In questi giorni sto dando gli ultimi tocchi alla sceneggiatura di un progetto di cui vi parlerò più approfonditamente in seguito, un progetto completamente diverso dal Madadh di cui vi dicevo, ma che mi sta ugualmente a cuore.
Questa sceneggiatura è la cosa tecnicamente più complicata che io abbia mai scritto.
Conoscete le mie eterne paranoie sulla tecnica, sull'essere una sceneggiatrice dilettante che per qualche oscuro motivo si è trovata a sceneggiare per lavoro.
Ci sono alcuni elementi che rendono il lavoro a cui mi riferisco "complicato". Alcuni sono elementi oggettivi, altri sono puramente soggettivi.
Quelli soggettivi riguardano le numerose scene d'azione. Armando mi rimprovera spesso di essere una sceneggiatrice da interni. Di avere un approccio, per qualche motivo, teatrale.
Ravenstock, ad esempio, è un fumetto così.
Il Madadh di cui vi dicevo è così all'ennesima potenza.
Questa nuova cosa non è così o, quanto meno, non marcatamente.
Nelle scene d'azione ho sempre il dubbio di cadere nella tamarrata supereroistica. Capite a che cosa mi riferisco. Quando in una tavola ci sono più di tre THUD! ho sempre il sospetto che qualcosa non torni. Quando un personaggio grida "bastardo, non mi avrai!" inizio ad avere i sudori freddi.
Spero di essere riuscita a evitare questa cosa e nello stesso tempo a non rendere le scene d'azione troppo mosce, ma, come dicevo, questo è un mio limite personale.
C'è, poi, il fatto che questo fumetto è complicato da altri punti di vista, più oggettivi: ha una trama complessa e sfilacciata, ha delle continue sovrapposizioni temporali tra azione mostrata e azione narrata, contiene diversi espedienti narrativi, gli stacchi sono "stacconi", se capite che cosa intendo. Avevo già parlato di questa cosa.


A questo proposito, l'altra sera io e il solito Armando abbiamo avuto una discussione alcolica che mi ha mostrato un altro tassello del problema.
Armando sosteneva che, in un fumetto, ma anche in un romanzo o in un film, il soggetto è la cosa meno importante. Quello che conta davvero, secondo lui, non è ciò di cui un fumetto parla, ma come è sceneggiato.
Dal punto di vista del lettore questo è sicuramente vero. 
Un'opera narrativa può essere sostenuta da una grande idea, ma se poi quella grande idea la racconti male il prodotto finale farà schifo. Punto.
Per me, come sceneggiatrice, è leggermente diverso.
Ovviamente mi serve un'idea. Un'idea, diciamo, decente.
Ovviamente mi serve una tecnica per raccontare quest'idea, questa storia.
Ovviamente devo "sentirla".
Ma la cosa che mi serve di più è una buona scaletta. La scaletta, per me, è fondamentale, forse perché come sceneggiatrice sono un po' una fava.
Nella narrativa non mi serve. Mi metto davanti al computer e scrivo. Poi aggiusto, è ovvio, ma fondamentalmente è tutto molto spontaneo. Forse è perché come scrittrice sono ancora più fava che come sceneggiatrice, è possibile, ma per me è così.
Invece, quando sceneggio, mi serve una scaletta con le sequenze e il numero di tavole che ho assegnato a ognuna. Il numero di tavole lo assegno a istinto, perché so che cosa succederà in quelle tavole, e lo assegno in base alla mia esperienza. E' difficile che mi trovi troppo corta o troppo lunga all'interno di una sequenza. Di solito lo spazio mi basta e non mi avanza.
E' un sistema molto comodo.


Quando poi mi trovo a sceneggiare quella scaletta, so già dov'è che mi servirà un espediente per saltare degli avvenimenti inutili o per sottolineare un momento particolarmente importante.
E' come se mi vedessi scorrere davanti uno storyboard, ma di poche pagine, al massimo sette o otto, e quelle sette o otto le posso gestire, le posso immaginare tutte insieme.
Quando scrivo una scaletta funziona così… Ho una scena che, se il tempo scorresse in modo lineare, mi prenderebbe 10 pagine (diciamo). Ma un avvenimento di quella scena è molto importante (aggiungo una tavola) e altri tre non sono affatto importanti, possiamo anche solo farli intuire (tolgo 4 tavole). Ora devo stare dentro sette tavole – e per qualche motivo non è un problema.
Lo so che sono naif, ma mi pare che funzioni.
Ora passeranno di qua dieci sceneggiatori bravi e si faranno due risate, so anche questo.
Ho una mia immagine mentale dello sceneggiatore bravo che ha tutto sotto controllo, il suo cervello funziona come un metronomo, ma quello che fa lo fa a istinto, perché ormai è troppo oltre, nemmeno ci pensa, quello stronzo, nella sua testa ci sono 1000 tavole di fumetto al minuto e sa che cosa succede in ognuna e tutto gira come un ingranaggio ben oliato e dei tempi narrativi si è dimenticato da anni, perché tutto fluisce in modo naturale. 
E io sono qua con il mio filetto con scritto tutto, i numeri delle pagine e le scritte tra parentesi (qua: SPLASH!) e tutte le menate.
Ma poi quando inizio a sceneggiare posso entrarci dentro e far lavorare l'istinto e allora è così che continuerò a fare. Perché così mi viene. Così mi riesce (credo).
E ho scritto questa sceneggiatura "complicata", con le scene d'azione e con le sovrapposizioni temporali e con le elisioni e con gli espedienti narrativi buffi e mi sono divertita. E potevo immaginarmi quello che succedeva e ridacchiare quando faceva ridacchiare e essere triste quando era triste.
Ecco, magari un giorno divento anche una sceneggiatrice brava. Nel frattempo sono una sceneggiatrice che si diverte.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Ma smettila scemotta!!!(in senso buono eh?!) ;-)Francesca

  2. sraule ha detto:

    figurati se era in senso cattivo 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    No, il mio discorso era; un'opera narrativa può essere sostenuta da un'idea tutto sommato piccola o banale o già vista mille volte, ma se poi quell'idea la racconti bene il prodotto finale sarà ottimo. Quanti bellissimi film-libri-fumetti sono stati realizzati in questo modo? E alcuni sono addirittura considerati dei capolavori. Mi viene in mente frankenweenie ma potrei citarne molti altri. Se poi alla base c'è una grande idea, beh, allora ancora meglio.Per quanto riguarda il tuo metodo di lavoro se per te funziona non vedo perché cambiarlo. Anche perché godendo di una posizione privilegiata e potendo leggere tutti i tuoi lavori in anteprima o addirittura quando sono in fase di lavorazione posso tranquillamente affermare che le tue sceneggiature sono, beh, cazzo sono fantastiche! Naturalmente questo non vuol dire che necessariamente vorrei disegnarle tutte. Per alcune non andrebbe assolutamente bene il mio stile di disegno. Altre ancora semplicemente non sono nelle mie corde.Continua a divertirti, che il tuo divertimento nella scrittura garantisce il nostro divertimento nella lettura.Arm

  4. sraule ha detto:

    giuro che non l'ho costretto a lasciare quel commento.

  5. CREPASCOLO ha detto:

    Direi che quanto dice il signor Arm fili. E da vecchio amante dei western classici, ci piace la filosofia del ''natural '' che estrae la pistola e spara, con un movimento fluido, colpendo il bersaglio senza prendere la mira.Mi pare che Pinketts lo chiami ''guidare nella nebbia''.Io ci ho provato quando scrivevo fantasy  e credevo di essere la risposta italiana a R.E. Howard. Ho scoperto, poi, che nessuno aveva fatto la domanda. Pazienza. Qualcosa rimane. Ricordo uno dei miei short novels – in sintesi ( quanto amo queste parole ) : nella solita era pre-atlantidea troviamo i tre gemelli chiamami tutti e tre  Thud furibondi con la madre, la maga Naifa the Brave, per la scarsa fantasia dimostrata.Può essere un vantaggio per gli esami universitari, ma è controproducente se consideriamo il recapito di posta e merci. Thud primo è un surfista collezionista che ordina tavole che elimina solo quando usurate.Il secondo Thud ama il teatro da camera e vive per le bio di Fassbinder ed i dvd dei workshop su Brecht.Il terzo Thud è un sarto ''di recupero '' di quelli che ospita ''paint your life '' e crea abiti con listelle sfilacciate  di quelle che accompagnano le riviste in abbonamento.Quando il postino sbaglia per l'ennesima volta e consegna al Thud sbagliato la gonna di hanna schygulla- memorabilia del cinema tedesco dei seventies – che finisce metà come vela con la quale tentare un duck dive nel Loch Ness e metà come plaid-puro-modernariato, la misura è colma.I tre Thud marciano sul maniero di mamma e lo coprono di festuche colorate – il sipario di un kammerspiel in cui aveva recitato un giovane Bruno Ganz  ridotto in coriandoli -ed immediatamente il castello è confuso dai turisti per una locanda medievaleggiante simil Siena della locale Disneyland. Naifa non ha più pace. Qualcuno giura di aver sentito il sonoro SPLASH del suo tuffo nel lago, ma è leggenda – the Brave colpì la zucca di Nessie ed in tutta la valle si avvertì un sordo THUD!           

  6. utente anonimo ha detto:

    è innamorato XD che carino!Francesca

  7. sraule ha detto:

    e io che credevo che il mio genio venisse finalmente riconosciuto!

  8. utente anonimo ha detto:

    Ciao Susy,Io penso che ogni metodo per strutturare una storia sia buono ma e altrettanto importante la duttilità che uno sceneggiatore deve avere per adattarsi ai personaggi e poi al soggetto e non il contrario… Ricordo che per il regista John Ford e il grande Howard Hawks l'importante era la costruzione e la direzione dei personaggi più che la consistenza o la complessità della trama… Le scuole di pensiero sono tante ma ogni autore la pensa, per fortuna, in modo diverso e leggendo il tuo pezzo ho imparato qualcosa anche questa mattina. Condivido il tuo pensiero finale: bisogna scrivere, divertendosi… sacrosanta verità… altra sacrosanta verità: tu sei proprio brava… Basta tediare, ritorno a lavorare (scusa la rima ma è involontaria…)Grazie e ciaoMarco Febbrari

  9. sraule ha detto:

    ma che tediare, marco! sottoscrivo ogni parla, anche se in realtà mi riporti a un altro mio annoso problema: con i personaggi miei, va tutto bene, con i personaggi altrui molto meno bene. vedi il povero harlarn draka, che ha dovuto essere salvato in più di un occasione.non ricordo se tempo fa ne parlavamo proprio io e te o (o forse io, te e bruno enna?) qua nei commenti, ma il problema è sempre quello: ci sono sceneggiatori che hanno difficoltà a delineare un personaggio proprio, ma si adattano come il famoso guanto ai personaggi altrui.gli idraulici, dovevamo fare.

  10. CREPASCOLO ha detto:

    Draka scivola come un maiale ricoperto di strutto, direbbe il sir Henry Merrivale di J.D. Carr.Oggi è meno sdrucciolevole – cento e passa numeri hanno creato una patina che lo rende vischioso e permette ai neuroni degli sceneggiatori di insinuarsi. Il personaggio è nato come miniserie – credo dovesse finire nell'antologico ZONA X – i primi numeri non approfondiscono la contraddizione di un tizio anzianotto che non pensa e parla come il vecho di Mort Cynder o un senatore moderato della Prima Repubblica.E' una cosa che si nota anche con vecchie storie di Wolverine – a volte è un ''montanaro ignorante indegno di sposare una principessa giapponese '', altre volte cita poeti come Keats e parla da pari con Orwell e Hemingway.Qualche tempo fa ho letto una storia di Cajelli/Baggi in cui il Damphyr incontra il Precettore di suicidi. Era destino, quindi.Mi pacerebbe tanto sapere chi sarà il disegnatore – una sola volta è stata tradita la linea iper-realista dei cartoonist al lavoro con la serie : un numero dei primi, disegnato da Stefano Casini, ma immagino che la cosa non si ripeterà. Peccato, perchè un Damphyr Color Fest con disegnatori quali Armando Rossi, Danilo Maramotti, Marcello Toninelli , Kevin O' Neil e Paul Grist sarebbe interessante.

  11. sraule ha detto:

    sarebbe interessante davvero. il mio disegnatore, comunque, è marco santucci, quindi direi che sono cascata bene.

  12. utente anonimo ha detto:

    no cazzo l'antideeplink! cancella quello sopra.replay:

  13. sraule ha detto:

    basito lui, basita lei: un must.

  14. utente anonimo ha detto:

    Ciao Susy,ho pensato e sognato da diverse notti di fare l'aggiustatore di tubi… forse, visti i guadagni era meglio fare l'idraulico… Pensa comunque che in giro c'è qualche idraulico che fa lo sceneggiatore…!!! Difficile adattarsi ad altri personaggi, io per esempio non sono riuscito nell'impresa (ma dipende anche dai momenti, dagli stati d'animo… per scrivere la testa deve essere sgombra da ogni pensiero malsano: vedi cassa integrazione che alleggerisce le tasche, il "boss" incazzato che per mancanza di lavoro ti svolazza intorno, massacrandoti i coglioni, ecc…) Va be'… Buona Permanenza a Cambridge (siete ancora lì?) ed un grosso salutone all'Armandone Nazionale…CiaoMarco

  15. sraule ha detto:

    sì, ancora a cambridge. ci resteremo fino al 10 sera!

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