Vorrei ritornare brevemente sulla Questione. Sì, quella di cui si parlerà a Lucca, quella di cui si è parlato un po' ovunque. Così, giusto perché verba manent (più o meno). Se volete il riassunto delle puntate precedenti andate qua, qua e qua
Non c'è molto da aggiungere, in realtà. Solo una piccola cosa.
Se andate su Google e digitate "Ordine Nazionale degli Psicologi", magicamente, troverete il link del sito nazionale dell'ordine degli psicologi. Se invece di "psicologi" scrivete "architetti", finirete su quello degli architetti. Se digitate "giornalisti", ecco il sito dell'ordine dei giornalisti.
Non che essere iscritto a un ordine professionale sia la perfezione, ma lasciatemi approfondire un pochino il discorso. 
Se andate su Goggle e digitate "Ordine Nazionale dei Fumettisti", poco sorprendentemente, non trovate niente. Ora provate con "sceneggiatori". Niente. "Disegnatori". Niente. 
Sbizzarritevi: illustratori, coloristi, letteristi… Niente.
In Italia, tutte queste figure professionali, a tutti gli effetti, non esistono. Se n'è già parlato, dico solo per ricordarvelo.
Ecco, sempre e solo per ricordarvelo, avete presente QUESTO?
Ma, ovviamente, da noi un eventuale sciopero non spaventa nessuno, perché non c'è nessuno che possa scendere in sciopero. E se qualcuno scende in sciopero, si può sempre trovare qualcun altro, qualcuno con meno mozze.
Ora, io sono iscritta all'ordine degli psicologi. Per poterlo fare mi è servita a) una laurea in psicologia (in neuro-psicologia, per la precisione) e b) un esame di stato. (Forse dovrei aggiungere anche c) un sacco di soldi, ma non sarebbe fine, giusto?)
Dopo aver preso la laurea, aver fatto praticantato e aver superato l'esame di stato, mi sono potuta iscrivere all'ordine, al quale verso ogni anno una certa sommetta per poter esercitare legalmente la professione. In cambio l'ordine mi tiene nei suoi registri, mi offre un commercialista gratis al telefono per mezz'ora la settimana e poco altro. Ma NON voglio lamentarmi dell'ordine degli psicologi. 
Perché comunque, quando un paziente arriva nel mio studio, il fatto che io sono iscritta a quell'ordine gli dice immediatamente alcune cose: a) ho una laurea, b) ho fatto un esame di stato, c) sono tenuta a rispettare un determinato codice deontologico, d) devo fargli firmare un consenso informato per il trattamento dei dati personali, e) non gli leggerò i tarocchi, f) teoricamente ho le capacità per essergli d'aiuto, g) so scrivere un elenco per punti in ordine alfabetico almeno fino alla lettera "g".
Fino a non molto tempo fa, l'ordine aveva anche un tariffario obbligatorio. Ora non più, ma se vai da uno psicologo non ti aspetti che un'ora di consultazione ti costi meno di 50 euro. 
L'ordine dei giornalisti il tariffario ce l'ha ancora. Varia a seconda del pezzo e a seconda della categoria giornalistica in cui è inserito lo scribacchino che stai assoldando.
Una testata giornalistica, per legge, non può far scrivere tutto il giornale al fornaio sotto casa che ha una così bella prosa.
E un editore di fumetti?
Be', sì.
Visto che non esiste un albo dei fumettisti, i fumetti può scriverli e disegnarli chi vuole.
Ehy, è MAGNIFICO! direte voi.
Non proprio.
Ovviamente apprezzo il fatto che tutti possano avere la loro fanzine a fumetti, ma, capiamoci, quella è una fan-zine. Una rivista fatta da non-professionisti. Amo le fanzine.
Se in una fanzine trovo dei disegni fatti male e delle storie scritte peggio, penso: "Ehy, è una FANzine!"
Ma se vado in edicola e scopro che il nuovo disegnatore della testata X della Bonelli non sa come è fatta una mano e che il nuovo sceneggiatore Disney ha dei problemi con i congiuntivi, non penso: "Ehy, è una FANzine!". Penso: "Che cazzo."
Eppure, di fronte alla legge, siamo tutti fanzinari.
Perché i lettori dovrebbero volere da noi una certa professionalità?
Perché gli editori dovrebbero pagarci in proporzione a quella professionalità?
Siamo solo fanzinari, no?
Ecco, forse mi sbaglierò, ma questo è uno dei punti che dovrebbero essere chiariti.
Perché se un paziente viene nel mio studio e io gli leggo le carte, lui può denunciarmi all'ordine degli psicologi. Se un lettore scopre che non so usare il congiuntivo, sono solo cazzi suoi.
Questo è il problema, a tutti gli effetti.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    "Siamo tutti fanzinari" è bellissima.Una frase che fotografa bene la situazione. La immagino pronunciata alla Kennedy.Emi

  2. utente anonimo ha detto:

    una volta tanto sono in totale disaccordo con te.gli ordini professionali sono il MALE. io NON sono iscritto a nessun ordine professionale (potrei) per principio, prima di tutto. il motivo giace nell'esempio che citi:Una testata giornalistica, per legge, non può far scrivere tutto il giornale al fornaio sotto casa che ha una così bella prosa.ecco, questo e` il MALE. il fornaio dovrebbe avere tutto il sacrosanto diritto di scrivere da cima a fondo il Newsweek se ne avesse le capacita`, senza dover diventare parte di una associazione. e` mostruoso che uno debba piegarsi a fare un esame e a sottostare a un regolamento associativo per la mera liberta` di scrivere un quotidiano.e infatti nella maggioranza dei paesi civili non esiste nessuna simile aberrazione.lo stesso vale per la maggior parte delle altre professioni (con la parziale eccezione dell'ordine dei medici forse). puta caso che io sia un ottimo chimico autodidatta, per quale motivo dovrei buttare via il mio tempo per prendere una laurea che non mi serve per lavorare come chimico?la tua professionalita` la mostri nei fatti, non con i pezzi di carta. sai meglio di me che una laurea in X e l'aver passato un esame non dice nulla a priori, se non che sai laurearti e passare degli esami.quanto a questo esempio:Perché se un paziente viene nel mio studio e io gli leggo le carte, lui può denunciarmi all'ordine degli psicologi.1)non regge per il fatto che la psicoterapia e` (appunto) una terapia ed e` giusto che ci sia una qualche regolamentazione per cose che mettono a rischio la salute dei pazienti (o che li ingannano sulla cura di tale salute), mentre i fumetti non sono fondamentali per la salute della popolazione.2)fatto salvo il punto 1, il paziente puo` comunque mandarti in culo e rivolgersi a qualcuno serio. se lo sceneggiatore Bonelli sbaglia i congiuntivi, beh, tu ricorderai di non comprare piu` quel fumetto (o addirittura i fumetti Bonelli tout court se per caso hai un amore cosi` morboso per la sana grammatica -amore che approvo!), o comunque di non comprare piu` i fumetti di quello sceneggiatore. puoi anche sputtanarlo su internet e rovinargli la vita, al giorno d'oggi. non c'e` bisogno di un ipotetico "ordine dei fumettisti" a cui denunciarlo per "violazione della Crusca". magari i congiuntivi li sbaglia apposta perche` a lui e al suo pubblico piace cosi`, che ne sai?lettori ed editori dovrebbero pagarvi in base alla vostra professionalita`, e dovreste avere le tutele del caso. ma la cosa non passa attraverso l'orrore di un ordine professionale. passa attraverso un sindacato e attraverso una regolamentazione delle prestazioni d'opera, a prescindere.il giornalismo e` un esempio calzante: in quasi tutti i paesi non esiste l'equivalente di un ordine, ma in quasi tutti esistono varie associazioni sindacali al riguardo. that's the way to go. e non esiste distinzione netta tra fanzine e "fumetti professionali", suvvia: dove metti la riga?

  3. utente anonimo ha detto:

    Susanna, non sono affatto d'accordo con il discorso dell'appartenenza a un ordine.Temo invece che tu abbia toccato il tasto dolente quando parli di professionalità.Cioè credo che il problema sia che la professionalità non viene riconosciuta, period. In molti casi dagli editori stessi (basta vedere certi bonellidi che arrivano in edicola, scritti col culo e disegnati peggio: tanto basta riempire 94 pagine), ma sempre più spesso dagli stessi lettori (e parlo pensando anche all'editoria libraria): "Che cagata/solita merda/non si capisce un cazzo/l'avrei fatto meglio".:A:

  4. utente anonimo ha detto:

    Magari tutto si risolvesse con la creazione di un albo, cara Susanna. E poi perché un albo (nel giornalismo c'è, eppure abbiamo la peggiore qualità di pennivendoli a livello europeo)? Non sarebbe meglio un sindacato? come invece, doverosamente, fanno perfino a Hollywood, nella patria delle libertà individuali.Io ho esercitato la professione solo per un breve periodo e nell'ambito dei cartoni animati, dunque non parlo della situazione del fumetto che non conosco.Però per quello che ho visto, il limite della regolamentazione delle professioni creative in Italia si deve alle più scarse condizioni generali del paese.In una nazione dove la metà degli aventi diritto evade bellamente il fisco, senza alcun senso di colpa alcuna, come se le strade pubbliche, le scuole, i servizi sociali, si pagassero da sole, vuoi che qualcuno si preoccupi dei diritti di qualche migliaio di scrittorucoli o illustratori?E, ancora permettimili di dirlo sei davvero così convinta che una regolamentazione sia quello che vogliono tanti illustri colleghi? non è che in questa situazione "a fari spenti", c'è chi ci sguazza? Perchè non si fa mai fronte comune, su alcune questioni? Quando certi autori disney – dopo trent'anni di sudata attività – si sono ritrovati senza più nulla in mano (comprese le royalties su quanto prodotto) – chi fra i più giovani li ha difesi? Io ricordo pochi, pochissimi coraggiosi. gli altri se ne sono fregati.Marco D

  5. sraule ha detto:

    Marco, tu giustamente sottolinei la mancanza di… come chiamarlo? Orgoglio? Parola infida: diciamo autostima, di molti autori, che accettano condizioni allucinanti per i motivi più vari, non ultimo il desiderio di vedersi pubblicati. Come ho già detto altrove, non è che uno debba fare questo lavoro per forza. Il mio discorso era sul versante della tutela dei professionisti che con questo mestiere ci vivono.Brullo: capisco il tuo punto di vista e in parte lo condivido. Non sono favorevole a un ordine a priori. Sono però favorevole a una regolamentazione, in modo tale che gli editori siano obbligati a rispettare un determinato standard (anche salariale). Ovviamente, come sottolineava Marco, il problema più grande sono gli autori stessi – tanto per cambiare. Forse hai ragione dicendo che la soluzione, in questo caso un ordine, sia peggiore del male. Non lo so. Sicuramente un sindacato, sul modello americano e inglese, in Italia si è tentato, con ben pochi risultati. Perché, di fatto, il sindacato non ha abbastanza forza contrattuale.

  6. utente anonimo ha detto:

    Questo è il problema. Esatto. Non ci sarebbe altro da dire.

  7. utente anonimo ha detto:

    Sono però favorevole a una regolamentazione, in modo tale che gli editori siano obbligati a rispettare un determinato standard (anche salariale). questo anche io; non credo ci sia bisogno di un ordine per questo. quindi ok, ci capiamo.all'estero come funziona il discorso?perche` io temo anche sia questione di potere politico / di mercato. dubito che uno sciopero dei fumettisti, nella remota ipotesi possa accadere, porti a qualche tipo di conseguenze, per esempio.

  8. sraule ha detto:

    be', uno sciopero dei fumettisti Bonelli, ad esempio, sarebbe un bel problema. Ma i fumettisti Bonelli, ovviamente, ora come ora non hanno alcun motivo di scioperare.

  9. sraule ha detto:

    ah, e che poi, posso dirlo? mi sento un po' stranita che walter chendi è passato di qua.stranita-felice, ovvio.

  10. utente anonimo ha detto:

    Mmm… Come ha già detto qualcuno, c'è differenza fra un sindacato e un "Albo". Che esista una regolamentazione (quindi un Albo) che tuteli chi mette la propria salute (o i propri soldi, perché no?) nelle mani di uno sconosciuto, è sacrosanto. Un Albo dei medici o degli psicologi dovrebbe (il condizionale è d'obbligo, ma non si può condannare il principio in base alle mancanze) garantire che la persona cui ti stai rivolgendo sa quel che fa. Conosce il suo mestiere. Chi è autodidatta può essere dotato, in gamba, ma può non conoscere proprio tutti gli aspetti di una "professione" che in teoria lo studio dovrebbe invece illustrare. Allo stesso modo, i giornalisti, con il loro mestiere, dovrebbero garantire un servizio pubblico, quindi anche in questo caso sono favorevole a un Albo. Significa che chi scrive su un dato giornale o per un notiziario, conosce non solo la lingua italiana, ma anche la deontologia della professione. Sempre in linea teorica, s'intende.In campo artistico, l'Albo è un abominio. L'arte è, per sua stessa definizione, una libera espressione. Se esistesse un albo in campo artistico, probabilmente non avremmo mai avuto artisti come Van Gogh o Ligabue, Kandinsky o Fonatana… Insomma, non è l'Albo che definisce l'artista, fosse anche un imbrattacarte di fumettista.Ma…(c'è sempre un "ma")…Esiste invece il discorso della "professionalità". Se è vero che l'arte è soggettiva, è altrettanto vero che esistono dei parametri oggettivi attraverso cui valutare almeno alcuni aspetti delle singole opere. E determinare quindi una "professionalità" dimostrata o espressa attraverso le medesime. Ma non occorre un Albo per questo. La professionalità (o la sua mancanza) dovrebbe essere riscontrata dagli editori che selezionano le opere da pubblicare in primis, e da pubblico e critica in seconda battuta.Anche qua, i ondizionali sono d'obbligo.

  11. utente anonimo ha detto:

    Ho adorato l'ultimo intervento.  Ho delle grosse riserve su Ligabue, ma suppongo che si tratti di una questione di gusti personali.Arte e fumetto.Gli autori di fumetto sono artisti? Uhm…L'artista dovrebbe poter lavorare in completa libertà, lusso destinato a un disegnatore su mille. Negli altri 999 casi la libertà dell'autore è limitata (spesso parecchio limitata) dalle esigenze di vendita dettate dall'editore. Non mi risulta che i lavori di Kandinsky o Chagall fossero sottoposti a revisioni da parte di editor. Inoltre, per quanto io possa amare Van Gogh, non ho nessuna intenzione di finire come lui.  L'albo è un abominio? Forse sì. Probabilmente non è la soluzione ideale. Ciò non toglie che una regolamentazione del settore è assolutamente necessaria perchè la mancanza di regole, come sempre avviene, colpisce sempre i più deboli.Sulla "professionalità": se gli editori riscontrano,giustamente, quella degli autori, chi riscontra quella degli editori? La risposta in un sistema economico "normale" dovrebbe essere: "Lo stesso sistema economico. Un editore senza professionalità non vende e, di conseguenza, stanco di andare in perdita, chiude."  Ma questo regola nel fumetto non vale. È una totale distorsione delle più basilari leggi del mercato. La conseguenza più grave è l'incredibile emorragia di capitali in questo settore a quasi esclusivo vantaggio di tipografi e distributori.Arm

  12. utente anonimo ha detto:

    Oops! ANTONIO Ligabue. Non considerate quello che ho scritto a proposto di Ligabue nel post precedente.Arm

  13. utente anonimo ha detto:

    Ciao, Armando. Sappi che stai parlando a uno che (come gusti personali) si ferma alla pittura dell'Ottocento (Impressionisti, Orientalisti e figurativi vari), quindi anch'io non apprezzo gli autori che ho citato, fermo restando che riconosco loro la "valenza artistica". E, proprio per questo, direi che il 90% degli artisti che ha affollato questo nostro mondo dall'alba dei tempi ha sempre lavorato per committenti e mecenati, quindi con una libertà artistica molto relativa (si deve arrivare appunto all'Ottocento per la concezione più "libera" e "autoriale" dell'arte).Comunque rimango dell'idea che l'assenza di regole dovrebbe sussistere, in campo artistico, ma il buon senso e la "professionalità" dovrebbero evitare che questa assenza consenta di attribuire lo stesso valore a un quadro di Kandinski e le macchie che il piccolo Luigino ha fatto sul suo quaderno durante l'ora di matematica (a meno che Luigino non sia l'equivalente di Mozart con la pittura, s'intende!). Comunque sono perfettamente d'accordo quando parli della professionalità degli editori. Del tutto (e infatti un Albo degli editori, vista la responsabilità che hanno nei confronti di chi lavora per loro -autori ed eventuali dipendenti- lo vedrei già più favorevolmente).

  14. utente anonimo ha detto:

    Correzione: ALLE macchie che il piccolo LuiginoDannata tastiera!

  15. sraule ha detto:

    federico: ci sei cascato anche tu, ah.ah!scusa, nella mia risaputa distrazione non mi ero accorta del blog di JS!Ecco, tu dici una cosa che mi fa riflettere, perché l'idea dell'albo dei fumettisti un po' fa specie anche a me, ma non mi veniva in mente altro modo per salvaguardare la professionalità del medium.Un albo degli editori mi pare cosa interessante.Così come mi pareva cosa interessante anche l'idea di un sindacato, idea che è sostenuta, tra l'altro, anche da nomi che dovrebbero avere un "peso" nella cosiddetta scena. Purtroppo l'idea di un sindacato si è scontrata con gli autori stessi – cosa per me incomprensibile – che a quanto pare sono contenti di venir pagati mezza nocciolina a tavole (o forse grati, chi lo sa, il senso di colpa dell'artista è sempre in agguato).Personalmente ho trovato dei problemi nell'iscrivermi al SILF, visto che nella mia città non esiste (quindi sono un'orgogliosa NiDIL, sempre CGIL). Il SILF, ovviamente, ha anche un altro problema, ovvero proprio quello di essere CGIL, sindacato che viene storicamente associato a una certa corrente politica che non a tutti piace – e che non esiste più, ma questo è un altro discorso.

  16. utente anonimo ha detto:

    Sì, il blog di Jonathan esiste da un po', ma più che un blog è una sorta di bacheca degli annunci.  Dovrei farne uno simile per Harry Moon, ma mi mancano le energie necessarie, in questo periodo…Del sindacato dei fumettisti non so che dirti. Non ho esperienze dirette, ma alcuni colleghi e amici che si erano interessati (e qualcuno di loro ci si era anche iscritto, all'inizio) me ne hanno parlato maluccio, come di un organo più interessato a conquistarsi uno scampolo di potere, piuttosto che a tutelare davvero la categoria. Forse colpevolmente, ma quei resoconti mi hanno spinto a disinteressarmene. E anche adesso non so quale utilità potrebbe avere. Perché, da quel poco che mi par di capire, i problemi che affliggono la piccola editoria sono diversi da quelli che affliggono le singole grandi case editrici (quelle tre o quattro che ci sono,). E i problemi delle piccole case editrici (fondamentalmente: pochi soldi da investire, parco lettori ridotto e -qualche volta- incompetenza) li vedo difficilmente risolvibili dall'interno. Ha ragione Diego quando dice che si dovrebbe cambiare la mentalità della gente nei confronti del fumetto, ma per farlo bisogna smuovere molti soldi, e siamo sempre lì, è un cane che si mangia la coda…Le grandi case editrici hanno invece problemi diversi, bisognerebbe affrontarli singolarmente. perché la Disney non è la Bonelli, la Bonelli non è la S. Paolo  e la S. Paolo non è l'Astorina. Ognuna ha una propria peculiare situazione che andrebbe vista ed eventualmente discussa. Ma con dei loro rappresentanti, perché finché ne parliamo io, te e altri quattro disgraziati come noi, non vedo utilità. Qua sì che un sindacato potrebbe avere senso, ma comunque rimane il fatto che solamente con la Disney ci sarebbero da discutere i rapporti con i collaboratori, negli altri casi potremmo probabilmente parlare di tante cose, di linee editoriali o di promozione, ma non mi pare proprio che ci sia qualcosa da recriminare sui trattamenti economici.Esiste poi una fascia intermedia, quella di case editrici come la Star, l'Aurea e forse poche altre, dove invece la situazione è più nebulosa. Problemi di fondi, competenza (nel senso di conoscenza del mestiere) e distribuzione si fondono senza dar modo di capire esattamente dove finiscano gli uni e comincino gli altri. Il problema, qua, sarebbe non trasformare una discussione potenzialmente costruttiva in una fiera del pettegolezzo fra coloro che lavorano (o hanno lavorato) per queste case editrici.Comunque mi sembrano troppi argomenti e troppo diversificati per una sola discussione. Paradossalmente, penso che sarebbe più costruttivo riuscire a organizzare una manifestazione riservata ai soli addetti ai lavori, con una serie di incontri (anche col pubblico, composto però non dai lettori, quanto da operatori del settore e -ah! ah!- stampa) in cui discutere di volta in volta le diverse situazioni e i diversi segmenti del settore.A ogni modo, staremo a vedere.

  17. utente anonimo ha detto:

    I fumettisti non sono artisti. O meglio, lo sono solo nell’anima, perché nella maggior parte dei casi devono sottostare a logiche prettamente industriali. Forniscono agli editori un semilavorato (chi i testi, chi i disegni, chi colori), che viene assemblato e venduto alle masse.
    Scusate se l’ho buttata giù dura, vorrei fosse diverso, ma le cose stanno così.
    Gli italiani sono per la maggior parte di centrodestra, adorano Berlusconi, amano i reality show, leggono pochi libri e quotidiani e ancor meno fumetti. Facciamocene una ragione.
    Ai tempi di stanza101 criticavo le case editrici perchè non attuavano alcuna strategia di marketing. In questo campo mi sembra ci sia molto pressapochismo e molta artigianalità. Ma è un’industria, e come tale va trattata. Chi opera con una più spiccata logica commerciale – vedi bonelli – è quella che, bene o male credo riesca a pagare regolarmente i propri autori. Guarda caso è proprio in queste situazioni che il lavoro dell’artista è meno sopportato fino ad uniformarsi a standard e stilemi preconfezionati, le logiche industriali (riconoscibilità del prodotto) di cui parlavo poco fa.
    Mancano i lettori? Certo. Se non hanno allargato la base gli inserti dei periodici che da qualche tempo inondano le edicole, poco si può sperare.
    Una volta mi incazzavo anche per una certa aria di puzza sotto il naso di certi maestri della critica fumettara in Italia. Uno mi scrisse perché stanza101 parlava anche di fumetti di merda. Secondo lui avrebbe dovuto focalizzarsi meglio. Ma la mia opinione non è cambiata: è importante allargare la base dei lettori, perché chi legge un fumetto sfigato oggi potrà, forse, leggere qualcosa di migliore domani. Ad essere integralisti, come sempre, si finisce col passare dalla ragione al torto.
    Scusate la confusione nell’esposizione.

  18. sraule ha detto:

    max: in proposito ti rimando sul blog di diego cajelli, che ne parla in questo momento (ironicamente): http://diegozilla.blogspot.comma io non penso che sia il caso di rassegnarsi, ecco tutto.federico: molto d'accordo. ma sei sicuro di voler riunire più di 10 addetti ai lavori in un'unica stanza? solo di security ci costerebbe parecchio 🙂

  19. utente anonimo ha detto:

    Il discorso della regolamentazione delle professioni è annoso e non riguarda solo quelle "creative". In linea di principio concordo con chi sostiene l'inutilità di quasi tutti gli Ordini professionali (salvo medici, psicologi, avvocati e pochi altri) soprattutto quando diventano semplicemente uno strumento per conservare il proprio orticello. D'altra parte devo prendere atto che nel nostro Paese a volte far parte di un Ordine può fare la differenza. Lo so bene perchè vivo questa situazione quotidianamente sulla mia pelle: ho una laurea in Scienze Naturali e un'esperienza lavorativa quasi decennale nel campo della consulenza ambientale, ma non posso assumere certi incarichi o svolgere certi lavori perchè serve "un soggetto abilitato" (anche non laureato, basta che sia iscritto ad un collegio) mentre la mia laurea non consente l'iscrizione ad alcun Ordine. Per questo, pur continuando a lavorare, mi sto facendo il mazzo da anni per prendere la seconda laurea in modo da potermi iscrivere a quel benedetto Ordine professionale ed avere qualche carta in più da spendere in campo lavorativo.Tornando strettamente al discorso dei fumettisti, l'idea di un Albo degli Editori in cui si stabilisca un compenso minimo per gli autori sarebbe bello (anche se difficilmente realizzabile). Più praticabile -ma è solo un'idea lanciata nel mucchio- potrebbe essere sfruttare un'Associazione professionale (mi pare esista già l'ASFU) che possa affiancarsi al SILF (o altro sindacato – se esiste) ed affiliarsi eventualmente al COLAP (il COLAP -Comitato delle Libere Associazioni Professionali- raccoglie le associazioni che rappresentano le professioni non tutelate da un Ordine. Singolarmente queste associazioni contano poco, ma insieme fanno abbastanza numero).Luca.

  20. utente anonimo ha detto:

    Susanna, infatti fai/fate bene a non demordere. È che sono un po’ disilluso. Grazie per il link, sulla mia stessa linea.

  21. sraule ha detto:

    Luca: sì, fanno numero, ma poi, come è giusto che sia, l'iniziativa è principalmente nelle mani del singolo gruppo. Uno dei problemi, nel nostro caso, è che i fumettisti fanno poco o niente per la propria tutela.

  22. utente anonimo ha detto:

    non credo nell'utilità di istituire un albo o un ordine o altri soggetti similiè giusto che chiunque possa fare fumetti. come è per gli scrittori.piuttosto vi dovreste associare!esiste l'associazione illustratori, molto attiva e seria, che fornisce servizi e rappresentatività, non vedo perché non debba esistere un'associazione fumettisti. ci hanno provato in passato in diversi, come luca boschi e marcello toninelli.ora che sembra ci sia più consapevolezza…insomma, sarebbe un passo concreto e utile!

  23. sraule ha detto:

    Mic: sì, lo penso anch'io.

  24. utente anonimo ha detto:

    Minchia Susanna io mi diverto sempre come un bambino con sto blog.Grazie, non sono daccordo con alcune cose che sostieni ma mi diverto comunque sempre.In ogni caso io dico che invece serve un albo dei distributori, loro sono il vero male nel mondo del fumetto, i distributori e gli editori ma gli editori piccoli lo sono di più, gli editori piccoli, i distributori e gli uffici stampa, perchè gli uffici stampa non sanno come si adopera internet che comunque ha dei siti di critica che non sanno proprio fare il loro lavoro, quindi vabbè alla fine il male sono i distributori, i piccoli editori, gli uffici stampa e le e-zine, ma quelli esistono perché l'ordine dei giornalisti non gli ha ancora fatto il culo a sti fanzinari di merda, ehi ecco qual'è il problema, l'ordine dei giornalisti è il problema, altrimenti è Dio che ci sta punendo tutti, ma vai a dirgliene quattro?Pic

  25. sraule ha detto:

    Chi, io?Quella faccenda dell'ufficio stampa è anche vera. Ma ancora di più: ce l'avessero, un ufficio stampa! Ma, molto spesso, non ce l'hanno.La distribuzione a fumetti mediamente non prende di più di quella libraria e funziona un pochino peggio. Ovviamente il paragone è  tra Pan e Ricordi. Se la Pan decidesse di andare seriamente alla conquista del mercato delle librerie probabilmente farebbe un sacco di soldi.

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