Che, strano ma vero, ha partorito qualche idea interessante. La prima è quella di elaborare un contratto standard da proporre agli editori. Un'idea forse pleonastica, ma non così scontata.

Il problema, però, come succede spesso, è più alla base.

Il problema riguarda gli autori stessi.

Se permettete, do per scontato che abbiate seguito la diatriba degli ultimi mesi. Se non l'avete fatto, potete guardare e ascoltare gli interventi dell'incontro lucchese, qua.

Dunque, parlavamo degli autori. Semplifichiamo. Riduciamo. E cerchiamo di capirci.

Ogni autore è una persona diversa, ecc, ma, stringi-stringi, le grandi categorie, per quanto attiene alla discussione in corso, sono due: quelli che pretendono di essere pagati e quelli che non lo pretendono.

Quelli che pretendono di essere pagati, solitamente, vengono pagati. Firmano dei contratti. Percepiscono delle royalties.

Questi autori potrebbero tranquillamente continuare per la loro via. Il discorso sul contratto base non li tocca in modo particolare.

Curiosamente, la quasi totalità degli autori intervenuti all'incontro apparteneva a questa macro-categoria.

E qua si pone il secondo problema. Ora ci arrivo.

C'è l'altra categoria. Quella degli autori che non vengono pagati. Che non è la categoria degli autori che si trovano ad aver emesso una fattura mai saldata, ma quella di coloro che hanno deciso di prestare la propria opera gratuitamente. Che non hanno firmato un contratto. O che hanno firmato un contratto che sancisce che non verranno pagati. Non riceveranno anticipo. Non riceveranno royalties a causa del ben noto meccanismo per cui le piccole case editrici stampano copie delle loro opere per arrivare al pareggio. Come dice Roberto: cerchiamo di non farci male, eh?

Questi autori, le cui motivazioni a prima vista sono incomprensibili, sono, in realtà, piuttosto comprensibili.

Da questa categoria escluderemo tutte quelle prestazioni gratuite che vengono fatte in spirito d'amicizia. Qualche tavola gratis non si nega a nessuno, nel nostro mondo.

No, qua stiamo parlando di persone che decidono di disegnare o scrivere storie anche lunghe, investendoci tempo ed energie, senza pretendere nulla in cambio. Visto che persino San Martino tagliò il suo mantello IN DUE, e una parte se la tenne per sé, dobbiamo pensare che si tratti di persone molto, molto buone.

Be', no.

O magari anche sì, ma non in questo caso.

Si tratta, invece, di persone che pensano di fare un investimento sulla propria carriera. Un investimento spesso poco oculato, perché il loro lavoro riceve pochissima visibilità. 

Le case editrici più piccole hanno sempre attinto a questo bacino di aspiranti professionisti. 

La novità è che, ultimamente, anche le case editrici più grandi si sono rese conto della convenienza della cosa.

Prendi un autore che vuole disperatamente pubblicare. Gli prometti che sarà pubblicato. Voilà.

Il fatto a cui, forse, questi autori non pensano è che questo modo di agire, o meglio, di farsi agire, finisce per creare un circolo vizioso. 

Innanzitutto, per onestà, diciamo che non tutti questi aspiranti autori sono di indubbio talento. Alcuni sono acerbi, immaturi, o anche cani.

E quando fai pubblicare un fumetto a un autore acerbo, l'opera sarà acerba. Il pubblico se ne accorge e non la compra (amici e parenti esclusi – ma possiamo noi basare un mercato su amici e parenti?).

Così l'opera vende poco, l'editore va a stento in pari, ecc. Come dicevo, un circolo vizioso.

C'è poi il discorso della promozione. Le cose non si vendono da sole. Alcuni degli editori che non pagano gli autori possono in questo modo permettersi di devolvere una parte di budget alla promozione (la parte dell'autore). Altri non fanno neanche quello. Fanno una nuova entry sul loro sito e la faccenda finisce lì.

In questo modo l'autore non ha alcuna possibilità di percepire royalties perché, semplicemente, non ce ne saranno.

Si può uscire da questo circolo vizioso?

Forse.

E' vero che se l'autore pretendesse di essere pagato sempre e comunque le case editrici sarebbero costrette a crescere. O a morire. Una delle due.

E' anche vero che in questo modo l'offerta si ridurrebbe.

Un bel problemino, eh?

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    e` anche vero che non si puo` obbligare la gente a vendere il proprio lavoro se vuole distribuirlo gratis.

    (e` un po' un mirror di quello che accade nel software, dove il fatto che esista numeroso software libero e gratuito crea ovviamente una situazione di ribasso nei prezzi complessivi -la cosa mi e` gradita ma capisco che dal punto di vista dello sviluppatore commerciale lo sia un po' meno, anche se imho alla fine ci guadagnano un po' tutti a lungo termine).

    domanda tecnica da ignorante: ma gli autori gratis sono effettivamente una minaccia? se la maggioranza di essi sono, appunto, cani o comunque niente di rilevante e vendono poco o nulla, non stanno facendo effettivamente concorrenza (qualcosa che non si vende non fa concorrenza). se tutti gli autori di mercato e di talento vogliono farsi pagare, il problema non sussisterebbe, perche` sarebbero quelli che le case editrici si contenderebbero mentre le altre pubblicherebbero solo le briciole.

    il problema e` se un giorno gente di livello impazzisse e iniziasse a pubblicare gratis. ma magari e` cosi` e io non lo so, domando.

  2. utente anonimo ha detto:

    E la categoria "autori che vorrebbero essere pagati ma non ci sono soldi perché non c'è mercato"? dove sta?
    Voglio dire, ma gli autori di Bren Gattonero cosa dovrebbero fare? Esigere soldi che non ci sono oppure non fare fumetti?
    Sappiamo Susanna che il mondo non è in b/n come i fumetti…
    Michele

  3. sraule ha detto:

    ma gli autori gratis sono effettivamente una minaccia? se la maggioranza di essi sono, appunto, cani o comunque niente di rilevante e vendono poco o nulla, non stanno facendo effettivamente concorrenza

    no, infatti non è un discorso di concorrenza. è più complicato.
    il mondo del fumetto è strutturato in modo tale da autoalimentare un mercato malato, cioé che vende poco e crea pochi profitti. questo, intendiamoci, non è COLPA degli autori. è colpa dei piccoli editori (non tutti). ma se l'autore si rifiuta il piccolo editore è in qualche modo obbligato a cambiare. e QUESTO ha una ricaduta positiva per ME.

    il problema e` se un giorno gente di livello impazzisse e iniziasse a pubblicare gratis. ma magari e` cosi` e io non lo so, domando.

    neanche a farlo apposta, ce ne hai uno al commento successivo. in realtà, per me, che petrucci non si faccia pagare, o quasi, non è un problema. petrucci non fa quello che faccio io e io non faccio quello che fa petrucci. se un giorno dovesse spuntare un'altra raule, ma che lavora gratis, semplicemente, la ucciderò.

    E la categoria "autori che vorrebbero essere pagati ma non ci sono soldi perché non c'è mercato"? dove sta?

    per come la vedo io? lo sai benissimo, michele. sta a fare altro. il barista. o il grafico. mi pare che stia già succedendo, oppure no? certo è che di fare gli autori di fumetti non ce l'ha ordinato il medico. ma poi, per ognuno, sono scelte personali, che rispetto.

    Voglio dire, ma gli autori di Bren Gattonero cosa dovrebbero fare? 

    Autoprodursi. Come hanno fatto.
    Mi sembra più sano un mercato dove, per farsi vedere, uno ci butta dei soldi in prima persona, gestisce la promozione, la stampa e si prende gli eventuali utili, piuttosto che un mercato dove il piccolo editore di turno ti dà due briciole, ti promuove di merda, stampa il numero di copie appena sufficiente per andarci in pari promettendoti royalties inesistenti e se avanza qualcosa se lo tiene lui. Sempre opinione personale, chiaro.

    Sappiamo Susanna che il mondo non è in b/n come i fumetti…

    "Dunque, parlavamo degli autori. Semplifichiamo. Riduciamo. E cerchiamo di capirci." nel mio post c'era scritto anche questo. 
    se vogliamo capirci, michele, ci capiamo. e avere opinioni inconciliabili fa parte delle possibilità.

  4. utente anonimo ha detto:

    Forse il mio sarà un commento stupido.
    Nella mia visione della cosa una grande fetta di responsabilità va anche al lettore. Magari non centra nulla, ma ci metto pure la massificazione degli interessi, e perché no, la valutazione eccessiva nei confronti del prodotto che vende, ma non è di qualità.
    Che poi, vende solo quello che si pubblicizza bene. Si cominciasse a fare buona pubblicità a quello che veramente merita si starebbe tutti meglio. Sia gli autori, sia gli editori, che il lettore. Ma forse qualcuno ha deciso cosa regalare ai comuni mortali, e quelli che si accontentano, pagano. Ma paga anche chi non si accontenta. E questo, a mio avviso, suona male. Va contro l'equilibrio dell'universo. In natura c'è la selezione naturale. Bene, perché non può esistere anche fra la merda umana?
    Ripeto, forse la mia visione della cosa è totalmente sbagliata. Ma valeva fare un tentativo.

  5. utente anonimo ha detto:

    Come al solito mi dimentico di firmare.

    Francesca.

  6. sraule ha detto:

    Che poi, vende solo quello che si pubblicizza bene. Si cominciasse a fare buona pubblicità a quello che veramente merita si starebbe tutti meglio. Sia gli autori, sia gli editori, che il lettore.

    ecco, su questo sono molto d'accordo, fra. non nel senso che "è buono e giusto così", ma nel senso che E' così.
    ma ci sono alcuni editori che stanno a galla non pagando gli autori e non facendo promozione.
    "non ci sono i soldi", dicono.
    ma se non hai i soldi per fare promozione a quello che vendi e per pagare gli autori, non ti ci mettere nemmeno a fare l'editore, no?
    alla fine il mio concetto è così basilare da essere irrealizzabile per troppa semplicità: se un editore del genere non trovasse più autori disposti, dovrebbe per forza fare delle scelte. o crescere e mettersi sul mercato, oppure cambiare mestiere.
    ma tanto di autori disposti ce ne saranno sempre.
    e, giustamente, perché dovrebbero preoccuparsi dello stato di salute del mercato del fumetto in italia? non è mica con quello che campano.

  7. utente anonimo ha detto:

    Il discorso è più complesso (anche se, devo ammettere che non avevo letto bene il tuo post e rileggendolo mi accorgo che ti rivolgi a chi non ha contratto e non viene pagato)… i fumetti, come ogni atto creativo non devono soddisfare solamente un bisogno di compenso in denaro. Entrano in gioco altre componenti (soddisfazione personale, voglia di esprimersi, ego, divertimento) che lo rendono poco confrontabile con un lavoro non creativo dove il denaro è di solito l'unica motivazione.
    Cmq io dico la mia sui compensi minimi sul mio blog…:)
    Michele

    michelepetrucci.blogspot.com

  8. utente anonimo ha detto:

    Discorso interessante, anche se più complesso.
    Più complesso perché le problematiche sono molteplici, come molteplici gli attori del dramma (autori, editori, distributori, rivenditori, etc.).

    E una grande perplessità mi deriva dall'effettiva disponibilità di accordarsi su un modello contrattuale (più o meno) standard da parte degli editori.

    Ma veniamo agli autori.
    C'è un uleriore distinguo.
    Quegli autori che, come me, hanno firmato un contratto, ma ricevono un anticipo veramente minimo sulle royalites e, pur se pubblicati da editori che si sanno muovere molto bene sul campo della promozione e della distribuzione, rievono delle royalites sul venduto che, come cifre, sono distanti ancora anni luce dai compensi che si ricevono lavorando per l'editoria da edicola.

    Posto che questa situazione non è imputabile (nella stragrande maggioranza dei casi all'editore, il quale ha a che fare con dei numeri risibili rispetto a ben altri numeri) faccio un esempio personale.

    Pur se il mo libro sulla ThyssenKrupp, per la BeccoGiallo, ha venduto nel 2009 molto bene (ben oltre le previsioni dell'editore) ho guadagnato molto più vendendo una storia di 12 tavole all'Aurea, che con le royalites sul libro.

    Quello che voglio dire è che, pur se si dovesse raggiungere un accordo su un contratto tipo (cancellando le perplessità che esprimevo prima), le cifre in ballo non potranno minimamente avvicinarsi a quelle riguardanti il settore di mercato più importante.

    Osservazione banale?
    A giudicare da opinioni di colleghi colte qua e là, mi sento di affermare che… purtroppo non sono affatto banali.

    AleDiVirgilio

  9. utente anonimo ha detto:

    Già forse la sai la mia opinione ma torno a scriverla tanto per riempirti il blog di commenti inutili.
    L'ha detta giusta Milazzo dicendo che per chi vende 1500-2000 copie non c'è storia.
    In Italia sta diventando un impresa storica arrivare a 3000-4000 copie. Ecco con queste vendite non c'è POSSIBILITA' di incassare. Contratto o meno, non ci sono i soldi. Chi si rivolge a editori di questo tipo lo deve sapere, se poi accetterà ok, ma non pensi che potranno in alcun modo migliorare la sua situazione con sindacati, associazioni o contratti.
    Poi esistono, fortunatamente, case editrici più serie che danno già un contratto e relative paghe e spesso sono realtà buone a cui in tanti aspirano anche se l'assorbimento è ridotto, non possono prender tutti.
    E' vero, chi lavora per anni senza prendere un euro o non si lamenta perché ha scelto questa via e magari campa in altro modo, oppure è uno che non riesce a farsi strada altrove. Per tale motivo la maggior parte fanno un lavoro non di grande qualità.
    Come ho detto molte volte in un certa fetta di editoria la discriminante che più incide nella scelta degli autori è trovarne disposti a lavorare a quelle condizioni. Non si sceglie in base alla qualità, non si possono permettere una politica di quel genere certi editori, quando i loro collaboratori giovani sono più capaci se ne vanno, non riescono a trattenerli offrendogli di più.
    Ovviamente faranno dei prodotti di qualità piuttosto bassa e vivacchieranno senza ma fare soldi anzi spesso saranno in resa.
    Fanno male al mercato loro e i loro lavoratori? Secondo me no, sono indifferenti.
    Esistono ovunque, in ogni nazione, solo che in Italia sono la maggioranza e per questo paiono una cosa "ingombrante".
    Se esistesse alternativa il problema si sgonfierebbe.

    Claudia

  10. sraule ha detto:

    michele: ora passo.

    ale: sì, certo. infatti mi chiedo perché lavorare per certi editori. che pure producono buon materiale, ma che sono chiaramente imprese in perdita.

    Claudia: "Se esistesse alternativa il problema si sgonfierebbe."
    Sono d'accordo con te e lo sai. Il fatto è che, come giustamente dici, in Italia queste realtà sono TANTE. Non dico che debbano esistere soltanto major, ma di fatto alcune di queste realtà potrebbero facilmente diventare più competitive. Se non lo fanno è perché non sono obbligate a farlo.
    Ora, lo so che il concetto di coscienza di classe è desueto, ma, ecco, un po' di coscienza di classe, a noi autori, non farebbe male.

  11. utente anonimo ha detto:

    Cara Susanna, condivido ampiamente la tua analisi.

    Vorrei chiarire alcuni punti espressi anche nei commenti.

    è chiaro che un contratto ben fatto non risolverà magicamente il problema dell'editoria italiana a fumetti.
    Allora perché impuntarsi su questa cosa?
    Perché in una sorta di Far West qual'è la situazione nostrana, è giusto che tutti sappiano quali dovrebbero essere i loro diritti e i loro doveri. è giusto regolamentare. E se, per un puro caso, dovesse uscire fuori un nuovo Gipi o un nuovo Ratman, e non ci fosse un contratto che tuteli le parti, qualcuno se la prenderebbe di sicuro in quel posto (e, generalmente, quel qualcuno non è l'Editore).

    A chi è scettico sulla questione Associativa/Sindacale, dico solo un cosa: è vero, probabilmente l'Associazione potrà fare poco o nulla. Ma da solo, il singolo autore SICURAMENTE non potrà fare nulla. Perché questo sistema, o lo si cambia INSIEME, o non lo si cambia.
    Associarsi è l'unica speranza.

    A chi dice che gli autori acerbi che pubblicano e non vendono non sono un problema, invece dico: ECCOME SE SONO.
    L'Editore che pubblica un autore di bassa qualità, sa già che difficilmente arriverà a un guadagno. Va già benissimo se si arriverà al pareggio.
    Però, per qunto poco possa essere, l'Editore ci ha investito dei soldi, anche solo per stampare il prodotto. E il lettore ci investe dei soldi, per comprare quel prodotto. soldi che non potrà utilizzare per comprare altro.
    Ora, se un editore spende soldi per pubblicare due prodotti da 2000 copie, non sarebbe meglio se ne pubblicasse solo uno, quello commercialmente più forte, e investisse gli altri soldi per pubblicizzare di più il prodotto, in modo di venderne 4000, di copie?

    Perché non si sperimenta di più? Perché non esistono fumetti storici, fumetti per bambini o per ragazzi? Perché non si tentano forme di partnership commerciali con editori stranieri o con produttori di diversi? Perché non si sfrutta in tutto o in parte, il discorso pubblicitario?

    Direi che è arrivato anche il momento di fare un po' i conti in tasca agli editori. Si è parlato di Becco giallo e del fumetto sulla ThyssenKrupp.
    Ha venduto molto di più del previsto? Vuol dire che Becco Giallo non solo si è ripagata dell'investimento fatto, ma ha avuto anche un buon guadagno.
    Gli autori hanno visto solo le briciole (o manco quelle)? Colpa di un contratto mal fatto. Se, a fronte di anticipi bassi, avessero chiesto royalies molto più alte, probabilmente qualcosa in più lo avrebbero ricevuto.

    A Michele Petrucci, persona che stimo moltissimo, vorrei dire una cosa:
    Capisco il tuo punto di vista quando dici:
    "i fumetti, come ogni atto creativo non devono soddisfare solamente un bisogno di compenso in denaro. Entrano in gioco altre componenti (soddisfazione personale, voglia di esprimersi, ego, divertimento) che lo rendono poco confrontabile con un lavoro non creativo dove il denaro è di solito l'unica motivazione."

    Al giorno d'oggi, Michele, questo ragionamento non ha più molto senso.
    Vuoi far leggere a tutto il mondo i tuoi fumetti? C'è internet.
    Puoi raggiungere una platea di lettori cento volte più ampia del fumetto cartaceo che viene stampato in 2000 copie.
    Cosa dice il contratto di Edizione?
    "L'Autore cede all'Editore il diritto di pubblicazione".
    Entriamo nell'ottica. Non è l'Editore che ti sta facendo un favore a pubblicarti. Sei tu, in quanto autore, che fai il favore all'Editore!!! Gli dai il diritto, cioè il permesso di pubblicarti! 
    E se l'Editore vuole questo permesso, per ottenerlo dovrebbe darti un adeguato compenso.

    Luca Erbetta

  12. sraule ha detto:

    Innanzitutto, grazie per essere passato di qua, Luca (nonostante i problemi di questa piattaforma del cavolo che è splinder!).
    Sono d'accordo praticamente su tutto. 
    C'è solo un inghippo: la maggior parte degli autori sono davvero convinti di non poter chiedere di più. Sono davvero convinti di non avere alternative.
    Di fronte a un atteggiamento di questo genere l'unica cosa che mi viene da dire è: bho?
    io non li capisco e, forse, loro non capiscono me.

  13. utente anonimo ha detto:

    Boh, sinceramente non penso che buona parte degli editori siano sfruttatori, mi sembrano spesso improvvisati, quasi mai mi paiono far quattrini. Per questo non riesco a pensarli sfruttatori ma solo imporvvisati.
    Come dicesti, mi sembra, anche tu se ci fossero o meno questi piccoli editori non cambierebbe molto. Nessun artista, immagino, vada ad esempio da Cagliostro E-press pensando di poter incassare qualcosa.
    Perché non hanno pubblico? Forse perché investono poco, ma noi che ci possiamo fare?
    Da artista non saprei come ovviare  questo problema.

    Per quanto riguarda la coscienza di classe io non la scomoderei neppure, basta la vita, se vuoi campare di questo mestiere dopo poco lasci perdere certi editori a meno che non hai un lavoro alternativo e questo è un hobby. Per questo motivo un editoria che investe poco non va lontana, come dici tu può parteciparvi solo che lo fa come passatempo o è agli esordi.  E per quest'ultime categorie c'è poco da fare.

  14. utente anonimo ha detto:

    Uff….dimentico sempre la firma si splinder.

    Claudia

  15. sraule ha detto:

    mah, io non sono del tutto certa dell'assenza di dolo, almeno su alcuni prodotti. 
    anche perché incompetenza e cattiva fede non sono inconciliabili. 🙂

    ma, certo, l'incompetenza o, peggio, la scarsa volontà prevalgono di sicuro.

    questo sarebbe un punto da trattare in sede contrattuale. un autore che ha avuto un buon venduto nel lavoro precedente dovrebbe pretendere un aumento, quanto meno nelle royalties.
    e non sto pensando alla cagliostro e-press, mi segui, giusto?

  16. utente anonimo ha detto:

    quindi rinneghi completamente la tua esperienza con la cut up edizioni, susanna?
    mi pare che all'epoca anche tu selezionassi disegnatori al grido di "visibilità per tutti"
    scusa la polemica e per carità, le cose che dici sono giuste.
    ma come tu ti sei trovata in quella situazione per mancanza di esperienza o di una posizione contrattuale che adesso invece ti sei guadagnata, così adesso ci si trovano altri.
    che tra qualche anno insulteranno gli autori che lavorano gratis.

    mister x
    ciao

  17. sraule ha detto:

    mister x.
    per prima cosa, non mi pare di aver insultato nessuno.
    se proprio ci tieni, posso iniziare con te 🙂

    seconda cosa:
    tu ti sei trovata in quella situazione per mancanza di esperienza o di una posizione contrattuale che adesso invece ti sei guadagnata, così adesso ci si trovano altri.

    appunto. so che è antipatico sentirselo dire, ma è vero che ci sono già passata.
    è vero che non lo rifarei.
    è vero che, dal punto di vista della visibilità, pubblicare con cut-up non mi è servito a niente.
    più chiara di così.
    resta fermo il punto che i ragazzi di cut-up sono miei amici, lo erano anche allora ecc ecc. questo, ovvio, non ti riguarda, ma era tanto per completezza.

    scusa la polemica e per carità, le cose che dici sono giuste.

    quindi è solo questo: voglia di fare un po' di polemica? 

    ora l'abbiamo fatta. qualcuno si sente meglio?

  18. utente anonimo ha detto:

    Beh è possibile che esista anche qualche approfittatore, certo un contratto non lo fermerà, anche perché se gli proponi un contratto che faccia sì che il suo stato non cambi ma gli metti nero su bianco scadenze e doveri dell'artista può anche allettarlo. Il problema degli approfittatori è che se si comportano in quel modo abitualmente, spesso hanno una certa esperienza di cosa succede quando vengono scoperti quindi hanno un vantaggio sul poveretto gabbato.

    Sul versante royalties, immagino, che certo parlandone con l'editore potrebbe essere un gesto conveniente se gli può servire a "trattenere" un autore che gli dà un guadagno. Certo che, come succede nel mestieri in cui si contratta singolarmente, non si può imporre ma se si verifica il caso mi pare del tutto lecito richiederlo. La risposta affermativa però non può essere assicurata.

    Claudia

  19. utente anonimo ha detto:

    ma come…
    portavi la cresta e non ti piace la polemica? 🙂
    certamente non hai insultato nessuno, ho scritto di fretta ed è uscita così.
    ma chiedere ai ggiovani autori di non lavorare gratis perchè si creano pericolosi precedenti quando i precedenti li avete creati voi (tu e molti della tua "generazione")… mi pare un pò ipocrita, tutto qui.
    hai cambiato idea? bene, lascia che anche gli altri sbaglino e cambino idea.
    non credo che siano i fumetti di esordienti acerbi pubblicati dalle piccole case editrici a rovinare il mercato, dai. e sono ecologista quindi anche a me sta sul cazzo tutta quella carta sprecata, intendiamoci.
    se i fumetti non vendono c'è poco da fare, altro che contratti tipo.
    ciao e buon proseguimento
    mister x

  20. sraule ha detto:

    hai cambiato idea? bene, lascia che anche gli altri sbaglino e cambino idea.

    come potrei impedirglielo? fisicamente?
    proprio perché ci sono passata anch'io, credo di aver diritto di mettere in guardia su questo genere di situazione. poi è ovvio che ognuno farà come crede.

    non credo che siano i fumetti di esordienti acerbi pubblicati dalle piccole case editrici a rovinare il mercato, dai

    ti ha risposto claudia,  meglio di me.

  21. utente anonimo ha detto:

    Facciamo i fumetti con lo sponsor!!!

    Corto maltese e' presentato da findomestic!!  e se vuoi leggere meglio I tuoi fumetti preferiti ..collirio dei colliri!! E dopo se leggi in bagno..ricordati carta igienica mille sfoglie..che sempre carta e'!!! 

    Che cosa brutta discutere di soldi sui fumetti.

    Un commento inutile? Forse, ma era il mio.

    Scoiattolazzo

  22. utente anonimo ha detto:

    A mio parere, non è una cosa inutile discutere di soldi sui fumetti. Io ho 22 anni, sono giovane, ho talento (questo me lo dicono gli altri, chiarisco per non peccare di presunzione) e guarda un pò, sono pure intelligente.
    Con le mie capacità, scegliendo una strada comune a tutti i giovani, sarei andata a fare ingneria, proprio per stare sicura che dopo essermi fatta il mazzo per cinque anni dopo non avrei dovuto chiedere l'elemosina.
    Il fatto stesso che io abbia voluto scommettere su me stessa (e non si tratta di una piccola somma, ma di un all in), che solamente perché disegno non significa che non mi faccia il culo, dovrebbe in qualche modo valermi almeno un assegno per tirare a campare.
    Fare tanti soldi? Chi se ne frega! Però almeno un pò di rispetto lo pretendo. Nessuno mi chiederebbe di imbiancargli lo steccato gratis. Ma di disegnare un fumetto si. E pensare che in termini di ore di lavoro è sicuramente più impegnativo il secondo.
    Se disegno gratis, è perché l'ho scelto io. Scelgo io quando non farmi pagare, ma non voglio neppure che questa mia decisione venga sfruttata.
    Sarà che sono giovane, e quindi ingenua. Sarà che non ci ho capito nulla di tutto questo, però che mi venga detto non parliamo di soldi sui fumetti non lo accetto. Non voglio fare polemica, che ti stimo Crepascolo. Però sai, se mi dici così, in che modo posso immaginare il mio futuro?
    Penso di aver meritato la corona di sognatrice e sostenitrice di ideali nel momento stesso in cui ho scelto di voler disegnare fumetti.
    Che poi, pensandoci bene, un editore piuttosto grande (se non grandissimo) una volta mi disse: Sei brava, davvero! Ma nessuno ti conosce, quindi perché pubblicarti?Avrebbe fatto meglio a dire che facevo schifo e che era meglio se mi mettevo a zappare i campi.

  23. utente anonimo ha detto:

    Mi sono sbagliata, volevo dire scoiatolazzo, e firmarmi.

    Francesca.

  24. sraule ha detto:

    ho l'impressione che scoiattolazzo scherzasse, ma tu insultalo lo stesso, fra, che gli fa bene alla tempra morale.

  25. utente anonimo ha detto:

    Come al solito ho fatto la figura della fessa! ahahahah!

    Francesca

  26. utente anonimo ha detto:

    Mah! Io in giovine ètà ho realizzato decine di lavori gratis. Alcuni per puro spirito di amicizia, altri perchè credevo che mi avrebbero dato visibilità, altri ancora (uno) perchè sapevo che mi avrebbero dato visibilità. In pratica il discorso era: "Oggi questo lo faccio gratis. Domani qualcuno vede quanto son bravo (mi lodo e m'imbrodo) e mi paga per farne un altro." Beh, NON ha funzionato. Sai quando han cominciato a pagarmi? Quando ho detto:"No, mi dispiace, a gratis non ci lavoro." Dopo averlo detto 10-15 volte mi sono fatto la fama di "figlio di puttana che vuole essere pagato". E da allora hanno cominciato a pagarmi, guarda un po'.  Ora: non sono un figlio di puttana. O, almeno, non credo di esserlo, tant'è che tutti i lavori realizzati per amicizia li realizzerei di nuovo, e continuo aogni tanto a realizzarne. Morale: dire "NO" porta a maggiori risultati del dire "SI". Ed è meno frustrante di realizzare un lavoro che ti dà zero soldi e zero visibilità.
    Un'altra cosa: quando ero ragazzino portavo i miei lavori alle fiere e li mostravo agli editori. Mi dicevano: non va bene, ci sono errori. Torna a casa, continua a esercitarti e poi rifatti vivo. L'ho fatto. e rifatto e dipo tanti tentativi qualcuno mi ha detto :"Ehi, è bello!, si può pubblicare." Oggi è diverso. Al primo tentativo c'è sempre almeno UN editore che ti risponde:"Non va bene, ci sono errori. Ma ci facciamo un po' di editing e te lo pubblichiamo. Naturalmente a gratis".

    Arm

  27. utente anonimo ha detto:

    Io penso che ci sia un motore che muove le cose . Questo motore si chiama  "Passione" .  Ma in molti che leggono il tuo blog, lo sanno gia'.

    E' risaputo, ( immagino) che per far certi mestieri bisogna essere dei privilegiati (leggasi tempo + soldi) . Ho sempre pensato che l arte ,in tutte le forme, sia qualcosa da condividere e fine a se stessa, Vedo Gipi , e vedo la villa che ha a Pisa…Vedo Niccolo' fabi…e vedo che suo zio e' arbore..potrei continuare all infinito.
    Per noi comuni mortali perche' non puo' bastare la grande soddisfazione di vedere il nostro nome inserito in qualche contesto ed essere apprezzati semplicemente per quello che si fa'…? Non e' lo spirito che ha animato le cose migliori? Che poi le ocse commerciali sono(guardacaso)  le piu' becere. Non e' meglio la stima dei lettori che  quattro soldi?
    Ho scritto 30 canzoni..sono tutte per mia moglie e la mia bambina…potrei farne qualcosa..ma quando mi chiedo perche' dovrei farlo, io umilissimo impiegato, mi dico  che non me ne importa davvero nulla…la soddisfazione di avrle scritte non me le puo' ripagare nessuno e  con tutto l oro del mondo.

    C e' da dire anche della Passione di molti editori, perche' non dirlo? con la jungla e la cattiveria generata da questi meccanismi economici , c 'e anche da meravigliarsi che qualcuno abbia ancora la voglia di fare qualcosa. Niente da dire se qualcuno avanza pretese..assolutamente,,dico solo che e' brutto parlare di soldi nei fumetti….

    forse sbaglio.

    Scoiattolazzo

  28. utente anonimo ha detto:

    Non è che sbagli. Capisco benissimo il tuo punto di vista, perché è pure il mio. Però sai, ogni tanto il dubbio che qualcuno ti pigli per il culo ti viene.
    Non potrei mai disegnare fumetti nel buco concesso da un lavoro che mi toglie metà della vita, perché non sarei soddisfatta, vorrei molto di più. E' una necessità, un modo non solo per vivere, ma anche per sopravvivere.
    Poi tralasciamo il fatto che ho poca esperienza della vita, e che sono un'ingenua che vaga ancora nei giardini dello zucchero filato.
    Forse è meglio che sto zitta, che in confronto a voi ho la capacità espressiva di un bradipo.
    Amen.

     PS Mi sono dimenticata di aggiungere che moldo spesso si è soddisfatti anche perché quello che ci circonda ci permette di esserlo.
    PSS Mi sto incasinando da sola!

    Francesca.

  29. sraule ha detto:

    Scoiattolazzo: vuoi essere il mio mecenate? Sai, io non vengo da una famiglia ricca, come buona parte degli scrittori, dei fumettisti, dei musicisti e dei cabarettisti italiani.
    Quelli ricchi di famiglia non sono la norma, mi dispiace deluderti.
    La maggior parte di noi ha bisogno di incassare dei soldi. Per pagare le bollette, per fare la spesa, per il mutuo, per la benzina, per il cinema, per i libri, per l'occasionale caffé al bar e per un sacco di altre cose.
    Le stesse cose di cui hai bosogno tu.
    Immagino che non sia una sorpresa.
    Aggiungo un'altra cosa: se tu vuoi leggere quello che scrivo io (e, ovviamente, nessuno ti obbliga a farlo), io devo essere viva per scriverlo.
    Certo che scrivo per passione. Ti dirò di più: anche il mio lavoro da psicologa mi appassiona.
    Non so se il tuo lavoro da impiegato ti appassiona: spero di sì. 
    Ma, vedi, non è questo il punto. 
    Scommetto che nessuno ti chiederebbe di fare il tuo lavoro gratis perché ti dà gioia.
    Allo stesso modo, nessuno mi chiede di fare il mio lavoro da psicologa gratuitamente (e quando lo fanno, rispondo "no").
    La scrittura per me, è fonte di grande gioia e anche fonte di reddito. La mia principale fonte di reddito, tanto per chiarezza.
    Se non ci saranno più persone che vogliono leggere le mie cose, dovrò cambiare mestiere.
    Fino a quel momento, io scrivo a pagamento. 
    Scrivo anche non a pagamento, per me. Se qualcun altro vuole leggere quelle cose personali, dovrà comprarsele. Perché sono mie. Perché sono ME. E io non do via pezzi di me a gente che non conosco per sentirmi apprezzata da loro. Non ne ho bisogno, come tu non hai bisogno di dar via le tue canzoni per tua moglie e tua figlia.
    Che, guarda caso, sono tua moglie e tua figlia. Persone che ami, suppongo.
    Quando scrivo a pagamento, io cedo ME ai lettori. Cedo loro la mia esperienza, la mia perizia, la mia tecnica, il mio modo unico (com'è unico quello di tutti gli altri, è chiaro) di scrivere.
    Cedo loro il tempo che ho passato a scrivere, il tempo che ho passato a pensare, molte delle mie emozioni.
    Certo che non lo faccio gratis. 

  30. utente anonimo ha detto:

    Ma era questo che dicevo. Chi non ha quel tipo di problemi di solito si permette di fare certi mestieri e , perdonami,  e' proprio cosi'. Probabilmente in un altra vita, quando rinascerai Contessa della 5 terre , tutto sara' diverso.

    L errore, secondo me  ,e  fare della propria passione un lavoro. (ci sono passato con il calcio ) , Alla fine si perde qualcosa, e quando ci si stressa sulle cose che ci piacciono e' l inizio della fine….compromessi ..pressioni..responsabilita'..impegni..ma vaffanculo…

    Inizierei a lamentarmi della paga da psicologa piuttosto.

    Scriveva Bill Watterson che faceva fumetti per restituire un po' della gioia che gli avevano regalato. Come saprai e' anche famoso per aver rifiutato milemila volte proposte milionarie per la commercializzazione del suo Calvin e hobbes…grazie a dio non li vedremo mai su dei copriwater.Quanto e' piu' bello cosi'? Quanto e' piu' sacrosantamente giusto cosi?

    Basta sottometerci a sta logica del denaro ..della vita a rate ..della rincorsa al nulla..almeno in quello che ci piace , almeno nell arte , almeno nella vera cultura, nel  progresso…e si, certamente, anche nel fumetto.

    scoiattoretorico

     

  31. sraule ha detto:

    ecco, forse il punto è proprio questo: sarebbe così terribile avere i copriwater di calvin e hobbes? toglierebbe qualcosa a calvin e hobbes?

    ed è BELLO vivere di quello che ci piace, sai?
    con lo stress, con le incazzature, con i compromessi. 
    è la vita che mi sono scelta. e sono contenta di aver fatto questa scelta. se rinascerò contessa delle 5 terre… probabilmente non farò proprio niente, dal mattino alla sera. spenderò solo i miei soldi e di scrivere non me ne fregherà niente.

    rifiuto la tua idea romantica di artista. è riduttiva, non è mai esistita. non è così che voglio vivere. io voglio esserci. non voglio essere un'astrazione.
    tu lo vorresti?

  32. utente anonimo ha detto:

    Diceva un mio amico metallaro, non tanto sveglio in verita', "il mondo e' bello perche' e' Stratovarious"

    Quanta verita' in questa cazzata.

    Scoiattometal

  33. utente anonimo ha detto:

    Ehi. Andiamoci piano con la solfa del "quanto è bello restare puri". Watterson è miliardario anche senza i copriwater di Calvin & Hobbes. Neil Young non ha mai concesso una sua canzone per la pubblicità.  ("Ain't singin' for Pepsi, ain't singin' for Coke, I don't sing for nobody, it makes me feel like a joke").

    Beh, cavolo, può permetterselo. E' Neil Young.

    Ma quando a Eugenio Finardi – il cantore della "musica ribelle" – la Fiat offrì di fare la pubblicità per la Cinquecento lui accettò.

    E poi disse con disarmante sincerità: "Per quella pubblicità mi hanno dato una cifra che equivale ai guadagni per un disco intero… ma di quei dischi *che vendono*".

    MM

  34. utente anonimo ha detto:

    Quindi per te la dignita' va misurata in ricchezza? Se uno puo' permettersi o meno di fare una cosa? I soldi non fanno schifo a nessuno ..ecco perche' il mondo fa schifo. Viviamo in un mondo in cui un ricco che rinuncia ad altra ricchezza e' un miracolo.Chi li conosce.lo sa e li evita.. Non volevo fare nessuna predica.

    Non ho ancora letto la bibbia di eugenio finardi, scusami.

    scoiattolazzo

  35. sraule ha detto:

    quindi il denaro mi deve fare schifo, se no sono una brutta persona?

    che cosa posso rispondere se non LOL?

    e dico LOL per non dire altro. mi fai un po' paura. 
    sono d'accordo con MM, se non si fosse capito.

  36. utente anonimo ha detto:

    "Cinquecento" c'è anche su You Tube. A quanto sembra, a leggere i commenti entusiasti, non fa nessuna differenza che sia stata scritta su commissione e che – orrore! – Finardi abbia preso una botta di soldi. Un canzone è, molto semplicemente, una canzone.

    MM

  37. sraule ha detto:

    Mi pare che qui si ritorni al vecchio discorso: quanto è più SANO tenere separato l'artista dalla sua opera?
    Molto, secondo me.
    Arriverei a sostenere che è l'unico modo sano per fruire di qualcosa.

    Ma è un discorso già fatto (e ri-fatto): http://sraule.splinder.com/post/16713727/L'estetica+dell'odio

  38. utente anonimo ha detto:

    Io ho scelto di fare questo lavoro NON per soldi  e NON per l'arte. Volevo solo, al pari dei disegnatori più in voga quando ero ragazzino, essere inseguito in strada da frotte di groupies smutandate.

    Arm

  39. utente anonimo ha detto:

    Mm scusami.i hai rovinato la mia soddisfazione sulla bellissima battuta che avevo fatto su finardi…Cmq perdonami ma Imagin di lennon mi pare un pochino meglio…

    Susanna sei ligure(mi pare di capire) , non puoi mica andare contro natura…; ) .

     Tra l altro,cavolo siamo proprio in disaccordo su tutto…chissa' perche' mi risulti cosi' simpatica? Misteri che solo il secondo libro di finardi ( io miracolato dello spettacolo) potrebbe svelare.

  40. utente anonimo ha detto:

    Arm…scusami avevo saltato il tuo commento…

    Ho stima di te.

  41. utente anonimo ha detto:

    A mio parere se arriverò al punto di vivere senza più poter disegnare….sarò molto infelice nella mia vita.
    Se parli così è perchè forse abbiamo un' idea tantino diversa del significato del termine "passione".
    Anche io ho voluto fare la disegnatrice di fumetti per essere seguita in strada da frotte di groupies smutandate.
    Più passionale ed artistico di così c'è solo il suicidio greco.

    PS Ah, i soldi non ti devono piacere, nè fare schifo. Con i soldi ci campi. Punto.

    Francesca.

  42. sraule ha detto:

    anche a me piacciono le groupies smutandate (o omologo maschile). siamo già in tre.
    e qua si scoprono le vere motivazioni profonde di noi fumettisti.

    (no, MM, non intervenire. rovineresti l'immagine che ho di te: qualcuno serio DEVE esserci)

  43. utente anonimo ha detto:

    Secondo me bisogna distinguere tra i tre tipologie: microeditori, editori medi e grandi editori. Dei grandi è inutile parlarne. Per quanto riguarda i microeditori e relativi fumettisti volontari, il discorso è ininfluente: variabili che nulla tolgono o aggiungono al mercato. E i fumettisti aggratis al loro servizio, possono solo fare tenerezza (errori di gioventù che in tanti hanno commesso e commetteranno).

    Il problema riguarda gli editori di medio-piccoli o medio-grandi.
    In quel caso la situazione è molto dura. Perché per quante regole e contratti tipo, possiate sfornare, ci sarà sempre il disperato di turno pronto a svendersi. Per me l’unica soluzione è una comunicazione capillare. Se ad esempio lo stesso editore pincopallino fa contratti diversi, bisogna parlarne. Far girare le diverse condizioni possibili e informare i fumettisti. Sarete solo voi a decidere cosa fare. Inoltre, anche i lettori devono sapere. Se l’editore non paga o paga con ritardi biblici, l'informazione deve cricolare. Magari dove non arriva il contratto tipo, consigliato dall’associazione x, può arrivare il desiderio di non avere una brutta immagine presso il pubblico pagante. Quindi, parlatene fino a consumare le corde vocali e scrivetene fino a logorare le tastiere. Ma non vi aspettate miracoli da regole e regolette stipulate presso questo o quel convengo. In un mondo precario e bastardo come questo, le regole si aggirano .

    mister y

  44. sraule ha detto:

    molto d'accordo, mister y.

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