Michele Petrucci mi dà il là per mettere i miei proverbiali due centesimi sulla faccenda di quelle che si preannunciano le nuove forme produttive del fumetto.

Yes, babe, sto parlando delle e-cose!

E-cose e non e-books perché era chiaro che i nuovi supporti e l’oceano-internet avrebbero finito per modificare anche i formati. Date un’occhiata qua se ne avete voglia.

Quindi: da un lato c’è la cara-vecchia carta, dall’altro c’è il pixel… in quale forma si manifesterà il pixel non è ancora ben chiaro.

C’è la forma più "conservativa", il fumetto in versione pdf, pronto per essere letto a schermo, che lo schermo sia quello di un computer, di un i-pad o di una nuova versione di kindle with-colors-in-it.

Ci sono varie forme ibride – che personalmente non mi piacciono a livello concettuale, ma transeat – in cui l’e-comic è "animato" in vario modo.

Poi ci sono le forme creativamente più spigliate, delle quali parlava Michele, ovvero quelle forme che nascono per il digitale e che quindi su carta non si potrebbero neanche pubblicare: una tavola al giorno, strip di forme strane, sequenzialità alterata. Non sono esattamente la mia tazza di tè, ma mi rendo conto che possono essere intriganti.

Ora passiamo alle perplessità (leggi: della mia sostanziale sfiducia nel genere umano).

In poche parole, parliamo di soldi. Vendere roba digitale, come hanno capito a loro spese i produttori discografici e cinematografici, rischia di trasformarsi in un harakiri di proporzioni gigantesche per gli editori (e fin qui, come dire: chi se ne frega) e per gli autori (e qui, come dire: giù le mani dal mio portafogli!).

Ri-vagliamo le ipotesi di cui sopra.

E-comic: alcune grandi case editrici li stanno già facendo. Il lettore americano degli x-men si fa l’abbonamento alla serie e se la scarica. La paga di meno, è felice. Già che c’è può anche non pagarla proprio e scaricarsela da megaupload. Anche meglio, no?

Se sei un editore, immagino di no.

E-comic animati: davvero così tante persone sono disposte a pagare dei soldi per avere delle mini-animazioni in alcune vignette? Quando là fuori il cinema (e anche il cinema 3d) è già stato inventato?

Bho, io non lo so: la gente è strana. Magari anche sì.

Ma secondo me, no.

E comunque può sempre scaricarsi l’e-comic animato da megaupload.

E-cose: vengono da autori indipendenti che fanno cose indipendenti. Nel cartaceo gli autori indipendenti vendono poche copie. Che cosa ci fa credere che nel formato digitale venderemo di più? Il fatto che le nostre e-cose costano meno?

I don’t think so.

Penso che venderemo lo stesso numero di copie, o di e-cose, perché i nostri utenti sono sempre quelli, ma ne venderemo di meno perché: a) i nostri utenti sono feticisti della carta, della colla e dell’ off-set; b) i nostri utenti sono convinti che facciamo le e-cose con la mano sinistra (e hanno anche ragione), c) comunque possono trovarle aggratis su megaupload, se qualcuno si degna di uploadare.

Inoltre: in libreria il (potenziale) cliente può sfogliare il libro (e anche cercare di leggerlo a scrocco, se il libraio non lo becca), su internet no. O, al massimo, nì.

Non è la stessa cosa.

Certo, ora l’autore può fare a meno dell’editore.

Bella cosa.

Ora l’autore può anche fare a meno dei guadagni.

Brutta cosa.

I musicisti sono sopravvissuti puntando sui live. Io, sceneggiatrice, che cosa potrei fare live che meriti l’acquisto di un biglietto?

No, non ditelo. Ci avevo già pensato, a prescindere.

In poche parole: voi trovatemi un modo per far cacciare la grana agli e-readers e io diventerò un’accanita sostenitrice delle e-cose.

Fino a quel momento il mondo editoriale inizia a sembrarmi una colonia di lemming che si dirigono gioisamente verso il loro annichilimento.

Sarò pessimista.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo scrive:

    Alcune cose condivisibili altre meno.
    Rifletto e riprendiamo il discorso domani.
    Intanto aggiorno il mio blog con un link a questa diramazione dell’argomento…
    m

  2. sraule scrive:

    volevo avvertirti, ma da quando posto a quando compare effettivamente sul blog c’è uno iato incalcolabile, così aspettavo che il post venisse visualizzato 🙂

  3. utente anonimo scrive:

    Allora.
    Io sono un amante della carta. Un feticista, diresti tu. Quindi ancora non mi ci vedo sdraiato a letto con un lettore in mano a sfogliare virtualmente un "normale" fumetto riadattato per schermo (magari con qualche effettino animato).
    Secondo me il futuro dell’e-comics sta nel pensare ad una nuova forma di fumetto, ritagliata specificatamente per un monitor che ha una lettura molto differente da una serie di fogli di carta attaccati insieme. E non penso sia una cosa solo per fumettisti indipendenti.
    Sulla questione soldi. Anche li chi come apple ha saputo ben utilizzare la vendita di materiale online (perché anche il cd è digitale) ha sfondato. Se il prezzo è equo e il servizio efficente io pago volentieri. Sarà perché io sono meno pessimista sul genere umano. 🙂

    Cmq certe sperimentazioni non possiamo aspettarcele da Bonelli.
    Sono necessarie le avanguardie.

  4. sraule scrive:

    quello della apple è proprio l’esempio giusto.
    la apple ha investito tutto sull’HADRWARE proprio perché si è resa conto che il suo software veniva regolarmente crackato. 
    per qualunque utente è facilissimo procurarsi un OSX della apple. solo che se poi non ha un apparecchio della apple su cui installarlo non se ne fa niente (o quasi – gli ultimi OS, tecnicamente, si installano anche su pc, ma sappiamo tutti quali sono i problemi).
    è sull’apparecchio che la apple fa i soldi, non sul sistema operativo.

    a me le nuove possibilità interessano a livello creativo, e sono d’accordo sul discorso che fai tu sul formato monitor – completamente. ma credo che questa strada si possa percorrere solo se prima troviamo un modo efficace di farci pagare.

    o se la usiamo per promozione, perché no.

  5. utente anonimo scrive:

    Short version: You’re fucked.

    Long version: come mostra la storia, non esiste alcuna *speranza* di un enforcement del diritto d’autore online -a meno di misure follemente draconiane (del tipo vietare alla gente di scrivere e installare software senza una concessione governativa). quello che serve è un sistema di ripartizione globale dei diritti d’autore. ovvero, per come la vedo io, per esempio, un sistema in cui:
    – paghi un canone fisso per usare internet
    – tale canone viene ripartito tra gli autori in base alla popolarità dei download
    – in ogni caso, ovviamente, le cifre che guadagnerai saranno in gran parte irrisorie rispetto ai tempi che furono, in quanto il numero di file scaricati è inevitabilmente enorme rispetto alla cifra ragionevole che tale canone può costare.

    l’unica speranza è nei mercati di nicchia: appassionati che vorranno comunque avere l’oggetto fisico, per lo stesso motivo per cui c’è un piccolo revival del vinile in questo periodo, in quanto supporto esteticamente interessante per se.

    e nel merchandising, ovviamente. a questo proposito, io voglio una t-shirt di ravenstock.

  6. utente anonimo scrive:

    Io parlavo di itunes, la vera novità in campo musicale degli ultimi anni… non a casa con l’ipad stanno cercando di conquistare (ma sarà più dura) il settore cartaceo con una libreria online simile all’itunes…

  7. sraule scrive:

     brullo: e noi vogliamo farle, le t-shirt, ma non abbiamo tempo. l’idea c’è, però, eh.
    a parte ciç: io cercherò di rimanere peteticamente attaccata alla carta con le ughie e con i denti, probabilmente. tanto in italia ci vorrà ancora del tempo, prima della rivoluzione completa. poi mi metterò a vendere vorse di pokemon cucite a mano.

    michele: ah, avevo questo sospetto. ma quelli che scaricano da itunes sono una minoranza. la apple sta ancora facendo soldi con gli hardware fichi, tipo l’ipod, l’iphone e l’ipad. 

  8. utente anonimo scrive:

    io uso un tablet anche per lavoro e qualche e-libro ho provato pure a leggercelo. Mettiamola così al momento questa tecnologia è a livello di Citofono in un rapporto Telegrafo/Blackberry.
    Cioè ok è figa, ok si risparmia qualcosina ma…
    l’oggetto costa una madonna per il momento e non offre abbastanza, è come se mi facessero pagare un citofono 400 dollars, almeno ci voglio il video per vedere se il tipo che sostiene di essere il postino non è quello che mi mette la pubblicità di castorama.
    Le batterie durano ancora poco. Ad esempio per Kindle sostengono 4 giorni/una settimana a seconda di come lo usi. Anche SKIFF (che cazzo di nome) sembra durare una roba simile. A parte il fatto che non ci credo, anche del mio cellulare dicevano che durava giorni e alla fine usandolo come lo uso io che sono sempre lì a discutere con tutti, mi dura 2 minuti e rimango con la "conversazione a metà". In ogni caso anche ammettendo che duri per davvero una settimana, anche ammettendo che duri un mese intero, è mai possibile che io un libro me lo debba leggere a scadenza? metti che sto viaggiando in treno genova milano (capita) e ho dimenticato di ricaricare, a metà viaggio si scarica l’ ebuco e io sono costretto a intrattenermi con la vecchia calabrese che mi racconta dei nipoti che fanno i tassisti a sesto san giovanni.
    La LG se n’è inventato uno che si carica a energia solare.
    Mi sta venendo in mente di inventarne uno che si carica scrollandolo come gli orologi a carica automatica. Oppure per sfregamento. Ancora meglio potrebbe essere un ebuco che si carica sfogliandolo o leggendolo, attraverso il movimento degli occhi.

    Ad ogni modo per il momento non avranno le mie palanche.

    P.S. come avrai notato non ho parlato del IPAD che ancor peggio degli altri in questo momento è una truffa bella e buona

  9. sraule scrive:

    suul’ipad concordo in pieno.
    è per questo che gli apple-addicted di tutto il mondo sbavano già per avere un oggetto inutile 🙂

  10. utente anonimo scrive:

     Pensavo di essere solo, già diversi anni fa, a non vedere NESSUN margine di guadagno per la e-letteratura. Non mi sbagliavo, vedo. Carta, carta, fortissimamente carta!

    paolo

  11. utente anonimo scrive:

    io prenderò un ipad volentierissimo quando avrà una webcam e sopratutto quando potrò installarci su linux.

  12. utente anonimo scrive:

    non fraintendetemi.
    Sono convinto che la carta abbia i decenni contati ma per il momento la partita è assolutamente a svantaggio dell’immmmensa quantità di ebuchi, tablet sfigatini o Ipadelle vari.
    Ho detto.

  13. sraule scrive:

    andrea: appoggio.
    brullo: ma hai già un ottimo mac portatile.

  14. utente anonimo scrive:

    sì, ma non ha il touchscreen e pesa di più.

    la cosa orribile dell’ipad è che non ha un sistema operativo decente, non ha neanche un mac os x, è solo un cellulare gigante.

  15. sraule scrive:

     ok per il peso, ma che minchia te ne fai di un touch-scream? stai diventando un apple-addicted anche tu!

    io proprio non capisco l’utilità di quell’oggetto. piuttosto uno di quei mini-cosi pc.

  16. utente anonimo scrive:

    ehi io ho un PCcoso ed è pure touchscream (urla quando lo tocchi)
    "Porco!!! giù le manacce!!!"

    Cos’hai contro i Touchscrean?
    comunque l’Ipad è un Aifon per giganti.
    – Prontone chi parla? anzi, chi Urla?

    è un oggetto Mericano. C’hai mai fatto caso che i mericani c’hanno sempre quei bottiglioni giganti di succo di frutta in frighi enormi oppure pensa ai Suv, al super bowl o a Giuliano Ferrara. (Sì, lui è italiano ma è sposato con Anselma Dell’Olio che è mericana).
    Beh secondo me l’hanno progettato in quell’ottica.
    Dovranno compensare qualche carenza, chissà.

  17. sraule scrive:

    sa anche a me. 🙂 

  18. utente anonimo scrive:

    trovo questo link molto illuminante, anche se si rivolge prettamente agli scrittori di narrativa

    http://www.steamfantasy.it/blog/

    io credo nell’ebook, purchè il costo sia umano e non di 14,99 dollari come sull’itunes per libri.
    Ho un lettore e-ink cybook e mi trovo bene, per quanto abbia i limiti di una tecnologia ancora da sviluppare. Ma la comodità di portarmi dietro 100 libri nella tasca della giacca non è cosa da poco. Poi i libri che mi interessano veramente li prenderò in cartaceo, senza dubbio. Ma, e mi collego al post precedente, i thriller usa e getta che si leggono in treno? Se le collane di thriller facessero un abbonamento annuale (penso al giallo mondadori, a urania) a un prezzo vantaggioso i lettori lo farebbero. Considerato che si tagliano un sacco di spese credo ci sarebbe guadagno per tutti.
    Simo
    p.s. ipad non è un ebook reader, ma come prodotto per casa funziona bene. Lettore dvd portatile (ha l’accellerometro), console per giochi, navigazione internet… tutto fuorchè un ebook reader. Ma è apple, è figo, e avrà successo

  19. sraule scrive:

     e non è strano che il tipo abbia venduto 550 dei libri che ha venduto a 4 dollari e solo 150 di quelli che ha veduto a 7,5$?
    Anyway, sì, per il fumetto la cosa è diversa. Per prima cosa i lettori e-ink al fumetto causano problemi: problemi di nitidità e  di colore. del  colore si può anche fare a meno, ma della buona qualità dell’immagine no.
    secondariamente, per lo sceneggiatore (così come per lo scrittore) il problema è relativo. Può permettersi di scrivere nei ritagli di tempo. Per un disegnatore la cosa è diversa. Un disegnatore che vive SOLO di quello che fa, con un mercato di questo tipo morirebbe di fame.
    terza cosa: tu trovami un caso del genere in italia e mi hai convinta.

  20. utente anonimo scrive:

    Secondo me non è strano perchè il prezzo di vendita deve essere considerato equo da chi compra, specie in un mercato digitale in cui puoi averlo gratis.
    Ti porto ad esempio le applicazioni minchione per l’iphone, ipad e affini: quelle da .99 cent uno se li scarica senza pensarci perchè ormai 99 cent sono un caffè e invece di sbattersi a cercare scaricare installare ecc.ecc. dice massì chi se ne frega. Moltiplicalo per migliaia di download e ottieni un bel gruzzolo.
    Se vai a eliminare dei costi fissi (tipografici ma soprattutto distributivi e di margine delle librerie) tagli il 70% del prezzo di copertina. Senza contare le spese di magazzino, l’esposizione economica visto che devi pagarle ecc.ecc.
    SI possono vendere ebook a pochissimo e aumentare il guadagno per l’autore. Poi te lo dice uno che a casa ha più di 2000 fra libri e fumetti cartacei e che ama avere le librerie straripanti, ma quante di quelle meritano la versione cartacea? Mah…
    Per il discorso di vivere di fumetti in italia… da quel che leggo sono in pochissimi a riuscirci. Io ci ho rinunciato da anni visto che facendo l’impiegato guadagno il doppio di quanto, da quel che si legge in giro, viene pagato un disegnatore che non lavora per bonelli o disney.
    e io ho la tredicesima, la quattordicesima, le ferie, la malattia, il tfr e si spera anche la pensione.
    Stanno sorgendo scuole di fumetti ovunque. Si dice che quando si aprono le scuole per insegnare un mestiere vuol dire che quel mestiere non da più da vivere.
    Comunque questo discorso darà da recuperare fra 2-3 anni quando l’editoria sarà cambiata 🙂

  21. sraule scrive:

    appoggio tutto, specie la parte del lavoro d’ufficio 🙂
    ma, specialmente, la parte sui 2-3 anni, temo.

  22. utente anonimo scrive:

    Concordo con il commento 20 (ma perché non si firma quasi nessuno su questo blog’ ;))… Tu Susanna giustamente più volte hai ribadito che il mercato del fumetto andrebbe ripensato e che molti (quasi tutti) non ci campano. Però ti opponi ad una cosa che cambierà le regole nei prossimi anni e che potrebbe (condizionale) portare più soldi direttamente agli autori… io vedo la cosa come una rivoluzione positiva non come un ostacolo (solo perché adesso in italia non siamo ancora pronti)…
    m

  23. sraule scrive:

    solo perché adesso in italia non siamo ancora pronti

    sì, per questo.
    anche per altri motivi, in verità, se vuoi un po’ nostalgici, ma non sono quelli fondamentali. quelli fondamentali sono economici, qui e ora.
    nel futuro, si vedrà.
    io sono per tentare cose nuove, ma non per farle a casaccio, o rischiando di darsi la zappa sui piedi da soli.
    ma che ci sia dibattito è un bene, specie un dibattito di questo livello e di questa serietà.

  24. sraule scrive:

     andrea, potresti elaborare? 🙂

  25. utente anonimo scrive:

    eh eh eh eh.
    No, dico, se non sbaglio (e sicuramente è così) Saudelli è stato, tipo, uno dei primi a commercializzare attraverso Internet i suoi fumetti, non so se è l’esempio giusto, infatti la ponevo come domanda.

    Mi firmo

    Andrea Piccardo
    Pic

  26. utente anonimo scrive:

    io sto aspettando la carta igienica digitale.

    Scoiattolazzo

  27. sraule scrive:

    scoiattolazzo: forse faranno un’applicazione per l’iphone.

    andrea: in realtà non so neanch’io.

  28. utente anonimo scrive:

     Mi sembra di capire dai commenti che il nocciolo sia: con l’e-fumetto l’autore si svincola dal rapporto con l’editore, può farne a meno, spende poco e può farsi conoscere a prezzi ragionevoli (da fame, oserei…) e sarebbe libero. Sempre se si trova un modo di rendere bene i fumetti su un e-coso.
    Ecco, vado nettamente controtendenza. Io VOGLIO un editore, una persona (o un gruppo) che mi fornisca una struttura produttiva, che pubblicizzi e valorizzi il mio lavoro, che mi paghi (o anticipi i miei diritti) il giusto, che editi le mie cose, che mi aiuti nel mio lavoro, che partecipi con me dei rischi e delle soddisfazioni di un progetto.
    Non me ne faccio nulla di centomila dilettanti che intasano il web per propormi le loro opere, tra cui dovrei surfare come un indemoniato per trovare le cose che meritano di essere scaricate.
    Poi, che magari ci si sarà costretti è un altro paio di maniche.
    E che qualcuno dovrebbe insegnare alla maggior parte degli editori in cosa consiste il loro mestiere.

    Paolo

  29. sraule scrive:

    eh. un po’ la vedo così anch’io, paolo. un po’ e basta, nel senso che farmi tutto da sola mi darebbe un certo frisson, non lo nego. dall’altro lato è chiaro che avendo un editore "per bene" le cose sono più facili.
    e anche l’ipotesi dei dilettanti allo sbaraglio non mi galvanizza. anche questo ha la sua controparte, però: editori che investono poco o niente sul nuovo.
    per il momento le mie argomentazioni si sono fermate alla pecunia, ma di certo ci sarebbe molto da aggiungere (e forse lo farò)… anche sulla bellezza di un libro da 200 pagine. sull’impegno che chiede ai realizzatori e su quello che chiede ai lettori. che forse stanno andando un po’ troppo verso l’ottica del fast-food. ma poi, insomma, sono anche cazzi loro, o no?

  30. utente anonimo scrive:

    sì, però Susanna, è anche vero che noi stessi siamo lettori. No?
    quindi sono un po’ anche fatti nostri.

    Io credo che in futuro assisteremo a un boom vero e proprio di questo mercato e non sono molto daccordo sul meccanismo che prefiguri Paolo. Mi spiego, è ovvio che è più bello il rapporto Editore che pubblica e promuove quello che l’autore realizza. Anche io preferisco lavorare così in genere. Che mi capiti di disegnare una sedia, un sito internet o un fumetto.
    Però è anche vero che facilmente tra quei 100mila dilettanti, 10 potrebbero essere il futuro del media, o se non sono il futuro potrebbero avere proposte interessanti.
    Il filtro economico alla fine farebbe emergere inevitabilmente quel "dilettante" che meglio sarebbe in grado di promuovere e soddisfare il pubblico.
    Un dilettante schiappa non avrebbe vita lunga nel meccanismo e-book a pagamento.
    Un dilettante che funziona invece avrebbe uno strumento ulteriore per farsi notare e guadagnare pulito senza intermediari.
    Non solo, un editore per conto mio può anche essere uno che pubblica e-fumetti. Dove il suo ruolo diventa più concretamente quello di PROMOTER.
    Alla fine il mondo non cambierebbe troppo.
    La musica c’è arrivata da un bel pezzo, vedi il fenomeno ArcticMonkeys et similia. Il mercato (scusa Susanna, vedi che vado sempre a finire lì?) dell’Indie Rock ormai è tutto basato su strumenti come "bandcamp" e compagnia bella. 1 €, una canzone.
    Aggiungiamoci inoltre che lo strumento SocialNetwork e Blogosfere varie contemplano sempre di più plugin che si integrano nelle differenti funzioni e nei differenti ambienti. Il quadro è piuttosto palese.

    Detto questo (bla bla bla), non credo che questo boom arriverà troppo rapidamente. Ancora qualche annetto di buono lo abbiamo.
    Io provo a mettermi a pisciare nella direzione del vento.

  31. utente anonimo scrive:

    Quoto Paolo.
    Mi sembra di vedere la morte dei forum per colpa di facebook, meglio protagonisti di niente che spettatori di qualcosa?

    La morte del fumetto coincide con la morte del lettore , senza contare che il lettore di qualita’ e’ piu’ in estinzione di un panda con tre palle. Il computer ,come il fumetto, e’ un mezzo..il problema vero e’ chi il mezzo lo usa. E c e’ da stare davvero poco sereni. Tutto il resto e’ un falso problema , o peggio , l autoinganno del negletto.

    Quando il fumetto sparira’ per far posto a un altra cosa , sara’ appunto un altra cosa.
     Daltronde una cosa cosi’ bella non puo’  piu’ appartenere  a questo mondo.

    Scoiattolazzo

  32. sraule scrive:

     forse sei troppo pessimista, scoiattolazzo. come dice michele, qualche fumetto di qualità ci sarà sempre. sarà alla portata di tutti, ma paradossalmente sarà più difficile scovarlo, per via del "rumore di fondo" di tutte le altre produzioni indipendenti…

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