Mi è arrivata oggi l’ottima introduzione di Antonio Solinas per il nuovo numero di Ravenstock (Verso Hamelin). E’ imbarazzante.

Mi spiego, è ovvio che in un’introduzione non ci sia scritto "questo fumetto fa cagare di brutto", ma quando qualcuno dice bene del mio lavoro mi imbarazzo sempre, a prescindere.

Forse perché ho iniziato a scrivere fumetti così, a cazzo, diciamolo pure, senza avere un’idea precisa di quello che stavo facendo. Forse perché, rispetto ad altri sceneggiatori che hanno fatto scuole prestigiose, io non ho avuto un’istruzione "formale" sulla tecnica della sceneggiatura.

Mentre loro studiavano in modo sistematico, io davo esami di statistica e psicopatologia.

Così, alla fine, loro sapevano che cos’era un controcampo e io che cos’era uno schizofrenico.

Ancora oggi, dopo aver fatto del mio meglio per "mettermi in pari", a volte qualcuno nomina un termine tecnico che non avevo mai sentito nominare e io penso: "Ah, allora era così che si poteva dire, invece di spiegarlo per esteso!"

Al vago senso di colpa che provo per questo, poi, si affianca un altro vago senso di colpa, quello che deriva dall’incoraggiare più o meno ogni aspirante sceneggiatore che incontro a fottersene della tecnica e a darci sotto con le idee.

In realtà a parlare è più che altro la mia coda di paglia, perché, a ben vedere, fottersene della tecnica non è una mossa intelligente.

Per prima cosa la tecnica ti para il culo quando non hai quella grande idea che vorresti. E poi se hai una grande idea ma non hai la tecnica è possibile che quella grande idea si trasformi in cacca proprio per questo motivo.

Questa consapevolezza all’inizio non l’avevo. Non sapevo che cosa stavo facendo e che cosa volevo fare (e, ok, non lo so neanche adesso, ma forse ho le idee un po’ più chiare). Ma lo facevo lo stesso e, alla lunga, la tecnica l’ho più o meno imparata.

Forse se avessi fatto una scuola con tutti i crismi, adesso, nel leggere belle cose sul mio lavoro penserei "sì, è giusto, finalmente si riconosce la mia arte!"

Non sono sicura che mi piacerebbe davvero.

Quando ti senti un po’ insicuro, ogni volta è una bellissima e imbarazzante sorpresa.

Certo, ogni volta che qualcuno ti dice (o ti fa capire) che hai scritto una cagata, la prima cosa che pensi è: "Oddio, ha ragione! E ora come faccio? Posso andarmi a seppellire da qualche parte, per favore?"

Poi razionalizzi (io razionalizzo sempre, non c’è niente da fare) e concludi che forse puoi imparare dai tuoi errori. O forse no, perché tanto non ce la puoi fare e, ok, questo è sgradevole, ma forse è giusto.

Il fatto che forse sia giusto non implica che, se potessi, non cambierei la sensazione all’istante, ma visto che c’è tanto vale farci i conti.

O forse dovrei iscrivermi a un bel corso di fumetto e smetterla di andare a dire in giro che la tecnica bisogna interiorizzarla e poi dimenticarla.

Ma… e se poi me lo dicono anche i miei professori?

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

»

  1. CREPASCOLO scrive:

    Uno dei grandi spioni – forse Edgar J. Hoover o uno dei suoi ”colleghi ” – ha detto che anche i paranoici hanno nemici. Lo abbiamo letto trent’anni fa in un libro di interviste di Enzo Biagi ed è stato un faro nella notte della ns vita di fiaccole accese davanti alla clorofilla. Non ci hanno mai sorpreso con le manine sul telecomando per sintonizzarci su Raiuno e sul Basaglia di Gifuni che ci sembra sempre uno Iggy Pop sano da legare, per esempio.
    Ma basta parlare di picchiatelli. Ci pare che ce ne siano ben pochi a pesticciare sul word processor che nutre la capoccia e la mano dei pencillers qui e altrove. E’ sempre + raro trovare uno schizofrenico che conosca la tecnica del controcampo e prenda il lettore in contropiede con un nuovo modo di raccontare un dialogo, che ha inventato dopo aver imparato e dimenticato la tecnica che i suoi insegnanti hanno imparato da Murnau, Eisner e Minoli per poi appiopparci campi e controcampi come quelli di Donna in Carriera o The Heat ( che avevano ragion d’essere perchè i fotogrammi di uno o dell’altro attore erano centellinati per contratto ) .
    Proponiamo il nostro sceneggiatore ideale, affetto da personalità multipla come quel personaggio di John Lithgow in Raising Cain o la Crazy Jane della Doom Patrol di Morrison: la prima personalità crea il soggetto – due righe, sintetiche come un maglione di un mercatino nella canzone di un emulo di Lauzi, a la Chuck Dixon; la seconda personalità, ignara della prima, espande l’idea in un racconto diviso per capitoletti, visibili dall’alto nell’insieme , come quei piatti nei self service in cui riposano tre- primi- tre ed una foglia di basilico a sparti traffico, come in una canzone di Sam Bersani  : la terza personalità , senza saper della seconda, sceneggia  la vicenda  in tante vignette interconnesse come nella collisione tra due charter che trasportino pretzel e cernecchi, come in una ballata del primo Branduardi. L’editore pagherebbe una volta sola. Peccato.    

  2. sraule scrive:

    ecco, il metodo crazy jane andrebbe approfondito.
    poi potrebbe sempre arrivare qualcuno che dice: è tutto a posto, è una supereroina.

  3. CREPASCOLO scrive:

    Appendo per un poco il plurale majestatis nel ripostiglio dove ripongo tutti gli altri gadgets crepascolari – in fondo Crepascolo è Polonio che gioca con la bat-cintura – per dire una cosa ovvia ,  e qindi tanto ma tanto crepascolare, utilizzando le parole di altri.
    J.M. De Matteis racconta che quando cominciò a scrivere comics, il suo editor di allora, forse Joe Orlando, non ricordo, ma comunque qualcuno della DC, gli disse che è necessario conoscere bene le regole prima di infrangerle. La gavetta del nostro è stata quindi una tonnellata di back up stories di guerra  – un genere che oggi Ennis ha reso di nuovo cool – e che, dopo gli e.c.       

  4. CREPASCOLO scrive:

    comics dei fiftties è difficile da scrivere come e più dei dramas con super eroi. DeMatteis è quello che si dice un blando sperimentatore – ha scritto una bio ( Brooklin Deams ) in cui ha avuto il coraggio di raccontare persino il suo lato new age – io non avrei mai osato tanto, anche se credessi che il mio cucciolo è il mio spirito guida  – e parodie post Watchmen come il suo famoso ciclo della JLA o psico drammi con i villains di Spider Man.
    E’ un eclettico, mette la tecnica al servizio della storia e nella storia qualcosa del suo vissuto. i 

  5. sraule scrive:

    peraltro brooklin dreams è un fumetto MOLTO tecnico 🙂

  6. CREPASCOLO scrive:

    immagino ci siano sceneggiatori che assomigliano a quei pistoleros che estraggono e sparano senza prendere la mira, come il Tex di Ticci ed il Sundance Kid di Redford o a quei tennisti zen che considerano il match un circuito in equilibrio in cui perde chi esce dalla trance, ma si tratta, secondo me, di persone che indossano la tecnica come una seconda pelle

  7. CREPASCOLO scrive:

    ..ed un po’ mi spiace – sono quasi del tutto persuaso che abbia ragione Poirot quando dice che l’intuizione è la capacità di raggiungere in pochi secondi una conclusione dopo anni ed anni di  naturale predisposizione ed esperienza in un tango perenne, ma mi piacerebbe ci fosse un pizzico di genio – in senso romantico – anche dietro la creazione di un buon plot. Una cosa che non sai da dove arriva o perchè abbia scelto te -totalmente ispirazione, zero traspirazione – un segreto che rimanda ad un mstero e non viceversa, ma temo che Bartleby lo scrivano, Zio Paperone e la Stella del Polo e Annina mia di Max Gazzè siano della stessa materia della sugna oltre che dei sogni. Il che non è così male, intendiamoci.

  8. sraule scrive:

    non so se ho capito quello che intendi, ma penso che senza quella briciola di genio non nasca proprio niente, neanche l’ovomaltina nel latte.
    cosa ci vuoi fare io sono un’ottimista che si sforza di essere pessimista e in fondo penso che anche l’opera più arida e meramente tecnica contenga un’emozione, da qualche parte… magari molto ben nascosta.

  9. CREPASCOLO scrive:

    mmm. sì , sono d’accordo. totalmente. non mi giova la prima persona singolare. Crepascolo non va da nessuna parte, ma è meno lampante. 
    nulla da dire sull’ovomaltina  – il termine è geniale e ripieno di storie possibili: la colazione di Corto e Curzio Maltese, un catalizzatore che le galline secernono solo per dare la vita, lo sprint che permette all’avventuriero ed al giornalista di scrivere una poesia intitolata Malto Cortese , apologia dello slow food in tempi di snacks che eruttano da macchinette a gettone.    

  10. sraule scrive:

    vasetti di ovomaltina sono sparpagliati nello studio di armando per placare la sua fame improvvisa, quindi il cerchio si chiude.

  11. gaccu scrive:

    Se avessi saputo che indirettamente la mia intro avrebbe scatenato le esternazioni di Crepascolo, non l’avrei scritta! 🙂

    In ogni caso, imbarazzati pure, Susanna, ma i complimenti sono meritati.

    A.

  12. sraule scrive:

    senza crepascolo il mondo sarebbe un posto peggiore. e non scherzo per niente.

    e, ovviamente, ho ancora le orecchie rosse, ma già lo sai.

  13. CREPASCOLO scrive:

    sono un fan di Susanna Raule e del suo Ford  – meno di Crepascolo che comincia a mostrare la corda – e non ha nemmeno tre anni ! – in realtà, quello che è nato come un esperimento di scrittura automatica confuso con la retorica di Azzeccagarbugli è una gabbia seducente, per dirla con i Litfiba, ma sempre una gabbia. Crepascolo è il personaggio/narratore di una cosa a cui sto lavorando  – è il ”mio ”  Watson o Archie Goodwin – e lo sto cesellando, ma è spesso stucchevole. sorry.

  14. sraule scrive:

     vai tranquillo, crepascolo: a noi piaci così!

  15. utente anonimo scrive:

    ho capito che devi fare la modesta, ma quando parli di fumetti con me sei sempre a smazzare UN SACCO di tecnica. secondo me lo fai apposta per farmi sentire ottuso

    (ah, ho finito preacher. ti devo un pranzo.)

  16. sraule scrive:

    no, mi devi una permanenza a casa tua. bwahahaha.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...