Nell'ultimo periodo sono arrivata a sospettare delle persone che non sono interessate ai soldi. Non si tratta di una semplice frase cinica e non mi rifaccio neanche alla concezione che aveva Freud di questi individui.
Alla maggior parte delle persone i soldi interessano, a chi più a chi meno. Alcuni desiderano avere molti soldi, e sono le persone più prevedibili e lineari. Spesso sono anche seccanti, meschine e infide. Spesso, peggio ancora, sono poco interessanti. Ma non si può negare che sono persone estremamente pratiche. E, a loro modo, encomiabilmente limpide.
Ci sono poi quelli che fanno mostra di non essere interessati al denaro. Sono assai meno limpide, spesso più interessanti, talvolta magnificamente contorte. Nel nostro emisfero, sono la maggioranza.
Ma delle persone che sono autenticamente disinteressate al denaro sono giunta a sospettare.
Da un lato c'è il fatto che il denaro serve per vivere. Ma queste persone, solitamente, si tengono appena sopra il limite di sussistenza, quindi non hanno un larvale desiderio di morte.
Non rischiando di morire, possono sentirsi molto puri, suppongo. Puri e ragionevolmente satolli.
In fondo, le necessità primarie degli esseri umani sono abbastanza poche. Stare al caldo quando fuori fa freddo, nutrirsi quando si ha fame, dormire quando si ha sonno e, ogni tanto, scopare.
San Francesco faceva a meno anche di questo, o così dicono, quindi i bisogni primari, in questo nostro occidente industrializzato, sono abbastanza semplici da soddisfare.
Resta un discorso di fondo, ovvero che, in un ordine sociale sano, chiunque dovrebbe essere pagato per il proprio lavoro. Nell'ottocento i movimenti operai si battevano per veder riconosciuto il loro inalienabile diritto a uno stipendio equo, perché, in definitiva, lavorare in catena di montaggio per il gusto di farlo sembrava un'idea bislacca.
Questo, forse, ha creato in alcuni l'idea che farsi pagare per un lavoro che si svolge malvolentieri sia ok, mentre farsi pagare per un lavoro che si svolge volentieri sia decisamente ingiusto.
Come dire: gli attori porno non dovrebbero essere pagati, visto che abbiamo le prove che si stanno divertendo, no?
Loro potrebbero accontentarsi di un rimborso spese, anzi, no. Dovrebbero pagare loro, probabilmente.
Ma l'attore porno, come molte altre figure professionali, non dà forfait quando non ne ha voglia. Non si lamenta se l'attrice lo sta guardando con espressione vacua. Non rifiuta di scopare se quel giorno ha mal di testa. Prende un moment e ci dà dentro.
Inoltre, quello che sa fare l'attore porno non lo sanno fare tutti. E non tutti hanno voglia di farlo, in quelle condizioni.
La stessa cosa vale per tutti gli ambiti professionali.
"Professionalità" è proprio questo: saper fare qualcosa che non tutti sanno fare. E che non tutti hanno voglia di fare in quelle condizioni.
A molte persone piace disegnare, non tutti lo sanno fare. A molte persone piace disegnare, ma non per otto ore al giorno.
Quelli a cui piace disegnare otto ore al giorno senza essere pagati, sono quelli di cui parlavo prima, quelli di cui ho iniziato a sospettare.
Visto che nessuno li paga, evidentemente hanno altre motivazioni. La soddisfazione personale, la gloria, cuccare, chi lo sa? Strano ma vero, sono motivazioni che hanno anche quelli che si fanno pagare, ma loro pensano anche che, in una società sana, chiunque dovrebbe essere pagato per il suo lavoro, per quando lo fa volentieri e per quando lo fa malvolentieri, per quel giorno in cui gli viene tutto bene e per quel giorno in cui tutto gli sembra impossibile.
Alcuni arrivano a ritenere di dover essere pagati per il loro tempo. Ovvero per il tempo che un professionista sta dedicando a un lavoro.
Credere che il nostro tempo abbia un valore, significa credere che noi abbiamo un valore?
Sicuramente alcuni ritengono che sia così.
Altri hanno bisogno che il loro valore sia riconosciuto da dei terzi. Non sanno quanto vale il loro tempo finché qualcuno non gli dice quanto sono bravi. Dopo di che, il loro tempo vale questo: una lode. Una carezza sull'Io.
Quelli che pretendono di essere pagati, grettamente, quantificano. Gli altri preferiscono una libera offerta, come in Chiesa.
Per prima cosa, questo li rende più disinteressati. A loro interessa solo l'Arte, ecco tutto. Non loro stessi, signori, l'Arte.
E' ovviamente inconcepibile essere interessati a entrambi.
Poi ricevono un sacco di carezze, e ne hanno bisogno.
Non vogliono i vostri soldi, vogliono il vostro amore.Per voi è un vero affare, potete pagarli con una critica lusinghiera e persino insincera.
Ma, è chiaro, sono Scelte. 
Io penso che le scelte andrebbero sempre rispettate. Sia quelle con la maiuscola (le scelte di vita), sia quelle con la minuscola (granarolo o parmalat?).
Quindi, fermo restando il rispetto, ho imparato a sospettare di chi non è interessato ai soldi. Perché le loro motivazioni sono più sdrucciolevoli. Se quello che desiderano è l'amore, o la fama, o l'arte per l'arte, sarà difficile avere un progetto comune. Per il semplice fatto che loro potrebbero avere un'idea molto diversa dalla mia su che cosa sono queste cose.
Potrebbero essere parecchio diverse da quelle che immagino io.
Potrebbero prevedere un'interruzione del lavoro, un cambio di rotta improvviso, una rigidità che io considero eccessiva.
E visto che io sono una di quelle persone che crede nel valore del proprio tempo, potrei avere dei problemi a collaborare con persone che non credono al valore del mio tempo, dato che il valore del loro lo quantificano in base a qualcosa che probabilmente non mi interessa, o che per me non è sufficiente.
Non sto dicendo che non rispetto la loro scelta. Sto dicendo che avverto il rischio che la loro scelta non rispetti la mia.
E io, con la mia scelta, ci pago davvero le bollette.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Parole sacrosante. Io farei un passo ulteriore… viviamo in una società dove il metro del valore di qualcosa è il denaro. A volte si prendono belle fregature (l'aceto balsamico DOC lo vendono solo in bottiglie giugiaro ed è senza coloranti, lo stravecchio del supermercato a 10€ a bottiglietta è solo un intruglio caramelloso), ma in generale: se qualcosa vale va pagata. E per un discorso molto pratico: chi sa far bene un lavoro di solito è richiesto, e se è richiesto, qualcuno ha bisogno, e questo qualcuno sarà quasi sicuramente disposto a pagare per aggiudicarsi in esclusiva – o prima degli altri – tali servizi. Lineare. Questo dovrebbe essere il motivo per cui Jim Lee non disegna per la fanzine "arte per l'arte".Per un operatore dell'industria culturale, quindi, farsi pagare per un servizio professionale svolto per un'azienda è sinonimo di qualità. Non si scappa. Chi agisce diversamente è un hobbista, non un lavoratore. Allo stesso modo, un progetto editoriale professionale deve avere ben nitido il suo target, il break-even, le prospettive di guadagno, un piano di marketing idoneo. Altrimenti anche l'editore sta giocando con il lavoro e il tempo delle persone. E senza concrete prospettive di ricavo, l'impegno dell'autore automaticamente si svaluta.  Il guadagno, quindi, senza dover essere necessariamente l'obiettivo principale del fumettista,  non si può escludere dal piano di crescita professionale, perché – nel mercato – è indicatore del livello di qualità raggiunto. Poi, ovviamente, ci sono l'Arte e gli incompresi. E un artista incompreso può anche pagare per pubblicare, o creare gratis… o martellarsi le palle in sala mensa.

  2. sraule scrive:

    Per un operatore dell'industria culturale, quindi, farsi pagare per un servizio professionale svolto per un'azienda è sinonimo di qualità. Non si scappa. Chi agisce diversamente è un hobbista, non un lavoratore. Ecco, non mi sento di essere così drastica. Alcuni dei migliori autori italiani sono degli hobbisti? Epure hanno deciso di lavorare senza guadagno o quasi.Non nego la loro bravura né critico la loro scelta. Certo, le mie sono diverse e farò attenzione che questi due mondi non collidano.E' l'anomalia del fumetto italiano. Qua la gente lavora senza venir pagata e tutti sembrano contenti.Gli editori non pagano e non fanno neanche i soldi, anzi, vanno sotto.Forse tra un po' arriveranno anche i Blemmi e gli Sciapodi, chissà.

  3. utente anonimo scrive:

    Io ho una soluzione: mi candiderò per proporre un partito che abbia come imperativo morale quello di convincere le persone a vivere meglio, organizzando la giornata in modo che 8 ore le si passa a scopare e ci si esercita nel rispetto degli altri e all'amore spiritualmente universale che, se da una parte ti rende consapevole che sei in mezzo al nulla su una palla che gira attorno ad un'altra palla enorme di fuoco, dall'altra ti fa prendere la notizia in modo positivo e ti invoglia a non essere ristretto mentalmente, 4 ore in cui si lavora (pagati…che se fossimo tutti pagati in modo proporzionalmente diretto a quello che si produce staremo tutti bene senza troppi problemi) e le altre ore a fare quello che lo spirito ci invita ad approffondire.Comunque tutto quesa roba l'ho scritta tanto per commentare con qualcosa di osceno ed inutile, semplicemente perché non volevo, dopo tutto l'impegno e l'intelligenza che hai messo in questo post, ecco non volevo ignorare così consapevolmente la tua opinione chiedendoti solamente quando potremo nuovamente vederci. (fra parentesi aggiungo che mi dispiace per l'altra sera che mi sono comportata in maniera totalmente infantile, perdonatemi tu ed Armando, ma ogni tanto mi torna su l'ormone adolescenziale che mi fa dire cose veramente stupide, insomma era una serata no che invece di arricchirmi psicologicamente ha fatto arretrare il mio intelletto all'età della pietra…)A presto ;-DFrancesca.

  4. sraule scrive:

    a me non sei sembrata totalmente infantile. mi sei sembrata preoccupata, a ragione, e mi è parso che non sapessi bene che cosa fare.detto questo, a me fa sempre piacere vederti, in qualunque modalità tu sia. tranne, forse, nella modalità "righiamo la macchina di susanna". quello non sarebbe un granché, con tutto l'affetto del mondo, eh? 🙂

  5. utente anonimo scrive:

    Cazzo, un partito così lo voto di corsa, anche se scopare 8 ore di seguito tutti i giorni della settimana alla lunga può diventare un po' faticoso.T'ho messo da parte i pennini. Quando vuoi.Arm

  6. utente anonimo scrive:

    A proposito, la nostra tavola di Mono non ce l'hanno mai pagata… 😄
    Sottoscrivo pienamente quanto dici. Sarà per l'età, ma se non vengo pagato io di regola un lavoro non lo faccio, a meno che non possa farlo per puro "piacere", tipo disegnare cose scritte da te, anche se sarebbe meglio farsi pagare, si… 😉

    paolo

    PS. Anche senza cucina il bar vicino, che ci ha amorevolmente adottato fa ottimi panini e una stupenda piadina. Pensatevicivisi.

  7. sraule scrive:

    dopo lucca, ormai. ma verremo di sicuro a portare scompiglio a fiorenzuola, uaz uaz!

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