Mi rendo conto che è un po' che non posto. Il vostro compito di fedeli lettori è, come al solito, di non menarmela.
Tuttavia, gaudete, perché oggi tornerò su un tema che, da sempre, fa la gioia di grandi e piccini. E su temi come questo la plebe ignorante (sì, sto parlando di voi), va istruita.
Avrete notato che gli ultimi scandali sui preti pedofili non hanno avuto come conseguenza alcun post esultante da parte mia. I più ingenui di voi potrebbero credere che questo sia dovuto al fatto che sui preti pedofili non c'è un cazzo da esultare.

Sbagliato, ovviamente.
Quando un prete viene preso coi pantaloni calati (piuttosto letteralmente, in questo caso) c'è sempre da esultare.
Ma la cosa era così ovvia che non mi interessava.
E' più interessante il dibattito che si è creato in seguito. I punti cardini di questo dibattito sono due affermazioni decisamente discutibili.
Affermazione numero uno: ci sono così tanti preti pedofili perché i preti non possono sposarsi.
Affermazione numero due: i preti pedofili sono gay.
L'affermazione numero uno contiene una debolezza intrinseca e altre debolezze più difficili da individuare. La debolezza intrinseca è che anche il mondo protestante (nel quale i preti possono sposarsi) ha il suo numero di ministri di culto pedofili. Allarghiamo un po' la prospettiva e ci accorgeremo anche di qualcos'altro: ci sono diversi bidelli delle elementari pedofili, diversi maestri pedofili e diversi baby-sitter pedofili.
Come direbbe Giacobbo: solo coincidenze?
Il fatto è che, come i golosi cercano un impiego da pasticciere e i ladri cercano un impiego in politica, anche i pedofili cercano un impiego che li avvicini all'oggetto del proprio desiderio. Un impiego, tra l'altro, che non faccia sorgere domande nella gente sulla loro mancanza di una sessualità normale.
E la sessualità del pedofilo, normale non la è per definizione. Mi spingerei ad affermare che un pedofilo sarebbe atterrito dall'idea di una moglie, di una donna, di un partner adulto.
Una moglie, una donna, un partner adulto è esattamente quello che il pedofilo non vuole.
Il vero pedofilo brama l'infanzia, quella sessualità ancora immatura e indefinita che sente che rispecchia la sua stessa sessualità. Per scoparsi una donna, o un uomo, bisogna essere adulti.
La scelta di un mestiere che impone l'esclusione della sessualità dalla propria vita è di per sé una scelta che parla. Che dice qualcosa su colui (o colei) che l'ha fatta – e non per forza che si tratta di un pedofilo. Le possibilità sono infinite, ma tra queste c'è anche quella della pedofilia.
I preti che non hanno una sessualità immatura di solito hanno una vita sessuale con altri adulti. I preti che non hanno una vita sentimentale immatura, di solito non restano preti a lungo. Perché a un certo punto desiderano condividere pubblicamente la loro esistenza, o parte di essa, con un altro essere umano.
E qua arriviamo alla seconda affermazione, decisamente più subdola della prima. I preti pedofili sono gay.
Iniziamo col dire che molti preti gay lo sono davvero. Scelgono il seminario come, nei secoli passati, altri gay sceglievano la vita marinara. Avete presente. Lunghi mesi su un angusto natante, senza una donna all'orizzonte, in qualche misura giustificano rapporti omosessuali altrimenti ingiustificabili.
Poi, per fortuna, i gay hanno deciso che avere rapporti omosessuali non era "ingiustificabile", ma perfettamente lecito e così hanno smesso di nascondersi. 
Ma non tutti.
Alcuni continuano a vedere in un seminario di maschi astinenti (e quindi in astinenza) il porto ideale per i propri bisogni. Poi il seminario finisce, ma il desiderio non se ne va. Come fare?
Trovarsi un bambino?
Decisamente no.
Per un gay un bambino è un bambino, esattamente come per gli etero. Mentre un uomo etero è attratto da un petto prominente e liscio, un uomo gay è magari attratto da un petto villoso, ma nessuno dei due considera praticabile un'altra alternativa.
A un uomo etero adulto può forse piacere una ragazzina, ma mai una bambina.
A un uomo gay adulto può forse piacere un ragazzino, ma mai un bambino.
Agli uomini adulti, come alle donne adulte, piacciono un sacco di cose, ma difficilmente dei bimbi ancora privi di caratteristiche sessuali secondarie. Sono le caratteristiche sessuali secondarie ad attrarci: lunghe gambe, bicipiti scolpiti, grosse tette, addominali asciutti. E anche altro, certo: panciotte pelose, culoni sovrabbondanti, bocche rifatte, piedi torniti. Ognuno ha le sue.
Quello che a un pedofilo piace di un bimbo è precisamente questo: che è un bimbo. Che sia un bimbo maschio o una bimba femmina è una variazione del suo desiderio principale, come ad alcuni di noi piacciono le bionde o le more. Il punto fondamentale è un altro.
Sostenere che i preti pedofili sono pedofili perché non possono o sposarsi o perché sono gay, quindi, è un'operazione inesatta prima che strumentale.
Strumentale perché le due asserzioni di cui sopra forniscono una risposta immediata e semplice al problema (e, come molte soluzioni immediate e semplici, sbagliata) e strumentale perché, se un nemico dobbiamo trovare, trovarlo in una classe già discriminata rende tutto ancora più facile. Non a caso, nella ricerca di un nemico, si è provato (si sta provando) a metterne all'indice anche un altro storicamente esperto nel ruolo del nemico pubblico: gli ebrei.
Sembra che il fatto che le vittime sono dei bambini abbia autorizzato molti a cercare una spiegazione puerile.
Ma proporre soluzioni puerili non serve a modificare i fatti, né a risolvere il problema.
Un problema, nello specifico, dei bambini e, più in generale, della società.
Se la nostra società dimostrasse un minimo di responsabilità adulta, si renderebbe conto che di questo problema deve farsi carico, non cercare di scaricare il barile su qualcun altro.
Un prete, come fonte educativa, è già dubbio.
Ma se scegliere fonti educative dubbie per i nostri figli è una pratica ammissibile e accettata, ignorare il fatto che non esistono solo fonti educative dubbie, ma esistono anche persone nocive tout-court è una pratica pericolosa e irresponsabile.
E gli irresponsabili dovrebbero essere i bambini!

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Articolo molto interessante!Naturalmente non condivido completamente l'affermazione che "un prete, come fonte educativa, è già dubbio", perchè non possiamo fare di tutta l'erba un fascio (ho conosciuto preti che costituivano una fonte educativa molto migliore dei genitori dei bambini che li frequentavano).Ma questo potevamo aspettarcelo, vero? Chiedo anche un chiarimento: nello spiegare che la seconda affermazione ("i preti pedofili sono gay") è sbagliata, inverti il ragionamento ("i gay non sono necessariamente pedofili"). Ma allora è vero o no che tra i pedofili (preti o laici che siano) esiste una predominanza significativa di quelli che -diciamo- "preferiscono" bambini del loro stesso sesso? Su wikipedia ho letto che i pedofili che molestano i bambini dello stesso sesso hanno un tasso di recidiva significativamente più alto, ma sai com'è: non me la sento di considerare wikipedia una fonte particolarmente attendibile…In ogni caso, personalmente accolgo con favore il fatto che la Chiesa stia tutto sommato affrontando il problema e non lo stia negando. Troppo poco? Troppo tardi? Forse, intanto però è più di quanto sia successo fino ad ora e costituisce un precedente interessante. Onestamente, visto che negli ultimi anni la Chiesa si è messa sempre più a fare politica (purtroppo), pensavo che le gerarchie clericali si sarebbero comportate come i nostri politici e si sarebbero limitate a gridare al complotto (cosa che in parte hanno anche fatto). Trovo anche significativo il fatto che in qualche giornale si sia parlato di dimissioni del Papa: secondo me il solo fatto di pensare che il Papa debba dimettersi per uno scandalo, come se fosse un politico qualsiasi, la dice lunga su quanto la Chiesa si sia allontanata da ciò che in realtà dovrebbe essere.Accolgo con favore anche il fatto che si inizi a mettere in discussione il celibato obbligatorio per i preti, anche se non è direttamente correlato al problema pedofilia, perchè potrebbe portare dei cambiamenti notevoli nella cosiddetta "morale sessuale", che è uno degli aspetti a mio avviso più controversi e problematici della dottrina cattolica.Luca.

  2. utente anonimo ha detto:

    Ma allora è vero o no che tra i pedofili (preti o laici che siano) esiste una predominanza significativa di quelli che -diciamo- "preferiscono" bambini del loro stesso sesso?QUESTA è la domanda fondamentale. Epperò  è sbagliata. E' sbagliata perchè formulata secondo i criteri di una persona normale, che bada, normalmente, alla differenza fra i sessi.  Ma la differenza fra i sessi non credo sia fondamentale per i pedofili. I bambini e le bambine vengono visto come oggetto del desiderio proprio perchè privi di caratteristiche sessuali ben marcate. In quest'ottica l'elemento maschio-femmina non riveste grande importanza e quindi la "predominanza significativa" non ha significato.I miei 2 cents.Arm

  3. sraule ha detto:

    Luca, sono d'accordo con Armando per quel che riguarda la distinzione nelle preferenze di genere tra i pedofili.Aggiungo anche che anche tra i pedofili ci sono diversi livelli di integrazione, ovvero di gravità se vogliamo porre la questione non su un piano clinico ma su un piano di ricaduta criminosa.La sessualità del pedofilo è immatura, proprio nel senso che si è "fermata" a un certo livello di sviluppo, piuttosto precoce. Potremmo aprire una parentesi (grande) su quali siano le cause più comuni di questo arresto dello sviluppo, ma ci vorrebbe un post a parte.Credo che i pedofili meno integrati preferiscano bambini del loro stesso sesso proprio perché non sono arrivati neanche vicini al livello di sviluppo in cui si inizia a differenziare e si matura un'attrazione per il sesso opposto. Un freudiano direbbe che sono in uno stadio pre-edipico, probabilmente. In realtà, non so come sia la questione. Le opinioni sono piuttosto divise e non mi considero abbastanza esperta da poterne abbracciare una con sicurezza.Certo è che molti pedofili hanno una preferenza molto più netta per le classi di età delle loro vittime piuttosto che per il loro sesso. Ci sono pedofili che perdono ogni attrazione per i bambini più grandi di, poni, sette anni, mentre sono molto più elastici riguardo al sesso. Credo che questo dovrebbe dirci qualcosa.Naturalmente non condivido completamente l'affermazione che "un prete, come fonte educativa, è già dubbio", perchè non possiamo fare di tutta l'erba un fascio (ho conosciuto preti che costituivano una fonte educativa molto migliore dei genitori dei bambini che li frequentavano).Hai ragione. Ci sono genitori davvero aberranti 🙂In ogni caso, personalmente accolgo con favore il fatto che la Chiesa stia tutto sommato affrontando il problema e non lo stia negando. Troppo poco? Troppo tardi? Forse, intanto però è più di quanto sia successo fino ad ora e costituisce un precedente interessante. Be', anche su quella faccenda del geocentrismo alla fine hanno mollato il colpo, bisogna ammetterlo 🙂

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