Sono state vacanze strane, all’insegna del superlavoro. Poi le vacanze sono finite (o quasi) e anche il superlavoro. Ora, per un po’ ci sarà solo “normale” lavoro. Scrivere cose, rivederne altre, buttare giù idee.

Stamattina ho dormito fino alle 11 e mezza.

Quando alla fine mi sono alzata ho scoperto che fuori il cielo è bianco, il mare color ardesia e i monti avvolti dalla foschia. Sarebbe molto coreografico, se non fosse che tutti questi indizi parlano di temperature decisamente rigide e della concreta possibilità che nevichi ancora.

Intendiamoci, io non ho niente contro la neve: ho qualcosa contro il comune di Spezia che non è capace di mantenere le strade sgombre e senza ghiaccio.

Quando ha nevicato, prima di Natale, ho passato una magnifica mattinata arrancando sulla coltre bianca e soffice che aveva ricoperto le colline sopra San Terenzo.

Il problema è stato che alla sera ho scoperto di non poter ritornare a casa perché non passavano autobus.

Comunque, tempo a parte, ora mi dedicherò a quelle cose che non riuscivo a fare, manderò e-mail corrosive ai disegnatori che sono indietro col lavoro, mi dedicherò al lettering di Ravenstock III, scriverò quella famosa cosa per quel famoso progetto di quell’amico, scriverò quell’altra famosa cosa che avevo dimenticato di dover scrivere…

Ovviamente so che questi miei placidi progetti saranno presto mandati in fumo da chissà che.

Quindi sento come un’urgenza che mi dice: “sbrigati a finire placidamente quelle cose, prima che si scateni di nuovo l’armageddon”. La voce del mio superio – quello stronzo infame.

Alla fine l’ha sempre vinta lui.

Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. CREPASCOLO scrive:

    Ci pare di vedere uno possibile sviluppo. Ardesia e Terenzo sono innamorati come solo a 15 anni è possibile esserlo, quando l’armageddon è una notte senza sentirsi perchè la neve ha ricoperto la città, attutito i pensieri e soffocato le linee telefoniche.
    Nevica n 

  2. CREPASCOLO scrive:

    Continua a nevigare di post in post. Ardesia ama di Terenzo la sua falcata oscillante, come se pesticciasse sempre la neve, anche a Ferragosto. Terenzo ama di Ardesia  il ghiaccio nella voce e l’ineffabile nel sorriso da cantautore triste come solo la Liguria ha prodotto in inquietante quantità industriale.
    Ardesia e Terenzo avrebbero tanto voluto essere figli di due famiglie che si odiano come solo nelle tragedie sui quindicenni scritte da tristi cantori non liguri, ma sarebbe difficile trovare due casate più legate delle loro, anche cercando ed i due cercarono.
    Viaggiando a nord fino a che tutto era a sud, il dinamico duo si ritrovò alla porta gelida dell’ultimo avamposto, l’ostello del mottarello, dolce rifugio.
    Quando la neve era ancora morbida, in un soprassalto di esterofilia – esausti per il dialetto del loro prediletto creusa da ma- scrissero sulla neve ”find us ”, la sfida definitva, non rendendosi conto che un surgelato può essere commestibile, ma non epico.
    L’ostello era il ricettacolo di tutti i pensatori un  po’ torpidi e tiratardi che, a temperature + miti, solevano pascersi di super lavoro x titillare il loro super io. Nessuno aveva la forza di scaldare un pensiero per fondere il pregiudizio che ammanta i singers liguri, figuriamoci generare il calore necessario a bruciare in una faida familiare !
    Ardesia e Terenzo stanno già tornando alle loro casette termo autonome, li attende un piatto di bastoncini di merluzzo, come dal loro ultimo messaggio in bottiglia. Lieto fine ?

  3. sraule scrive:

     "non rendendosi conto che un surgelato può essere commestibile, ma non epico."

    poesia, crepascolo.

  4. sraule scrive:

    così si fa. e, mi raccomando, ricordati di renè ferretti…

  5. utente anonimo scrive:

    Crepuscolo  c e’ da commuoversi come solo al funerale di Moccia…

    Scoiattolazzo.

    Ho sempre pensato che la neve fosse come alcune donne..bellissime da vedere ma che rompono solo le palle

  6. sraule scrive:

    crepascolo.
    è crepAscolo.

  7. CREPASCOLO scrive:

    CrepAscolo, grazie per la precisazione. Praticamente  Polonio, se Amleto fosse stato scritto da Wilde. O da Moccia a cui auguriamo tanta saute. Non siamo ”mocciosi”, ma ci piace la distanza tra il suo fisico di 45enne ben nutrito e la sua voce da Fellini adolescente, il che automaticamente lo infila nel ristretto club dei Claudio Villa ( il reuccio, non il cartoonist di Tex ) e dei Mike Tyson.
    Se mai qualcuno dovesse girare un film dal Sandman di Gaiman, spero che qualcuno faccia doppiare le Eumenidi da Iron Mike, e Scusa se ti chiamo Moccia. Si potrebbe far ricorso ai tanti 33 giri di Villa e imporre ad una delle tre Parche di dire cose come ”casellante che fermo te ne stai/dove vai ? ”. I critici lo adorerebbero. Forse. 

  8. utente anonimo scrive:

    Sei un genio. Ma di quelli veri.

    Scoiattolazzo

    Ti rido’ la A e mi riprendo la U

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