Siamo agli sgoccioli. "Genius Loci", la storia polacca che ho sceneggiato per Denial Gembus, Armando Rossi e Wojtek Prokop, è praticamente pronta. Vi faccio vedere una tavola di Armando con il lettering italiano.
"Genius loci" parla esattamente di quel che fa supporre il titolo: un misterioso straniero che sembra sopravvivere alle ere incontra un altro essere incredibilmente longevo, lo spirito della città di Lodz.
Questa storia, che per molti versi definirei "minore", quantomeno per lunghezza – solo 30 pagine, mi ha fornito l’occasione per fare alcune cose che non facevo da tempo.
Innanzi tutto sono tornata all’uso delle dida, uno strumento narrativo che adopero piuttosto raramente. Il fatto è che le didascalie milleriane (ovvero, per i non-fumettofili, quelle in cui c’è un personaggio che parla in prima persona nelle didascalie, come una sorta di "voce fuori campo") sono un’invenzione fantastica, ma nel corso degli anni sono state usate e abusate ben oltre il loro limite.
Quindi, con quella spocchia un po’ snob che è uno dei miei difetti più persistenti, mi ero sempre rifiutata di usarle. In "Diamond Ducks", la mia prima sceneggiatura in assoluto, avevo preferito ricorrere alle "datate" didascalie in terza persona.
In "Genius Loci" le didascalie sono milleriane. Tra l’altro è una delle sceneggiature più "tecniche" che abbia mai scritto, specialmente nella prima parte. Ma visto che non ho avuto il privilegio di vedere le tavole di Wojtek, non so se le mie indicazioni siano state rispettate. E’ la prima volta che mi succede una cosa del genere e non posso dire di esserne entusiasta. Ma, hey, probabilmente è andato tutto bene, nonostante la traduzione in un’altra lingua che per ovvi motivi non ho potuto controllare e nonostante non abbia idea di come appaiono graficamente le prime dieci pagine della mia storia.
Un po’ di tempo fa parlavo di lanciarsi senza paracadute ed ecco che sono stata accontentata su tutta la linea. E, sì, mi è venuto in mente il vecchio detto "attenta a quello che desideri"…
In ogni caso quel che stavo dicendo era: le dida. Milleriane.
Ho superato il mio snobismo e ho deciso di provarci, di provare a inserire una narrazione fuori campo e fuori-sincrono. In realtà ho fatto anche altro: quelle sembrano dida milleriane a un certo punto si trasformano in un dialogo tra due personaggi, connotando tutta la parte precedente come un monologo affatto interiore di uno dei due. Anche questa è una tecnica abbondantemente abusata, un’altra di quelle cose che solitamente non uso.
Ho sempre pensato che se in una storia riesci a far capire tutto dai dialoghi e dai disegni quella storia acquista due importanti qualità: è semplice ed è diretta. Puoi adoperare degli stacchi netti, che aumentano il ritmo e accrescono la suspense.  Puoi ottenere degli effetti comici, se vuoi.
Certo, puoi fare tutto questo anche con le didascalie, basta guardare "Torpedo", ma, hey, forse sceneggiare come Abuli  è un po’ sopra le mie possibilità!
Questa storia non fa ridere, al massimo fa sorridere. E, questa è l’altra cosa che non facevo dai tempi di "Diamond Ducks", ha una dimensione intima, raccolta, confidenziale.
Armando sostiene che nelle storie "serie" sono pessima.
Potrei essere stata pessima, in "Genius Loci", ma era qualcosa che volevo provare a fare.
Lavorare sulle atmosfere, lasciare da parte il cinismo e vedere che cosa ne veniva fuori.
In tutta onestà, questo non è il "mio" modo. Questo è un modo che volevo sperimentare, che probabilmente non userò più molto in futuro.
Quanto meno potrò dire di averci provato. E che è stato interessante.
In un certo senso mi sembra troppo semplice. Non perché sia semplice farlo bene (io probabilmente non l’ho fatto un granché bene), ma perché mi piace raccontare in un altro modo, in un modo meno lineare e più diretto nello stesso tempo.
Se qualcuno di voi leggerà questa storia, mi piacerebbe avere la vostra opinione.
E’ quasi sicuro che mi stia sfuggendo qualcosa.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    curioso curioso… dovrò aspettare lucca per saperne di più…
    bella questa tavola di armando…
    michele

  2. sraule ha detto:

    sperem. io le tavole di wojtek non le ho proprio viste.
    in compenso ho visto quelle di denial, che sono belle, ma il lettering quando lo vedi ti ucciderà.
    non scherzo, preparati: avrai un colpo apoplettico e ne morirai.

  3. utente anonimo ha detto:

    mi hai messo curiosita’! vorrei proprio leggerla.. in generale anche io penso che quando una storia funziona solo con i dialoghi vale doppio,troppe didascalie mi annoiano, mettono i disegni in secondo piano, tanto vale leggere un libro.. pero’ in effetti io sono un tipo alla ”azzarello”
    melo

  4. sraule ha detto:

    be’, non si può negare che anch’io, di base, sia un po’ una tipa alla azzarello.
    tranne che azzarello non mi fa impazzire 🙂

  5. utente anonimo ha detto:

    ahah… ho visto lettering che voi umani…
    vorrà dire che farò aprire il volume da qualcun’altro e adocchierò i disegni mentre qlc me lo leggerà (ammesso che sia un lettering leggibile)…
    m

  6. sraule ha detto:

    leggibile è leggibile.
    assomiglia al blair. comunque è un sans serif bold italic.
    i balloons sono rettangoli stondati.
    le pipette sono scarabocchi a mano.

  7. utente anonimo ha detto:

    a me le didascalie piacciono, in generale.

    però, sarà gergo professionale, non dubito, ma per le mie orecchie vergini l’abbreviazione “dida” non si può sentire, mi ricorda il didò o un prodotto per capelli del discount.

  8. sraule ha detto:

    o anche i dodo, però.
    e dodo è bello.

  9. utente anonimo ha detto:

    awww non mettiamoci a parlare di uccellini estinti che mi commuovo, poveri.

  10. utente anonimo ha detto:

    Giovane fanciulla che viaggi sparata in un ovetto rosso… Forse mi sono persa qualcosa ( anzi, togli pure il forse) ma FORD RAVENSTOCK 3 e 4 hanno visto la luce dei meandri distributivi? Dimmi di sì, dimmi che dormo in piedi e che sono fuori da almeno tre mesi… PER FAVORE!!!!
    nadia

  11. sraule ha detto:

    nadia, come resisterti?
    il nuovo ford uscirà a fine ottobre.
    in mezzo c’è stato… un inferno 🙂

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