Ieri sono stata a Pisa. Visto che le nostre amatissime FS hanno tolto una buona parte dei treni regionali, ci sono andata con un Intercity. L'intercity, in teoria, doveva metterci 10 minuti in meno del regionale, fare un paio di fermate in meno e essere più confortevole, per una maggiorazione netta di 3 euro. Un affare. 

L'intercity, comunque, in pratica, portava 45 minuti di ritardo.

I pisani non avevano ben chiara l'esistenza del Book Fest, il festival della letteratura indipendente. Probabilmente non ne avevano idea anche perché non c'erano cartelli, indicazioni e neanche il promesso bus navetta che avrebbe dovuto portare i visitatori alle due sedi della fiera. Mi ci hanno portato i miei piedi. Anche i piedi di Armando l'hanno portato da quelle parti, a malincuore.

La sede in cui siamo stati era quella del Palazzo dei Congressi. E questo nonostante il fatto che un paio di pisani benintenzionati avessero cercato di spedirci all'altra sede, quella della Stazione Leopolda.

Il Palazzo dei Congressi è un oggetto tridimensionale di grosse dimensioni, credo. Delle dimensioni sono sicura, della tridimensionalità non proprio. Forse è un tesseratto, sicuramente è concepito per farti perdere l'orientamento e riportarti sempre magicamente nello stesso punto. Cioè nel luogo più distante possibile dalle già ben dissimulate toilettes.

Comunque, siamo giunti.

All'interno la temperatura era quella di una sauna norvegese, ma senza la doccia gelata in cui immergersi ogni tanto. Gli stand ti davano l'impressione di brulicare, il che, ne converrete, è piuttosto notevole, dato che uno stand, mediamente, non ha zampette e se ne sta più o meno fermo.

I visitatori si muovevano negli angusti cunicoli tra uno stand e l'altro con la piena consapevolezza e la grazia felina di un branco di mucche stordite.

Nonostante questi disagi, ho visto buona parte della fiera. L'editoria indipendente è praticamente un universo parallelo, nel quale, senza punti di riferimento, è difficile orientarsi. Il mio amico Fabio, che era lì con lo stand di Cut-Up, mi ha fornito una statistica agghiacciante, da cui risulta che in Italia gli editori sono diverse migliaia. E' una massa eterogenea, a dir poco. Ci puoi trovare di tutto, dall'editore specializzato in ricette venete a quello christian-fusion che ti propone manuali di reincarnazione. Ci sono poi i grandi degli indi: Stampa Alternativa, Meridiano Zero, Minimum Fax…

Il genere più prodotto è il "noir", virgolettatura obbligatoria, perché ormai "noir" è diventata una parola contenitore dove il contenitore è praticamente un pozzo delle meraviglie: dentro ci puoi trovare di tutto, dalla barbie usata alla scacchiera senza un alfiere e con un cavallo in più.

Sono andata ad assistere all'incontro con Pierluigi Porazzi e anche a conoscere Pierluigi, con cui avevo avuto uno scambio epistolare (ok, messaggi su FB, ma "scambio epistolare" mi sembrava un termine più figo). Pierluigi presentava la sua opera prima best-seller L'ombra del falco insieme a un altro autore di cui non avevo mai letto niente: Maurizio De Giovanni

Curiosamente, nessuno dei due lavora per una casa editrice "indi", almeno non nel senso comune del termine. Pierluigi scrive per Marsilio, De Giovanni per Fandango.

E' stato un bell'incontro. Il pubblico era abbastanza numeroso.

Ho scoperto che De Giovanni scrive storie gialle ambientate a Napoli nel periodo fascista e che il suo commissario Ricciardi vede i morti.

Emozione.

Allora è vero che il soprannaturale, ormai, allunga i suoi tentacoli ovunque.

Per sopperire alla mia mancanza di cultura, ho comprato il suo primo libro, Il senso del dolore. Ho anche iniziato a leggerlo e mi sembra molto bello, molto ben scritto e con un personaggio esageratamente figo. Grande invidia, stemperata solo dal fatto che, poi, le robe belle mi rendono sempre felice. 

Nota negativa: ora dovrò comprarmi tutti i libri.

Nota positiva: sono solo 4.

O viceversa, insomma. Dipenda da che parte la guardi.

Mi è tornata in mente una cosa che mi ha detto Una Persona (prossimamente vi parlo di questa persona, ma ora non c'entra). Citava Francesco Dimitri, altra mia conoscenza di qualche anno fa. Un altro che ha scritto libri molto belli, tra l'altro. Secondo Francesco la mia generazione dà il fantastico per scontato. Un tocco di soprannaturale è, paradossalmente, normale. Perché ci siamo formati in un ambiente culturale che ci incoraggia ad amare l'incredibile.

Non so se questo sia vero. 

Nella vita quotidiana, probabilmente, no. Siamo tutti piuttosto materiali, ecco.

Ma nella narrativa, forse, sì.

E questo è bello. 

Ed è bello anche aver trovato un nuovo autore, nuovo per me. Lo prendo come un dono. Il dono di una giornata faticosa, umida e funestata dai ritardi dei treni.

Un dono che non viene dal mondo dell'editoria indipendente, ma, insomma, non si sa mai.

Magari in futuro, no?

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Ahhh! Eravate a Pisa e non ci dite niente? Vabbè che noi ce ne siamo andati a mezzogiorno ma un caffè insieme forse si riusciva a prendere…
    Michele

  2. sraule scrive:

    Ci saremmo riusciti se il treno non fosse stato in ritardo, presumo 🙂
    ma tanto ci vedremo a lucca, no?

  3. utente anonimo scrive:

    Fanciullina Abby-style, ti si può beccare allo stand Arcadia, casomai il carnaio lucchese lo permettesse?
    Nadia

  4. sraule scrive:

    nadia: forse. ma le rivendite di alcolici sono più sicure 😉

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