Ovvero, se non l’aveste ancora capito, questo sarà un post di lagnanze. Mi sono già lagnata per tutta la mattina perché, come tutti sanno, lamentarsi fa benissimo, ma credo che la fase finale del mio percorso terapeutico prevede che mi lagni un po’ anche qua.
Ma iniziamo dall’inizio, ossia da quando sono tornata dall’Inghilterra, dopo aver subito il trauma dell’asportazione forzosa del mio laptop dal bagaglio a mano e la sua introduzione previo pagamento di sterline 30 nel bagaglio in stiva. Ancora scossa, scendo dall’aereo e comunico al mondo che ho il raffreddore e la tosse (il mondo, in quel caso, era Armando che mi era venuto a prendere).
Il giorno successivo, dopo una nottata di merda a dir poco, telefono al mio medico curante per farmi prescrivere massicce dosi di farmaci antinfluenzali.
Ingenuamente gli dico che sono stata in Inghilterra.
Il mio medico curante mi prescrive di recarmi subito a Infettivologia e di farmi visitare da una certa dottoressa Nonsoche.
Inizio a sopettare che avrei fatto meglio a prendere il decotto della nonna e starmene zitta, ma il mio spiccato senso civico mi impone di andare a farmi controllare.
Prendo la macchina e mi reco all’Ospedale Felettino, tutta circonfusa di ottime intenzioni, oltre che di bacilli vari.
Mi presento a Infettivologia e spiego a un’infermiera che sono lì perché sono stata in Inghilterra ecc, ecc.
L’infermiera, palesemente scossa, inizia a sbraitare: “Così non va bene, dovrebbe avere la mascherina! Adesso vada dalla chiesa, che qualcuno la verrà a prendere!”
La guardo con espressione bovina: “Chiesa?” Privatamente penso: non sto mica così male.
Nel frattempo spunta un’altra infermiera che inizia a gridare, rivolta a me: “Speak English!Church! Church!”
Molto perplessa, la osservo per qualche minuto continuare a darmi confuse indicazioni in inglese, prima di farle notare che, in effetti, non solo sono italiana, ma ho anche parlato italiano, credo con una certa proprietà linguistica, fino a quell’istante.
Chiarita la mia nazionalità, riesco ad afferrare il succo del discorso dell’infermiera numero 1. In pratica, nell’ospedale c’è una chiesa, io devo andare a mettermi davanti alla porta della chiesa e qualcuno mi verrà a prendere. Immagino che far vagare pazienti potenzialmente infettivi per i corridoi e lasciarli alla bontà del Signore sia una ben consolidata prassi medica.

Vado davanti alla chiesa.
Dieci minuti più tardi arrivano due tizie che sembrano uscite da Star Trek. Sono completamente rivestite di plastica, indossano la famosa mascherina e i guanti di lattice. Mi conducono fino a un ambulatorio, dove mi fanno mettere l’imprescindibile mascherina, che la dottoressa mi fa togliere esattamente 30 secondi dopo. Passano altri due minuti e mezzo e diventa chiaro che non ho l’influenza suina, anche perché tecnicamente parlando non ho la febbre, né il mal di gola, né altri palesi sintomi di suinità.
Ora, so che il fatto di non avere la suina fa di me una sorta di malata di serie B, poco meritevole di attenzione e clamore mediatico, comunque la verità è che sto davvero male.
Ho la tosse forte e sto prendendo gli antibiotici. In più ho anche il raffreddore. E sembra che qualcuno sia riuscito a infilare un rivestimento di polistirolo tra le mie meningi e il mio encefalo.
In più qua fa un caldo porco, dovrei lavorare ma sto troppo male e presto starò ancora peggio perché gli antibiotici mi abbattono.
Bene, ho detto.
Adesso compatitemi, forza.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    dall’Inghilterra, dopo aver subito il trauma dell’asportazione forzosa del mio laptop dal bagaglio a mano e la sua introduzione previo pagamento di sterline 30 nel bagaglio in stiva.

    OH SHIT.
    non mi è mai successo e spero non mi accada mai. perchè questa merda?

    forza forza comunque!

  2. sraule ha detto:

    mah, non mi è ancora adesso chiaro. secondo loro il mio bagaglio a mano non era ok perché la zip non si chiudeva del tutto. però all’andata non mi avevano fatto problemi.
    in più avevo cazzeggiato orrendamente per i negozi, quindi il mio volo stava per partire e quindi dovevo scegliere velocemente se perdere il volo o mollare il laptop (e 30 sterle, non per ripetermi).
    così ho mollato il laptop, pregando il tipo che l’avrebbe infilato in stiva di essere delicato.
    ha funzionato, visto che il computer è arrivato intero e lo sto usando ora.

  3. cornersoul ha detto:

    Tutta la nostra compassione.
    Soprattutto per il trattamento subito.
    Antar

  4. utente anonimo ha detto:

    oh povera ninìn.

    mi sorge di far notare una nota: la crisi delle vocazioni è arrivata al punto che la miglior quarantena è davanti a una chiesa…

    forza e coraggio, come diceva Govi: “capita ma poi passa”

  5. sraule ha detto:

    sì, andrea, per fortuna, una paccata di antibiotici dopo, sta passando.
    ma essere compatita mi piace sempre un casino… 🙂

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