I religiosi riescono a farmi ridere abbastanza spesso. Stiamo parlando di riso causato da autentico buonumore.
Il fatto che i cristiani sostengano che tutte le religioni hanno uguale dignità, ma che la loro è quella giusta mi fa ridere. Come possono avere uguale dignità delle dottrine giuste e delle dottrine sbagliate
Mi fanno ridere i cristiani che continuano a negare con pervicacia la Teoria dell'Evoluzione. Non mi fa ridere che neghino la teoria dell'evoluzione, mi fa ridere l'organizzazione delirante del Disegno Intelligente. Mi fa ridere che abbiano un parco a tema sul creazionismo in cui si vedono uomini e dinosauri interagire nello stesso ambiente.
E' buffo.
Poi vedo i dieci "buoni motivi" per NON iscriversi alla UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) sul sito della UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) e questo mi diverte ancora di più.
Mi diverte perché in cima alla pagina c'è la dicitura ANTIUAAR – in pratica quelli della UCCR si definiscono in base alla non-appartenenza a una categoria (ossia la categoria UAAR), che a sua volta si definisce in base alla sua non-appartenenza a un'altra categoria (ossia la categoria "credenti"). 
Uau.
Poi gli atei organizzati si definiscono anche razionalisti (non si può vivere di sole negazioni, evidentemente), ossia appartenenti a una ben precisa corrente filosofica.
I cristiani organizzati, per non essere da meno, si definiscono "razionali". Se credere nei raggi cosmici dei maya alieni è razionale, allora possono esserlo di sicuro anche loro, l'unico problema è che, come i maya alieni, questi cattolici "razionali" mi fanno ridere.
E' divertente. Posso pensarci mentre cammino per la strada e sghignazzare da sola come un'idiota, con la giornata già parzialmente rischiarata. Mi fa quest'effetto.
Altri atei si incazzano, io non riesco a prenderli sul serio. 
L'ho già detto in passato, un cattolico sicuro che esista una vita dopo la morte, un giudizio sui vivi e suoi morti, che l'universo sia stato creato intenzionalmente da qualcuno onnipotente che poi si è onnipotentemente assentato, che la Bibbia sia stata dettata da Dio, che Satana è in agguato e che se sgarri finirai all'inferno… ecco, non riesco a prenderlo sul serio.
Sono convinta che la maggior parte dei cristiani non ci creda davvero. Probabilmente, se solo si fermassero un secondo a pensare "Cavolo, ma io credo veramente in tutta questa roba?" la risposta immediata sarebbe "no", ma non lo fanno. Sostengono di credere in queste cose bislacche e si aggrappano anima e corpo all'idea.
Immagino che non sia pietoso, ma a me quell'idea mette di ottimo umore.
Ma la csa che mi rende di maggior buon umore è quella, fantastica, sulla morale cristiana.
La domanda dei credenti è: "Che fine farebbe il mondo, senza una morale a governarlo?"
Ovviamente danno per scontato che la morale cristiana sia quella migliore per farlo (e come dar loro torto, dopo gli spettacolari successi dei secoli passati?) e che i senza-Dio non possano avere una morale all'altezza.
Il cristiano medio è convinto che l'ateo sia un essere privo di spiritualità. Privo di morale.
O che si rifaccia in modo larvato alla stessa morale cristiana a cui si rifà lui (e questo è possibile).
Il cristiano medio non ha mai letto Kant (come l'italiano medio, del resto) e non ha mai riflettuto sul concetto di morale laica che proprio Kant porta per primo a una certa compiutezza nella Critica della Ragion Pratica.
Kant ritiene che l'etica non sia solo una libera scelta,  ma che rientri in un ambito filosofico e necessario; che il rispetto della morale sia una necessità dell'essere. Come a dire che un essere umano senza etica non esiste. O per dire meglio: non esiste un'umanità priva di etica e non può esistere, mentre ovviamente esistono vari esseri umani privi di questo optional.
Ma i cristiani sono piuttosto convinti che un mondo ateo sarebbe un mondo amorale.
Che cos'è un mondo cristiano, almeno qua in Occidente, lo sappiamo già, grazie.
Anche Lawrence Kohlberg, un paio di secoli dopo Kant, si dedicò all'analisi della morale, ma optò per un'ttica più evoluzionista – e qua, come direbbero i creazionisti, casca l'asino.
Kohlberg elaborò una teoria dello sviluppo morale umano per stadi. Nel primo stadio, lo stadio pre-convenzionale, la moralità è controllata da due principi chiave successivi: il timore della punizione e la ricompensa, quindi lo scambio interessato. Il secondo stadio è il livello convenzionale: si basa sul conformismo e sull'obbedienza alle norme sociali. E' un livello morale che si basa sul credere nella legge e nell'ordine.
Le persone che hanno una morale di terzo livello, quello post-convenzionale (e quello, assume implicitamente Kohlberg, più evoluto), credono nella necessità di un contratto sociale, nel benessere generale della società e nei principi etici universali.
Di nuovo la morale laica kantiana.
Quella famosa morale che secondo i cristiani non esiste.
La morale cristiana, d'altro canto, oscilla pericolosamente tra il primo e il secondo stadio di Kohlberg: tra il "se ti comporterai bene andrai in paradiso" (1° stadio, stadio "infantile") e il "L'ha detto Dio, quindi è legge!" (2° stadio, "Law & Order"). 
Le religioni cristiane sono magnificamente de-responsabilizzanti, da questo punto di vista. Quello che deve fare un uomo buono è obbedire alle leggi di Dio, poi andrà tutto bene. Il libero arbitrio di cui tanto parlano i teologi è più che altro un acessiorio trendy che permette all'uomo di andare contro alla legge di Dio, una spiegazione obbligata, visto che l'uomo, dall'inizio dei tempi, disobbedisce tranquillamente ai comandamenti divini.
Raramente il libero arbitrio cristiano viene interpretato come la possibilità di scegliere se seguire o meno le leggi di Dio. In effetti, è molto più comodo obbedire per semplice obbedienza che per libera scelta.
Mi vngono sempre in mente i robot di Asimov. Tutti i modelli, anche i più semplici, hanno tre leggi cui non possono sfuggire: 1) un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno, 2) un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge, 3) un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.
Confrontate con i 10 comandamenti e poi ditemi se Asimov non è stato molto più sintetico e pregnante.
Dicevamo, tutti i robot, anche i più primitivi, seguono queste tre leggi. Ci sono poi i robot più evoluti, queli che hanno anche la cosiddetta Legge Zero:

0. Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.

Forse i cristiani dovrebbero farci una riflessione. Forse dovrebbero farcela gli esseri umani in generale.

 

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Se anche a me capita di riflettere su questi temi e "sghignazzare da solo come un idiota", dopo aver letto il tuo post mi sto letteralmente sganasciando!E grazie per il link suoi buoni motivi per non iscriversi alla UAAR, una chicca che mi ero perso…

  2. sraule ha detto:

    eh, sì, lillo, è una chicca!

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