[En passant, vi segnalo una mia intervista che è comparsa proprio ora da Luca Bonisoli – per chi non lo ricordasse, l'unico lettore cattolico autorizzato di questo blog. Quando Armando farà lo sforzo immane di rispondere alle domande che Luca ha fatto anche a lui suppongo che vedrete la seconda parte.]

Può Sherlock Holmes essere un riccioletto con la faccia dispettosa, il naso da porcellino e l'aspetto di un venticinquenne?
Secondo Armando, ad esempio, no.
Secondo Steven Moffat e Mark Gatiss, però, sì. E gli autori di Sherlock, la serie tv, sono loro, non Armando.
Sherlock parte da un'idea così semplice che non l'aveva mai messa in pratica nessuno – e comunque non così: prendiamo le avventure di Sherlock Holmes e riproponiamole in chiave contemporanea. 
Creiamo una serie televisiva moderna, veloce, ironica, molto britannica, che piaccia agli holmsiani ma anche a un pubblico nuovo.
Bisogna premettere una cosa. Steven Moffat e Mark Gatiss sono due holmesiani. Sono anche gli sceneggiatori della credo millesima stagione di Doctor Who. Spero che nessuno di voi coltivi questa perversione, ma in Inghilterra sceneggiare Doctor Who è praticamente il premio di riserva perché non sei diventato Primo Ministro, o quasi. Gli inglesi adorano quella cazzo di cabina telefonica, vattelapesca perché.
Gatiss, inoltre, è il creatore dello sherlockianissimo protagonista del Club Vesuvio, ricordate?
Questo era solo per dire che le premesse perché non fosse una boiata alla Guy Ritchie c'erano e, per quanto mi riguarda, dopo aver visto il primo episodio, le considero mantenute.
Ma parliamo prima dei difetti.
I difetti si riassumono in questa fotografia:


Attenzione, non nell'attore – Benedict Cumberbatch, a parte il fatto che si chiama come una prima colazione, non recita per niente male – proprio nell'aspetto fisico.  Cumberbatch sembra troppo giovane per il ruolo (ha 34 anni, quindi non lo è, ma ne dimostra 25, quindi lo è), troppo trendy per il ruolo e troppo carino per il ruolo.
La domanda è la stessa che pongo all'inizio: dobbiamo essere così superficiali da segare un attore che dà di Holmes un'interpretazione praticamente perfetta solo perché non corrisponde all'immagine che abbiamo di Lui?
La mia risposta, fino a ieri, sarebbe stata un: be', sì, dobbiamo.
Poi ho visto "A study in pink", la prima puntata della serie, e potrei aver cambiato idea. 
"A study in pink" è uno strano miscuglio di trovate geniali e trovate semplicemente convenzionali. Watson è appena tornato dalla guerra in Afghanistan (proprio come il personaggio originale), e zoppica a una gamba (ma è stato ferito alla spalla: capite che cosa intendo, ora?). La sua psicologa gli dice che scrivere un blog potrebbe aiutarlo. Sherlock non fuma, ma si appiccica cerotti alla nicotina ovunque. Usa il cellulare per fare un sacco di cose e ha un sito internet che si chiama "La scienza della deduzione" (come l'articolo da lui scritto e che viene nominato in "Uno studio in rosso" e citato quasi parola per parola in "A study in pink"). John e Sherlock (sono finiti i tempi di Holmes e Watson) vivono insieme al 221B di Baker Street e la loro padrona di casa è la signora Hudson, che ovviamente dà per scontato che occuperanno una sola camera e che siano una coppia.
Ecco, diciamo che nella costruzione generale la formula un po' alla Basil l'Investigatopo si fa sentire. La modificazione tecnologica del mondo viene sottolineata un po' troppo, con un effetto talvolta stucchevole del tipo: "Guarda in che cosa si è trasformata la carrozza vittoriana, guarda… ta-daa! Un taxi!" Che obbiettivamente fa un po' cascare i coglioni.
Ma ci sono molti aspetti positivi.
Alcuni sono da sherlockiani punto e basta.
Una delle vittime scrive in terra una parola che Lestrade interpreta subito come Rache ("vendetta" in tedesco), ma che ovviamente si dimostra essere semplicemente Rachel (il contrario di quello che accade in "Uno studio in rosso"). Ci sono delle pillole mortali che l'assassino fa scegliere alle vittime con un 50% di probabilità di salvarsi. C'è un vetturino – be', una specie. Insomma, ci sono molti ammiccamenti divertenti a "Uno studio in rosso".
Per i non-osservanti, poi, ci sono anche dei dialoghi veloci e divertenti, una sceneggiatura senza buchi, un montaggio mai lento, una bella fotografia e, insomma, una sorta di Life on Mars UK con protagonista Holmes.
Gli attori convincono (a parte quel problemino unicamente estetico del protagonista) e, insomma, il giudizio complessivo, da parte mia, è buono.
Diciamo che quello che avrebbe potuto fare Ritchie l'hanno fatto Moffat e Gatiss?
E diciamolo, va.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Ahahah, grazie per avermi citato nell'intervista (e, si`, parlano come te. Non tutti pero`: Ravenstock e` una solida eccezione.)

  2. sraule ha detto:

    non sai quanto mi scoccia.

  3. CREPASCOLO ha detto:

    Confesso che ero scettico al riguardo.Sherlock Holmes non è il mio detective preferito –  io mi sono formato su Eddie Shoestring, tv serial brit su di un DJ che risolve casi di piccolo cabottaggio, ex dipendente IBM passato attraverso un  esaurimento nervoso che gli ha lasciato una fobia per le macchine   – ma è comunque un archetipo con cui fare i conti.Lo sapeva anche Doyle che, pure,  teme il confronto con il lunare Dupin – Holmes lo fa a pezzi – e con Montalbano ( lo scrittore era uno spiritista e il suo biografo JD Carr ha scovato un inedito in cui è evocato lo spirito di Camilleri -prematuramente scomparso nel 2050- che sostiene di essere il primo e più importante crime-novelist ). Sto divagando, chiedo scusa.Come diceva lo spiritista Rold, nulla si crea e nulla si distrugge, la materia esiste anche dopo Quella Porta, ma non è palpabile con i ns acricchi. Fisica quantistica for beginners. Doyle avrebbe sottoscritto.Non so se anche dopo aver lasciato il ns mortail coil, come direbbe il Tale al teschio, ci ritroveremo in un posto dove sarà inutile postare in rete, ma so per certo che se un'idea era buona quando i Matia Bazar cantavano Mister Tamburino, sarà ancora maneggiabile oggi che i Litfiba sono tornati ( a grande richiesta ? e di chi ? ).In sintesi ( lo so, è tardi ) qualche mese fa ero a Londra con il gioiello di Porto Empedocle per cercare di piazzare un soggetto per un telefilm in cui un dirigente della BP, dopo un esaurimento nervoso che gli aveva lasciato una fobia per le pompe di benzina, si riciclava quale venditore di materassi on line e crime-fighter in bicicletta.''Camillo'' sperava che andasse un po' meglio che con il flop del Maigret/Castellito, ma è un inguaribile ottimista.Nessuno era interessato al ns spunto, ma siamo riusciti a dare un'occhiata ai plot degli ultimi episodi della prima serie di Sherlock.Spero di non rovinare la sorpresa ai lettori della signora Raule ed allasignora Raule, ma l'ultima run è basata sull'ingresso del tizio di Baker Street nel Tardis. Un  paradosso che avrebbe fatto tremare i polsi a Grant Morrison  ci porta all'incredibile scoperta che the Doctor è Watson ( questo spiega l'aria svagata della penultima incarnazione ).Holmes, nell'ultimo episodio , torna indietro nel tempo fino al giurassico. Lo salva un trust di menti collegate – Doyle, Rold e quel tizio che a Domenica In intrecciava le mani degli spettatori con un'occhiata – che lo catapulta nei seventies in Italia dove diventa il road manager dei Bazar.Marina Occhiena sene invaghisce, ma Holmes è ancora legato alla Adler.Che ora è il sidekick di Doctor Who. Peccato.                    

  4. sraule ha detto:

    Sono ansiosissima di vedere se nell'ultima puntata verrà fuori Irene e che incarnazione avrà.Giustamente, Crepascolo, potrebbe ben comparire anche il Dottore: probabilmente non avrà più una cabina del telefono ma un cellulare. D'altronde, è lo stesso problema anche di superman.

  5. CREPASCOLO ha detto:

    Supes al momento ha altri problemi – il più incredibile e vagamente crepascolare – è la richiesta da parte degli eredi di Siegel & Shuster di riprendersi tutto quanto comparso in Action Comics n. 1 Se vincono – ma mi pare che si stiano accordando – mamma DC, similmente a quanto ha fatto Prince anni fa, dovrà chiamare il suo personaggio porta bandiera '' il super-eroe una volta noto come Superman ''.     

  6. sraule ha detto:

    devo essere sincera: superman, per quanto si sforzi per me resta un campagnolo dallo scarsissimo appeal. la sua sorte mi è indifferente 🙂

  7. CREPASCOLO ha detto:

    E' il concept del personaggio – Brava !- un contadino con ideali del New Deal.  Non credo sia facile scriverne e, apparentemente, non ha lo appeal di un oscuro vendicatore che si traveste da topo con le ali per spaventare i cattivi.Come tutti, mi sono imbattuto anch'io – credo al doposcuola delle elementarri – nella barza di Supes ubriaco che convince un tizio a saltare da un grattacielo.  Al tempo, Kal -El era poco +di quella cosa là per me. Sbagliavo. Non dico che oggi vedo e rivedo Reeve che salva la Kidder, ma capisco perchè il suo logo è sulla spalla di Bon Jovi e perchè Sly Stallone,da bimbo, correva con una coperta rossa allacciata intorno al collo non ancora taurino.E non sono fan di Bon Jovi e Stallone. Non lo sarei nemmeno se il primo si fosse tatuato il guscio di Calimero o se il secondo, da bambino, usasse avvilupparsi nel domopak intinto nella vernice rossa per assomigliare a Jessica Rabbit, ma non posso non apprezzare chi, almeno una volta, ha sognato di tirare giù un gattino da un albero.Incidentalmente, credo che il prossimo progetto di Sylvester, dpo TheExpendables sia una cosa come ''  Priscilla la regina del deserto incontra la Sporca Dozzina ''   – non vedo l'ora che sia nelle sale.         

  8. sraule ha detto:

    […] ma non posso non apprezzare chi, almeno una volta, ha sognato di tirare giù un gattino da un albero.ah, i gatti sono anche il mio punto debole. è sul salvare le persone, che ho delle riserve…Incidentalmente, credo che il prossimo progetto di Sylvester, dpo TheExpendables sia una cosa come ''  Priscilla la regina del deserto incontra la Sporca Dozzina ''   – non vedo l'ora che sia nelle sale. credo che il plot abbia un insormontabile tallone d'achille: priscilla la sporca dozzina se la mangia a colazione. mh, un'altra trucida storia di massacri?

  9. CREPASCOLO ha detto:

    Il penultimo inquilino del mio ex appartamento da zitello ha comperato zanzariere su misura per evitare che la gatta della sua ragazza saltasse dal sesto piano.  Hanno litigato, immagino per altre ragioni, e mi hanno lasciato barriere traforate in lana di adamantio contro le finestre  ed un divano Ektorp bianco pieno di peli di felino che nemmeno otto ore di lavoro indefesso hanno ritrasformato in qualcosa di diverso dal cugino peloso degli Addams.Se avessi scritto io le loro vite, Selina e Selino si sarebbero affrontati in salotto – Selino le spalle al balcone, vetri spalancati – e Selina gli avrebbe rinfacciato per l'ultima volta che uscire nel crepuscolo quale cosplayer di Priscilla non è un modo sano di smaltire la fatica accumuata in sala operatoria ( non sono d'accordo, naturalmente, perchè molti ottimi cardiochirurghi meneghini pascolano davanti ai trans del Cimitero Monumentale ogni notte ed il giorno dopo operano ad occhi chiusi ).A quel punto Selino avrebbe replicato con una di quelle frasi che portano la pentola in pressione come nemmeno Valmont sapeva fare e Selina avrebbe lanciato Silvestra contro l'ex amato che, elastico come un turno in FIAT a Mirafiori nei seventies, avrebbe evitato il bolide, osservandone la traiettoria discendente, giù verso la folla ignara.Ed ecco arrivare il deux ex machina:  Sly Stallone – operato ad occhi chiusi da un chirurgo del Monumentale, ma sempre temibile – un mantello rosso sulle spalle, con una presa plastica come lo zigomo, salva Silvestra da Morte Certa.A quel punto, Selina – l'inferno non ha la furia di una donna il cui gatto ha perso una dimensione dopo un volo di sei piani – si sarebbe lanciata sul presunto colpevole di eccessiva agilità per ridurlo ai suoi elementi essenziali e biodegradabili, ma SuperSly, muraglia umana in silicone steroidato, l'avrebbe fermata ricordandole che la vita, qualsiasi vita, è sacra.E noi con lui, per una volta, anche se proprio non riusciamo a digerire Oscar di Landis.Una serena serata         

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