così lucidi come ci si crede :-/

    (perché è venerdì, giusto?)

  12. sraule scrive:

    sì, 403, è venerdì. un venerdì dannatamente faticoso anche per me, non temere!

    peppe: mi hai rischiarato. grazie.

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