Ci si lamenta che ormai il mondo del fumetto è tutto un business. Alcuni arrivano a esserne felici, per ragioni che non mi sono del tutto oscure.
Il fatto è che siamo stati noi a lasciare che questa situazione si creasse. Si è creata dalla nostra mancanza di autostima e dalla nostra disperazione economica.
Ecco come ci giustifichiamo: la mancanza d’autostima è "modestia", la disperazione economica è "eclettismo".
Prendiamo tutti i lavori perché dobbiamo pagare le bollette e non importa se ci stanno dando due lire. Specialmente non importa se la qualità finale del lavoro risentirà del fatto che per sopravvivere con quelle due lire dobbiamo muoverci veloci, disegnare tanto, scrivere tanto, revisionare poco.
Loro pubblicano cose fatte affrettatamente, poi vendono poco, poi si lamentano e dicono che di più non ci possono pagare, con quello che guadagnano.
Ti chiedi: perché vendono così poco, perché fanno roba troppo intellettuale per il lettore medio, perché hanno una distribuzione scadente, perché non investono in pubblicità, oppure perché il prodotto finito è proprio una merda?
La risposta potrebbe essere "sì" a tutte queste domande. Per la mia bolletta cambia qualcosa?
Ma la domanda che forse dovremmo farci è questa: per la mia bolletta cambierebbe qualcosa se i soldi li prendessi da un onesto lavoro da cameriera? E per il fumetto? Dico, per il fumetto cambierebbe qualcosa se io la smettessi di prendere lavori mal pagati?
Un po’ di tempo fa parlavo con un fumettista davvero bravo, di cui non farò il nome perché non ha importanza, la sua storia non è isolata. Gli chiedevo: come fai a sopravvivere, visto che produci un solo (ottimo) fumetto all’anno?
Risposta: infatti non sopravvivo. Dormo dove capita, mangio a sbafo dagli amici. Per fortuna ne ho tanti.
Quello che stimo di questo signore, badate, non è il martirio, ma la coerenza: non voglio fare brutte cose per due lire, neanche voglio trovarmi un lavoro da metalmeccanico, ergo faccio la fame.
A volte vorrei che i molti disegnatori e sceneggiatori esordienti potessero parlare con lui, che è senz’altro più puro di me.
Io pago le mie bollette in molti modi: sceneggio cose mie, per cominciare.
Mi è capitato di sceneggiare anche gratis: erano progetti in cui credevo enormemente, se può contare come scusa. Erano progetti dei quali sapevo a chi andavano i soldi (quei pochi) e mi stava bene. Avevo fiducia che quei soldi sarebbero stati re-investiti in qualcosa di bello. Poi sceneggiare è un mestiere, e allora, quando era un mestiere, sono stata pagata, pagata bene.
Quando sceneggio per mestiere non scendo mai sotto una certa cifra, una cifra che mi faccia pagare le bollette.
Il meglio, ovviamente, è quando sceneggi per una certa cifra cose a cui tieni enormemente: mi è capitato anche quello e ne sono stata felice.
Poi capita anche di pigliarlo nel culo.
Infine ho tradotto, ho fatto editing, presentazioni, introduzioni. Non sono mai scesa sotto i prezzi di mercato, non ho mai fatto sconti. Perché andare al ribasso non è mai positivo, né per te né per gli altri che fanno lo stesso tipo di lavoro.
Quindi disegnatore, sceneggiatore esordiente: fatti due conti. Se accetti un lavoro a cui non tieni fai almeno che ti sia pagato il giusto.
Se no vai a fare il cameriere, il metalmeccanico.
Accetta questo consiglio da una che con le entrate dei fumetti non arriverebbe a fine mese.
Non è obbligatorio produrre schifezze perché "così poi mi notano". Vuoi che ti notino? Produci bella roba, producila da solo, con i tuoi amici, con quelli di cui ti fidi.
Hai un mezzo potente a tua disposizione: si chiama internet.
Se accetti lavori di merda mal pagati non sei modesto, non sei eclettico: hai un’autostima scadente e non sai più come comprarti da mangiare.
Abbiamo visto che puoi comprarti da mangiare in molti modi: fai il cameriere, il metalmeccanico, rapina le banche. Se non vuoi fare nessuno di questi mestieri ricordati del signore di cui ti parlavo prima e sii coerente: soffri la fame.
Dopo migliorerà anche l’autostima.

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Informazioni su Susanna Raule

Psicologa e psicoterapeuta, è nata alla Spezia del 1981. Nel 2005 vince il Lucca Project Contest con il suo fumetto Ford Ravenstock – specialista in suicidi, per i disegni di Armando Rossi. In seguito Ford Ravenstock è finalista al Premio Micheluzzi. Lavora come sceneggiatrice per vari editori, nazionali e internazionali, su titoli come “Inside”, “Ford Ravenstock”, “Dampyr” e altri. Affianca a questa attività quella di traduttrice. Nel 2010 è tra i finalisti del premio Io Scrittore promosso dal gruppo editoriale Mauri Spagnol con L’ombra del commissario Sensi, che esce nel 2011 per Salani. Nel 2012 viene pubblicato il suo secondo romanzo, Satanisti perbene – Un nuovo caso per il commissario Sensi, sempre per Salani, nel 2013 l’ebook Anatomia di uno statista, nel 2014 il romanzo Il Club dei Cantanti Morti e il graphic novel Inferno. Nel 2015 un nuovo romanzo con protagonista il commissario Sensi, per Salani, L’architettura segreta del mondo. Il suo sito è: sraule.blogspot.com

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  1. utente anonimo ha detto:

    Non posso che darti ragione…

  2. utente anonimo ha detto:

    minchia, è verissimo!!!

    pic

  3. utente anonimo ha detto:

    Io infatti faccio la fame 🙂
    Ottima riflessione, cara

    paolo

  4. sraule ha detto:

    il fatto è che quelli che la pensano così sono pochini.
    alla scorsa lucca erano tutti a fare le feste (leggi: leccare il culo) a milazzo e a firmare per il sindacato fumettisti, poi si voltavano e cercavano disperatamente di trovare un lavoro di merda mal pagato.

  5. utente anonimo ha detto:

    ciao Susanna,
    vorrei ricordarti che c’è la crisi!!!
    Ma dove vivete voi fumettari???

    :))) che vita di mmerda! Cmq… voi non dovete preoccuparvi… a Lucca, se non prima, li si strina tutti ben bene.
    Baci. K.

  6. sraule ha detto:

    K, il tuo concetto non mi è chiaro. 🙂

  7. utente anonimo ha detto:

    Io e Fabio non lavoriamo in Italia per questo motivo, perché vogliamo mangiare dei nostri mestieri, io non amo chi fa vita di merda per pubblicare qua, cioè ritengo che ognuno debba scegliere di fare la vita che vuole, basta che la sua sia una scelta. Se è un obbligo già mi infastidisce. Ultimamente poi sento editor far discorsi sul come in Italia non si possa pagare né sia consuetudine farlo ecco mi pare che ci sia qualcosa di sbagliato. Non mi posso venir a dire che loro ci prendono poco e allora agli autori non danno niente, che discorso è? Prendi poco? Dividiamoci il poco.
    Altro discorso poi gli editori che danno poco e pretendono molto per quei tre euro, quelli che diventano associazioni culturali o editori a secondo di come fa comodo.
    MI pare sempre di più che sia un problema di cultura: in Italia manca il valore della cultura. Manca per le opere letterarie per le arti visive, figurati per il figlio minore fumetto. Non è considerato un settore dove investire.

    Ma torniamo agli autori, io comprendo i tuoi ragionamenti ma troppo spesso leggo in forum di persone che si domando se vendersi o scrivere le proprie storie e poi vai a leggere e paiono non aver mai avuto né l’occasione di vendersi né due idee.
    Insomma c’è tanta gente che se li mettessi a fare quello che gli pare farebbero esattamente quello che fanno oggi: storielle.
    Io sono dell’idea che in questo mestiere bisogna riuscire a divertirsi,c’è chi ci riesce facendo roba commerciale e chi no. I secondi avranno più difficoltà ma è una caratteristica loro non del mercato.Poi io sostengo spesso che la vita non finisce in una storia, si può anche fare altro mentre si ha nel cassetto le vicende del tomo della nostra vita. Certo come dici tu è un fatto di scelte.
    Anch’io non amo chi si svende perché mi sembra che si manchi di rispetto ma anche lì poi ognuno sceglie la sua strada, ci sarà sempre qualcuno che ama schiacciarsi i pollici nel cassetto. 😀

    Claudia

  8. sraule ha detto:

    Anch’io non amo chi si svende perché mi sembra che si manchi di rispetto ma anche lì poi ognuno sceglie la sua strada, ci sarà sempre qualcuno che ama schiacciarsi i pollici nel cassetto. 😀

    il problema è che così facendo fanno un cattivo servizio anche a tutti gli altri.

    ma l’orgoglio di classe ha fatto il suo tempo (se c’è mai stato), questi sono solo vaneggiamenti di una rompicazzi genetica.

  9. utente anonimo ha detto:

    cIaO sCuSa mA pEr mE bAsTa pEnSaRe aI soLdI… xKèè i FuMeTtTi SoNo AnImA e SeNtImEnTo e I soLdI nOn cOnTaNo qUanDo sI aMa… a mE pIaCe uN kAsInO *** DEAHT NOTE **** sXo aNkE a tE … l’aMoRe è + iNpOrTaNtE dEi sOldI… KISSSSSSSS… gRanKiOlInA 91 😄 😄 😄

  10. utente anonimo ha detto:

    e inoltre yahoo answers ci spiega: Quanti soldi si fanno con i fumetti?

    “io colleziono dylan dog ma il prezzo è salito cosi tanto ke son mesi ke n lo prendo piu’ poi oramai molti rivenditori hanno abbassato i prezzi pur di venderli…se vuoi guadagnare cn qualke extra che so,potresti realizzare piccole decorazioni e rivenderle,magari inizi a farle a tema natalizio cosi’ per natale le rivendi tra parenti e amici.Potresti fare col decoupage vari oggetti in legno o ceramica(su internet molti siti spiegano come) o decorare delle palline x l’albero(anke io mi devo informare e provarci).Sono lavoretti molto molto carini.
    Anche perchè x rivendere i fumetti poi dovresti aspettare anni ora che essi prendano valore…
    Ad ogni modo in bocca al lupo :-)”

    PALLINE PER L’ALBERO, hai capito susy? allega delle PALLINE PER L’ALBERO al prossimo numero di ford ravenstock.

  11. sraule ha detto:

    brullo: mi AI illuminata.

  12. utente anonimo ha detto:

    Linkata dalle mie parti. Altro che rompicazzi, Sue. Essere professionali significa anche esigere pagamenti adeguati. Altrimenti, appunto, meglio non fare o fare per sè, come dici tu, NON far fare soldi alle associazioni a delinquer… ehr… culturali.
    *GRATIS* non esiste.
    E’ ora che tutti i fumettisti, aspiranti o meno, questo concetto se lo ficchino in testa.
    Coi chiodi.

  13. utente anonimo ha detto:

    Eheh, Susanna io sto messa peggio di te. Vengo da una famiglia dove mi hanno ficcato in testa che serve una coscienza di classe, che le lotte si devono fare il più uniti possibile e nonostante siano concetti che a questo mondo paiono vecchi io a tutt’oggi penso che siano l’unica via.
    Per questo cerco sempre di far ragionare chi mi dice che vuole pubblicare a tutti i costi cercando sempre di fargli presente che possono provare a fare progetti per l’estero o comunque che puntare il alto non è immodesto ma opportuno. Ma non sempre funziona. Molti non si sentono pronti e rimandano, altri si fermano prima di partire per paura del fallimento. Però di una cosa sono sicura che la qualità ha un prezzo. Senza soldi non si fanno fumetti di qualità costante. Si può avere la fortuna di incontrare un principiante bravo ma prima o poi se ne andrà o altrove a far fumetti o a fare il cameriere, le bollette arrivano a tutti.
    Tiro però un altro sasso.
    Questa mancanza in questo mestiere di un minimo di cooperazione tra gli addetti al settore ci rende deboli, manca il flusso di notizie e la capacità di contrattare, il sindacato ogni tanto tira fuori un’iniziativa come quella delle pensioni ma quanti di noi possono applicarla? Sembrano staccati dalla realtà.

  14. utente anonimo ha detto:

    ovviamente l’ultimo commento era mio.

    Claudia

  15. sraule ha detto:

    adriano, claudia: perfettamente d’accordo.
    per me questi autori che tirano al ribasso sono simili ai vecchi crumiri, ovvero il loro operato va a detrimento dell’intera categoria.

    parlando, invece, di pensioni, e al di là del sindacato fumettisti, sto cercando di capire come si potrebbe fare insieme al responsabile della nidil-cgil, che afferma di star studiando il problema.
    mi sono rivolta a loro perché, alla fine, i fumettisti sono precari, quindi ho pensato che sentire il punto di vista del sindacato dei lavoratori atipici potesse essere utile.
    mah, vedremo.
    per il momento il tizio mi ha chiamato per darmi aggiornamenti mentre ero nel bagno dell’aeroporto di varsavia 🙂

  16. utente anonimo ha detto:

    Parole sante, mi trovi perfettamente d’accordo.

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