Non vorrei parlare di Sarah Scazzi. Il nostro primo pensiero, il primo pensiero di tutti, quando hanno dato la notizia della sua scomparsa, è stato: "è già morta." Poi, sentendoci in colpa, ci siamo corretti: "speriamo che non sia già morta."
Fino a quel punto, eravamo ancora esseri umani. Avevamo attivato i nostri neuroni mirror per empatizzare con i parenti, con i genitori, con Sarah stessa.
Non voglio parlare neanche dello zio di Sarah, Michele Misseri. Non ne voglio parlare perché è stato quando abbiamo sentito che l'aveva uccisa lui che i nostri pensieri hanno cominciato a diventare troppo umani. E a tutto c'è un limite.
Voglio parlare di Ted Bundy, invece, che tanto è già morto.
Forse non sta bene parlar male dei morti, ma, in definitiva, penso che sia sempre meglio che parlar male dei vivi.
Ted Bundy era un bel giovanotto. Un giovanotto simpatico e affascinante.
Era anche completamente pazzo, ma di una pazzia che, a prima vista, passava inosservata. 
La sua non era la pazzia evidente dell'alienato mentale. Non urlava da solo per la strada, non sventolava l'uccello davanti alle scuole elementari, non credeva di venir telecomandato dagli alieni.
Con lui, potevi fare una conversazione del tutto normale, forse gradevole.
La sua gradevolezza non cancellava la sua pazzia (e la sua pazzia non cancellava la sua gradevolezza, suppongo, almeno fino a un certo punto).
Non si sa con esattezza quante donne abbia ucciso Ted Bundy. Ha confessato di averne uccise 30, gli sono state attribuite con certezza 36 morti, alcuni ipotizzano che siano più di 100.
Se fosse così, ci sono disastri aerei che hanno fatto meno vittime di quest'uomo.
Il suo sistema preferito era lo strangolamento. Strangolare una donna, semplicemente, lo faceva godere. Sì, era anche uno stupratore. E c'era anche un'altra cosa: dopo aver seppellito le sue vittime, tornava indietro, le truccava da bambole e ci faceva sesso.
Come dicevo, era pazzo. Se non bastassero l'omicidio e lo stupro, la necrofilia è sicuramente un disturbo psichiatrico grave, lo dice anche il DSM.
In ogni caso, restiamo un attimo sulle 36 vittime accertate. 36 donne. Torturate. Uccise.
Attiviamo per un istante i nostri neuroni mirror per provare empatia per queste 36 donne, morte così tanto tempo fa, senza nessuna colpa, orrendamente.
Fatto?
Se l'avete fatto, mi aspetto che ora siate molto addolorati.
E' davvero una cosa orribile da fare a un altro essere umano.
Quando Ted Bundy ha ucciso quelle 36 donne, le neuroscienze non erano un granché sviluppate. Quando è stato ucciso, non lo erano ancora a sufficienza. Nessuno ha mai compiuto degli studi di neuroimaging sul cervello di Bundy, per quel che ne so.
Per fortuna, diciamo così, Bundy non è stato l'unico serial killer della storia e nemmeno l'unico psicopatico. Così, in seguito, qualche studio sul cervello di questo genere di persona è stato fatto.
Grande sorpresa: non provano empatia.
Voi direte: ci sarebbe arrivato anche un demente. In effetti, a volte, la scienza è roba da dementi.
Ma stavo raccontando di Ted.
A un certo punto, fu arrestato. Visto che era una persona intelligente, riuscì a fuggire. Per ben due volte. 
Ma, ripetere giova sempre, era pazzo. Uno un po' meno pazzo, una volta fuggito se ne sarebbe stato buono. Ted non poteva. Uccise altre donne e lo fece senza nessuna cautela.
Evidentemente aveva anche una compulsione, nel caso fosse rimasto qualche dubbio.
Alla fine fu ripreso e lo condannarono a morte.
L'esecuzione fu rimandata varie volte.
Vi chiedo nuovamente di attivare i vostri neuroni mirror e provare empatia per una persona a cui viene annunciato più volte che morirà di lì a poco.
No, neanche questo è gradevole.
Nei giorni precedenti all'esecuzione, che sarebbe avvenuta con la sedia elettrica, nel quartiere vicino al carcere, circolò un macabro volantino. Si chiedeva ai cittadini di non usare la corrente elettrica durante il periodo dell'esecuzione, per essere sicuri che a Ted arrivasse tutta la potenza possibile.
Sì, ovviamente non ha senso. La sedia elettrica non era collegata al circuito elettrico cittadino.
Questa inesattezza rende il volantino ancora più grottesco.
Persone che mai avevano visto Ted Bundy in faccia, che mai avevano subito un lutto per sua mano, si auguravano che fosse elettrificato il più possibile, senza riflettere sul fatto che una scossa più forte poteva significare una morte più breve, senza riflettere sul fatto che i loro elettrodomestici non potevano in alcun modo interferire con la potenza della sedia elettrica.
Ecco, "senza riflettere" è forse la frase chiave.
Senza riflettere, nel senso di "senza pensare" e senza riflettere nel senso dei famosi neuroni mirror, i magici neuroni specchio dell'empatia che, probabilmente, a Ted non funzionavano nemmeno.
Io penso che ognuno dei parenti delle ragazze uccise avesse degli ottimi motivi per volere che Bundy soffrisse. Ma il volantino non proveniva dai parenti.
Il volantino proveniva da persone a cui la sofferenza di un altro essere umano avrebbe dato piacere.
Persone, in buona sostanza, non molto dissimili da Ted, che aveva messo in pratica quello che gli anonimi volantinatori si limitavano a pensare, ossia che veder soffrire un altro essere umano fino alla morte non doveva essere niente male.
Come ho detto altre volte, gli abissi della nostra anima sono davvero la cosa più spaventosa che esista in natura.
Davvero siamo gli unici animali che, se vogliono, possono essere senza pietà.
Nel regno degli animali che noi consideriamo "inferiori", quando l'avversario è a pancia in su, si è arreso, la norma è risparmiargli la vita. Un leone non si sogna nemmeno di sgozzare il leone che ha appena ridotto all'impotenza.
Gli esseri umani se lo sognano.
Alcuni se lo sognano tutto il tempo, qualcuno cerca di trasformare il suo sogno in realtà. Qualcuno, come Ted Bundy, lo fa direttamente. Altri, come quelli che hanno scritto il volantino, si limitano ad auspicarlo.
Ma il sentimento è lo stesso. E' pensare che veder soffrire fino alla morte un altro essere umano dev'essere molto soddisfacente.
Contro le nostre pulsioni, siamo indifesi.
Salgono da dentro di noi, premono per raggiungere la superficie. Se cerchiamo di non guardarle è solo peggio.
Bisognerebbe forse aggiungere che le nostre pulsioni non sono tutto.
In fondo, non picchiamo con il cric ogni automobilista che ci taglia la strada.
E c'è anche un'altra cosa, ed è una cosa importante.
Come siamo capaci di provare rabbia, orrore, sadismo, sgomento e paura, siamo capaci di provare anche compassione.
E' a questo che ci servono i famosi neuroni mirror.
La compassione è un sentimento difficile, per molti di noi.
E' anche l'unico sentimento che ci può salvare dal mostro nel pozzo. E' un erculeo difensore della nostra umanità, nell'accezione più vasta del termine.
Solo la compassione ci può aiutare a guardare nel pozzo senza paura. A osservare il mostro fino a vederlo diventare un cucciolo inoffensivo.
Che è una parte di noi, ma che non è tutto.
E che se esce, è perché noi l'abbiamo fatto uscire.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    al solito, illuminante e totalmente  condivisibile.

  2. sraule ha detto:

    grazie, andrea.so che tu condividi.

  3. sraule ha detto:

    ma LOL!geniale!

  4. utente anonimo ha detto:

    Condivido tutto.Ma intanto continuano ad ammorbarci ed ora ci sarà porta a porta, matrix, e via così fino al prossimo "mostro da mostrare"Marco D

  5. sraule ha detto:

    già. più passa il tempo più ho l'impressione che stiamo tutti diventando involontari spettatori di una corte dei miracoli permanente. non guardare la tv serve a poco, perché ci raggiunge comunque.

  6. utente anonimo ha detto:

    bellissimo, Sù.HKD

  7. 403 ha detto:

    ammazzare un uomo, null’altro[..] In questo post si parla di orrore, di orrore vero, non di Dell'orrore che ci portiamo dentro, dell'orrore che si porta dentro la "gente comune". Se preferite le musichine che pubblico di solito o i post che parlano di bei libri per l& [..]

  8. sraule ha detto:

    Luca, HKD: grazie.403: sono passata da te. ti ringrazio per la segnalazione.

  9. 403 ha detto:

    non c'è di che, io passo di qui abbastanza regolarmente è che, in genere, se non ho qualcosa da dire di significativo sto zitto (però so che, in visita ai blog altrui, non sempre è un atteggiamento apprezzabile, magari ora che ho rotto il ghiaccio sarò un filo meno invisibile :)ciaoa.

  10. sraule ha detto:

    ah-ah, non voglio di certo obbligarti a intervenire, ma sì, mi farebbe piacere!

  11. utente anonimo ha detto:

    Ma se non sappiamo (o non vogliamo) usare i nostri neuroni specchio con persone che non ci hanno fatto ancora nulla, perfetti estranei che a pelle non ci fanno simpatia e allora – allora la loro sofferenza non ci riguarda, la guardiamo da lontano e ci infastidisce o ci fa ridere.Disimpariamo la compassione per favorire la competitività? O per sentirci migliori, forse… l'importante è che ci sia sempre dopo di noi qualcuno di più deprecabile, qualcuno più debole.Mi sembra assurdo e impossibile (e malato) ritrovare l'empatia, ricordarci che tutto ciò che è umano ci riguarda, proprio in occasioni forti come la morte di Sarah Scazzi.Ovvero quando si parla della vita di un assassino. (per quanto io sia contraria alla pena di morte)Forse se si esercitasse la compassione anche nei casi molto meno gravi, dove non sono coinvolti i nostri sentimenti e le nostre paure (una ragazzina uccisa e stuprata: ci sono poche cose più raccapriccianti), i nostri neuroni specchio non riuscirebbero a farci partorire inni alla lapidazione…Lia

  12. sraule ha detto:

    già. in questi casi, però, si vedono molto bene i mostri. per molti è già difficile rendersi conto che ci sono (i mostri dentro di noi, intendo).

  13. utente anonimo ha detto:

    gran bell'articolo Susi, bacio, il vampiro stanco

  14. sraule ha detto:

    ciao vampiro stanco.vampiro stanco?ah, il burning out professionale miete vittime insospettabili!

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